Uninvited Guests

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Jameson Raid
Etichetta: Rising Records
Uscita: 2015
Durata: 56:28
Voto: 4.5/5

Il 1° luglio 2015 è uscito in perfetto silenzio il debutto di una band che critici e addetti ai lavori inseriscono nel movimento della New Wave of Britsh Metal, ma la cui carriera affonda le radici molto più indietro, fino al 1975, quando suonavano blues hard rock di vecchia scuola. Parliamo degli inglesi Jameson Raid e del loro (finalmente) primo vero album in studio. Già nel 1979 la band aveva pubblicato il primo EP, »Seven Days of Splendour«, seguito l’anno dopo a ruota dal secondo EP »End of A Part One« e poi dal demo »Electric Sun«, uscito nel 1982. Lì la storia si è fermata per parecchi anni. Nel 2010 i ragazzi si sono risvegliati da un lungo letargo, pubblicando un CD-compilation di vecchio materiale riregistrato da capo, intitolato »Just As the Dust Has Settled«, a cui nel 2011 ha fatto seguito il live »Live at the O2 Academy«. Nel 2012 la band ha messo fuori un’altra compilation di vecchio materiale, »The Beginning of Part II«. Poi è arrivata la fase di scrittura di pezzi nuovi, annunciata con grinta prima dal singolo Truth and Heresy (2014) e poi dall’ottimo EP »9 Reasons«, con una title track fuori dal comune.

»Uninvited Guests« è un album davanti al quale più di un collega NWoBHM della band si inchinerebbe fino a terra. I Jameson Raid, del tutto trascurati dalla scena, hanno messo insieme un disco in cui non c’è nemmeno un passo falso a livello di tempi e atmosfera. È un susseguirsi di frasi di chitarra ispiratissime e scolpite in modo ortodosso, dalla vecchia scuola ossificata del metal britannico, con quella voluta »succosità« sporca nella produzione che ha caratterizzato gli anni di nascita del movimento NWoBHM. Lo stile della band, insomma, non è una sconosciuta. Se volete qualche parallelo al volo, l’approccio e i riff di »Uninvited Guests« tirano dalle parti dei Saxon e dei Judas Priest classici del periodo 1982-1984, ma con una posa spiccatamente marcata che genera originalità. Tutto quello che fa la band vi suonerà familiarissimo e allo stesso tempo fresco, come un panino croccante. È logico. I Jameson Raid non possono certo rubare frasi agli altri, visto che hanno fatto loro stessi parte dei pionieri del movimento NWoBHM. Quindi l’ispirazione e il vissuto nei riff, il modo stesso di costruire le composizioni in forma di rompiossa velenosi, pervasi da atmosfere rapaci di panorami cupi, cioè un senso di rovina, di occulto e di ossificata attrazione metallica e tenebrosa, e come ciliegina sulla torta la voce principale, da cattivo, di uno dei due membri originali del quartetto nella formazione attuale, il cantante Terry Dark! Per l’ispirazione dimostrata in »Uninvited Guests« oggi invidierebbero all’istante, che so, i Saxon, di gran lunga più fortunati in carriera, con la loro pletora di dischi post-millennio per lo più ripetitivi.

L’atmosfera cupamente seducente e vistosamente carica di cattiveria, unita alla classica potenza d’urto e a una nota di musicalità in primo piano, con un mucchio di cambi d’umore e di tema e assoli curatissimi nei passaggi »mid-eight«, è il più grande punto di forza dell’autenticità di questo disco. Anche il lavoro di una linea di basso attivissima dall’inizio alla fine, che sventola i riff di chitarra con l’aggiunta di note nei passaggi, e che ricorda gli approcci di Nibbs Carter (Saxon), aggiunge una spezia speciale e un fascino in più all’album. Indipendentemente dal formato del pezzo. Che si tratti di un brano veloce, di una storia dal taglio da ballad o di un »pulsatore« a medio tempo, con un’atmosfera che sale gradualmente (e sono la maggioranza), come nell’apertura dell’album con la fantastica Mr. Sunset. Voi, veri amanti della vecchia scuola, ne sarete conquistati all’istante e il vostro entusiasmo non calerà fino all’ultimo secondo del minutaggio.  Terry Dark ha una timbrica da cattivo davvero niente male. La sua voce, un po’ nasale, pulita e sempre melodica, nell’espressività può richiamare cantanti come Biff Byford (Saxon), Bon Scott (AC/DC) e perfino Rolf Kasparek (Running Wild). I vostri preferiti sceglieteli assolutamente da soli. Basti dire che i pezzi sono curati nei dettagli e tra l’uno e l’altro non ci sono cali di qualità! L’album si chiude come inizia. Rovinoso e bombastico. Con le fantastiche 9 Reasons (con soluzioni d’arrangiamento che, grazie al modo di pizzicare le corde, ti riportano ai Running Wild d’oro) e la conclusiva Truth And Heresy! Potente e immerso nella luce del metal vecchia scuola più purosangue, quello che può offrirti solo una band metal vecchia scuola di Birmingham!

Insomma, i Jameson Raid hanno finalmente sfornato il loro primo vero album in studio, con un materiale che si ricollega in modo super credibile al cammino percorso in passato, cioè al loro classico repertorio scritto negli anni Ottanta. Speriamo che la band riesca a ottenere la possibilità di fare più concerti possibile e che mantenga l’ispirazione creativa dell’ottimo »Uninvited Guests«. Un lavoro davvero rapace, che in passione e carica non molla un attimo per tutto il minutaggio. Un album cucito addosso a tutti i retro-nostalgici e a chi scommette sulla classica scuola britannica dei pionieri dell’heavy metal! 

Formazione

Terry Dark – voce
Dave Rothan – chitarra
Pete Green – basso
Lars Wickett – batteria

Produzione

Dave Rothan & Jameson Raid

Tracklist

1. Mr.Sunset (5:27)
2. Uninvited Guests (5:56)
3. Metal People (4:35)
4. Breaking Point (4:52)
5. Red Moon (5:31)
6. Roll On Tomorrow (4:42)
7. SS Idol Tearz (5:47)
8. Maze Of Rats (3:55)
9. Haunted (5:18)
10. 9 Reasons (5:55)
11. Truth & Heresy (4:40)

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