Us
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Gabriel, Peter
Etichetta: Charisma Records
Uscita: 1992
Durata: 57:41
Voto: 5/5
Il leggendario cantante, innovatore del suono e artista a tutto tondo, dopo il successo clamoroso del fenomenale album “So” (1986), che lo aveva consacrato come star pop rock internazionale, per il suo successivo, ambizioso progetto in studio ha avuto bisogno di un po’ più tempo di quanto la maggior parte della gente si aspettasse. Dopo che la colonna sonora del film “Passion (1989) lo aveva cementato nel ruolo di figura chiave nella popolarizzazione della world music nel mondo occidentale, ha deciso di fondere i pregi principali dei due album di enorme successo in una combinazione ideale, che rispecchiasse la sua immagine di compositore, musicista world e visionario del suono nella maturità del suo percorso di vita. Il risultato di questo esperimento è stato “Us”, un altro album monumentale della carriera di Peter, con cui ha centrato di nuovo successi grandiosi nel campo della musica popolare, mentre per tutti gli appassionati di art rock ha sfoderato alcuni dei risultati compositivi più maturi di una carriera lunghissima.
“Us” si distingue ancora una volta per la consueta perfezione produttiva, quella che Peter e il suo storico collaboratore australiano Daniel Lanois coltivavano fin dagli esordi della loro collaborazione. L’album intreccia in modo eclettico elementi di pop rock, ambient e world music in un miscuglio art pop rock tutto suo. La maggior parte dei brani si fa notare per le profonde sezioni ambient e per i variegati elementi ritmici della world music, ma non mancano nemmeno creazioni pop rock più saltellanti e dal tono sarcastico, come gli hit “Steam” e “Digging in the Dirt”, senza dubbio i pezzi più noti dell’intero album.
Anche stavolta, per realizzare le sue visioni sonore avanzate, Gabe si è fatto aiutare dai suoi vecchi compagni di strada strumentali, con in testa il geniale bassista Tony Levin (King Crimson), che come sempre spicca per la sua varietà tecnica. Oltre ai collaboratori fissi ha radunato di nuovo un vero esercito di musicisti ospiti di altissimo livello, tra cui spiccavano nomi come Peter Hammill (per quest’ultimo era già la seconda collaborazione a un album di Gabriel), Brian Eno, John Paul Johns, Shankar e Sinead O’Connor. Anche stavolta la maggior parte delle tastiere le ha suonate lui stesso, a conferma dell’evoluzione costante delle sue capacità di strumentista.
La maggior parte dei testi riflette un grado più alto di maturità e le dolorose esperienze di vita di un uomo di mezza età, con alle spalle un matrimonio fallito e una relazione extraconiugale naufragata con l’attrice Rosanna Arquette, mentre faceva sempre più fatica anche a comunicare con la sua prima figlia Anna-Marie, che in quel periodo attraversava una difficile adolescenza. I suoi punti di vista personali sui rapporti tra le persone, dopo la psicoterapia, hanno acquisito aspetti del tutto nuovi. Una parte minore dei testi tocca alcune problematiche sociali su cui, da attivista per i diritti umani, ha sempre amato richiamare l’attenzione. “Us” è sotto ogni punto di vista il suo album più personale. Si potrebbe dire che sia il manuale musicale ideale per tutti quelli che stanno attraversando una crisi personale o di coppia, perché il vecchio zio Gabriel distribuisce una marea di messaggi saggi.
La crescente estraneità nel rapporto padre-figlia è rispecchiata dall’ottima ballata d’apertura “Come Talk to Me”, che all’inizio contiene delle cornamuse scozzesi, per poi, poggiata su un accompagnamento di percussioni tradizionali e tastiere stratificate, sfociare nei ritmi della world music. Le numerose armonizzazioni vocali e l’uso del duduk, strumento armeno, ampliano ulteriormente il contenuto strumentale del brano. Il suo pregio maggiore sta nell’atmosfera ambient che si solleva e nel timbro di voce quasi devoto con cui Gabriel, nel ritornello, invita la figlia a tornare a parlargli. Il ruolo della figlia ai cori lo interpreta egregiamente Sinead O’Connor. Ancora meglio è il pezzo successivo, la ballata intitolata “Love to Be Loved”, dove con un canto delicatissimo esprime un livello superiore della sua consapevolezza spirituale e chiude definitivamente i conti con tutti i complessi di coppia del passato. La sua prestazione vocale eccezionale è ulteriormente nobilitata da numerosi campionamenti ambient e arrangiamenti sinfonici. Dopo una delle più belle ballate di Gabriel arriva “Blood of Eden”, un altro ottimo brano, ispirato dagli eterni opposti tra uomo e donna, in cui non manca una pittoresca metafora della costola di Adamo. Anche questa composizione rientra tra le creazioni artistiche più profonde di Gabe, dove nei ritornelli O’Connor si aggiunge di nuovo alle armonie vocali di accompagnamento. In mezzo scorrono in continuazione onde ambient e ritmi pacati di world music, che portano senza fatica l’ascoltatore nel leggendario “giardino di Dio”. Una prima versione di questo fantastico brano era comparsa nel film Fino alla fine del mondo.
Dopo queste confessioni personali profonde, quasi meditative, arriva una vera bomba pop rock con l’hit “Steam”. Questo pezzo, con i suoi ritmi funky birichini e le tante allusioni sessuali, richiama subito alla mente il mega hit di Gabe “Sledgehammer”. Qui il vecchio Gabe da grande malinconico si trasforma di nuovo in una specie di intrattenitore con la lingua ben oliata. I ritmi r’n’b saltellanti sono intrisi delle sgraziate sferzate di chitarra di Rhodes e delle linee di basso insaporite di funk di Levin, che iniettano nel pezzo una bella dose di potenza. Il fenomenale video, in cui il furbetto dà sfogo alle sue fantasie sessuali, ha ricevuto il Grammy come miglior video del 1994. Nell’ambient “Onyl Us”, dove Gabe esprime le frustrazioni di una lunga separazione e la nostalgia di riavvicinarsi alla persona amata, torna a giustificare il suo ruolo di innamorato nei ritmi della world music. Ai campionamenti ambient si uniscono sullo sfondo vocalizzi d’avanguardia e brevi ornamenti improvvisativi di basso e chitarra.
La malinconica “Washing of the Water” è una ballata assonnata, quasi una ninna nanna, incentrata sul canto delicato e sull’accompagnamento di pianoforte. Vi si sente chiaramente il cambiamento della voce di Gabe, che con gli anni è diventata un po’ più ruvida, ma in compenso il suo calore espressivo è cresciuto. Segue il grande hit e senza dubbio il brano più noto dell’intero album, la fenomenale burlesque art pop “Digging in the Dirt”, che in modo pittoresco rispecchia i sentimenti di Gabe dopo la psicoterapia, la rottura con Rosanna Arquette e i problemi con la figlia ribelle. In questo classico è tutto una vittoria pura; dalla prestazione vocale camaleontica di Gabe (nel ritornello gli fa compagnia come corista l’eterno camaleonte Peter Hammill), alle linee di basso ultragroovy di Levin, alla chitarra Rhodes distorta e ai campionamenti sonori scherzosi. Questo classico della sua carriera era accompagnato da un video non meno squisito. In esso Peter, attraverso numerosi effetti speciali, passava per diversi stadi emotivi. Probabilmente nessuno è rimasto sorpreso quando ha ricevuto il Grammy come miglior video del 1993.
In “Fourteen Black Paintings”, che si riferisce a quattordici dipinti dal simbolismo particolare, torna agli elementi della musica popolare araba. I motivi sonori sono simili a quelli che dominavano nell’album “Passion”. È uno dei rari brani dell’album che non toccano i problemi personali di Gabe, ma riguarda la sua visione di un mondo unito, a prescindere da colore della pelle, ceto sociale o nazionalità. Peter ha travasato nel pezzo i motivi dei singoli dipinti, dedicati alla lotta per i diritti umani. Il suo verso visionario è corredato dai suoni d’apertura del duduk, da tendaggi ambient stratificati e da percussioni tradizionali. Il temperamentale “Kiss That Frog” è ispirato alla nota favola della principessa e del principe stregato in rana, che aspetta il bacio liberatore, anche se si colgono pure allusioni al sesso orale. È un’altra creazione saltellante e prevalentemente pop rock. Qui Gabe sceglie un approccio vocale malizioso, mentre lo accompagnano riff di chitarra giocosi, passaggi di tastiera scherzosi e complessi ornamenti ritmici. La conclusiva “Secret World” è un grandioso esperimento new age che naviga su onde ipnotiche di sinfonismo e campionamenti. Il testo è ispirato alla separazione di Gabe dalla prima moglie Jill ed esprime i punti di vista sul mondo privato di due grandi individualisti. Il titolo del brano lo ha poi usato per il suo secondo album dal vivo del 1994.
Con “Us” l’artista a tutto tondo, carismatico e indistruttibile, ha messo a segno un altro risultato grandioso nella storia della musica popolare, imprimendogli una dose insolita di emozioni personali. L’album è un capolavoro eclettico a sé stante, che attinge a elementi di world music, pop e ambient e offre un ottimo spaccato del profilo emotivo dell’artista. Nonostante l’eccezionale profondità espressiva e un grado di maturità compositiva nettamente più alto, “Us” non ha raggiunto un successo commerciale paragonabile a quello di “So”. Per via di certi cambiamenti nella personalità di Gabriel, provocati dalle esperienze traumatiche sopra elencate con esponenti del cosiddetto “gentil sesso”, il clima è molto più cupo di quello del predecessore, commercialmente più fortunato. Fino al successivo lavoro solista, che si è dovuto aspettare ben dieci anni, Peter avrebbe aumentato ancora la dose di sfumature ambient più cupe, ma incredibilmente mature. L’lunga attesa alla fine sarà ricompensata riccamente.
Formazione
Peter Gabriel – voce, tastiere
Tony Levin – basso
David Rhodes – chitarra
Manu Katché – batteria
The Babacar Faye Drummers – tamburi sabar
Doudou N’Diaye Rose – pattern ritmici
David Bottrill – programmazione
MUSICISTI OSPITI:
Daniel Lanois – cori, chitarra, hi-hat, dobro, corno, percussioni
Richard Blair – tastiere aggiuntive, programmazione
Chris Ormston – cornamuse
Levon Minassian – duduk
Sinéad O’Connor – cori3
Dmitri Pokrovsky Ensemble – cori
Hassam Ramzy – tabla
Daryl Johnson – tamburo a mano
William Orbit – programmazione
Bill Dillon – chitarra
Brian Eno – tastiere aggiuntive
Shankar – violino
Caroline Lavelle – violoncello
Will Malone – arrangiamenti sinfonici
Johnny Dollar – arrangiamenti sinfonici
Richard Evans – mandolino, ingegneria del suono aggiuntiva
Gus Isidore – chitarra
Richard Chappell – mix sonoro del passaggio nel brano 3
Leo Nocentelli – chitarra
Tim Green – sax tenore
Reggie Houston – sax baritono
Renard Poché – trombone
Kudsi Erguner – flauto ney, percussioni
Ayub Ogada – cori
Malcolm Burn – corno, sintetizzatori aggiuntivi, violoncello synth
Mark Howard – corno
Babacar Faye – djembe
Assane Thiam – tama, tamburo parlante
Peter Hammill – cori
Richard Macphail – cori
John Paul Jones – surdu, basso, tastiere
Adzido Pan African Dance Ensemble – percussioni aggiuntive
Manny Elias – percussioni senegalesi
Marilyn McFarlane – cori
Produzione
Peter Gabriel e Daniel Lanois
Tracklist
1. Come Talk To Me
2. Love To Be Loved
3. Blood Of Eden
4. Steam
5. Only Us
6. Washing Of The Water
7. Digging In The Dirt
8. Fourteen Black Paintings
9. Kiss That Frog
10. Secret World