Underworld

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Tuatara
Etichetta: Sunyata Records
Uscita: 2014
Durata: 67:48
Voto: 4.5/5

I Tuatara sono una formazione strumentale contemporanea di Seattle, composta da membri di R.E.M., Critters Buggin, Screaming Trees, The Chills e The Minus 5. Il loro nome insolito, scelto su proposta del bassista neozelandese Justin Harwood, viene da un rettile neozelandese non meno insolito, considerato un fossile vivente. »Underworld« è già il loro ottavo album in studio, su cui hanno fuso ancora una volta, in modo interessante, elementi di jazz rock fusion, world music, funk, rock alternativo e post-rock: insomma, hanno rafforzato ulteriormente la loro missione musicale sperimentale, già messa in mostra nei lavori precedenti.

I loro primi album erano ispirati soprattutto dalla world music, ma negli ultimi anni hanno iniziato a flirtare sempre di più con il jazz rock fusion, arricchendo così il loro suono già tradizionalmente ‘arcobaleno’. »Underworld«, a cui partecipa anche il chitarrista dei Pearl Jam Mike McCready, è stracolmo di ottima musica strumentale, varia al suo interno, che spazia da percussioni dinamicissime, influenzate dalla world music occidentale e orientale, a infuocati arrangiamenti di fiati e archi, fino a sezioni ambient più lunghe che hanno parecchi tratti del cosiddetto post-rock. I Tuatara sono una band molto divertente e ritmicamente incredibilmente movimentata: spesso sorprendono con arrangiamenti imprevedibili e brillanti cambi di tempo, che faranno impazzire tutti gli amanti della musica strumentale sperimentale.

Sull’album ci sono ben venti composizioni e ognuna è una piccola avventura ambient a sé, un’esperienza sonora irripetibile. »Calling the Spirits« è un’apertura venata di percussioni, ritmicamente varissima, con elementi di musica tribale, che richiama l’accompagnamento sonoro delle danze dei nativi nordamericani. »Ghost of the City« è una fusione senza compromessi di jazz fusion e funk con brillanti passaggi di sax, che giocano un ruolo chiave nel creare un’atmosfera enigmatica. Su »Dueling Shamans« prendono il comando gli elementi ritmici della world music, mentre le sfrenate variazioni di sax regalano di nuovo un’importante pennellata ambient. Gli arrangiamenti di tastiere nel mezzo portano la dose giusta di raffinatezza, così che il tutto non risulti troppo complicato.

»Streetwalkin’«, per struttura dei meandri ritmici e degli arrangiamenti di sax, è più vicina a un jazz fusion energico con radici negli anni Settanta del secolo scorso. »The Spider Pimp« contiene un gioco di percussioni a base di vibrafono davvero brillante, che ricorda un po’ i tempi d’oro della cult band jazz fusion Pierre Moerlen’s Gong, mentre le variazioni scanzonate di sax e basso sono tipiche solo dei Tuatara e della loro irriverenza. »She Dreams of Snow«, dove va di nuovo lodato l’impressionante lavoro delle percussioni, si distingue per un ambiente misterioso e un po’ malinconico, soprattutto grazie a cortine orchestrali condite di archi. L’effetto collaterale è una vera atmosfera da natura morta invernale.

»Gremlin Chain Song« è un altro eccellente esempio di fusione tra jazz fusion e world music, con in primo piano il rapporto brillante tra sax e chitarra elettrica. »The Hard Swing«, come suggerisce già il titolo, contiene elementi di swing finché non si trasforma in uno scontro caotico tra il sax e gli altri strumenti, ma i Tuatara riescono, in modo quasi miracoloso, a mantenere una struttura ritmica melodica. »Even Demons Fall In Love« ha, in linea con il titolo, un sapore ambient romantico, dove tromba e variazioni di chitarra si intrecciano ancora una volta in modo estremamente sottile. »Enchantment« è segnata da maestose cortine orchestrali, grazie a meravigliosi arrangiamenti di archi.

»Descension« è un’avventura post-rock con motivi ambient ripetitivi e un minimalismo chitarristico totale, mentre gli effetti sonori nel mezzo e le percussioni movimentate sono la principale fonte di arguzia. »At The Crossroads« contiene i suoni dissonanti del dulcimer degli Appalachi, che è la fonte principale della struttura cacofonica di questo breve pezzo. »Bass Beat Blues«, con i suoi cinque minuti, è la composizione più lunga e forse persino la migliore di »Underworld«, perché la band riesce a mettere insieme alcuni dei suoi ingredienti sonori migliori. Cortine sonore dissonanti, malinconia diffusa e minimalismo chitarristico ricordano vagamente i primi Porcupine Tree, mentre certe sfumature ambient e ritmiche sono più vicine alle band post-rock contemporanee, e non mancano nemmeno sfumature di jazz fusion e world music.

»The Skeleton Getdown« è di nuovo una creazione un po’ più energica, con passaggi di tromba irritati e fragili capricci di chitarra, mentre stavolta a entusiasmare di più è quasi l’impressionante lavoro della batteria. »Snakecharmer« è un brano geniale nella struttura ritmica, con improvvisazioni di sax divertentissime che ravvivano sempre a dovere la natura movimentata di »Underworld«. Su »The Creeper«, un altro momento magico dell’album, in primo piano c’è una dinamica sezione percussiva, mentre a dare la principale scossa ambient pensano soprattutto linee di basso rabbiose e un sax scatenato.

»El Brujo«, che in spagnolo significa stregone, contiene, come sempre, un sax vivace e variazioni chitarristiche minimaliste, mentre l’impressionante sezione percussiva mantiene con successo gli elementi di world music. »Lost in Shinjuku«, che forse piacerebbe anche al flautista/percussionista Jon Field dei cult Jade Warrior, si distingue per un’atmosfera malinconica, mentre le percussioni hanno un ruolo chiave nel mantenere le influenze della musica dell’Asia orientale (in questo caso giapponese). »Bonfires on the Avenue« è una creazione dall’umore cupo, con linee di basso sorde e passaggi di batteria pieni di temperamento, mentre per un pizzico di sottigliezza ci pensano le sempre dinamiche percussioni. L’album si chiude con »The Realm of Shades«, stracolma di numerosi suoni minimalisti, mentre il sax stavolta suona quasi depresso

Con »Underworld« i Tuatara hanno creato un’avventura strumentale stilisticamente variegatissima, con arrangiamenti lucidi e svolte ritmiche imprevedibili quanto basta per incuriosire anche gli avventurieri musicali più esigenti. Allo stesso tempo si sono dimostrati ancora una volta maestri nel creare sfumature ambient diverse tra loro ma sempre intense. Si tratta decisamente di un gruppo estremamente interessante, che gli amanti della musica strumentale sperimentale dovrebbero ascoltare più spesso: la musica così è meglio goderla in modo irrazionale, cioè con l’anima e non con la testa, perché i Tuatara a ogni nuovo album sorprendono con qualcosa di rinfrescante e allo stesso tempo mantengono in modo convincente la loro natura imprevedibile.

Formazione

Barrett Martin – batteria, contrabbasso, chitarra, vibrafono, marimba, tastiere, percussioni
Justin Harwood – basso elettrico
Skerik – sax, sintetizzatore
Peter Buck (REM) – chitarra elettrica

MUSICISTI OSPITI:
Mike McCready (Pearl Jam) – chitarra elettrica
Cedric LeMoyne – basso
DJ Megman – sequenze elettroniche

Produzione

Barrett Martin

Tracklist

1. Calling the Spirits (2:16)
2. Ghosts of the City (4:03)
3. Dueling Shamans (3:24)
4. Streetwalkin’ (3:54)
5. The Spider Pimp (3:27)
6. She Dreams of Snow (3:29)
7. Gremlin Chain Gang (3:02)
8. The Hard Swing (3:04)
9. Even Demons Fall in Love (3:06)
10. Enchantment (2:52)
11. Descension (4:52)
12. At The Crossroads (3:07)
13. Bass Beat Blues (5:30)
14. The Skeleton Getdown (2:57)
15. Snakecharmer (2:56)
16. The Creeper (3:03)
17. El Brujo (2:27)
18. Lost in Shinjuku (3:51)
19. Bonfires on the Avenue (2:47)
20. The Realm of Shades (3:41)

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