Two Tales Of One Tomorrow

0 7

Artista: Cornerstone
Etichetta: Massacre Records
Uscita: 2007

Cornerstone – creatura del tastierista dei rocker hard melodici danesi Steen Mogensen e dell’ex urlatore di Y.J.Malmsteen’s Rising Force/Rainbow Doogie White, tornano con il quarto album in studio. Questa è, senza peli sulla lingua, musica per tutti quelli che sentono la mancanza dei Rainbow e dei vecchi Deep Purple. Con la differenza che le tastiere sono aggiornate ai tempi e portano un suono hard rock alla moda, colpa del logico “up-date dei synth”. Ovviamente non mancano i caldi abbracci del classico suono d’organo: senza quello, in questo genere hard rock, proprio non si va. Se ci aggiungiamo riff scritti che a tratti ricordano davvero quelli del dio della chitarra Ritchie Blackmore in persona, per non parlare dei passaggi chitarristici puntuali che, nel limare lunghi “slide”, gemono come se li tirasse fuori Ritchie (Mother Of Mercy, la title track con arabeschi “alla Gates Of Babylon in stile Rainbow”), per non parlare dell’esecuzione impeccabile di Doogie White, che non nasconde la somiglianza con Ronnie James Dio nel timbro, nell’estensione e nel modo di scegliere le melodie delle strofe, allora non serve più tanto “dottorare” nemmeno attorno a “Two Tales Of One Tommorow”. Per non parlare della mistica e dell’occultismo nei testi, ereditati ovviamente da nessun altro che dal signor Dio.

Anche il quarto album è la classica continuazione della storia dei Cornerstone. I pezzi sono di nuovo rifiniti alla perfezione, sia nella produzione (la vivacità caricata a molla è sottolineata in modo infernale), compatti, con ritornelli rapaci e ben costruiti, che sono ovviamente i picchi atmosferici dei brani, con ornamenti strumentali aggiunti con cura (interludi melodici, classici assoli di chitarra), linee di basso messe bene in risalto, armonie vocali a più voci: insomma, al timone di produzione e composizione si sono ritrovati vecchi gatti navigati che nel mestiere non sbagliano un colpo. Di varietà di motivi e di ritmi ce n’è in abbondanza esuberante, e l’album può vantare una dinamica sempre alta e un continuo ondeggiare di stati d’animo.

Quindi, dopo queste constatazioni, i Cornerstone restano un ottimo clone dei Rainbow (e lo resteranno) e una risposta azzeccata a dove sarebbero oggi i Rainbow musicalmente, se a Ritchie ne fosse importato qualcosa. Le tastiere di Mogensen portano sì un tocco di teatralità sinfonica alla Royal Hunt (Starlight And Mystery – l’assolo barocco di Mogensen, ma pure questo, santo cielo, lo facevano già i Rainbow), però gli altri ingredienti sono fortemente subordinati all’influenza dei Rainbow, così che sarà un album che renderà felici proprio tutti gli amanti dell’approccio classico Blackmore: Deep Purple più Rainbow più Dio. Quanto al finale di alta tragedia drammatica in We Are The Dead, ne gioiranno come fragole sulla panna della coppa di frutta gli amanti dei Black Sabbath di Ronnie James Dio dell’era 1980 – 1982.

I Cornerstone restano, curiosamente, sottovalutati anche dopo il quarto album. Offrono una qualità eccezionale, vestita fino in fondo della tradizione della scuola hard rock classica anni Settanta, ricamata con i pizzi di una produzione, di arrangiamenti e di suoni di tastiera più moderni. Da dove viene, allora, la cronica indifferenza verso il gruppo? Di sicuro oggi l’hard rock è spinto nell’alternativa e lasciato nel totale disinteresse delle masse, e in più i Cornerstone viaggiano in modo fin troppo evidente sulla scia dei Rainbow, così, nonostante tutta l’alta qualità e la forza di convinzione di “Two Tales Of One Tommorow”, resta un fatto crudele, nel senso che, anche se le tue orecchie schivano l’uscita di questo album, praticamente non ti perdi niente.

Formazione

Doogie White – voce
Kasper Damgaard – chitarra
Rune Brink – chitarra
Steen Mogensen – tastiere, basso
Allan Sorensen – batteria

Produzione

Cornerstone

Tracklist

1. Misery
2. One Man’s Hell
3. Mother Of Mercy
4. Two Tales Of One Tomorrow
5. Prey
6. Blinded
7. Starlight And Mystery
8. The Dance
9. Wicked
10. We Are The Dead

Durata dell’album: 55.23

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