Tribute 2 Miki (2008)
Autore: Rok Klemše
Luogo: Slovenska Bistrica / MC Kreš / Slovenia
Data del concerto: 27.01.2008
Numero di spettatori: 160
Probabilmente è proprio nei cuori metallari che il ricordo delle leggende scomparse vive in modo particolarmente forte e devoto. Quando se ne va un fratello o una sorella del metal, come direbbero i Manowar, la comunità metallara tende a tenerne vivo il ricordo il più possibile. Prendi ad esempio il compianto Chuck Schuldiner o Dimebag Darrell, che nei nostri cuori sono ancora vivissimi grazie alla loro musica. Dalle nostre parti si ricorda ancora con grande affetto Roman Mikša – Miki, scomparso due anni fa in un incidente stradale; il suo ricordo era già stato onorato dal primo Tribute to Miki nel marzo 2006. Io Miki purtroppo non l’ho conosciuto di persona, ma credo che conoscerlo sarebbe stato un onore, e penso la pensi così anche la maggior parte dei buoni 150 presenti al secondo concerto Tribute 2 Miki, tornato di nuovo all’MC Kreš di Slovenska Bistrica.
Stavolta il Tribute 2 Miki si è trasformato in un vero mini thrash fest, perché sul palco è salita la crème del thrash metal sloveno (beh, se togliamo i Negligence e qualche altra eccezione). La sala dell’MC Kreš poco dopo le sette era già bella piena, perché sul palco c’erano già i giovani eroi del thrash sloveno, i carinziani Thraw. Questi pivellini del thrash sono senza dubbio una delle nuove formazioni più promettenti da noi, e lo dimostrano a ogni nuova esibizione, compresa questa a Slovenska Bistrica. Fin dai primi istanti i ragazzi, con il loro buon old-school thrash metal, hanno creato l’atmosfera giusta per un concerto così e ci hanno catapultati dritti in uno dei localacci di San Francisco nei mitici anni Ottanta del thrash, quando si forgiavano i più grandi nomi del genere. Il duo di chitarre se l’è cavata alla grande con assoli super, riff folli e breakdown thrash tipici ma piazzati benissimo. Il batterista dal vivo suona da pazzi, e il cantante Aleksander ci sta dentro come Baloff negli Exodus. Tecnicamente disastroso, ma da thrasher più che eccellente, con le immancabili “sbavature”, e coi siparietti umoristici tra un pezzo e l’altro si è guadagnato subito la simpatia di tutti. I carinziani hanno creato un vero massacro di mosh con pezzi propri come Condemnation e l’inno Thraw, e hanno toccato il punto di ebollizione con cover scelte bene. Grazie a Dio hanno evitato alla larga le stra-masticate cover dei Metallica, che ormai suona qualsiasi band da garage, e hanno sorpreso con un medley degli Slayer, Raining Blood/Angel of Death, e con il classico dei Testament Over the Wall. All’atmosfera thrash giusta ha contribuito anche il pubblico, salito sul palco, dove poi si sono scatenati in una quindicina. Thrash ‘till Thrash!
Grazie all’ottima organizzazione sotto la bacchetta di Brane dei Gonoba, la scaletta è filata liscia come l’olio e all’orario previsto sono saliti sul palco i maestri del death/thrash metal di Velenje, gli Inmate. Hanno spaccato, presentando una versione incendiaria del loro mix di thrash e death metal, che arriva soprattutto dalle corde vocali del nuovo cantante Matjaž, il cui growl brutale e la buona voce pulita rendono il sound ancora più dinamico e vario. Gli Inmate sul palco sembrano freschi e potenti, il materiale originale è molto promettente, quindi aspettiamo le registrazioni! Gli Inmate li ho visti per la prima volta, ma visto quello che hanno mostrato di certo non sarà l’ultima!
Come terzi ho finalmente rivisto una delle migliori formazioni nostrane, i campioni heavy/thrash Dawn Patrol. È decisamente una band che respira all’unisono, strumentalmente sono eccellenti, e per giunta in questo momento hanno alla guida uno dei migliori… no, il miglior cantante/frontman che abbiamo. Meglio di Aleš i Dawn Patrol non potrebbero davvero desiderare: non solo la sua voce è impeccabile, precisa, incisiva e micidiale (potremmo quasi chiamarlo il Bruce Dickinson sloveno), Aleš è tutt’uno con il palco. Il carisma gli esce da tutti i pori, ha una presenza scenica da vero frontman, e dà il meglio con i discorsi tra un pezzo e l’altro, con cui ti fa ridere senza sforzo. L’interazione col pubblico è stata più che all’altezza, ed è strano che sotto il palco si sia radunata un po’ più di gente solo verso la fine dei troppo brevi 40 minuti con i Dawn Patrol. Il duo di chitarre Jan/Černe è affiatato, preciso e pieno di buone idee, Jan tira fuori i licks più spassosi, mentre la sezione ritmica la tengono bene Ana e Wuko. I Dawn Patrol stavolta hanno suonato solo materiale proprio, che per usare un eufemismo ti strappa le mutande, e a me personalmente ha fatto impazzire soprattutto l’adrenalinica Fortress. In chiusura ci sta solo una domanda: “Quando esce il disco?!?!”
I Dawn Patrol hanno salutato e hanno lasciato il palco a una banda di beduini con i cammelli.. ehm… ai Gonoba, volevo dire. I ragazzi migliorano di concerto in concerto e sono sempre più convincenti, e anche stavolta non è stato diverso. Il collo si è sciolto già con l’intro strumentale, poi con Human: Error si è aperto un vero inferno. Riff di chitarra e assoli volavano ovunque, le pelli saltavano una dopo l’altra, e davanti a una delle migliori macchine da basso nostrane, Brane, ti chiedi se linee di basso così rientrino nelle capacità umane. L’impressione generale è stata rovinata più o meno dall’alticcio Hopsi, che più volte di fila ha annunciato come pezzo successivo quello che avevano appena suonato, ed è ancora piuttosto impacciato con gli annunci, visto che oltre a “Il prossimo pezzo è…” non va. I pezzi che escono dalle dita e dalle mani dei Gonoba stanno diventando veri classici da concerto, come ha dimostrato anche il pubblico, che sotto il palco si è radunato in bel numero e con mosh e headbanging ha mostrato che i Gonoba sono proprio quelli giusti. Proprio come i cammelli… I ragazzi hanno sorpreso con una nuova cover, stavolta è toccato al trio tedesco di culto Sodom e al loro classico Bombenhagel, che ha preso il posto del classico dei Death Misanthrope. Anche se quest’ultima era sempre bello sentirla, e anche suonata era sempre all’altezza, è sempre bello sentire qualcosa di nuovo.
Dal pazzesco concerto al Channel Zero di Lubiana mi ero entusiasmato un sacco all’idea di rivedere i thrasher Eruption, aspettandomi un altro concerto eccellente… ma stavolta sono rimasto deluso. L’alcol ha preteso la sua vittima e i ragazzi i loro 40 minuti non li hanno nemmeno portati a termine. Peccato davvero, perché gli Eruption hanno già dimostrato di poter fare molto, molto di più, e meglio che ottimamente. Dopo i devastanti Democracy, Monumental Mind e Prayers Betrayers, stavolta è rimasto un retrogusto amaro; purtroppo è stato interrotto in anticipo anche l’eterno classico thrash Bonded By Blood dei leggendari Exodus della Bay Area. Gli “scream” di Buco da sobrio suonano molto meglio, e lo stesso vale per i discorsi tra un pezzo e l’altro, peraltro sgangherati. Gli Eruption stavolta purtroppo si meritano un “pollice verso”, la prossima volta dovranno impegnarsi per farsi perdonare il concerto più scarso di Slovenska Bistrica.
La serata l’hanno chiusa i thrasher tecnici Crossbreed, che da parte mia aspettavo con ansia. Con un metal così buono non puoi far altro che scapocciare! I Crossbreed sono dannatamente testardi, perché fin dalla nascita hanno problemi col cantante, cosa che mi sorprende ancora. Come è possibile che una band così brava non trovi un cantante!?! Beh, la buona notizia è che a quanto pare l’hanno finalmente trovato. Il motore centrale dei Crossbreed è decisamente il chitarrista Grega, dalle cui dita escono riff e assoli talmente incredibili da farti il culo a strisce, tanto che qualsiasi chitarrista può solo nascondersi vergognosamente in un angolo (ascoltando i Crossbreed in questo momento, anch’io ho in mente qualcosa del genere… ). È proprio sfacciato suonare certe linee con una leggerezza da piuma e un’espressione del tutto normale sul volto, eh eh. Anche il bassista Simon non resta molto indietro rispetto al duo di chitarre, perché a tratti suona linee da mozzare il fiato. Il culmine della serata l’abbiamo vissuto quando sul palco si è unito ai Crossbreed Aleš dei Dawn Patrol, che con loro ha cantato il classico degli Annihilator Alison Hell mostrando anche il suo lato vocale più aggressivo. Bene anche Painkiller con Buco alla voce, che poi è diventato un po’ rompiscatole e non voleva scendere dal palco, rovinando un po’ il splendido concerto dei Crossbreed. Verso la fine Simon ha cantato molto bene la cover dei Destruction Curse the Gods e la serata è lentamente arrivata alla fine.
Che dire in chiusura? Prima di tutto un grosso applauso a Brane per l’organizzazione della serata e a Grega (Crossbreed), che si è occupato dell’ottimo impianto audio per tutte le band. Le band per lo più hanno brillato, ma si merita una strigliata il pubblico, che ha trasformato la serata in una semplice sbronza da sagra. Certo, metal e alcol vanno a braccetto, ma in un caso così ci si poteva trattenere un po’. Non così: già alle otto di sera diversi individui erano in coma, l’orinatoio era già intasato da spaghetti vomitati, e a fine serata probabilmente non è rimasta intera nemmeno una bottiglia. Ciononostante, tanto di cappello all’organizzazione, alle band per il sostegno, perché hanno rinunciato al cachet, e infine anche a tutti i presenti, perché sono stati venduti circa 160 biglietti, il che significa che la famiglia di Miki ha ricevuto 800€. Spero di vederci al Tribute to Miki 3 il prossimo anno.
testo: Rok Klemše
foto: Barbara Milharčič
Scaletta
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