Un allegro dicembre con i Deicide (2014)

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Autore: Primož Novak, Aleš Podbrežnik

Luogo: Gala Hala / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 15.12.2014
Numero di spettatori: 300

I veterani dell’old school death metal della Florida, i Deicide, sono una band che davvero non ha bisogno di presentazioni. I tonanti cattivi della musica e sinistri anticristi della Florida hanno partorito l’anno scorso il nuovo album in studio »In the Minds of Evil«, l’undicesimo per la band e un nuovo alibi per una nuova visita alla nostra capitale. Non mi esce proprio dalla testa il loro secondo show a Lubiana, quando al K4, il 22.02.1999, erano i protagonisti di un pacchetto che comprendeva anche Rotting Christ, Ancient Rites, Behemoth, Aeternus e gli emergenti sloveni Noctiferia. Soprattutto per via delle dichiarazioni provocatorie del capobanda e bassista Glen Benton, che annunciava il suo suicidio a 33 anni, cioè all’età di Cristo, il che significa che, essendo nato nel ’67, avrebbe dovuto farlo nel 2000: insomma, pensavamo tutti che durante lo show del 1999 al K4 lo stessimo vedendo per l’ultima volta. Solo che Benton in seguito sopravvisse “felicemente” al suicidio, dicendo che i suicidi li fanno solo i deboli e i codardi. Il capo della band, che una volta si è inciso in fronte una croce rovesciata, in compagnia del suo vecchio compare e batterista Steve Asheim e dei rinforzi più recenti dell’era post-millennio, cioè i due chitarristi esperti Kevin Quirion e Jack Owen, è venuto a Lubiana a celebrare un nuovo solenne rito di deicidio. Se torniamo un attimo ai due chitarristi: Kevin Quirion, dopo una serie di apparizioni sporadiche nei Deicide, nel 2008 è finalmente diventato membro a tutti gli effetti, mentre Jack Owen, prima di unirsi ai Deicide, ha suonato per molti anni nei Cannibal Corpse.

Come band di supporto, quella sera, ci sono toccati gli italiani SawThis e i francesi Svart Crown. A far tremare i muri della nostra amata Metelkova sono stati per primi i Sawthis. Un’occhiata fugace al palco, lì per lì, ti faceva scambiare per errore il cantante Alessandro Fala-e, con quei dreadlock »svolazzanti«, per Rob Cavestany dei Death Angel, ma niente di più. Il quintetto presentava il suo terzo album »Youniverse« Se noi sloveni abbiamo gli Inmate, degli italiani possiamo dire che hanno i Sawthis. I riff sono senza dubbio »retro«, ma »modernizzati« nel suono, oltre che armonizzati con una valanga di melodie decorative in terze. La band va avanti da 14 anni e di ingenuità non si può certo accusarla. Anche se alla Gala hala in quel momento c’era il vuoto e il grosso del pubblico metallaro stava ancora bevendo birre fuori, i Sawthis, spensierati e con grande sicurezza, hanno garantito un set impeccabile. »Gente allegra e mezzo«. Rispetto a quello che ci aspettavamo al culmine della serata, un vero »macello« e un frastuono di chitarre, e le passaggi melodici ultra-orecchiabili alla »Soilwork« hanno solo solleticato, innocenti e ogni tanto, ora l’orecchio sinistro ora il destro. Carino, ma lontanissimo dall’inchiodarti al ceppo con una vera brutalizzazione metal dal suono estremo.

Tutta un’altra storia, invece, sono i francesi Svart Crown. I francesi sono una casta musicale a parte. Qualunque cosa facciano suona insolita, spesso anche provocatoriamente avanguardistica, e il più delle volte unica ed eclettica. Ed è un bene. I Svart Crown hanno proprio questa dimensione. Gli Svart Crown, che avevano suonato all’edizione dell’anno scorso del Metaldays, nella formazione JB Lebail (voce, chitarra), Clemente Flandrois (chitarra), L. Veyssiere (basso) e N. Muller (batteria), hanno portato alla Gala hala esattamente quello che cercano le orecchie viziate e per cui, in fondo, esiste il ruolo di band di supporto. Il ruolo della sorpresa inaspettata, infatti, l’hanno recitato in grande stile. Atonalità e ritmi spezzati in una specie di ibrido provocatorio e scoppiettante tra gli universi del black e del death metal, che richiamano le gesta di band affini come Gorguts, Deathspell Omega, Ulcerate, con influenze dalle impalcature degli arrangiamenti dei vecchi Morbid Angel o dei Behemoth. Un suono sfocato, ruvido e cupamente indemoniato, spesso atonale e in bilico sul grembo di una batteria in perenne esplorazione, il cui lavoro è di per sé un’autentica fascinazione della band, ha inghiottito senza pietà la scena della Gala hala tra le fauci di lingue di fuoco. La band si godeva visibilmente la presentazione del nuovo album »Profane«, che era anche bene rappresentato in scaletta. Gli Svart Crown sono decisamente una band a cui dovrebbero prestare attenzione tutti gli amanti della complessità tecnica, completata da un raffinato senso del mestiere per l’avventura nel mondo affascinante e tutto loro di una fusione di elementi black e death metal. Un’ouverture fenomenale prima dei Deicide, insomma! 

Per ultimi sono saliti sul palco i Deicide, che insieme a Death, Obituary e Morbid Angel mettiamo tra le realtà death metal più importanti provenienti dalla Florida. La band ha puntato all’inizio soprattutto sul materiale più recente dell’ultimo album, accolto bene, In The Minds of Evil. Ma dopo qualche pezzo sono arrivati i fan dei dischi più vecchi, come Once Upon the Cross, Serpents of the Light e Legion. Allo show dei Deicide, in realtà, c’è poco da rimproverare. Il celebre Glen Benton a 47 anni ha ancora un growl incredibilmente potente e marcato. Anche gli altri membri non sono certo rimasti a guardare: il batterista Steve Asheim, da una vita al fianco di Benton, riesce ancora a suonare veloce. Il duo di chitarre Jack Owen (ex-Cannibal Corpse)/Kevin Quiron, in un’ora, ci ha servito una bella dose di potenti riff death metal e di assoli piuttosto originali. Il problema principale è che la band sembrava troppo statica, e anche il suono era piuttosto impastato. Quanto alla comunicazione con il pubblico, poi, Benton non è proprio un fuoriclasse. Certo, sono stati suonati parecchi classici, ma da leggende come i Deicide ci si sarebbe potuti aspettare ancora una quindicina di minuti di programma in più, invece di appena un’oretta buona. In ogni caso la band si è fatta perdonare quel pessimo show al Metalcamp 2011, dove si erano esibiti come trio.

Con il concerto dei Deicide si può dire che questa stagione, per quanto riguarda il death metal, è stata davvero ricca.

Scaletta

SVART CROWN:
1. Intro
2. Apocalyptic Triumph
3. Into a Demential Sea
4. Profane
5. In Utero: A Place of Hatred and Threat
6. Nahash the Temptator
7. An Eternal Descent
8. Ascetic Purification
9. Revelation: Down Here Stillborn

DEICIDE:
1. In the Minds of Evil
2. Thou Begone
3. Godkill
4. When Satan Rules His World
5. Serpents of the Light
6. Children of the Underworld
7. Conviction
8. Dead but Dreaming
9. Trifixion
10. Scars of the Crucifix
11. Once Upon the Cross
12. Beyond Salvation
13. End the Wrath of God
14. Sacrificial Suicide
15. Dead by Dawn
16. Homage for Satan

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