Treasure Chest

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Helloween
Etichetta: Metal-Is Records
Uscita: 2002
Voto: 3.5/5

Le colonne portanti del power metal tedesco nel 2002 hanno deciso di pubblicare il loro primo vero album “best of”, se non contiamo “The Best, the Rest, the Rare” (1991), e per di più in versione doppia. Dopo l’addio del chitarrista Roland Grapow e del batterista Uli Kusch, all’uscita di questa raccolta si sono ritrovati in una situazione simile a quella del passato, quando se n’erano andati il loro creatore e mente Kai Hansen (oggi cantante e chitarrista nei Gamma Ray) e il cantante Michael Kiske (oggi nei Place Vendome, e solista). Parliamo quindi di una band che nella sua storia ha vissuto un sacco di cambi di formazione, alti e bassi. Di pari passo è cambiato anche il suo stile, che si può dividere in tre grandi periodi: dallo stile originario, più veloce e tirato, dell’epoca con Hansen a voce e chitarra (83-86), al “power” metal melodico dell’era Kiske (87-93), fino all’attuale stile molto più curato e sinfonico con Andi Deris alla voce (1994-).

Da fan di lunga data, all’uscita mi interessava soprattutto capire quali pezzi del loro ricco repertorio avessero infilato in questi due dischetti. Sulla scelta, però, sono rimasto un po’ deluso, soprattutto per certi brani che in questa selezione non c’entrano proprio niente.

Sul primo dischetto, quello “d’oro”, ci sono soprattutto pezzi del periodo più vecchio; spiccano solo l’ottima “Mr. Torture”, la divertente “I Can”, la già un po’ “annacquata” “Power” e la sempre emozionante “Where The Rain Grows” dalle ultime quattro uscite. Poi arrivano subito i loro due più grandi successi, “Eagle Fly Free” e “Future World”, dall’epoca d’oro con Kiske. Tutti pezzi splendidi, per carità, ma sentiti “mille volte”. Eppure subito dopo arrivano un paio di belle sorprese. Brani come “Metal Invaders”, “Murderer” e “Starlight” (gli ultimi due rielaborati) sono una sorpresa decisamente positiva, perché sono vecchi “incendiari” che ai loro concerti ormai non sentirete quasi più. Sono tutti del periodo in cui al microfono degli Helloween strillava ancora come un matto l’attuale “capoccia” dei Gamma Ray. Mi ha entusiasmato in particolare il fatto che “Starlight” la canti Kiske: una versione ottima e rarissima dell’originale. Seguono altri due pezzi arcinoti dell’era Kai, “How Many Tears” e “Ride The Sky” (versione rimasterizzata). E poi arriva una scelta più che sontuosa, cioè “Halloween”. Secondo me il miglior pezzo della loro storia, insieme a “Keeper”, ovviamente. Ci sono anche la commerciale “A Little Time” e l’immancabile ammazza-tutto “I Want Out”. Non so invece cosa ci faccia in questa prima selezione “A Tale That Wasn’t Right”, che secondo me hanno messo solo perché è una ballata, e in band le ballate le amano parecchio.

Il dischetto d’argento ci premia subito con la versione rielaborata dell’inimitabile “Keeper Of The Seven Keys”, che ho già citato. Premio meritato, perché i due pezzi successivi, “Dr. Stein” (rimasterizzato) e “The Chance”, sono ospiti fissi dei loro concerti. Quanto alla ballata pop “Windmill” dal disco “Chameleon” (1993), non la direi bella nemmeno con tutta la buona volontà, e pure parecchio sdolcinata, ma è comunque un interessante esempio dei salti stilistici che la band ha fatto in passato, arrivando a “giocare” persino col “pop” metal. Seguono i brani dell'”era” Deris. Sono pezzi ben noti come “Soul Survivor”, “Perfect Gentleman”, le ballate “In The Middle Of A Heartbeat” e “Forever And One”. Non so invece come un pezzo tanto banale e noioso come “Kings Will Be Kings” sia finito in questa selezione. Domanda su cui si romperà la testa più d’uno. In compenso “The Time Of The Oath”, “Midnight Sun” e “Mr. Ego” (“Take Me Down”) sono tra le scelte migliori del secondo dischetto . Gli ultimi due pezzi, “Immortal” e “Mirror, Mirror”, sono una scelta tutto sommato ok, anche se si poteva pescare un altro bel pezzo, di cui “The Dark Ride” (2000) è davvero pieno. Alla raccolta è allegato anche un libretto interessante, che tra le altre cose contiene qualche informazione sulla storia della band, ma siamo lontani da quello che ci hanno offerto ad esempio gli Iron Maiden con l’edizione limitata “Best Of The Beast” (1997).

Se avete fortuna, potreste riuscire a mettere le mani anche su uno speciale CD bonus chiamato “Buried Treasure”. Questo dischetto “di bronzo” contiene rari brani bonus dai loro singoli del periodo 1991-1999. Alcuni sono usciti solo nelle edizioni ufficiali dei dischi sul mercato giapponese.

Gli Helloween ci hanno regalato qualche pezzo bonus che si sarebbe potuto benissimo piazzare su un vero album come brano regolare. Contro ogni aspettativa, per lo più non sono pezzi dell’era Kiske. “Shit And Lobster” poteva essere un pezzo eccellente, peccato che Kiske ci metta nel cantato molto meno impegno di quanto ci si aspetterebbe. “Oriental Journey” è un capolavoro solistico di Grapow, che raddrizza un po’ l’impressione fiacca. Ma Kiske rovina di nuovo tutto col canto (quasi parlato), e “I Don’t Care, You Don’t Care” e “Ain’t Got Nothin’ Better” risultano completamente privi di ispirazione. Segue “Moshi Moshi Shiki No Uta”, l’assolo di batteria di Kusch dal singolo “Hey Lord”. Roba divertente, ma dove sono gli Helloween come li vogliamo? Quando ormai avevo quasi perso la speranza che sul disco ci fosse qualcosa di concreto, mi è cascata la mascella dalla sorpresa. Sono arrivati infatti i pezzi nell’interpretazione di Deris. “Can’t Figt Your Desire”, “Star Invasion” e “Silicon Dreams” sono il meglio che ci si possa aspettare dagli Helloween, puro power speed metal. “Grapowski’s Malmsuite 1001” (“In D Doll”) è un altro eccellente sfoggio solistico di Grapow, alla maniera di un Malmsteen, con cui dimostra perché l’attuale chitarrista non sarà mai “cool” come lo era lui. “Electric Eye” è ovviamente una cover del classico dei Judas Priest, e devo dire che Andi col canto ce l’ha messa davvero tutta. Il meglio, ovviamente, arriva alla fine. È una vera ingiustizia che un pezzo come “A Game We Shouldn’t Play” non fosse sulla versione europea di “Better Than Raw” (1998).

Treasure Chest è un acquisto obbligato per chi si sta avvicinando adesso alla musica degli Helloween, mentre l’edizione limitata col dischetto “Buried Treasure” è il motivo principale, e probabilmente l’unico, per comprarlo anche per i vecchi fan.

Formazione

Andi Deris – voce (CD1: 1-4 e CD2: 5-14)
Michael Weikath – chitarra (tutti i brani)
Markus Grosskopf – basso (tutti i brani)
Roland Grapow – chitarra (CD1: 1-4 e CD2: 3-14)
Uli Kusch – batteria (CD1: 1-4 e CD2: 5-14)
Michael Kiske – voce (CD1: 5,6,9,12,13,14,15 e CD2: 1-4)
Kai Hansen – voce/chitarra e chitarra (CD1: 5-15 e CD2: 1-2)
Ingo Schwichtenberg – batteria (CD1: 5-15 e CD2: 1-4)

Tracklist

CD 1:
1. MR. TORTURE
2. I CAN
3. POWER
4. WHERE THE RAIN GROWS
5. EAGLE FLY FREE
6. FUTURE WORLD
7. METAL INVADERS
8. MURDERER
9. STARLIGHT
10. HOW MANY TEARS
11. RIDE THE SKY
12. HALLOWEEN
13. A LITTLE TIME
14. A TALE THAT WASN’T RIGHT
15. I WANT OUT

CD2:

Disc: 2
1. KEEPER OF THE 7 KEYS
2. DR STEIN
3. THE CHANCE
4. WINDMILL
5. SOLE SURVIVOR
6. PERFECT GENTELMAN
7. IN THE MIDDLE OF A HEARTBEAT
8. KINGS WILL BE KINGS
9. TIME OF THE OATH
10. FOREVER AND ONE
11. MIDNIGHT SUN
12. MR. EGO
13. IMMORTAL
14. MIRROR MIRROR

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