Gutbucket hanno aperto il tour europeo dopo l’uscita del nuovo album proprio alla Menza (2009)

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Luogo: Menza pri Koritu, Metelkova, Lubiana
Data del concerto: 03.03.2009
Numero di spettatori: 50
Prezzo del biglietto: 5 €

I jazzisti punk americani Gutbucket erano già passati da noi l’anno scorso (a settembre), ma dopo l’uscita del loro ottimo nuovo album (A Modest Proposal) hanno deciso di fermarsi di nuovo nella nostra piccola patria, e per di più nello stesso locale.

Dall’ultima volta nella formazione non è cambiato granché. Sono sempre un quartetto di Brooklyn: Ty Citerman (chitarra), Ken Thomson (sax), Eric Rockwin (basso) e Adam D. Gold (batteria). E anche la musica, a prima vista, è la stessa. Suonano ancora un jazz rock “incazzato”, che in tanti etichettano semplicemente come punk/jazz.

Però ho l’impressione che i Gutbucket si stiano allontanando sempre di più dal punk jazz che dominava all’inizio della loro carriera. I titoli dei pezzi sono ancora provocatori, ma sul piano musicale si rifugiano sempre più nel jazz d’avanguardia. Certo, restano delle tracce di punk e hard rock, di musica ebraica e di altro ancora, ma ce n’è sempre meno. Personalmente mi sembra che diventino sempre più bravi e che le loro composizioni siano sempre più rifinite.

In un set di quasi un’ora e mezza ci hanno suonato un bel po’ di materiale nuovo, che dal punto di vista compositivo sembra un ulteriore passo avanti rispetto a standard già belli alti. Ho la sensazione che la loro musica si affidi ancora di più alla composizione e sempre meno all’improvvisazione. Come dicevo, anche gli elementi d’avanguardia sono sempre più numerosi. In più ci hanno regalato parecchie “classiche” dal loro passato.

I Gutbucket in realtà non hanno un “frontman” (semplicemente perché la loro è musica strumentale), ma il ruolo di leader spetta al sassofonista Ken Thomson, che è il più scatenato sul palco e si occupa anche delle battute umoristiche, una più azzeccata dell’altra. Il suo esatto opposto è il chitarrista Ty Citerman, calmo e freddo, che per faccia, pose e portamento ricorda vagamente John McLauglin. Anche batterista e bassista sono piuttosto riservati, ma a tutti si legge in faccia che vivono per la loro musica e ci si godono ogni secondo.

Alla Menza abbiamo quindi potuto sentire ancora una volta del jazz rock di altissimo livello. Stavolta lo spettacolo ce l’hanno offerto dei Gutbucket sempre più in forma, che restano fedeli al loro modello standard di punk/jazz ma si stanno spostando pian piano anche verso territori d’avanguardia. Qualunque cosa faranno in futuro, io li ascolterò volentieri, perché hanno sempre qualcosa di divertente e di ingegnoso da offrire.

Foto: Rok Podgrajšek e Ivana Kisegi

Scaletta

1. Head Goes Thud 2. In Sex 3. Sludge Test 4. Carnivore 5. More More Bigger Better Faster with Cheese 6. A Little Bit of Anarchy Never Hurt Everyone 7. Doppelgänger’s Requiem 8. Side FX 9. I Am a Jelly Doughnut 10. C’Mon It’s Just a Dollar 11. Rock n Roll 12. Lucy Ferment? 13. #5

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