Una serata di rock classico con Ian Hunter (2013)

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Autore: Urban Bolta
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Trieste / Dom pristaniških delavcev (Teatro Miela) / Italia
Data del concerto: 05.03.2013
Numero di spettatori: 250
Prezzo del biglietto: 35,00€

L’esibizione dell’eminente Ian Hunter a Trieste, nell’ambito della nuova stagione dei concerti triestini ormai tradizionalmente interessantissimi, era un evento che sarebbe stato un peccato perdersi! Ian Hunter è un ospite raro sui palchi, soprattutto in Europa centrale, perché è molto più facile beccarlo a casa sua, sul suolo britannico, e anche lì i suoi concerti sono più l’eccezione che la regola. Se aggiungiamo che il signore, a 73 anni, è ormai nel pieno dell’autunno della sua vita, la serata di martedì al Dom pristaniških delavcev era per tutti gli amanti del rock di vecchia scuola praticamente un obbligo.

Ma chi è, in fondo, Ian Hunter? All’inizio degli anni Settanta era il capo dei Mott The Hoople, che pur con una carriera brevissima ha lasciato in cinque anni di attività un segno profondo e ha influenzato intere generazioni di eredi musicali. Non è un segreto che anche il frontman dei Def Leppard Joe Elliott sia un loro grande fan, e pare che sia stata proprio la sua insistenza, nel 2009, a portare al tanto atteso ritorno dei Mott The Hoople – per cinque concerti consecutivi a Londra. L’onda dei riflettori mediatici attorno a quel ritorno una tantum è stata potente: Hunter ha rivisto salire i propri punti di popolarità e ha gonfiato le vele di una carriera solista ormai quasi spenta, che porta avanti dalla metà degli anni Settanta. L’anno scorso Ian Hunter ha pubblicato un nuovo album solista, »When I’m President«, e nell’ambito del tour promozionale si è fermato anche a Trieste.

Pochi minuti dopo le nove, proprio nel momento in cui siamo arrivati sulla »scena del crimine«, ha iniziato a scaldare il pubblico l’atto d’apertura della serata: il chitarrista blues triestino Mike Sponza, affiancato sul palco dal collega austriaco »Sir« Oliver Mally. Il duo ha portato la sala ben riempita in un viaggio di quasi un’ora nel blues più primitivo, con i due musicisti che si sono divisi i ruoli sul palco in parti uguali. Mally si è preso sulle spalle la comunicazione con il pubblico, mentre Sponza ha fatto la parte del leone negli assoli, dove non ha lesinato nel sfoggiare il ricco arsenale del suo sapere: con quel fingerpicking, la tecnica di suonare le corde con le dita, non si vergognerebbe nemmeno lo stesso Steve Howe. Sponza e Mally hanno costruito il repertorio con materiale proprio, e ognuno si è occupato della voce dei propri pezzi. Le loro voci profonde e ruvide dimostravano che entrambi hanno coltivato il proprio talento musicale ascoltando il blues nero del delta del Mississippi. Il piacevole viaggio dei due maestri aveva un’acustica ottima, così la coppia rodata, servendo un blues chitarristico dal fascino inconfondibile, ha tenuto senza fatica il pubblico esigente sotto scacco per tutta la durata.

Dopo una breve pausa sul palco è salito il trio, e ha rotto il silenzio, ruvido ma rispettoso, del pubblico triestino, educatissimo, con il brano d’apertura Just The Way You Look Tonight, tratto dall’album attuale »When I’m President«. Al centro del palco sedeva Hunter, con i riconoscibilissimi capelli arruffati e gli occhiali scuri, accompagnato da altri due musicisti dal pedigree eminente: il chitarrista Andy York (John Mellencamp) e il contrabbassista David Roe (Johnny Cash).

A Trieste Ian Hunter ha inaugurato un nuovo tour europeo, stavolta di natura completamente acustica. Questo significava che il suono pieno e corposo, così riconoscibile, dell’epoca dei Mott The Hoople ha lasciato il posto a rielaborazioni acustiche più spoglie, ma non per questo meno interessanti, dei vecchi successi, mentre i brani dell’album attuale (When I’m President, Crazy Horse, Life), già arrangiati di conseguenza, Hunter li ha distribuiti con regolarità lungo tutta la serata.

In tal senso il suono possente e rimbombante del contrabbasso di David Roe, maestro del suo mestiere, è stato un’ottima soluzione per arricchire il quadro sonoro complessivo, in cui personalmente ho sentito la mancanza di un maggior contributo delle tastiere o di qualche altro strumento dal suono organico, a parte l’armonica a bocca, con cui il protagonista della serata ha manovrato con abilità per tutto il tempo. Ian Hunter, d’altronde, si è fatto un nome da strumentista proprio come pianista e tastierista, perciò il solo brano Dead Man Walking, per cui Hunter ha messo da parte la chitarra e si è seduto alle tastiere, era decisamente troppo poco. In stretta intesa con il suo braccio destro Andy York, Ian Hunter ha trasformato alcuni brani fino a renderli quasi irriconoscibili, dando loro una faccia completamente nuova, e uno di questi è stato il primo successo solista Once Beaten Twice Shy.

Pare che quella sera Hunter avesse qualche piccolo problema di salute, e infatti sul palco non era di umore al top: lo si è visto soprattutto a metà concerto, durante la risoluzione dei problemi tecnici del suo chitarrista Andy York, quando avrebbe potuto sfruttare il silenzio per rivolgersi al pubblico, e invece, nonostante tutto il suo carisma, si è limitato a fissare pallidamente il vuoto davanti a sé. A parte qualche piccola nota, al patriarca del rock britannico non c’è nulla da rimproverare. Vocalmente se l’è cavata molto dignitosamente, soprattutto con il suo approccio da mezzo cantautore, che consiste nel raccontare il testo e che in Hunter da sempre, a tratti, soppianta il canto vero e proprio. Uno dei momenti più interessanti è arrivato con un cambio di stile e una breve incursione nelle acque del country, con il brano Cry, Cry, Cry di Johnny Cash, per il quale il corpulento David Roe aveva un tempo strimpellato il contrabbasso. La serata intima si è sciolta verso la fine con la cover dei The Velvet Underground Sweet Jane, e al ritorno sul palco il trio ha suonato il brano più atteso della serata, All The Young Dudes, scritto nel 1972 da David Bowie in persona, nella speranza di un maggior successo commerciale per i Mott The Hoople.

L’incontro con il patriarca del rock britannico Ian Hunter ha saziato l’appetito del pubblico triestino, anche se per la ciliegina sulla torta sarebbero servite un’esecuzione più vivace e un’interazione più intensa con la platea. Detto questo, la gita a Trieste valeva ogni chilometro percorso, perché un unicum musicale come Ian Hunter non si ferma »dietro l’angolo« proprio tutti i giorni. Chissà se ricapiterà ancora.

Scaletta

1. Just The Way You Look Tonight
2. All Of The Good Ones
3. Man Overboard
4. Shrunken Heads
5. Once Beaten Twice Shy
6. Wild Bunch
7. When I’m President
8. Dead Man Walking
9. Words (Big Mouth)
10. Now Is The Time
11. Cry Cry Cry
12. Crazy Horse
13. Michael Picasso
14. Irene Wilde
15. Sweet Jane
—bis—
16. Life
17. All The Young Dudes

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