Until All the Ghosts Are Gone
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Anekdoten
Etichetta: Import
Uscita: 2015
Durata: 46:20
Voto: 4.5/5
I rivitalizzatori del prog svedese Anekdoten fanno parte della terza ondata del rock progressivo, partita all’inizio degli anni Novanta tra Scandinavia e Stati Uniti. Si erano fatti notare già con i primi lavori, »Vemod« (1993), »Nucleus« (1995) e »From Within« (1999), che li hanno piazzati fianco a fianco ai connazionali Anglagard tra i nomi più importanti della terza ondata prog e gli hanno regalato uno status di culto tra i palati fini del genere.
Con l’arrivo del nuovo secolo il loro ritmo creativo ha rallentato un po’: tra il 2000 e il 2010 hanno pubblicato appena due album in studio, e per l’uscita di »Until All the Ghosts Are Gone«, erede del bellissimo »A Time of Day« (2007), c’è voluto aspettare ben otto anni. Gli Anekdoten, da sempre legatissimi nel sound alla tradizione progrock dei Settanta, con un uso frequente di mellotron, tastiere “tradizionali” e cupe coltri ambient (tanto che in molti li hanno accostati ai King Crimson), si prendono ogni volta un sacco di tempo per produrre nuove composizioni, e di solito ne vale più che la pena.
Questa paziente gestazione dei nuovi pezzi ha pagato alla grande anche su »Until All the Ghosts Are Gone«, un disco perfettamente rappresentativo degli Anekdoten, con tutti i loro marchi di fabbrica sonori: in testa le malinconiche distese di mellotron firmate dalla tastierista/violinista Anna Sofi Dahlberg e dal chitarrista/tastierista/cantante Nicklas Barker, noto anche per i suoi progetti paralleli Morte Macabre e My Brother The Wind.
Sempre piuttosto cupi e fatalisti, gli Anekdoten hanno sempre ricordato un po’ i King Crimson classici di fine Sessanta/inizio Settanta. L’arrivo del flautista Gunnar Bergsten su »A Time of Day«, che si era evidentemente ispirato a Mel Collins, aveva approfondito ancora di più questa sensazione, ben percepibile anche su alcuni dei nuovi brani. Stavolta, al posto di Bergsten, come ospite al flauto e al sassofono hanno chiamato nientemeno che il mitico Theo Travis, che dopo la collaborazione con Steven Wilson si è appassionato parecchio a vari progetti dalle tinte scure. Una collaborazione del genere con uno dei fiatisti più ricercati del prog contemporaneo ha ovviamente nobilitato ulteriormente i singoli pezzi, e quasi tutti i risultati sono semplicemente fantastici.
Detto questo, la voce di Barker e i cori del bassista Jan Erik Liljeström, che con le sue linee di basso corpose è da sempre un elemento sonoro fondamentale di questa band di culto, sono abbastanza riconoscibili da rendere tutt’altro che esagerata la parentela sonora con i giganti del rock progressivo di cui sopra. Inoltre, anche sul nuovo lavoro degli Anekdoten c’è quel melos scandinavo tutto particolare, completamente diverso da quello anglosassone e celtico che caratterizzava i primi King Crimson.
Gli arrangiamenti malinconici sono bellissimi e commoventi, soprattutto nel mezzo delle sezioni strumentali più lunghe, dove si aggiungono le inconsolabili variazioni chitarristiche di Barker, mentre l’oscurità ambient non ha quella natura infernale e senza compromessi tipica dei King Crimson o dei Van Der Graaf Generator. Anche su »Until All the Ghosts Are Gone« gli Anekdoten si lasciano andare spesso a vari voli psichedelici che, a modo loro, restano comunque molto melodici, perché (al contrario dei loro grandi modelli britannici, che in questo campo hanno sempre tenuto in equilibrio la bilancia) hanno di solito preferito gli elementi melodici all’improvvisazione tecnicamente complicata.
Questo significa che »Until All the Ghosts Are Gone« è un album molto ascoltabile anche per chi non è sempre in vena di deviazioni avanguardistiche e improvvisazioni imprevedibili, come dimostra già l’epica traccia d’apertura »Shooting Star«, in cui si sente anche qualche influenza degli Opeth, cosa nemmeno tanto strana vista la presenza come ospite di Per Wiberg, ex tastierista della sensazione progmetal appena citata. »Get Out Alive« è un pezzo pieno di svolte ambient imprevedibili, canto etereo e meravigliosi arrangiamenti sinfonici, mentre il trionfo delle distese di mellotron, sostenuto da passaggi pastorali, ricorda un po’ il capolavoro dei King Crimson »In The Wake of Poseidon«, e farà sicuramente felici tutti i nostalgici.
Il romantico »If It All Comes Down On You« si apre con struggenti passaggi di chitarra e flauto, mentre lo sfondo di mellotron e il canto di Barker, speziato di psichedelia, creano un’atmosfera piacevolissima che cullerà più di un ascoltatore in un dolce stato di trance. »Writing on the Wall« è un vero dramma a colpi di mellotron, rinforzato da linee di basso velenose e malinconici passaggi di chitarra, il tutto reso ancora più intenso dal canto etereo di Barker e portato a dimensioni epiche dalle variazioni soliste nel mezzo.
La title track, un capolavoro che suona come se fosse stata scritta all’inizio dei Settanta, è segnata da un flauto ipnotico e da una voce dall’impronta psichedelica che mantengono viva una magica melodia pastorale. L’unico brano del disco in cui gli Anekdoten dimostrano senza freni un’abbondanza di improvvisazione selvaggia e incisiva, più tipica dei loro primi lavori, è lo strumentale conclusivo »Our Days Are Numbered«, dove i riff di chitarra cupi e a semitoni e le linee di basso incattivite fanno aleggiare lo spirito del classico dei King Crimson »Red« (1974), con un ruolo importante anche per le improvvisazioni di sax, sempre spiritose e argute, di Travis.
Con »Until All the Ghosts Are Gone« gli Anekdoten hanno creato un album eccellente, tra i vertici della loro produzione fin qui e costruito esattamente sui desideri dei fan di lunga data, così che la lunga attesa per un nuovo lavoro in studio è valsa decisamente la pena. I maestri svedesi, col tempo, sono maturati come compositori e arrangiatori ancora meglio di prima, e lo si sente soprattutto nelle sezioni strumentali più lunghe, dove, oltre a un mix giusto di sperimentazione e melodia, si nota più audacia e spontaneità che in passato, mentre il flauto di Travis è spesso uno dei pochi barlumi di positività in mezzo al regno delle cupe distese ambient. Per chi aspetta da troppo tempo il ritorno in studio dei King Crimson, il nuovo Anekdoten con »Until All the Ghosts Are Gone« arriverà sicuramente a puntino.
Formazione
Nicklas Barker – voce, chitarra, mellotron, tastiere
Anna Sofi Dahlberg – mellotron, violino, sintetizzatore, cori
Jan Erik Liljeström – basso, cori
Peter Nordins – batteria, percussioni
MUSICISTI OSPITI:
Per Wiberg (ex-Opeth) – tastiere
Theo Travis (Steven Wilson) – sassofono, flauto
Marty Wilson-Piper (The Church, All About Eve) – chitarra
Produzione
Anekdoten
Tracklist
1. Shooting Star (10:10)
2. Get Out Alive (7:32)
3. If It All Comes Down to You (5:52)
4. Writing on the Wall (9:03)
5. Until All the Ghosts Are Gone (5:07)
6. Our Days Are Numbered (8:36)