Transition
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Lukather, Steve
Etichetta: Mascot Records
Uscita: year
Durata: 45:56
Voto: 4/5
Steve Lukather è considerato uno dei migliori chitarristi al mondo per la ricchezza stratificata del suo modo di plasmare la musica. Negli ultimi anni il tizio è in grandissima forma creativa: tre album in studio in cinque anni. Una continuità da invidia. Nel frattempo è in tour con i Toto rimessi in piedi nella formazione dell’era »Seventh One«. Dopo »All’s Well That Ends Well« (2010) è evidentemente arrivato il momento in cui anche la vita privata di Lukather si è calmata abbastanza da permettergli di servire un album più luminoso, anzi, diciamo, più positivo e ottimista.
Anzi, di più. »Transition« è, per la sensazione generale che lascia, uno dei lavori più accessibili e più facili da conquistare che »Luke« abbia tirato fuori fino a oggi. Si può dire che Steve Lukather ci abbia riversato di nuovo una dose maggiore di quella retorica compositiva che è inconfondibilmente Toto. Meno escursioni sperimentali: ridotte quasi al minimo, oppure molto misurate negli arrangiamenti, piazzate con dosaggio nello spazio del brano, dove non possono in alcun modo sgretolare la forma compatta delle strutture portanti (strofa, ritornello). È un album più ponderato, con più controllo, ma allo stesso tempo attraversato da uno splendido senso della fusione morbida degli elementi che costruiscono il paesaggio sonoro. Persino lo strumentale »Transition«, dove si sente l’inesauribile amore di Lukather per il jazz rock fusion, ci ricorda che prima di tutto si tratta di uno strumentale compatto, in cui l’improvvisazione ha un ruolo subordinato alle frasi guida e dove si fanno largo una melodicità ben definita e una maggiore accessibilità anche per gli ascoltatori meno esigenti.
Ci sono parecchi momenti nell’album, anzi parecchi brani, che i Toto stessi potrebbero adottare senza problemi. Dall’apertura »Judgement Day«, passando per »Once Again« e »Last Man Standing«, fino a »Right the Wrong« e »Do I Stand Alone«. Richiamano il periodo di »Tambu« / »Kingdom Of Desire«, probabilmente anche perché le voci soliste sono di Lukather. »Luke« si è avvicinato a un arrangiamento più compatto e più definito. Visto che il musicista punta a un’unione sottile degli elementi che creano il paesaggio sonoro delle sue opere, si sente in dovere di guardare alla retorica di questi approcci, così come li conoscono i migliori interpreti del pop rock. »Luke« li padroneggia col mignolo della mano sinistra. Non c’è da stupirsi che lo volessero tutti, da Michael Jackson a Richard Marx fino a Lionel Richie, e ancora meno sorprende che ultimamente se ne vada in giro per tour con l’ex Beatle Ringo Starr. Pare che »Luke« abbia ricevuto un tempo persino l’offerta del grande Miles Davis di unirsi alla sua band. Con Miles, tra l’altro, ha anche registrato. Per Luke, insomma, ormai non ci sono più segreti.
»Creep Motel«, un brano che potrebbe finire dritto dritto su un qualsiasi album degli Steely Dan, nasce dall’indignazione del musicista per ciò che l’attività su Facebook può portarti di negativo. Soprattutto quando cominciano a spammarti il profilo dei »minorati« a cui Luke ha dedicato, tra le altre cose, questi versi nel testo del pezzo: »Save your bullshit, you know the smell, I know the devil has reserved your place in hell … « »Creep Motel« è un brano di quel tipico, appena percettibile travaso di elementi di jazz, blues, pop e naturalmente rock. Un miscuglio di raffinatezza straordinaria. Un approccio che richiede una dose eccezionale di finezza e di delicata micromeccanica, qualcosa che i Toto e Steve Lukather hanno sempre padroneggiato alla grande e che li rende interpreti così stimati. »Luke« ha pensato a tutto per far funzionare al meglio l’immagine sonora. I motivi li ha rinforzati qua e là con armonie di cori vocali (pre-ritornelli, ritornelli), mentre dall’altra parte ha approfondito la portata dell’effetto ritmico integrando le percussioni, con cui ha sostenuto e smosso i ritmi di base. Il suo modo di suonare è di nuovo morbido, organico, vivace, agile e soprattutto »universale«. In »Right the Wrong« si aggrappa a linee di slide quasi floydiane (nel ritornello), in »Smile« (rifacimento del tema principale della colonna sonora del film di Charlie Chaplin »Modern Times« del 1936) Lukather, ispirato dalla ristrutturazione degli arrangiamenti, si è girato di nuovo verso Jeff Beck, mentre »Rest Of The World« fa capire che nei suoi ultimi tour da solista Luke ha suonato spesso »Little Wing« di Jimi Hendrix.
Su »Transition« »Luke« è tornato a ridurre l’uso delle note, ha subordinato le forze creative alla ricerca di una maggiore presa melodica e di un effetto più compatto dei brani. Resta comunque estremamente sofisticato e ancora una volta sorprende con un gioco stratificato, di grande elasticità nell’adattarsi alle diverse strutture di genere dentro gli arrangiamenti e nel farle dialogare. Come sempre con una fusione praticamente invisibile, appena percettibile. Ed è proprio quest’ultimo attributo dell’espressività musicale di »Luke« a pesare di più nel suo lavoro d’autore.
Forse dopo la più sobria »Rest of the World« e lo strumentale »beckiano« di »Smile«, nel finale di raffreddamento dell’album ci sarebbe stato bene un pezzo di chiusura più incisivo, sul tipo dell’apertura, tipo »Judgement Day«. Ma è un’osservazione di poco conto. »Transition«, insomma, visto nel complesso e dalla testa ai piedi, è un nuovo, straordinario traguardo in studio di Lukather. Un album con qualche cambiamento che ci sta tutto, ed è per questo che »Transition« suona un po’ diverso rispetto ai due lavori in studio precedenti. La fase di transizione, quindi, è riuscita!
Formazione
Steve Lukather – voce, chitarra
CJ Vanston – tastiere, cori
Steve Weingart – tastiere nei brani n. 5 e 9.
Renee Jones – basso nel brano n. 3, cori nel brano n. 8
Leeland Sklar – basso nei brani n. 1 e 2.
Nathan East – basso nel brano n. 8.
John Pierce – basso nei brani n. 4, 6 e 7.
Tal Wilkenfeld – basso nel brano n. 5.
Eric Valentine – batteria nei brani n. 6, 7 e 8.
Gregg Bissonette – batteria nei brani 2 e 5.
Chad Smith – batteria nel brano n. 4.
Toss Panos – batteria nei brani n. 1 e 3.
Lenny Castro – percussioni nei brani 2, 3, 6 e 8.
Trev Lukather – chitarra “smorzata” nel brano n. 4.
Phil Collen – cori nel brano n. 4
Jenny Douglas – cori nei brani n. 2 e 7.
Richard Page – cori nei brani n. 4 e 6.
Kristina Helene – cori nel brano n. 4.
Jack Raines – cori nel brano n. 8.
Produzione
Steve Lukather & CJ Vanston
Tracklist
1. Judgement Day
2. Creep Motel
3. Once Again
4. Right the Wrong
5. Transition
6. Last Man Standing
7. Do I Stand Alone
8. Rest of the World
9. Smile