Ure letenja za ekstravagantne ptice
Artista: Dan D
Etichetta: KifKif
Uscita: 2009
Durata: 56.40
Voto: 4/5
Quattro anni fa i rocker di Novo mesto Dan D avevano centrato un successo inaspettato con il terzo album “Katere barve je tvoj dan?”, tanto che più di uno li aveva incoronati eredi della tradizione del rock jugoslavo. Ora quei bontemponi della Dolenjska ci hanno spiazzati a inizio anno con un nuovo disco in studio, “Ure letenja za ekstravagantne ptice”.
In molti si aspettavano un album “copia-incolla” del predecessore, quello dei sei singoli di successo e del bivio tra restare o sparire. Invece questo disco è un passo verso dei Dan D più maturi e segna il ritorno al rock`n`roll delle origini. È uno di quelli che ti conquistano solo dopo il decimo ascolto, e in cui niente è buttato lì alla prima. I testi non sono banali e ti spingono a riflettere: sono una critica allo stato d’animo della società di oggi e ai valori morali comunemente accettati. Soprattutto, tutte e quattordici le canzoni sono tenute insieme in un’unica opera, a cui contribuiscono sia il titolo estroso sia le illustrazioni insolite, frutto del lavoro di Matej Jenko. Il concept ruota attorno all’uccello Klavžar, quasi estinto nel mondo e da noi del tutto scomparso. E se in un’intervista i Dan D hanno detto che il disco è più “organico” e poco amichevole con le radio, quest’ultima cosa non sta proprio in piedi, visto che i ragazzi hanno già lanciato sulla scena due singoli di successo, “Jutranja” e “Google Me”. Si sono anche affidati alla formula collaudata del successo: la produzione è di Žarko Pak, stavolta affiancato dal produttore tedesco di radici italiane Fabio Trentini, che ha nel curriculum i dischi di Guano Apes, Donots, Paddy Kelly e altri.
L’ora di volo sulle pianure di rock`n`roll innaffiato di Cviček parte con “Magično”, una delle poche canzoni, se non l’unica, per cui l’inclusione nel disco è stata un vero dubbio. Dopo attenta riflessione ha vinto la scelta sensata, e probabilmente nessun altro pezzo avrebbe fatto meglio da apertura. “Moj problem” compare due volte nell’album. La prima (seconda traccia) con un vestito leggermente swing, la seconda, come tredicesima traccia, sta più comoda in una veste acustica. Quale vi calzi meglio, giudicatelo voi all’ascolto. Sulla stessa falsariga swing i Dan D puntano anche in “Google Me”, che a differenza delle prime due citate si occupa soprattutto di questioni morali: cosa c’è di buono e di gradito su internet e dove bisogna stare attenti quando ci costruiamo profili personali su questo o quel sito.
L’uso di parole straniere è un’arma a doppio taglio. Tokac intacca la purezza della lingua slovena solo quando vuole sottolineare un significato più profondo e dargli un valore duraturo, che in sloveno si perderebbe troppo in fretta. Oltre a “Google Me”, ci sono altri brani così: la settima, “Halo” (“Mene daje, ooo, daje, mi corazon … mi corazon …”), e l’ottava, “Love Song” (“Daj povej mi, koliko ljubezen stane? / Love song, sad song / ali so tvoje želje kdaj zaspane”). La dodicesima, “Put slonova”, è scritta interamente in croato e, con i suoi sei minuti e mezzo, è anche la canzone più lunga del disco.
Uno dei ritornelli più orecchiabili lo offre il primo singolo, “Jutranja”, che nell’album trovi al numero quattro. “V zraku so prepovedane misli / nekdo pozna naše pravo stanje / a se ti ne zdi … da je vse manj ljudi … / nevarne igre na meji okusa / izbrani plešejo nad nami / a se ti ne zdi … da vse manj boli …” — insieme all’illustrazione nel libretto, volente o nolente, sa fin troppo del cult “Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick. La più pacata “Sirena”, con la voce trattenuta di Tokac, calma le onde agitate, che nella seconda metà del pezzo vengono di nuovo sollevate dalle chitarre fortemente distorte. Purtroppo i “fantastici cinque” li interrompe la sesta canzone, “San san”, dove già dall’intro hai la sensazione che non siano i Dan D ma i Siddharta, con Tomi Meglič a suonare le chitarre senza problemi. Però anche in questo pezzo (come nel precedente) i veri Dan D vengono fuori solo nella parte finale.
La tendenza a riprendere motivi da altre canzoni, inaugurata l’anno scorso dal tormentone estivo “All Summer Long” del chiacchieratissimo rocker Kid Rock (motivi tratti da “Werewolves of London” di Warren Zevon e “Sweet Home Alabama” dei Lynyrd Skynyrd), a quanto pare è arrivata anche in Slovenia. La nona traccia, “Rožice”, contiene infatti un motivo della canzone popolare “Pozimi pa rožice ne cveto”, anche se i testi non c’entrano quasi nulla l’uno con l’altro.
“Čakamo” e “Tiho” sono i pezzi più tranquilli del disco, anche se quest’ultimo sorprende con un ritornello un po’ più incisivo e melodico. In coda è finito “Novo sonce”, che con il suo testo un po’ cupo e malinconico ci sta proprio bene.
Formazione
Dan D:
Tomislav Jovanovič – Tokac: voce, chitarra
Dušan Obradinovič – Obra: batteria
Marko Turk – Tučo: chitarra
Nikola Sekulovič: basso
Boštjan Grubar: tastiere
Ospiti:
Miro Tomšič: percussioni (1)
Uroš Bon: percussioni (2, 9, 12)
Igor Misdaris: corni grandi e piccoli (9)
Primož Žižek: battimani (13)
Sašo Mutič: battimani (13)
Petra Štupar: battimani (13)
Produzione
Žarko Pak, Fabio Trentini
Tracklist
1. Magično
2. Moj problem
3. Google Me
4. Jutranja
5. Sirena
6. San San
7. Halo
8. Love Song
9. Rožice
10. Čakamo
11. Tiho
12. Put slonova
13. Moj problem (akustično)
14. Novo sonce