V neznano

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Pelhan
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2013
Durata: 54:11
Voto: 4/5

I Pelhan arrivano sulla scena con il disco d’esordio in studio »V neznano« come se fossero stati ordinati su misura. Sulla scena slovena, in ambito hard rock, al momento non succede granché di degno di nota. Regna infatti la calma prima della tempesta. E a annunciarla per primi sono proprio i Pelhan. I Requiem tornano a “cercarsi”, Chateau e Šank Rock sono ormai passato, i Mary Rose promettono un nuovo disco da un’eternità, ma niente… Eppure ci sono nuove incarnazioni che promettono molto. Oltre ai Pelhan, per esempio, gli attesissimi esordi di Broken Arrow e San Di Ego.

Sulle ceneri della storia recente dell’hard rock sloveno sono dunque spuntati i Pelhan con il loro primo disco »V neznano«. Anche se sia l’album sia la band sono piombati sulla scena come un fulmine a ciel sereno, gli ingredienti per la loro nascita bollivano in pentola da un sacco di tempo. Tredici anni. Ma la ruota del destino non fa sconti e adora prenderci in giro. Meglio ora che mai. Meglio quando hai esperienza e sai esattamente qual è il tuo obiettivo, che quando ti butti in studio con l’ingenuità del pivello, armato di giocattoli pericolosi. Aleš Pelhan è insomma riuscito a realizzare le sue idee – alcune davvero vecchie. Si è portato dietro i migliori musicisti dell’hard rock e dell’heavy metal sloveni. Miha Nedoh, rimasto “libero” dopo lo scioglimento dei Requiem nella formazione con Sergej Škofljanec, è saltato dietro i tamburi. Per il vecchio, caro amico di Pelhan dai tempi di RoXoN e Fajht non poteva esserci compagno più affidabile. C’è poi il rodatissimo bassista Matjaž Švagelj, passato per Prizma e Kalamari, che è stato un punto di riferimento per Danilo Kocjančič, purtroppo scomparso, e uno dei migliori tastieristi hard rock/heavy metal della nuova generazione in Slovenia, Peter Smrdel (ShadowIcon, Divine Illusion). Di recente la band è stata completata dall’eccellente polistrumentista Gregor Volk (Obroč, Volk Folk, Forgotten Eden), incaricato soprattutto dei riff di chitarra. Su »V neznano« Volk compare solo come ospite (violino), mentre Aleš Pelhan ha suonato da solo tutte le chitarre (assoli compresi).

La maggior parte dei brani dell’album segue, in dose piena e sanguigna, il contagio melodico della vecchia scuola dell’hard rock sloveno. »V neznano« ne è dunque un tipico rappresentante. I Pelhan coltivano però un suono vivo, spogliato di orpelli, in cui il carattere crudo dei riff è più diretto. Questa roccia di riff è appesantita dalla compattezza del suono »Hammond« delle tastiere. Nella musica dei Pelhan si coglie così un bel bagaglio di spunti dell’hard rock classico anni Settanta (Deep Purple). Gli assoli di chitarra hanno un’ottima distribuzione delle note e, dentro i brani, “sbucano” fuori nella dose giusta. Tengono insieme i pezzi e approfondiscono le svolte dinamiche delle atmosfere.

La voce di Aleš Pelhan è il punto focale. Il suo approccio interpretativo è ultra-melodico e, nei passaggi cantabili tra strofa e ritornello, raggiunge il massimo dello sfruttamento. La voce ha un vantaggio essenziale: ha un timbro riconoscibile, carisma, determinazione e un comando sicuro di sé. Può suonare decisamente cupa, come nel requiem per l’amico Gregor (il brano Gregor) – chi conosce gli speed metaller Dawn Patrol capirà subito da dove Aleš ha portato questo elemento, ogni tanto, anche nei Pelhan. Fanno poi particolarmente bene la sua sensualità (Prekleti raj), la passione e, come già detto, un grande senso innato per lo sfruttamento melodico della prova vocale.

Il brano Mrtvo mesto, nato ai tempi dei Fajht, nella strofa è un curioso incrocio tra i Requiem, con in mezzo (nella strofa) un filo di vibrazione alla Survivor »Eye Of A Tiger«. Anche se la produzione di »V neznano« mantiene la compattezza e la vitalità della tradizione retro hard rock, ogni tanto il disco si tinge anche di AOR. Insieme a Mrtvo mesto, in questo pacchetto rientra senza dubbio anche Moč domišljije. Appena il suono dell’Hammond “si fa da parte” per lasciare spazio a piano e sintetizzatore, nel suono emerge in modo più netto, come un livellatore, una linea di basso tintinnante e melodica, mentre la voce di Aleš Pelhan funziona in modo magistrale nello sfruttare al meglio la melodicità. Qui rientra anche Nov človek, dove il riff di chitarra è spinto in prima linea, ma la band, con un’invasività ultra-melodica, si avvicina addirittura alla scuola scandinava del rock melodico di gente come Treat, Renegade o 220 Volt.  Con qualche correzione in produzione, nella direzione di più dettaglio e di una maggiore separazione del suono, la portata AOR di questi brani sarebbe ancora più grande.

Il punto di forza dei Pelhan rispetto alla maggior parte dei dischi usciti negli ultimi anni dalle band hard rock slovene è anche l’ottimo uso delle armonie vocali a più voci con cui, qua e là, arricchiscono i ritornelli. Una delle trovate migliori in questo senso si nasconde nell’accompagnamento quasi da arena del ritornello di Nov človek. Si tratta di un vecchio brano dei Roxon che, maturando negli anni, ha raggiunto un punto straordinario di finalizzazione creativa. È quel marchio di fabbrica elementare, riconoscibile e richiesto, quando di un album si può dire che offre un’esperienza hard rock del tutto competente. Una roba che era più di casa sulla scena slovena negli anni Ottanta torna in piedi solo adesso, in tempi nuovi. E uno degli attori importanti in questo senso è sicuramente anche l’album »V neznano«. Proprio alla luce di questa consapevolezza, il brano V neznano è stato scelto come primo singolo di presentazione dell’album. È un pezzo con un’atmosfera che cresce in modo efficace e si capitalizza appieno nel ritornello, con uno degli arrangiamenti più riusciti del disco, quando si parla di brani che devono far scattare l’ascoltatore »al primo colpo«.

I membri dei Pelhan sono musicisti esperti, che sanno esattamente come costruire l’arrangiamento di un brano per offrire un livello di qualità che non si può criticare. »V neznano« si muove sì su una strada musicale riconoscibile, ma offre anche una passione scolpita in modo essenziale per la varietà dei motivi conduttori tra un brano e l’altro, frutto della maturazione artistica dei musicisti che di questi arrangiamenti sono gli artefici.

I Pelhan non suonano mai ingenui, anche se ogni tanto nei riff si insinua un po’ di genericità. Quella sensazione è mascherata magistralmente. In primo luogo a distogliere l’ascoltatore da questa impressione ci pensano la voce decisa, autorevole e carismatica di Aleš Pelhan, che non cala mai di passione, e anche la scelta eccellente, frizzante e fantasiosa delle soluzioni con cui Peter Smrdel riempie il paesaggio sonoro delle tastiere.

Il disco d’esordio dei Pelhan è, per gli standard sloveni, una creazione eccellente. Suona vivo, pulsa dinamico, si sente un’intesa chimica straordinaria tra i componenti. È un manifesto dell’hard rock sloveno inciso nella maniera migliore e, come tale, un traguardo definitivo. Se siete fan di Requiem, Šank Rock, Mary Rose,… dovete assolutamente accaparrarvelo. Non può deludere. L’album offre un mucchio di »spunti di sviluppo« e sarà interessante vedere dove si evolveranno i Pelhan in futuro. In Blizu je zadnji izdih offrono anche un drammatico cambio d’umore, tessuto da una lunga parte strumentale, il che suggerisce che la band è preparata anche nel comporre brani più impegnativi. La prima pietra è dunque posta con grande merito!

Formazione

Aleš Pelhan – voce, chitarra
Matjaž Švagelj – basso, cori
Peter Smrdel – tastiere, cori
Miha Nedoh – batteria

MUSICISTI OSPITI:
Gregor Volk – violino
Tony Cater – sassofono
Peter Prijatelj – armonica, cori
Ana Prijatelj – cori
Jože Jež “Pepi” – cori
Marko Petrič – cori
Boštjan Špende – cori
Sebastjan Fabčič – cori
Jure Počkaj – cori

Produzione

Matjaž Švagelj & Aleš Pelhan

Tracklist

01. Če jutri umrem
02. Nov človek
03. Gregor
04. Mrtvo mesto
05. Pesem zate
06. V neznano
07. Prekleti raj
08. V zavest
09. Moč domišljije
10. Okrog najine osi
11. Pravi obraz
12. Blizu je zadnji izdih

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