Toxinazione musicale alla fabbrica Rog (2010)

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Luogo: Rog / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 08.01.2010
Numero di presenti: 70
Prezzo del biglietto: ingresso gratuito

Il 2002 ha segnato la fine della fabbrica Rog, ma i suoi spazi hanno dato a tutti gli amanti della musica la speranza di avere un’altra sala concerti decente, e così è stato. La sala concerti della fabbrica Rog è infatti grande e spaziosa, con un’acustica solida, soprattutto se la confrontiamo con le altre “bettole” del panorama sloveno.

La sala non è difficile da trovare: la fabbrica Rog si stende proprio lungo la Ljubljanica e l’ingresso è appena un po’ più su; in mezzo alla marea di edifici rimasti dall’ex fabbrica, la sala concerti è impossibile da mancare. Arrivando ho fatto in tempo a beccare il soundcheck dei Toxine, che hanno subito fatto capire cosa ci aspettava e hanno alzato le aspettative di chi era già lì. Purtroppo sono saltati fuori dei problemi con i monitor, che hanno sistemato per un bel po’, ma i musicisti non si sono fatti buttare giù: quando è arrivato il loro momento, sono stati perfetti. Dopo il soundcheck mi hanno raggiunto altri due colleghi di Rockline, così abbiamo aspettato l’inizio tutti insieme.

Prima della band annunciata, a sorpresa, è salito sul palco un chitarrista dall’America, più precisamente dal Wisconsin: il cantautore John Statz. Con le classiche canzoni da cantautore sulla vita ha suonato e cantato qualche ballata, giusto quanto bastava per scaldare il pubblico in attesa. Non ha raccolto ovazioni particolari, ma è stata una piacevole sorpresa: la sua voce calma e dolce si sposava bene con il suo tocco leggero sulla chitarra, che è rimasta solo quella e niente più. Ma come ha detto Aleš: “Se dei cantautori conosci Dylan e Cohen, ti basta e avanza”, e ha ragione da vendere.

Poco dopo le undici (il concerto doveva iniziare alle dieci, il cantautore americano ha suonato una mezz’oretta) è comparso sul palco il chitarrista dei Toxine, Robert Fripp… pardon, Samo Turk, che ci ha servito una valanga di suoni interessanti dalla sua chitarra, proprio come fa il leggendario membro dei King Crimson (una specie di onda sonora ambient). Dopo un breve giro di effetti si sono uniti a lui il bassista e il batterista, Jaša Hedžet e Gregor Brajkovič. Insieme si sono lanciati in una danza musicale, una sorta di fusion, mentre noi altri in sala ci chiedevamo dove diavolo fosse finito il cantante Tomi Toth; ma la musica selvaggia ci ha presi talmente che del cantante non ci siamo più preoccupati. Mentre il trio si sfogava sui suoi strumenti, in mezzo al pubblico ha iniziato ad aggirarsi una figura stramba, vestita con una specie di tuta da burqa verde e nera, che con movimenti improvvisi e bizzarri spiazzava gli spettatori a caso. Poco dopo è saltata sul palco e, quando si è tolta il cappuccio, è venuta fuori l’identità del buffone: ovviamente era Tomi, che ha aperto così, già dall’inizio, in modo eccentrico il loro show. È stato lui anche a parlare con il pubblico e a creare l’atmosfera: il canto eccellente e la danza pazzesca, anzi, tutto il suo muoversi sul palco hanno lasciato il segno.

Ogni pezzo Tomi lo ha presentato prima di attaccare, perché ognuno ha il suo titolo per un buon motivo, e così Toth ci ha raccontato qualcosa su come è nato o sul tema che cercano di raffigurare con quel brano. Ha provato a spingere il pubblico a partecipare di più, ma purtroppo non è successo; in mezzo alla gente però c’era chi ballava con entusiasmo tra un pezzo e l’altro, si muoveva a ritmo o batteva le mani. I Toxine hanno servito arrangiamenti incredibili, mescolanza di generi, passaggi da uno strumento all’altro; i ragazzi sanno fare tutto, che si tratti di linee prog rock, di ritmiche drum’n’bass o di funk-dance ambient. Pescano da tutto, forse soprattutto dal funk; la chitarra si basa (almeno dal vivo) sugli effetti (wah-wah e flanger), così si aggiunge anche una specie di sound spacy. Per questo è impossibile incasellarli da qualche parte, il che ovviamente vuol dire che questi musicisti ne sanno parecchio su ogni fronte.

I Toxine hanno chiuso con un “bis”, perché la folla ne ha preteso il ritorno sul palco, e Tomi ci ha invitati a fare un’offerta libera per il loro album (che, se tutto va bene, verrà registrato ancora quest’anno, cioè nel 2010), poi ha lasciato al loro manager Erik Božič (che ringrazio per l’ottima collaborazione con me: mi ha procurato tutte le informazioni necessarie, rapporto davvero eccellente) il compito di occuparsi della vendita simbolica delle demo su cassetta (avete letto bene: audiocassette, con il titolo spiritoso “play me if you can”).

Con questa performance fantastica i Toxine spargono di sicuro la voce sulla loro virtuosità, e non sarebbe strano se la loro fama arrivasse anche oltre i confini della Slovenia. Se continueranno così (musicalmente e nel rapporto con il pubblico), per loro non ci sono ostacoli. Noi ci siamo divertiti un mondo e non vedo l’ora che tornino a suonare da queste parti.

foto: Aleš Podbrežnik & Tine Kolenik

Scaletta

1. Ever wordless? 2. Carousel 3. People need preludes 4. Pussy everywhere 5. Cathay 6. Float your signifier! 7. Overground 8. Bow down comedy 9. Everbirth overlap 10. Nobody exists but me 11. Bad camouflage 12. Popthing 13. Medley: – No adventures today – Confusion – Bricolife —bis— 14. This world is a playground

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