Una passeggiata retrospettiva nello scrigno musicale di Tinkara Kovač (2009)
Luogo: Kino Šiška / Lubiana
Data del concerto: 10.12.2009
Spettatori: 600
Prezzo del biglietto: 18 €
Tinkara Kovač è di nuovo tra noi, sorprendentemente viva e vegeta, anche se a dirla tutta non se n’è mai andata. In linea con il sensazionalismo da due soldi dei geni al timone degli uffici promozione sloveni, ci si poteva quasi aspettare che la ragazza si “reincarnasse” sul palco del Kino Šiška. Comunque sia, con l’esibizione sul grande palco dell’autoproclamato centro della cultura urbana, Tinkara Kovač ha presentato la compilation “The Best Of”, uscita a novembre, con cui mette sotto la lente il percorso musicale fatto finora, che in tredici anni di intensa attività ha partorito 7 album.
La scelta del repertorio di Tinkara Kovač è stata molto simile alla scaletta della già citata compilation best of, con giusto qualche piccolo rimescolamento nell’ordine dei pezzi. Tinkara non ha lasciato nulla al caso. La sua band a sei, partendo con l’iniziale “Če je to vse”, si è subito calata in un copione prestabilito che non ha lasciato spazio a deviazioni improvvisative degne di nota. La comunicazione col pubblico è rimasta sempre sul piano del prevedibile, e così la degustazione fanesca dei picchi di carriera della cantante è scivolata via per lo più a colpi di disciplina. La “sopravvivenza” di Tinkara alla serata agli occhi dei fan più fedeli non è stata minimamente in pericolo, ma ne ha sofferto la sua immagine agli occhi di chi, come noi, da uno spettacolo rock promesso si azzarda ad aspettarsi qualcosa di più della trasposizione quasi letterale dei dischi in studio sui palchi.
Tinkara ha convinto con una voce eccezionale, sicura in tutti i registri proposti, che resta l’elemento più riconoscibile dell’espressione della cantante. La resa vocale impeccabile, insieme a qualche arrangiamento rivisto qua e là, ha infuso nuova linfa a brani come “Odhaja poletje” e “S tabo”. I riarrangiamenti ben riusciti di strutture e forme ormai rodate hanno prodotto i veri picchi della serata, anche se vanno segnalate pure alcune mosse non proprio azzeccate, che a tratti sono arrivate pericolosamente vicine a un’almeno apparente scarsa intesa della band. Uno di questi scivoloni ci ha graffiato le orecchie proprio nel bel mezzo della fresca “Ljubezen je padla z neba”, mentre nella categoria delle riletture meno felici ha marciato decisa anche la sorprendente cover del classico dei Men At Work “Down Under”. Con l’acustica ormai proverbialmente ottima del locale di Šiška, avremmo voluto anche un pizzico in più di segni di vita dalla coppia di coriste che ondeggiavano appena, il cui contributo al suono complessivo della band è stato di fatto nullo.
Il battito dell’intero concerto l’ha dato ovviamente Tinkara, di norma soprattutto grazie alla voce di cui sopra. Una bella fetta di attenzione se la sono presa anche le non rare acrobazie di flauto; tra gli stacchi più concreti in questa direzione vale la pena citare soprattutto l’esecuzione sentita di “She”, introdotta da una breve lezioncina sulla grandezza della figura e dell’opera di Ian Anderson, il simpaticone dei Jethro Tull. Tinkara ha trovato anche un po’ di tempo per un omaggio a Robert Plant, servito come piacevolissima sorpresa sotto forma di una rilettura azzeccata di “29 Palms”. Coraggioso, non c’è che dire, ma senza una reazione particolarmente evidente del pubblico. La prima di una serie di raffiche di cori intonati, soprattutto da parte della componente femminile, se l’è guadagnata “Od zvezd pijan”, mentre un picco particolare di reazione del pubblico l’abbiamo vissuto proprio sul finale, quando i versi imparati a memoria di “Brez laži” riecheggiavano da tutti i presenti su un accompagnamento di chitarra essenziale e a malapena udibile.
Con un’esibizione convincente, per gli standard della musica pop slovena sotto molti aspetti sopra la media, Tinkara Kovač ha chiuso con successo il varo simbolico della compilation uscita, e così, com’era prevedibile, ha consolidato ulteriormente il suo status di figura di punta della falange pop-rock di casa (negli ultimi anni sempre più numerosa). Se proprio dobbiamo rimproverare qualcosa a Tinkara, è la mancanza di carisma (sul palco la ragazza sembra piuttosto statica), che grida a gran voce un’integrazione più concreta della sua efficacia scenica.
Foto: Robi Lipej
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