Tygers Of Pan Tang: Ambush
Etichetta: Rocksector Records
Data di uscita: 2012
Produzione: Chris Tsangerides
Durata dell’album: 49.07 min
Genere: Heavy Metal / N.W.O.B.H.M.
Voto: 8.0/10
Cosa si può dire di una delle band più promettenti uscite dal movimento chiamato New Wave of British Heavy Metal all’inizio degli anni Ottanta? Meno male che ce li abbiamo ancora, anche se nella line-up di oggi è rimasto un solo membro originale, il chitarrista Robb Weir. La band, che fa partire la sua rinascita dal 2000, ha impiegato ben 12 anni per sfornare il suo terzo album in studio (il nono in totale), che stavolta si intitola «Ambush». Rispetto al predecessore «Animal Instinct» (2008), un filo «easy» e più orientato all’hard rock, riporta un bel po’ di quella tipica velenosità heavy metal d’oltremanica.
I Tygers Of Pan Tang hanno sempre pescato l’ispirazione dalle band heavy rock e hard rock degli anni Settanta, e agli esordi non mancava nemmeno un soffio di rozzezza punk, che poi in realtà si è propagato a tutta la NWOBHM.
Rispetto al predecessore «Animal Instinct», «Ambush» dà la sensazione generale di un album più veloce e più tagliente! Siccome però i Tygers of Pan Tang hanno sempre amato civettare con il rock ‘n’ roll, tra i loro contemporanei della NWOBHM ogni tanto strizzano ancora l’occhio ai primi Saxon, e lo fanno anche sul nuovo disco. Su «Ambush» i Tygers of Pan Tang di oggi fanno quello che gli riesce meglio. Cavalcano di nuovo brani con un piede ben piantato nell’heavy rock (Rock & Roll Dream, Man on Fire, Hey Suzie!), ma stavolta spingono molto di più sull’acceleratore rispetto al predecessore, e il risultato è un prodotto dosato con molto più mordente. L’opener Keeping Me Alive, con il suo riff portante, troverebbe senza problemi posto in un qualsiasi album della band dei primi anni Ottanta. Jakopo Meille, cantante di origini italiane, se la cava con l’inglese in modo più che corretto (Weir di sicuro non l’avrebbe preso nei TOPT se non fosse stato così), e la sua voce tende ancora volentieri a ricordare Robert Plant (quello degli anni Ottanta) o Jack Russell (Great White), anche se con un’atmosfera più cupa stavolta la somiglianza è ben mascherata.
«Ambush» è sì più vicino all’«esoterismo» tenebroso del mitico mondo N.W.O.B.H.M., ma lì non è convincente come l’album del ritorno uscito nel 2001, «Mystical», il che non vuol dire affatto che sia un brutto disco. I tempi cambiano, e sarebbe ingiusto pretendere dalla band una «replica» di «Spellbound». La produzione? Chris Tsangerides. Basta parole. Se c’è qualcuno che conosce e capisce l’energia di queste band, è proprio lui, che a quei tempi faceva parte del giro N.W.O.B.H.M. con la sua band, i More. È proprio grazie ai «trucchi» da studio di Tsangerides che l’album suona di nuovo più vicino agli Ottanta. Evoca un teatro drammatico e tenebroso pieno di rovina e occulto, qualcosa che la vibrazione energetica delle band metal del movimento N.W.O.B.H.M. pretendeva alla lettera, perché era un marchio di fabbrica che ne ha costruito l’unicità. Weir non ha dimenticato come si forgiano buoni riff di chitarra. La band ci sa fare alla grande in fase di composizione e, anche quando una canzone di per sé non offre niente di speciale nella strofa, a tirarla fuori dalla media ci pensa poi un ritornello eccellente (Hey Suzie!, Play to Win). Ovviamente Keeping Me Alive, She, One of a King e These Eyes sono il vero cavallo di battaglia con cui i Tygers of Pan Tang mantengono un legame saldo con la prima metà degli anni Ottanta, e questo rende l’album decisamente interessante.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Keeping Me Alive
2. These Eyes
3. One Of A Kind
4. Rock & Roll Dream
5. She
6. Man On Fire
7. Play To Win
8. Burning Desire
9. Hey Suzie
10. Mr. Indispensable
11. Speed
Formazione:
Jacopo Meille – voce
Robb Weir – chitarra
Dean Robertson – chitarra
Gavin Gray – basso
Craig Ellis – batteria, percussioni
