Una serata con i Divje Jezero al bar SOHO (2018)
Autore: Peter Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / Soho / Slovenia
Data del concerto: 23.05.2018
Numero di spettatori: 40
Prezzo del biglietto: 4,00€
Al bar SOHO di Lubiana, dove la scena musicale si fa sempre più variegata, è passato il quintetto di Idrija Divje Jezero, che con il suo mix di jazz fusion e rock progressivo manda in visibilio i gourmet musicali sloveni da ormai dieci anni. Il che significa, ovviamente, che quest’anno festeggiano il decennale di attività, e per l’occasione hanno diviso il loro show in due parti. La maggior parte dei pezzi della prima metà, con un’acustica, per una volta, accordata proprio al punto giusto, poggiava sul loro secondo album, nonché il più recente, »Pobeg iz blodnjaka/Escape From the Maze« (2017).
Da quel disco i ragazzi dei Divje Jezero, in gran forma quella sera e capaci di regalare anche un pizzico di sano umorismo tra un’introduzione e l’altra, hanno piazzato subito in apertura due brani: la title track e »Milano«. Tra i picchi della serata al SOHO c’è sicuramente l’esecuzione di »Marakeška tržnica«, uno dei loro pezzi migliori, dove si sono sentiti anche alcuni influssi ritmici della musica mediorientale, mentre noi potevamo ammirare la bella dinamica strumentale che si è creata tra i membri della band.
I musicisti sono stati in splendida forma per tutta la serata, divisa in due parti da una breve pausa nel mezzo, e questo nonostante un pubblico non proprio numeroso (rispetto a tre anni fa la situazione è comunque migliorata in modo evidente). Aleš Golja ha convinto ancora una volta di essere un chitarrista straordinariamente eclettico, che ogni tanto si diverte anche con qualche trovata improvvisativa piena di spirito. I suoi passaggi di chitarra scorrevano fluidi tra sottigliezza e botta, due ingredienti che nella musica dei Divje Jezero si trovano nella dose giusta. David Križaj, intanto, ha vegliato per tutto il tempo con cura e grande successo sul suo piano elettrico Rhodes, occupandosi con grinta degli arrangiamenti sinfonici dei vari pezzi.
Tra gli elementi che danno il colpo al suono dei Divje Jezero ci sono anche l’alternarsi dei due sassofoni e l’uso occasionale del clarinetto da parte di Tomi Peljhan, che si occupa di alcune armonie chiave, e così è stato anche stasera. Še posebno ci ha entusiasmati, durante il concerto al SOHO, la magnifica intesa ritmica tra il bassista Alen Bogataj e il batterista Luka Čibej, tra l’altro autore della maggior parte della musica e degli arrangiamenti dei Divje Jezero, che anche stavolta giravano come un orologio. Nel corso dello show i due della sezione ritmica hanno infilato anche un breve numero solista a due, dove a divertirsi in particolare è stato Bogataj alle percussioni aggiuntive.
Tra i pezzi più vecchi, cioè dal debutto »Mestni vrvež« (2015), i Divje Jezero ci hanno entusiasmati al SOHO con versioni eccezionali di »Nomad« e »Šnita kruha«, dopodiché nel finale del concerto abbiamo sentito anche una versione accorciata di »Soul Sacrifice«, incisa nel lontano 1969 dai Santana. In quel momento anche il pubblico, un po’ assonnato, si è fatto un po’ più vivace. In generale i Divje Jezero si tengono per lo più ai pezzi originali, anche se in passato ci avevano già stupiti con una cover dal vivo di »Stratus«, del leggendario Billy Cobham.
Anche nei brani nuovi della musica dei Divje Jezero si sentono tantissime influenze del prog rock e del jazz fusion degli anni Settanta, anche di band slovene come September e Izvir, e non si possono ignorare nemmeno alcuni influssi di world music, per cui sono particolarmente interessanti per tutti gli amanti della musica sperimentale dei “bei tempi andati”. Ovviamente non hanno vergogna nemmeno di certe sonorità più moderne, che pure non passano inosservate. L’esibizione di questi maestri strumentali di Idrija si è chiusa in modo piuttosto energico, con gli assoli di congedo di tutti i membri della formazione e l’invito ai loro prossimi concerti, in programma quest’anno.
Al bar SOHO i Divje Jezero ci hanno conquistati soprattutto con la loro musicalità ben sviluppata, la dinamica, l’affiatamento e il fiuto per arrangiamenti complessi ma allo stesso tempo melodici, in mezzo ai quali hanno suonato con un’energia fuori dal comune alcuni dei loro pezzi chiave dei due album in studio usciti finora. Con il loro amore per il mix strumentale di prog rock e jazz marchiato anni Settanta rappresentano uno dei fenomeni più rari della scena musicale di casa nostra, perciò band di questo calibro vanno sostenute a ogni occasione, o comunque il più possibile.
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