Una banda di desperados all’assalto dell’Orto (2011)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Orto Bar / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 18.11.2011
Numero di spettatori: 70
Prezzo del biglietto: 5,00€
Due band alter rock completamente sgangherate sullo stesso palco all’Orto bar! Dalla Bosnia i punk rock n’ roller No Rules di Tuzla, e da casa nostra gli scalmanati del punk rock Stranci di Celje. Combinazione perfetta per scacciare il grigiore cupo di Lubiana, che con l’inversione termica ci schiaccia senza pietà ormai da giorni, in questo novembre.
Anche se in cartellone c’erano solo due band, si è dovuto aspettare le 22:15 prima che gli Stranci salissero sul palco. Quando la band ha attaccato con Oluja, sotto il palco c’erano, contati uno a uno, 8 persone. Stavolta sarebbe difficile dare la colpa solo alla proverbiale, sconfinata rilassatezza del popolo nelle serate del sabato, che ha mandato il cervello al meritato pascolo del weekend: c’entra anche il personale dell’Orto bar, che tiene sbarrato l’accesso al piano di sopra un filo troppo a lungo, così chi arriva si barrica ben bene ai tavoli del piano terra e, davanti alla sua bevuta preferita, si dimentica piano piano perché era venuto all’Orto. A metà del concerto degli Stranci nella sala si erano raccolte 70 teste, che ovviamente se ne stavano a qualche metro di distanza dal bordo del palco. Sulle nostre pagine si è già speso un bel po’ di parole sugli Stranci, ma purtroppo il loro concerto dal vivo non eravamo ancora riusciti ad assaporarlo. Si tratta di una band giovane quanto ad anzianità, ma che ospita una squadra di musicisti esperti e scaltri, che nella loro predica alter rock di sicuro non vendono fumo.
Nel quartetto l’attenzione, ovviamente, finisce quasi tutta sul cantante Peter Schmidt. Presenza carismatica da matti, con un approccio vocale che nell’alter rock non senti proprio tutti i giorni, anche se per un timbro così si possono trovare parallelismi nelle band post punk rock esplose soprattutto nella seconda metà degli anni Ottanta. Schmidt incarna senza paura la dose richiesta di rabbia punk, di ostinazione ribelle e di provocazione. Sputa i versi con un sacco di sicurezza e con autorevolezza. Nelle linee che in teoria, nella sfera alter rock, non richiederebbero granché di melodia nel canto, ma piuttosto una marea di fastidioso solletico, il ragazzo, mentre solletica, riesce con il suo modo di cantare inconfondibile a sviluppare pure una melodia, che arricchisce il carattere espressivo della band. Al canto impetuoso aggiunge quel famoso pizzico di “singhiozzo”, una rarità nel panorama delle band punk rock slovene. Il quartetto è perfettamente affiatato. Un profano non becca un errore. Dai riff di chitarra fino alla linea ritmica compatta e solida, in cui a metà concerto si è scatenato senza freni anche il batterista Dare Gozdnikar. Se il mio occhio ha colto bene il rapidissimo susseguirsi degli eventi sul palco, durante il concerto metà di una bacchetta spezzata è volata tra il pubblico: si era rotta durante uno dei colpi sulle pelli ed è partita libera per la sua strada.
Gli Stranci hanno presentato al concerto una valanga di pezzi nuovi, perché il loro nuovo album in studio è in pratica finito, ma i ragazzi aspettano a pubblicarlo finché la band non compirà 10 anni di attività, che festeggerà con l’uscita del nuovo disco a maggio 2012. Esibizione eccellente. Una band che sprigiona un’energia enorme e una vera autenticità e immediatezza rock. I pezzi degli Stranci non sono semplici cloni “copia-incolla”, anzi, è una formazione che mette più varietà nel proprio linguaggio espressivo. Come sempre ha bruciato tutto Rdeča raketa, dove spicca in modo particolare l’approccio vocale di Schmidt, immerso fino al collo e come staccato dal mondo, che lascia una sensazione di spontaneità autentica; poi c’è il nuovo, azzeccatissimo Veliki črni bik, un chiodo in fronte ai politici sloveni nel brano Kirjetukinor, e la fenomenale Diži ovde, che si inserisce alla grande nel repertorio della band e deve diventarne un pezzo fisso anche in futuro. Insomma, se gli Stranci passano dalle tue parti, non rimandare e vai a vedere questa band eccellente, dal rock ribelle e intelligente ben rifinito. Divertimento a colmo.
I No Rules sono una band di lunga data, che ne ha viste e passate parecchie. Anche se hanno solo tre album in studio all’attivo, suonano dalla fine del 1999. Band molto stimata. Sia in patria sia nell’area più ampia che un tempo faceva parte del territorio della defunta Jugoslavia. L’anno scorso la formazione ha dato alla luce il suo terzo album in studio, “Homesick Blues”, uscito per l’etichetta slovena Front Rock, il che a quanto pare ha contribuito a far arrivare ai No Rules qualche concerto extra anche in Slovenia, come testimonia anche la seguente reportage di RockLine di Urban Bolta sul loro concerto a Murska Sobota.
Šef e figura principale della band, il carismatico frontman e chitarrista Goran Čampara, si è preso subito tutta l’attenzione con un modo di dare i versi pungente, che ha quell’istinto musicale balcanico innato per il tocco autentico di cinismo, incarnato in un’interpretazione vocale nasale e gutturale che a tratti ricorda lo “zoccolo duro” di Zoran Benčič dei Res Nullius. Con gli anni la maturazione dei No Rules sposta la loro direzione espressiva sempre più vicino alle dizioni della retorica blues.
Nella loro impostazione di base i No Rules “guidano” un’unica miscela di grinta rock n’ roll primordiale, intrisa di una dose decisa di scatenatezza punk, spesso ben piantata nella tradizione antica del rhythm n’ blues, e si sente anche che i ragazzi sono cresciuti sui suoni incrollabili dei Rolling Stones. Il tutto, certo, definito nella luce di un io rigorosamente riconoscibile, quello della loro perspicacia d’autore. Più autentico di così non si può. Quando il chitarrista scolpito della band Dražen Mulaosmanović infila lo slide e/o prende in mano la steel pedal, alcuni pezzi, soprattutto dell’ultimo album in studio “Homesick Blues”, acquistano un vero tocco di retorica “desperado” del Sud, e non mancano nemmeno i civettamenti maliziosi con i suoni della musica country. Quindi, per essere una band alter rock, una formazione dalla stratificazione espressiva più ricca.
Naturalmente la fetta più grossa del carisma sta sulle spalle di Čampara, che con grande mestiere si è tirato dietro la folla, tanto che lei lo ha seguito fedele mentre i No Rules rovesciavano addosso al pubblico i loro pezzi trascinanti uno dopo l’altro, praticamente senza parlare tra una canzone e l’altra. Un momento speciale è stato il brano Preko neba, dedicato alla figura e all’opera della leggenda del white blues rock irlandese Rory Gallagher. Se c’è qualcuno che nel blues definisce il volto del vero ribelle, quello è proprio Rory Gallagher. Magari è anche da qui che viene la fascinazione di Čampara per il carattere musicale di questo maestro della retorica blues, che nel 1995 ha lasciato la scena rock troppo, troppo presto. I saggi che hanno visto il suo concerto alla Hala Tivoli di Lubiana nel 1985 sanno raccontare che, a concerto finito regolarmente, Rory continuava a suonare e suonare in sala. Ancora a lungo, a lungo dopo che in sala si erano accese le luci.
I No Rules hanno tirato su un concerto fantastico, che ha entusiasmato il pugno di presenti. Spogliati, nudi e scalzi! Senza moine, senza finzioni, senza un briciolo di svenevolezze. Solo il brusco atterraggio dell’uomo comune nelle catene del rispetto delle regole di tutti i “normali”, mescolato alla vera struggente nostalgia dell’amore non cantato sul fronte delle guerre uomo-donna. Vittorioso. Una band che devi assolutamente andare a sentire. Se non altro, procurandoti almeno uno dei loro tre album in studio. Con un carattere da predicatore ben rifinito e una potenza sul palco incredibile!
foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta
STRANCI 1. Oluja 2. Ali nam je bolje? 3. Zgrab $ zbejž 4. Rucktritt 5. Kao da je 6. Veliki črni bik 7. Diži ovde 8. To je ta dan 9. Rdeča raketa 10. Lost in Translation 11. Kirjetukinor 12. 42. 13. Ako me traže NO RULES 1. Pasje vrijeme 2. Ja živim tu 3. Uzalud 4. Pobuna 5. Sruši sve 6. Savršen krug 7. Daj mi šansu 8. Drugi život 9. Homesick Blues 10. Hladan dan 11. Pjevajuči Blues 12. Ne okreči leđa sreći 13. Na izvoru 14. Bleeding Blues 15. Preko neba 16. Uzmi moje srce 17. Ne reci da me voliš 18. Umrli su u čizmama 19. Loša sreća 20. Probaj me 21. Ponovo rođen 22. Uzmi ili ostavi 23. Divlji i poseban 24. Popuni me —bis— 25. Go Hali Gali Go 26. Bullfrog Blues 27. Jednom za sve
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