Un viaggio nell’universo Cynic con Paul Masvidal

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Autore: Rok Klemše

Luogo: Arena, Vienna
Data dell’intervista: 07.12.2008

Lo scorso anno i leggendari americani Cynic si sono rimessi insieme dopo quindici anni, sono partiti per un tour di reunion e hanno raccolto un’ondata di consensi da fan e media. Quest’anno, a quindici anni dall’album epocale Focus, hanno pubblicato il suo successore, Traced in Air, e lo hanno portato dal vivo in tour con gli Opeth. La tappa più vicina a noi è stata l’Arena di Vienna, e prima del concerto ho avuto l’occasione di intervistare il leader della band, il chitarrista e cantante Paul Masvidal. Posso solo dire che è stata l’intervista più piacevole che io abbia mai fatto: Paul è un interlocutore incredibilmente alla mano, aperto e coi piedi per terra, e dalla risposta che ha dato alla mia domanda sulle tante reunion di questi tempi mi sa che nemmeno lui si rende conto fino in fondo di quanto siano grandi i Cynic e di quanto siano grandi, agli occhi dei fan, lui e Sean come personalità.

RockLine: Quindi i Cynic tornano dopo 15 anni. Perché ci è voluto così tanto per rimettervi insieme e tornare?
Paul: Semplicemente perché non volevamo tornare. Quella porta l’avevamo chiusa e sigillata, e non avevo nessuna intenzione di riaprirla. In realtà è stata una cosa puramente cosmica, successa nel giro di due settimane, un anno e mezzo fa, quando i Cynic sono rientrati nelle nostre vite. Probabilmente l’avrai già letto su altri media: tutto è partito dal sogno di un fan russo, che mi ha mandato una mail dicendomi che aveva sognato i Cynic di nuovo insieme su un palco di un festival e che sperava che un giorno succedesse davvero. Due settimane dopo i Cynic erano di nuovo qui. Ricordo che alla fine mi sono semplicemente arreso e mi sono sentito in grado di farlo. Ho chiamato Sean e gli ho detto che secondo me era il momento, e lui ha capito al volo. Ci siamo messi al lavoro, e all’inizio era solo una reunion per far riascoltare Focus alla gente; l’album nuovo è tutta un’altra storia, di cui possiamo ancora parlare.

RockLine: In quel periodo tu e Sean avete suonato nei Portal e negli Aeon Spoke.
Paul: Sì, i Portal in realtà sono stati la fine dei Cynic. L’album dei Cynic è uscito nel 1993, i due anni successivi abbiamo girato come Portal e nel 1996 ci siamo sciolti. Era una specie di periodo post-Focus. Io poi mi sono trasferito a Los Angeles, dove ho iniziato a lavorare con la musica per film e serie TV: sono diventato di fatto un compositore da studio, senza alcuna intenzione di tornare a scrivere album. Dopo tutti quegli anni di lavoro del genere ho ricominciato a scrivere canzoni, in modo del tutto naturale, ed è nato il progetto Aeon Spoke. L’anno scorso abbiamo pubblicato l’ultimo album, nel frattempo ci siamo rimessi insieme anche con i Cynic, quindi ora faccio il giocoliere tra i due progetti, ma alle spalle ho un viaggio davvero incredibile.

RockLine: Negli anni di pausa dei Cynic ci sono state richieste, speranze e pretese a non finire che tornaste. Ti sei mai sentito in dovere di accontentarle, o la questione Cynic è sempre stata solo nelle mani tue e di Sean?
Paul: Per me è importante sentire davvero quello che fai. Una cosa è voler accontentare i fan, ma se non sei sincero in quello che fai, i fan se ne accorgono. Se non dici la verità, perché prenderti il disturbo? Per noi doveva tornare a essere qualcosa di sincero, ed è per questo che ci è voluto così tanto: i Cynic semplicemente non li sentivamo più. Ma adesso i Cynic sono di nuovo qui e mi sembrano una cosa del tutto naturale, come una parte del mio corpo. Evidentemente era il momento giusto.

RockLine: Sapevate fin dall’inizio che avreste registrato dei dischi, o è una decisione maturata durante i concerti della reunion?
Paul: Sì, in parte era così, ma quando siamo tornati dal tour nell’Europa dell’Est nell’ottobre 2007 avevo già pronto un pezzo nuovo, Evolutionary Sleeper, come esperimento. I concerti e l’energia che si respirava mi avevano lasciato il segno: sono tornato a casa, mi sono seduto in studio con la chitarra e ho avuto la sensazione che mi fosse scattata un’antenna nel cervello, ed era semplicemente la radio dei Cynic. In nove mesi erano scritti tutti i pezzi ed era registrato il disco, ma non mi sembrava di averlo scritto io: sentivo che era lui ad aver scritto me. Dovevo restare aperto al processo creativo, ed è stata un’esperienza davvero incredibile. Tutto qui. Quando ho fatto sentire a Sean qualche idea, ci siamo resi conto che avevamo di nuovo qualcosa tra le mani, roba nuova e davvero buona, che era Cynic. Per me bastava per decidere di buttarci dentro a capofitto.

RockLine: Nell’ultimo anno o due ci sono state un sacco di reunion di vecchie band, anche piuttosto oscure, sciolte da una vita. Che ne pensi? Credi sia una buona cosa che i fan più giovani scoprano la musica delle band di una volta, o pensi che sia solo un modo per campare di gloria passata?
Paul: Penso che dipenda interamente dalla singola band e dalle sue intenzioni: se lo fa solo per i soldi, se vuole rivivere i fasti di un tempo o se vuole davvero rivivere vecchi ricordi. Chi lo sa? Non so davvero perché tornino così tante band, ma è un vero fenomeno, e tornano proprio le band dei primi tempi. Probabilmente è che una band è tornata e ha ispirato e incoraggiato tutte le altre. Credo che la maggior parte delle band, soprattutto della scena della Florida, non si renda nemmeno conto di che eredità si siano lasciate alle spalle. Per noi era roba del passato, e non la guardiamo nemmeno in quel modo.

RockLine: E come paragoni la vecchia scena death metal della Florida con quella di oggi?
Paul: Boh, anche allora c’era un sacco di spazzatura e un sacco di band belle, proprio come adesso. Solo che oggi i numeri sono molto più grandi: ci sono un po’ di band davvero buone e molte, molte più mediocri. Mi pare sia la natura del metal, o di qualsiasi genere, ma credo che oggi gli standard siano più alti e tante band spingano i confini verso direzioni ancora più estreme, il che è incredibile, perché già allora ci chiedevamo come si potesse diventare ancora più folli, e oggi la cosa continua. Chissà com’è nel 2030 (ride).

RockLine: Come ripensi oggi alla collaborazione con i Master sull’album On the Seventh Day God Created… Master e con i Death sul classico Human?
Paul: Human è stata una collaborazione storica tra me e Chuck: suonavamo insieme già quando andavo al liceo, ho anche suonato nel tour di Leprosy e Spiritual Healing, quindi ci conoscevamo da ragazzini. Con i Master invece è stata una cosa di un giorno. Scott Burns produceva il loro disco e mi ha chiamato in aiuto, perché avevano appena sbattuto fuori il chitarrista, e mi ha chiesto se potevo volare lì per le registrazioni. Ci sono andato davvero e ho registrato tutte le chitarre in 24 ore. Human invece è un bel ricordo, è stato un lungo viaggio e una collaborazione creativa con Chuck. Ci siamo davvero divertiti.

RockLine: Diresti che tu e Sean avete spinto Chuck con Human verso acque più tecniche?
Paul: Sì, assolutamente. Penso che ci abbia chiesto di collaborare proprio per questo, perché sapeva che eravamo dei secchioni del jazz, più giovani e pronti a approcci diversi. Credo che sia stato proprio il drumming di Sean, con la sua interpretazione dei riff di Chuck, a cambiare tutto, perché il batterista dei Death prima di lui era un classico batterista death metal.

RockLine: Ti ha mai sorpreso la reazione del pubblico metal ai Cynic, visto che in realtà venite dal jazz, dalla fusion e dal prog rock degli anni Settanta?
Paul: Sì, certo. In Focus ho messo tutto me stesso, ed è bello vedere queste reazioni e questo amore per la musica, perché per me è un lavoro importantissimo. Quando la gente capisce e accetta quello che fai, per un artista è una delle cose più belle. Anche se in fin dei conti lo facciamo per noi stessi, è bello sentire come reagisce la gente. Ha aiutato anche l’enorme numero di band che sono state ispirate dai Cynic: quando lo dicono loro, parlano anche ai fan.

RockLine: Focus suonerebbe diverso se l’uragano non avesse distrutto tutte le registrazioni e se non ci fossero stati gli altri problemi che hanno accompagnato la registrazione e l’uscita dell’album?
Paul: Sì, decisamente. Focus è la somma di più fattori: dall’uragano al fatto che la nostra attrezzatura era rimasta in Europa dopo il tour di Human. Quell’uragano è stato il più grosso che abbia mai colpito la Florida del sud, e ci ha lasciato un anno per crescere e diventare ancora più bravi. È stato un anno davvero importante per tutti quelli coinvolti nei Cynic. In realtà l’uragano è stato una benedizione sotto mentite spoglie: troppo di rado ci rendiamo conto che il caos è una benedizione.

RockLine: Hai mai pensato, allora, di sciogliere i Cynic?
Paul: Certo, perché avevamo davvero un sacco di problemi. I Cynic erano una parte così grande della vita mia e di Sean che ci siamo chiesti più volte che cosa ci fosse oltre, chi fossi io e cosa fosse la mia vita. Queste domande sono venute a galla un sacco di volte, perché non conoscevamo altro che la band, e a volte ti viene voglia di vivere una vita senza quella struttura. Credo che sia stato proprio questo a decretare la fine dei Cynic. A un certo punto ti stufi dell’industria musicale e vuoi vivere un’altra vita.

RockLine: Quindi questa volta la scelta di pubblicare il nuovo album con la piccola Season of Mist è stata tutta vostra?
Paul: Sì, avevamo sette offerte, alcune da etichette grosse, ma quelli della Season ci hanno detto che da loro saremmo stati un pesce grosso in un piccolo stagno. Per me va molto meglio che essere un pesce piccolo in mezzo agli altri. Oggi l’etichetta è solo una parte del lavoro, perché molte band fanno quasi tutto da sole e collaborano con l’etichetta. Oggi guardo alle etichette in un altro modo, e penso che l’etichetta perfetta non esista: sono tutte sbagliate e disperate. Ma alcune sono meglio di altre e hanno intenzioni più pulite, e di sicuro non nuoce che il presidente della Season of Mist sia un grande fan dei Cynic.

RockLine: Ti ha dato fastidio, magari, che alcuni fan si aspettassero semplicemente un Focus numero due?
Paul: No, la gente vorrà sempre qualcosa di suo, e i Cynic sono sempre stati una band che vuole essere ricordata come una grande band che non si è piegata alle regole, non è rimasta intrappolata in uno stampo di genere, poteva fare quello che voleva e scrivere pezzi come voleva. È questa la libertà che vogliamo avere, io non voglio mai ripetermi.

RockLine: Penso che la maggior parte dei fan dei Cynic ne sia consapevole, forse più dei fan di qualsiasi altra band.
Paul: Esatto. Alcuni fan del death metal più estremo ci accusano di esserci allontanati dal death metal, ma non c’è niente di male, perché in realtà non ne abbiamo mai fatto davvero parte.

RockLine: Negli anni di vita della band avete avuto un sacco di cambi di formazione. È difficile registrare un album con, per esempio, Sean Malone, che con voi ha fatto un solo tour, e poi suonare dal vivo con qualcun altro?
Paul: Sean è una persona complessa, come tutti noi. Di certo non è uno da tour, e questa è una nostra decisione, perché uno deve essere pronto per il tour e non eravamo convinti che Sean lo fosse. Però è un musicista incredibile e a livello di registrazione funziona alla grande, sia per Focus che per Traced in Air. Il nucleo dei Cynic, comunque, siamo sempre stati Sean e io, e funziona così a prescindere da tutto. In questo momento abbiamo secondo me la formazione più forte di sempre, i ragazzi sono bravissimi.

RockLine: E come hai trovato Tymon, in realtà?
Paul: Lo conosco da un po’, e conosco anche il nostro piccolo mondo Cynic: siamo amici di mail da dieci anni, e all’inizio non mi era nemmeno venuto in mente quando cercavo un chitarrista, e qualcuno che sapesse anche urlare. Poi un amico, Aad degli Epica, mi ha nominato Tymon, gli ho scritto per chiedergli se era interessato e mi ha risposto subito: SÌ (ride). Lui e Robin suonano insieme nel loro gruppo fusion e sono tutti e due musicisti davvero incredibili.

RockLine: Come rispondi alle rare critiche negative a Traced in Air, che attaccano la durata dell’album, dicendo che dopo quindici anni avete pubblicato un disco di appena mezz’ora?
Paul: La durata dell’album era calcolata, non è che non avessimo abbastanza pezzi. Anzi, abbiamo registrato un altro brano che poi non è finito nel disco. Personalmente preferisco la musica concentrata, breve, intensa. Non mi piacciono gli assoli di tre minuti, anche se a volte possono starci, ma i Cynic hanno sempre messo al primo posto le canzoni, non l’esibizione di abilità tecnica. La musica è così strutturata, potente e costruita a strati che, anche se è breve, consiglio sempre ai fan dei Cynic di continuare ad ascoltare, perché li aspettano delle sorprese. I pezzi sorprendono ancora anche me. Il quadro è davvero fitto e al tempo stesso ingannevole: in superficie senti le canzoni, ma dentro nascondono molto di più. Proprio ieri un fan a Monaco di Baviera mi ha detto che sa suonare tutto Focus, ma i pezzi di Traced in Air gli danno problemi, e l’ho ringraziato per averlo notato, perché credo che un vero musicista si accorga che i pezzi nuovi sono ancora più difficili e complicati.

RockLine: Ecco perché tanti musicisti stimano i Cynic.
Paul: Esatto! Io non voglio fare il tecnico, voglio solo fare buona musica.

RockLine: I Cynic si ispirano alla religione, alla filosofia e alla mitologia orientali. Ti è venuto perché pratichi yoga e meditazione, o sei arrivato a queste consapevolezze grazie ai Cynic?
Paul: Sì, sono cresciuto così. Mia madre era una specie di hippie new age, e io mi interessavo di esoterismo e spiritualità fin da ragazzo, e penso che sia una parte importante della vita. Se scrivo dei testi, parleranno di questo, perché per me è semplicemente naturale. Credo che le cose nuove siano più coi piedi per terra, più buddhiste che induiste e più psicologiche, ma nei testi c’è un sacco di sincerità e di nudità, e penso che sia giusto così.

RockLine: Com’è andato il tour con gli Opeth e com’è nata, in realtà, l’idea di questo tour?
Paul: Il tour sta andando davvero in modo incredibile. I concerti sono fantastici e penso che gli Opeth abbiano un pubblico molto aperto, che apprezza l’intensità e la melodia e quindi si incontra con i fan dei Cynic. Ci ha presentati un amico in comune, io e Mikael, e poi gli ho proposto di fare un tour insieme.

RockLine: Un’ultima domanda sul futuro dei Cynic. Ancora un album e magari un’altra reunion in futuro?
Paul: Di sicuro non si tratta più di una reunion, di una cosa una tantum. Il desiderio è andare avanti, non so come né quando, posso pensare solo a oggi. Ma sento di essere aperto sia ai Cynic che agli Aeon Spoke e penso di poter portare avanti entrambi i progetti. Oggi sul palco mi sento benissimo e mi piace quello che faccio, e finché è così non vedo perché non dovremmo continuare.

RockLine: Direi che è tutto, Paul, grazie davvero per l’intervista, è stato un onore.
Paul: Grazie a te!

Foto: Nina Grad

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