Una serata magica con il mago Giuseppe
Autore: Jernej Vene
Luogo: Villa Manin / Codroipo (Udine) / Italia
Data del concerto: 09.06.2008
Numero di spettatori: 2000
Prezzo del biglietto: 30,00€
Ogni volta che l’occasione è matura (leggi: suona dalle nostre parti), è un peccato perdersi un concerto del chitarrista Joe Satriani. Stavolta, nell’ambito del tour per l’uscita del nuovo disco Professor Sathcafunkilus And The Musterion Of Rock, ha suonato vicino a Udine. Il cielo friulano era sereno, senza una nuvola degna di nota, e questo ha messo di buon umore chi andava al concerto. Che erano però, a detta del fotografo e autista Aleš, molti meno rispetto a qualche giorno prima al concerto di Mark Knopfler. Naturalmente non andrò a cercare differenze e paralleli, visto che è chiaro in che acque musicali navighino i due signori. Qualcuno, proprio davanti all’ingresso dell’enorme prato verde, si stava godendo robuste delizie friulane, solide e liquide, in un’osteria locale. Con nostra gioia abbiamo incontrato anche qualche sloveno, comprensibilmente soprattutto del Litorale.
Vila Manin sorge nel bellissimo paesino friulano di Passariano ed è stata la dimora dell’ultimo doge veneziano, Ludovico Manin. Lo splendido edificio e la tenuta formano una cornice eccezionale per i concerti estivi. Oggi la villa ospita un museo d’arte contemporanea, e uno dei suoi rami l’abbiamo sentito anche nell’offerta del funambolo americano della chitarra con radici italiane.
Joe Satriani se ne infischia di tutti i comandamenti “moderni” della musica. Scrive e suona musica che per l’orecchio comune è impegnativa, piena di combinazioni di note incredibili e, a tratti, di situazioni ritmiche decisamente contorte. Già a metà degli anni Ottanta si era garantito un posto speciale nel mondo della chitarra, perché aveva ridefinito la chitarra come l’identità stessa della musica strumentale. Prima c’erano Clapton, Hendrix, Beck, Page, Van Halen e Lukather, poi Vai, Malmsteen, Gilbert, MacAlpine e una marea di altri. Questi ultimi devono molto proprio a Satriani, che ha spianato loro la strada. In questo tour Joe Satriani si è portato dietro i collaboratori di lunga data, il batterista Jeff Campitelli e il chitarrista ritmico Galen Henson, mentre al basso c’era il suo scudiero degli inizi, nonché vecchia conoscenza di marzo a Lubiana, Stuart Hamm. Il quartetto si è trovato benissimo sul grande palco. Anche l’attesa del buio non ha stancato il pubblico. Si è partiti venti minuti alle dieci. La squadra di Satriani ha attaccato decisa e compatta con I Just Wanna rock dal nuovo disco. È un pezzo semi-cantato in cui Satriani usa abbondantemente l’emulatore del parlato, mentre il pubblico legge il ritornello sul grande led screen e prova a unirsi al brano. Dico apposta “prova”, perché alla maggior parte non è riuscito granché bene. Il pezzo deve parecchio, a livello di riff, a certi Ac/Dc, ma Satriani ne ha usato il profumo in modo molto raffinato, ha condito il tutto con un talk box e ci ha convinti subito. Poi è arrivata la nuova e tiratissima Overdriver, seguita dalla prima sorpresa della serata sotto forma di Satch Boogie. Il suo leggendario tema era ben oliato, e a sorprendere è stato metterlo subito in apertura, visto che Joe l’ha quasi sempre tenuto per il culmine o la fine dei concerti. Dopo si è presentato con le parole: “Io sono Giuseppe Satriani”. L’applauso fragoroso non si era ancora spento quando i signori hanno sparato il classico Ice 9 (Surfing with the alien – 1987). Pieno di staccati e di spostamenti vertiginosi sul manico, è tornato a farsi esempio del classico approccio di Satriani al fenomeno dell’espressività della chitarra rock. È seguita la mistica Musterion, un capolavoro fatto di legati cromatici e di una leggera atmosfera orientaleggiante. L’ultimo disco di Satriani (Professor Sathcafunkilus And The Musterion Of Rock) e quello precedente (Super Colossal) hanno portato nei suoi pezzi ritornelli simpatici, che si potrebbero cantare senza fatica, ma è meglio che restino così come sono. Joe sa che la sua arma più forte è la chitarra, che padroneggia alla perfezione. È difficile dire cos’altro potrebbe inventarsi, perché sembra aver scoperto ogni trucco possibile e saper tirare fuori dallo strumento qualsiasi nota gli passi per la testa. Dietro a Satriani ci sono tanto lavoro e tanta fatica: è uno che si prepara ai tour a casa, ancora prima di provare con la band. La sera suona l’intero programma esattamente come lo farà al concerto. E non una volta sola. Magari qualcuno pensa che il suo modo di suonare, per questo, sia robotico, ma a me sorprende ogni volta di nuovo la dedizione e l’estasi in cui cade durante l’esibizione. Tra un pezzo e l’altro non ha lesinato complimenti alla band e al pubblico. Il chitarrista ritmico Galen Henson ha offerto un solido sostegno a tutta la parte melodica del concerto, il basso di Stu Hamm è ovviamente unico, e Campitelli è incredibilmente preciso: in mezzo a una valanga di colpi probabilmente non ne ha sbagliato nemmeno uno, né in più né in meno. La magica Flying In A Blue Dream ha scaldato i conoscitori più âgé, mentre Satriani ha spostato il fuoco del concerto sul disco attuale. Ogni tour lo arricchisce ovviamente di pezzi nuovi, ma quest’anno ce n’erano più che mai. Su questo le opinioni sono sempre divise, ma io sono per un sano equilibrio tra pezzi collaudati e nuovi. Forse Joe ha davvero suonato un pezzo nuovo di troppo, ma almeno ha mostrato una fonte di ispirazione inesauribile. In questo pacchetto c’erano le splendidamente eseguite Ghosts, Out Of The Sunrise e Revelation. Poi il tema cinematografico One Big Rush, con un assolo ispiratissimo. Un’altra sorpresa è stata la rispolverata del brano che dà il titolo all’album Time Machine (1993), che da tempo non suonava dal vivo. Stavolta ha assunto dimensioni epiche, perché Campitelli e Hamm hanno avuto in mezzo brevi parti sosoliste. Quest’ultimo ha poi entusiasmato i presenti con un pezzo solista in cui ha mostrato una padronanza magistrale e una conoscenza enorme del basso. In un collage ha messo in fila alcuni temi dei suoi dischi solisti, ovviamente senza rinunciare all’immancabile country, e ha approfittato anche dei campionati di calcio in corso, ricordandoli con il tema Ole, Ole, Ole We Are The Champions (The Fans – 1986). Il culmine della parte regolare del concerto sono state senza dubbio le sentite ballad Cryin’ e Always With Me, Always With You, dove Satriani ha mostrato quanto sia delicata e dinamicamente sensibile la funzione della chitarra nei brani più calmi. L’infuocata e spaziale Surfing With The Alien ci ha portati a una breve pausa. La band ha dato il meglio con un’esecuzione splendida per tutto il concerto, e Satriani riarrangia ogni volta alcuni brani nei finali, così da tenere sempre l’ascoltatore sulle spine. Nel bis a coinvolgere il pubblico ci ha pensato Crowd Chant (Super Colossal, 2006), in cui abbiamo inseguito i suoi assoli e li abbiamo imitati come meglio potevamo. Satriani è diventato presto troppo veloce e Summer song è stata la conclusione logica di un concerto di oltre due ore. Un bel dieci pieno per esecuzione, suono, impianto luci e pannello con le animazioni che scorrevano per tutta l’esibizione. Finalmente, almeno dalle nostre parti, ha avuto a disposizione un palco all’altezza della sua statura. Dobbiamo ringraziare qualcuno o qualcosa se esistono benefattori come Joe Satriani, che si prodigano senza riserve per le nostre fughe dal grigio quotidiano. Quando e dove la magia sarà di nuovo a portata dei vostri desideri, lo trovate scritto in rete.
P.s: Giuseppe portava le stesse scarpe da ginnastica che ha sulla copertina dell’ultimo disco.
Scaletta
I Just Wanna Rock
Overdriver
Satch Boogie
Ice 9
Musterion
Flying In A Blue Dream
Ghosts
Out Of The Sunrise
Revelation
One Big Rush
Diddle -Y A -Doo – Dat
Time Machine
Assolo di basso – Stuart Hamm
Andalusia
Cryin’
Always with Me, Always With You
Surfing With The Alien
bis
Crowd Chant
Summer Song
Galleria fotografica
















