Udo Dirkschneider: My Way
Etichetta: Atomic Fire Records
Data di uscita: 22. 4. 2022
Produzione: Stefan Kaufmann
Durata della compilation: 65.20 min
Genere: Heavy Metal
Voto: 9.0/10
Con la sua formazione Dirkschneider (che nelle occasioni speciali si trasforma in U.D.O.), negli ultimi anni Udo Dirkschneider si è fatto una bella scorpacciata di cover degli Accept, quindi stavolta il rifacimento della discografia degli Accept classici salta (se mi concedo un po’ di sarcasmo in apertura). Il cantante leggendario, il cui approccio vocale è uno di quei cinque, forse sei in tutta la vasta galassia solare che in questo genere sono elementari e definiscono il senso stesso della voce nel metal, il 6. 4. 2022 ha spento la bellezza di 70 candeline. Atomic Fire Records gli è venuta incontro, e il risultato è una specie di tributo a un cantante leggendario che ha fatto un’infinità di cose per l’heavy metal. Ne è nata la compilation «My Way».
Le compilation di cover sono una roba piuttosto noiosa da recensire. In un certo senso, anzi, abbastanza respingente. Il materiale infatti non è farina del proprio sacco. D’altra parte, però, queste raccolte possono essere particolarmente interessanti quando gli originali vengono rivestiti per bene. Spesso al punto che non li riconosci subito, o addirittura al punto che rispetto all’originale diventano a malapena riconoscibili. Il mondo del metal lo sa benissimo ed è ben rodato in questi approcci, che sanno sorprendere piacevolmente. E «My Way» lo conferma ancora una volta!
Il titolo è davvero azzeccato. Non solo fa subito intendere che quel famoso ‘crooner dagli occhi azzurri’ si sta già ‘rigirando nella tomba’, ma suggerisce anche che la compilation contiene 17 rifacimenti degli originali estremamente interessanti, che non smettono di divertire. Non solo per l’unicità che offre la voce di Dirkschneider, in un confezionamento di arrangiamenti heavy metal old school affilati come rasoi, ma anche per la provenienza stessa dei pezzi, che riserva non poche sorprese – a cominciare dall’opener Fate Healer (l’originale è di The Sensational Alex Harvey Band), che pensi sia al massimo un nuovo pezzo degli U.D.O., e che invece è considerata una delle cover più riuscite della compilation.
Quando parte No Class (originale dei Motörhead), verrebbe voglia di dare a Udo carta bianca per rifare in blocco l’album «Overkill» dei Motörhead. Quanto la voce di Lemmy è deviante, a un livello pazzesco, nel metal e nel rock, tanto lo è quella di Dirkschneider, il che gli dà questo tipo di legittimità. E No Class su «My Way» si è presa una delle cover più riuscite di un classico dei Motörhead nell’era del rock. Il ‘cancelliere di ferro’ ne sarebbe sicuramente stato orgoglioso. We Will Rock You (orig. Queen) subisce una trasformazione concreta rispetto all’originale. Con i ‘trilioni’ di copie sfornate dal mondo della musica fino al 2022, mantiene un’estrema curiosità, e a garantirla è un intervento asciutto sul ritmo originale. Lo stesso vale per la particolarmente deviante They Call It Nutbush (Nutbush City Limits – orig. Tina Turner), con l’aggiunta di arrangiamenti di fiati. Senza Paint It Black (orig. The Rolling Stones) si poteva certo stare, ma la voce di Udo è così particolare che anche questo pezzo acquista una dimensione tutta nuova, soprattutto con quella ritmica rotolante. Tra le sorprese c’è sicuramente anche la furbescamente ristrutturata Sympathy (orig. Uriah Heep). Qui c’è una Hell Bent For Leather (orig. Judas Priest) decisamente rinfrescata, rotolante e aggressiva come non mai, e poi un rifacimento molto metallaro e rinvampirito dell’originale degli Scorpions He’s A Woman, She’s A Man.
È incredibile anche quanta melodia Udo riesca a portare in certi brani con un approccio vocale di questo tipo. Anzi, a mantenere. Lo conferma la cover di Man On The Silver Mountain (orig. Rainbow), che nell’originale è cantata dalla divinità vocale universalmente venerata Ronnie James Dio. Anche questa è la prova che per questo cantante, nemmeno a 70 anni, non esistono limiti. Se mai, se li mette da solo. Nel suo approccio vocale si sentono un impegno incredibile, passione e, sopra ogni cosa, nonostante l’enorme chilometraggio e gli anni di resistenza sulla scena, un entusiasmo (quasi adolescenziale). E se mi permetti di essere un po’ ‘tagliente’, questa osservazione vale per la cover di Rock’N’Roll (orig. Led Zeppelin). Basta un commento: «Quello che ‘Percy’, settantatreenne, non riesce più a fare da anni, lo combina il neosettantenne Udo, ancora con una leggerezza da piuma.»
Con la cover di Kein Zurück, che nell’originale appartiene ai Wolfsheim, assistiamo anche al fatto che si tratta in assoluto della prima registrazione nella longeva carriera di Udo Dirkschneider in cui Udo si decide finalmente a cantare anche in tedesco. My Way di Frank Sinatra, invece, è l’unico pezzo della compilation in cui Udo canta con il suo timbro normale – e anche così resta incredibilmente marcato e speciale. Questa versione Udo l’ha usata nei tour dei Dirkschneider del 2016-2017, come base musicale d’uscita – per chiudere le serate dal vivo.
Udo ha coinvolto anche l’ex compagno negli Accept Peter Baltes, che ha suonato tutte le linee di basso, poi c’è ancora l’inseparabile compagno di Udo negli Accept/U.D.O./Dirkschneider Stefan Kaufmann, che ha messo di nuovo la chitarra ritmica, ha piazzato un assolo di chitarra e ha vegliato sulle manovre di produzione. L’assolo di chitarra per Sympathy (orig. Uriah Heep) l’ha messo anche Mathias Dieth, che ha fatto parte della formazione degli U.D.O. nei primi quattro album. Udo ha portato a bordo anche i due attuali chitarristi degli U.D.O., Smirnov e Dammers, e il figlio batterista Sven, con il che è detto tutto sull’approccio, che non è più diverso di un centimetro da qualcosa che non avremmo già sentito da Udo Dirkschneider.
Udo non perde nemmeno un briciolo del suo carisma vocale, della sua lucentezza vocale. Quella resta, ed è incredibile, completamente intatta. Piena di potenza, esplosiva, indomita. Strilla come un ‘rospo permo-carbonifero’ mutante, con la faringe piena di taglienti limature di ferro, perché per sbaglio ha ingoiato una sega circolare. Detto quanto basta. «My Way» è un altro monumento di ferro tra quelli che il vocalist iconico erige lungo il suo longevo cammino musicale! Una compilation che diverte da morire. Ed è questo il suo scopo di fondo, ed è con questo approccio che è stata creata.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Faith Healer (Alex Harvey)
2. Fire (Crazy World Of Arthur Brown)
3. Sympathy (Uriah Heep)
4. They Call It Nutbush (Tina Turner)
5. Man On The Silver Mountain (Rainbow)
6. Hell Raiser (The Sweet)
7. No Class (Motörhead)
8. Rock And Roll (Led Zeppelin)
9. The Stroke (Billy Squier)
10. Paint It Black (Rolling Stones)
11. He’s A Woman, She’s A Man (The Scorpions)
12. T.N.T. (AC/DC)
13. Jealousy (Frankie Miller)
14. Hell Bent For Leather (Judas Priest)
15. We Will Rock You (Queen)
16. Kein Zurück (Wolfsheim)
17. My Way (Frank Sinatra)
Formazione:
Udo Dirkschneider – voce, cori
Stefan Kaufmann – chitarra ritmica, assolo di chitarra nel brano n. 5, cori
Andrey Smirnov – assoli di chitarra nei brani n. 4, 7, 8, 10, 12, 13 e 14
Fabian ‘Dee’ Dammers – assoli di chitarra nei brani n. 4, 8, 9, 14, 15 e 16
Mathias ‘Don’ Dieth – assolo di chitarra nel brano n. 3
Peter Koobs – chitarra ritmica
Peter Baltes – basso, cori
Harrison Young – organo nei brani n. 3 e 5
Sven Dirkschneider – batteria, cori
Mattes – percussioni (rullante militare)
Tommy Schneller – sassofono
Dieter Kuhlmann – trombone
Jens Buschenlange – tromba
Boris Delic – cori
Manuela ‘Ella’ Bibert – cori
