Analena – la band che ha preso in mano il proprio destino (2009)
Luogo: Mozart bar / Domžale / Slovenia
Data dell’intervista: 10.12.2009
Gli Analena sono dei veri e propri bizzarri della musica. Difficili da paragonare a chiunque e, dal punto di vista del genere, non riesci proprio a infilarli in un cassettino adatto. La loro espressione funziona anche sul nuovo album “Inconstantinopolis” (2009) – la recensione di RockLine la trovi QUI – fresco, ispirato e curioso. Sono rock alternativo con radici punk, ma con deviazioni discrete e allo stesso tempo accattivanti verso l’hardcore, oltre a svolte verso elementi post-punk. Però gli Analena non si fanno incasellare in una definizione di genere chiara, ed è una cosa esaltante, perché vuol dire che hanno trovato il loro spazio di riconoscibilità e unicità. Gli Analena sono l’indirizzo giusto per un atteggiamento ribelle e beffardo dal fascino punk d’avanguardia, travestito da una dose esuberante di core scanzonato da una parte e dall’altra da un’intelligenza altissima nel lanciare versi di rivolta.
La band di Zagabria ha tra le sue fila il chitarrista sloveno Miran Rusjan. Miran, noto anche come uno dei fondatori dell’etichetta indipendente Moonlee Records, dopo una giornata di lavoro nella sede dell’etichetta a Domžale si è preso il tempo di sedersi con me a bere qualcosa e fare una chiacchierata più approfondita sugli Analena, sul chitarrista come musicista, e anche sul carattere e sulla funzione della stessa Moonlee Records, la cui nascita è in realtà legata proprio agli Analena.
RockLine: Come descriveresti le sensazioni per l’uscita recente del nuovo album degli Analena, “Inconstantinopolis”? Soprattutto se guardi al predecessore “Carbon Based” e ai cinque anni che sono passati tra i due?
Miran: È stato un salto. Soprattutto perché oggi nella formazione c’è un membro in meno. Cioè, subito dopo l’uscita dell’album precedente il nostro bassista se n’è andato. Per un po’ ci ha paralizzati in una specie di status quo, finché a un certo punto la cantante Ana non ha afferrato lei stessa il basso e ci siamo messi al lavoro in quattro. Mi sembra che al momento questa sia la differenza più grande tra i nuovi Analena e quelli di prima. Anche se la differenza nella musica e nel nostro modo di esprimerci non ha avuto chissà quale salto pazzesco. L’album “Inconstantinopolis” per noi è una normale continuità. Di sicuro negli ultimi cinque anni siamo cresciuti e maturati un po’ tutti, e di conseguenza questo si riflette fino a un certo punto anche sui nuovi pezzi. Qualcuno si aspettava che gli Analena si ammorbidissero. Beh, forse certe parti vocali sono diventate più melodiche. Io i nuovi Analena li sento ancora abbastanza affilati e senza compromessi, come prima, anche con il nuovo album.
RockLine: La grinta nell’espressione degli Analena suscita una sensazione particolare, che io stesso non so bene dove collocare. Siete una band dalle vedute moderne e mi interessa sapere da dove prendete ispirazione, che cosa ascolta ognuno di voi e da dove tirate fuori le idee che poi modellate nella forma finale dei pezzi, quelli che riflettono il battito degli Analena.
Miran: Tutti noi ascoltiamo musica molto diversa. Allo stesso tempo, nessuno di noi ha un desiderio, nemmeno inconscio, di far copiare agli Analena una band precisa. Semplicemente arriviamo in sala prove, sparamo un paio di riff, un paio di ritmi, intanto ci strappiamo la gola, cantiamo come ci pare meglio e il miscuglio che ne esce, lo sappiamo e basta, è quello giusto. Per questo non ci facciamo pippe sul fatto che una cosa suoni troppo morbida o altro. Cioè non abbiamo l’ossessione di seguire una tendenza, di infilarci in un genere, di leccare il culo al pubblico con il nostro modo di esprimerci. In sala prove semplicemente “giochiamo”, e se quello che ne esce ci piace, ci basta e ci accontentiamo. Tutti i pezzi che nascono, anche sul nuovo album, nascono in un clima in cui ci sentiamo bene. E gli ascoltatori dovranno accettarlo e basta. È la libertà che ci lasciamo e che manteniamo, per poter creare quello che in quel momento ci fa stare meglio, ci piace. Se con questo approccio non fossimo contenti, il tutto non avrebbe alcun senso. Tutto quello che facciamo, lo facciamo prima di tutto per noi stessi.
RockLine: E come reagisce il pubblico alla vostra musica? Mi interessano soprattutto le reazioni ai concerti, suonate molto anche all’estero.
Miran: Gli Analena fin dall’inizio puntavano a fare il maggior numero possibile di concerti e tour, così in questi 12 anni abbiamo suonato su tutta la mappa europea, dalla Spagna alla Finlandia fino a Istanbul, e in tutti i posti nel mezzo, quindi abbiamo messo insieme più di 300 concerti, di cui almeno la metà fuori dai paesi dell’ex Jugoslavia. Per quanto riguarda le reazioni del pubblico, noto che l’Europa dell’Est è molto più ricettiva alla nostra musica di quella occidentale. Non so perché. Forse non gli piace questo rapporto più genuino, non così professionale, ma spontaneo, che fa parte di noi. Per esempio in paesi come Polonia, Lituania, Repubblica Ceca a volte siamo accolti molto meglio che, che so, ai concerti a Zagabria o a Lubiana. Dopo tutti questi anni, comunque, suoniamo ancora più volentieri nei posti dove non abbiamo mai suonato, dove possiamo presentare la nostra musica a un pubblico nuovo e provare qualcosa di nuovo. È molto meglio che ancorarci ai nostri club di casa. Per noi è un’avventura. E il senso dell’avventura è che può durare finché fai cose nuove. Se ripeti sempre le stesse cose non è più un’avventura e il creare perde il suo significato, il suo senso.
RockLine: Anche a me sembra la cosa più importante. Che siano le idee a spingere la band avanti. Come vanno i rapporti tra voi in band? Andate d’accordo?
Miran: Tra di noi ci capiamo molto bene. Mi pare che da quando siamo in quattro regni addirittura la miglior energia di sempre dentro il gruppo. Per questo non ci siamo nemmeno sbattuti chissà quanto per cercare un quinto membro che suonasse il basso. Più che altro è un rischio, perché non sai come funzionerà l’arrivo di una persona nuova in squadra dal punto di vista dell’energia. A prima vista può andare tutto bene, poi magari fai un tour insieme a lui e scopri che no, non è quella la persona giusta. È un peccato quando ti accorgi dopo un anno che quella persona non si incastra nel puzzle. Una band deve essere una cosa unita e compatta. Noi quattro funzioniamo alla grande, anche se ognuno viene da una parte completamente diversa. Anche di carattere siamo molto diversi e ognuno ha le sue fisse, ma quando creiamo insieme ci rende molto felici ed è quella l’energia che ci spinge avanti. Senza quell’energia probabilmente smetteremmo di suonare. È questo che ci fa andare avanti.
RockLine: Com’è successo che tu sia finito negli Analena, che hanno sede in Croazia?
Miran: Dietro c’è una storia interessante, che risale alla primavera del 2002. Gli Analena erano allora a un passo dall’uscita del disco “It’s Never Too Late To Split Up (split with Sensual Love)” e a un mese da un tour europeo già completamente organizzato. In quel periodo gli Analena suonavano con una sola chitarra. Ed ecco che il chitarrista ebbe dei problemi di salute e dovette operarsi. Una settimana prima del tour il medico gli disse che non poteva partire. La band si trovò così a un bivio: annullare il tour, cioè un tour che per una band può portare tante cose buone, nuove, e aprirle porte nuove. Primo, un tour così è difficile da organizzare già all’inizio, e in più hai un disco appena uscito da promuovere, da presentare, e un’occasione così potrebbe non ripresentarsi mai più. D’altra parte c’era la domanda su come cavarsela in quella situazione praticamente senza la figura principale della band. Così decisero di cercare un chitarrista capace di imparare tutti i pezzi in una settimana e con il tempo di partire con loro per un tour di un mese. Contattarono vari chitarristi di Zagabria e dintorni che conoscevano, e si ricordarono anche di me. Ci conoscevamo già da qualche anno, perché avevo organizzato loro dei concerti in Slovenia. Con la loro chiamata urgente mi beccarono proprio a Belgrado, dov’ero in tour con una band svedese che si chiama Children Of Fall. La band era andata avanti, io ero rimasto a Belgrado e stavo giusto pensando di tornare a casa, chiudere certi obblighi con gli studi, e intanto avevo passato 14 giorni insieme alla band, che guardavo ogni giorno, osservando quanto si divertissero sul palco. Poi mi chiama una band che era una delle mie preferite e mi chiede se sono pronto. Gli dissi di darmi tempo fino a sera per pensare a come far combaciare tutto. Invece li richiamai dopo mezz’ora e dissi che ci stavo. Salii su un treno e per giorni interi stetti dal chitarrista a limare i pezzi. I primi appuntamenti del tour li ho portati a casa da solo con la chitarra. Nell’ultima settimana il chitarrista si era già ripreso abbastanza da partire da Zagabria fino a Praga e gli ultimi concerti li abbiamo fatti insieme, cioè con due chitarre sul palco. Ci siamo intesi alla grande tutti quanti e alla fine è arrivata la domanda: “Resti nella band?”, in modo del tutto normale, e io dissi: “Sì!”.
RockLine: Che differenza c’è sul palco tra quando sei da solo e quando suoni con un altro chitarrista? Quando è stato più difficile in tour?
Miran: Che ne so… Quelli che conoscevano gli Analena da prima dicevano che una chitarra in più riempie il suono degli Analena e che questo in qualche modo gli era sempre mancato…
RockLine: Cioè due chitarre?
Miran: Sì. Perché da noi le linee di basso sono piuttosto semplici, la particolarità degli Analena è proprio questa: i singoli strumenti sono molto semplici, ma quando metti insieme questi pezzi la cosa diventa più interessante e un miscuglio variopinto. Forse perché ognuno di noi suona linee abbastanza diverse e quando le metti insieme, alla fine ne esce questo effetto “molto variopinto”. La band era d’accordo che due chitarre arricchiscono il suono e così sono rimasto negli Analena.
RockLine: Mi sembra che nei pezzi del nuovo disco degli Analena si senta quanto bene le due chitarre riempiano lo spazio. Non suonano necessariamente gli stessi schemi, ma costruiscono un intreccio che riempie il suono. Come lo commenti?
Miran: Perché complicare le cose se non serve, ah, ah, ah,… Ci sono un sacco di band che pensano di dover complicare, mescolano addirittura un mucchio di generi e alla fine il tutto sembra una massa irriconoscibile di tutto. Puoi suonare schemi, linee del tutto semplici, ma quando li metti insieme risultano colorati ed eccitanti. Cioè allo stesso tempo ancora abbastanza incisivi e variopinti.
RockLine: Prima degli Analena hai già suonato in qualche band e dove hai imparato a suonare la chitarra?
Miran: La chitarra l’ho presa in mano per la prima volta in quarta superiore. All’inizio avevamo una band, Man Of A Shadow, che si muoveva nei circoli dell’hardcore underground. Poi sono entrato negli Hopes Of Choice. Intorno al 2000 entrambe le band si sono sciolte. Nel periodo prima degli Analena ero quindi senza band, ma non avevo perso il contatto con la chitarra. Non sono mai stato considerato un virtuoso. Suonavamo punk, e per il punk non serve molta tecnica alla chitarra. Conta solo il giusto “attitude”!
RockLine: È stato un handicap per gli Analena che Ana abbia dovuto prendere in mano il basso? Così infatti si è limitata la sua libertà di movimento sul palco e forse è calata anche l’energia dei suoi concerti, e di conseguenza dei vostri.
Miran: Eh, la prima reazione dei nostri fan, quelli che seguono la band da almeno 5 anni o più, è stata di dubitare un po’ della cosa, pensavano che forse non sarebbe andata benissimo. Prima Ana era davvero un personaggio con il suo carisma, con la sua energia, che saltava per il palco ed era il punto centrale della scena. Si è posta la domanda di come avrebbe funzionato con Ana col basso in mano. Nel frattempo avevamo un amico che aveva iniziato a suonare il basso, ma poi ha trovato lavoro sulle navi transoceaniche. Ci eravamo messi d’accordo che nei periodi in cui lui non c’era avrebbe suonato il basso Ana, e quando lui sarebbe tornato sarebbe tornato a essere il nostro bassista. Poi si è scoperto che questo amico è rimasto proprio sulle navi. Allora Ana ha proposto di prendersi il basso a tempo pieno e a noi è sembrata un’ottima soluzione. In effetti forse siamo stati scettici per i primi tre concerti, poi basta. Non ci abbiamo nemmeno pensato molto, per noi era normale diventare un quartetto. Certo, vedere gli Analena dal vivo nel 2004 era un’altra cosa rispetto a oggi. Anche chi all’inizio era scettico poi ha capito che il basso nelle mani di Ana è una cosa assolutamente sexy.
RockLine: Avete scelto un titolo molto interessante per il nuovo album, “Inconstantinopolis”. Che cosa si nasconde dietro questo titolo?
Miran: Questo lo spiegherebbe meglio Ana. Il titolo dell’album è anche il titolo di uno dei pezzi del nuovo disco. In sostanza è un gioco di parole. Cioè niente è costante, e poi “polis” come città. In realtà io odio interpretare i testi, ma se li scorri solo su questo nuovo disco, i testi ruotano attorno a un individuo che esiste in questa società, spesso ingiusta. In sostanza indicano il dissenso verso questo sistema e allo stesso tempo la ricerca di una posizione in cui puoi resistere come individuo in questa società. Anche se le radici della nostra band sono punk, nel nostro modo di esprimerci non abbiamo mai sparato fuori quegli slogan primitivi tipo “Fanculo la polizia!”, “Fanculo lo Stato!” e simili. È stato detto già un milione di volte e non ha senso ripeterlo anche noi. Inoltre siamo già abbastanza maturi da sapere che è stupido dare la colpa agli altri attorno a te per le ingiustizie che subisci. Cioè, viviamo in un mondo che non è perfetto. Come tale lo devi accettare e ritagliarti una posizione al suo interno, devi crearti da solo il mondo che magari desideri quando pensi a un mondo, se posso dire così, perfetto.
RockLine: Mi sembra il vero punto degli Analena. Ana mi sembra un’interprete eccellente. Si cala benissimo nella parte e la sua rabbia è autentica.
Miran: Sì. Forse per noi è davvero una specie di filtro, e quando la gente ci guarda da sotto il palco pensa: “Cazzo, questi sono davvero incazzati con tutto il mondo!” Ma in realtà. In sostanza si tratta di vivere una specie di catarsi da parte nostra. Incanaliamo questa rabbia, questa ira. Quando la tiriamo fuori durante il concerto e ci ripuliamo in qualche modo, dopo il concerto ci sentiamo davvero benissimo. Se trovi questo, è il massimo. Quel benessere. In pratica per la durata del concerto trovi il tuo spazio in cui puoi sparare fuori queste sensazioni, per il resto nella vita di tutti i giorni noi non siamo incazzati con nessuno, ah, ah, ah… Siamo persone del tutto tranquille e normali.
RockLine: Vorrei chiederti qualcosa anche sulla tua etichetta, Moonlee Records. Con che scopo è nata?
Miran: La nascita dell’etichetta Moonlee Records è legata agli Analena. Quando cinque anni fa registravamo l’album “Carbon Based”, ci siamo chiesti: e adesso che ce ne facciamo del disco? Dove lo pubblichiamo? Avremmo potuto pubblicarlo con dei nostri amici che gestiscono anche loro piccole etichette indipendenti. Ma dentro di noi sapevamo che non era quello che ci aspettavamo. Volevamo fare tutto in modo un po’ più responsabile e professionale. Da parte delle etichette indipendenti più grosse, dall’estero ovviamente, non c’era nessuna offerta concreta, quindi restavano solo due possibilità. O pubblicare il disco dove sapevamo che non avrebbe ricevuto la promozione che volevamo noi, oppure pubblicarlo da soli. Ci abbiamo ragionato e, viste le nostre conoscenze, la nostra esperienza, i contatti e l’energia, abbiamo deciso di prenderci tutta la responsabilità. Quando ci siamo messi ad autoprodurre questo album, nessuno pensava minimamente di fondare un’etichetta. Nello stesso periodo i nostri amici di Zagabria, i Lunar, che hanno anche lo studio dove abbiamo registrato noi, avevano fatto un gran bel disco ed erano nella nostra stessa posizione. Poi è saltata fuori l’idea comune di fare un’etichetta. Poco dopo sono comparse altre band con lo stesso problema, che non sapevano come pubblicare un album. Ed è andata avanti un po’ da sola. Di certo non ci passava neanche per la testa che oggi, a cinque anni dalla fondazione, avremmo avuto 18 uscite.
RockLine: La cosa affascinante è che tra tutte queste band alter riuscite a pescare talenti che sono grandi sorprese dal punto di vista artistico.
Miran: La prima cosa, quella fondamentale, è che dobbiamo prima vedere una band dal vivo. Queste band che “vivono” sul palco, che sprigionano energia… Se questa energia ti afferra, in qualche modo capisci che è quella giusta. Puoi supporre che poi funzionerà bene anche l’album. È il criterio principale. E poi ovviamente il fatto che tutte queste band la pensino come noi. Il comportamento da rockstar quindi non è gradito. Significa mettere richieste irrealistiche nei nostri confronti. Per noi non è interessante e non ci sembra nemmeno il caso di discutere o perdere tempo in alcun modo con certe persone e band. Rieducarli: “Okay, scendete sulla terra,…” Semplicemente le band che da noi hanno avuto successo sono dei gran lavoratori. Non hanno problemi a salire su un furgone, farsi un bel po’ di strada, formarsi per pochi soldi. Le band che dopo appena 10 concerti avanzano richieste alte qui non hanno niente da fare. Ti servono chilometri per formarti come vera band, con il giusto carattere e il giusto rapporto con la musica. Tra i fattori che pesano nella scelta c’è anche il fatto che da quindici anni giriamo per i concerti e grazie all’esperienza accumulata possiamo capire in fretta in quali band c’è del potenziale. Quindi non è questione di spartito, ma di energia. Se la band si diverte sul palco, non si annoia, allora emana un carisma, un’energia che puoi sentire.
RockLine: Prima hai raccontato che gli Analena ti hanno chiamato quando cercavano un chitarrista proprio mentre eri in tour a Belgrado con una band svedese. Dimmi, ti eri già occupato di management in ambito musicale?
Miran: Vengo da Nova Gorica. Un tempo organizzavo molti concerti ad Ajdovščina e a Nova Gorica. Facevo il promoter di concerti. Abbiamo organizzato parecchio anche con queste band grosse. Lì ci siamo fatti contatti e conoscenze. Già allora mi occupavo di una piccola etichetta indipendente che sosteneva le band locali più piccole. Era più che altro un’iniziativa “trash”, “low budget”, io ai tempi ho perfino pubblicato su cassetta i dischi di questi svedesi Children Of Fall. In Slovenia hanno suonato un paio di volte. Gli è servito molto che andassi con loro in tour anche nei Balcani, per quei 14 giorni, perché padroneggiavo le lingue ed ero l’indirizzo giusto per comunicare con i locali, il che ha reso il lavoro della band molto più facile. Col tempo ti costruisci una rete. Di club locali in giro per l’Europa. Ovviamente devi essere uno che agisce con reciprocità e risponde a sua volta, che offre i propri servizi. È questione di fiducia, di libera circolazione delle informazioni. Certe band le organizzi tu, permettendo loro di fare un tour, e poi tu stesso proponi le tue band, che vengono sostenute dai promoter locali, stranieri e di casa. L’importante è che anche le band vadano ai concerti, a vedersi a vicenda. Che si sostengano tra loro. Perché hanno agganci e conoscenze locali e così è più facile che si raccomandino a vicenda.
RockLine: Sai cosa mi sembra affascinante di Moonlee Records? Non siete EMI, non siete Sony/BMG e gli altri magnati del business musicale, eppure vi muovete con un professionalismo incredibile. Quando, per esempio, ricevi da voi un CD promo da recensire, è accompagnato da una presentazione della band talmente concisa su un foglio A4 che puoi considerarla una recensione dell’album prima della recensione,…
Miran: Ah, ah, ah,…
RockLine: Davvero. Noi di RockLine riceviamo materiale promo da etichette più grosse, dalla Germania, dall’Austria,… e in niente possono vantare una presentazione della band così dettagliata come quella di Moonlee Records. Dove e quando hai sviluppato questa capacità di presentare così bene una band fin dall’inizio della promozione, ai promoter locali e ai media?
Miran: Prima avevamo già lavorato molto, ci eravamo fatti i chilometri. A un certo punto ci siamo resi conto di quanto sia importante. Non basta avere una band con una musica fantastica, conta anche come sai presentarla. Non devi esagerare, naturalmente, ma procedere in modo corretto, mettere in evidenza le cose più importanti e interessanti della band, e ovviamente non metti in risalto le cose che non sono positive. Hai detto che il tutto è già pronto come una recensione…. Certo, cerchi di servire al media qualcosa che, sotto sotto, speri che quel media o il suo giornalista scopra o scriva. Per esempio, circa la metà delle recensioni che ricevono le nostre band sono superficiali. In un caso del genere la cosa migliore è che il giornalista si aiuti con le informazioni che inviamo al media durante la promozione dell’album, piuttosto che sparare cavolate o non descrivere l’album abbastanza nel dettaglio. Quindi meglio che si faccia aiutare nell’articolo già dall’informazione contenuta nella presentazione PR del CD, se proprio non sa cosa scrivere. Certo, così il media in un certo senso scredita se stesso, ma a noi non importa, perché la nostra informazione ha raggiunto il bersaglio nella promozione. Il problema, ovviamente, è che se tutti facessero nei media solo articoli “copia e incolla” da queste informazioni PR, tu non riceveresti l’informazione su quali sono le cose che nell’album, nella band non vanno e potrebbero essere migliori in futuro. Le band vogliono comunque sentire dove devono ancora migliorare, quindi critiche così nelle recensioni degli album sono assolutamente benvenute.
RockLine: Un’ultima domanda. Più legata agli Analena. I piani per il futuro. Quanto durerà adesso questo ciclo di promozione dell’album “Inconstantinopolis”, poi i concerti, e poi vi richiuderete di nuovo in studio e inizierete a lavorare a un nuovo album?
Miran: Di sicuro ci aspetta ora un’intensa promozione del nuovo album ai concerti e la sua presentazione al pubblico. Quando cominceremo a creare nuovo materiale, in questo momento non so dirtelo. In questo gli Analena funzionano in modo piuttosto spontaneo. Cioè noi non ci diciamo mai che dobbiamo registrare un album. Ovviamente continueremo normalmente con le prove, e in sala prove nascono le idee per i nuovi pezzi. Sarà così anche stavolta. Non abbiamo fretta da nessuna parte e ci prenderemo il nostro tempo. È quella libertà di cui parlavamo all’inizio. A tenerci insieme come band è il piacere della musica. Niente di più. Quindi gli Analena non devono renderci schiavi, capisci? Se ci servirà un anno, scriveremo nuovi pezzi per un anno, se di più, di più… Non ci interessa. L’importante è che ci divertiamo. La cosa più importante è che saremo soddisfatti anche del nostro prossimo album, tanto quanto lo siamo del nostro nuovo disco “Inconstantinopolis”. Dal tempo non siamo vincolati.
foto: fonte pagina MySpace ufficiale degli Analena
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