Vatrene ulice – Il terremoto di Zagabria al nono grado della scala Richter (2009)

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Luogo: Orto bar / Lubiana / Slovenia
Data dell’intervista: 09.12.2009

I Vatrene ulice sono una band con una storia movimentata. Nati nel 1990, hanno fatto in tempo a respirare gli anni Ottanta dello Yu rock e una folata di post punk, poi si sono presi il boom grunge dei Novanta, ma se li ascolti definiscono un loro profilo musicale tutto personale, con un suono e un carattere riconoscibili, che non riesci a incasellare in nessun genere. Perché sono spariti per qualche anno per poi rinascere? Una delle cause è stata sicuramente la guerra d’indipendenza che ha infuriato in Croazia nello scorso decennio. I Vatrene ulice possono essere solo rock. E per giunta rock davvero buono. Quest’anno la band ha pubblicato appena il suo secondo album in studio,  che però ci tengono a definire, in realtà, il loro primo vero album in studio. Perché? Lo racconta un dialogo interessante con la band, poco prima del concerto all’Orto bar, il 09.12.2009, quando i ragazzi hanno avuto l’occasione di promuovere il loro nuovissimo lavoro in studio intitolato “9 po Richteru” (2009) – la recensione di RockLine la trovi QUI.

Nel backstage dell’Orto bar di Lubiana mi hanno fatto compagnia all’inizio il batterista Marijo Barić e il chitarrista Marin Jovanovac. Più avanti nella chiacchierata i ragazzi si sono scambiati i ruoli e l’intervista l’ha chiusa il capobanda dei Vatrene ulice, cantante e autore dei testi, Goran Filipančić – Fila.

RockLine: Come mai ci son voluti ben vent’anni per arrivare al vostro secondo album?

Marijo: In realtà questo è il nostro primo vero album in studio. Il motivo principale è stata la guerra d’indipendenza che ha infuriato in Croazia. Il cantante Fila ci ha partecipato attivamente, e anch’io…

Marin: Io all’epoca avevo sei anni…

Marijo: Marin all’epoca guardava i cartoni di Baltazar e della Pantera Rosa, ah, ah… Il primo album l’ha registrato Fila da solo. Ha vissuto in Slovenia per parecchio tempo. Con l’aiuto dei nostri cari amici Dance Mamblita dalla Slovenia, non so se hai già sentito parlare di loro?

RockLine: Purtroppo no.

Marijo: Sono cinque ragazzi di Capodistria, con cui siamo ancora oggi in ottimi rapporti. Io sono con i Vatrene ulice fin dall’inizio, ma nel mezzo c’è stata la guerra, poi gli studi, Fila è andato in Slovenia,  poi i matrimoni, i figli,…. Insomma, siamo tornati sulla scena solo nel 1998. Di nuovo i vecchi Vatrene ulice, abbiamo registrato quel primo album, suonato al Kulušić (storico club rock di Zagabria che oggi non esiste più, n.d.r.), e sono seguiti un altro paio di concerti eccezionali. Poi ci siamo rimessi al lavoro ed ecco questo nuovo album, che noi stessi chiamiamo il primo vero album dei Vatrene ulice. Anche se è il secondo.

Marin: Nel senso che qui c’è dentro davvero tutto il quartetto, come band.

Marijo: Abbiamo messo insieme i soldi e siamo andati in studio da quello che ci ha prodotto l’album di Švigija. È un produttore molto stimato in Croazia, di primissimo livello. Il risultato finale è piaciuto un sacco all’etichetta Dallas.

Marin: Sì, gli è piaciuto davvero tanto. E ci siamo ritrovati con la stessa storia di sempre: non sapevano dove infilarci, a livello di genere.

Marijo: E noi, a dire il vero, siamo dei ragazzini, a parte Marin, cresciuti con la new wave. Cioè con EKV, Partibrejkers, Haustor, i vecchi Zabranjeno pušenje e così via. Quindi si sente anche nella nostra musica. Fila scrive i testi, ma non è un arrangiatore. Vuol dire che arriva con il pezzo e ce lo presenta con la chitarra. Poi ognuno di noi si mette a fare la sua parte e così nasce la canzone.

Marin: Il fatto che non riusciate a collocare il nostro stile musicale dipende dal fatto che ognuno di noi ascolta musica diversa. Tre dei ragazzi della band sono “new wavers”, io sono parecchio più giovane, e ascolto di tutto, dai Pink Floyd a Crosby Stills & Nash, Neil Young, soprattutto tutte queste band più vecchie, ma in realtà appartengo alla generazione “grunge”.

RockLine: I pezzi dell’album “9 po Richteru” sono nati nell’arco di 10 anni? Ce ne sono di molto vecchi, che rispetto all’originale sono cambiati parecchio negli arrangiamenti, o no?

Marijo: Sì, sono nati nell’arco di dieci anni. Si può dire così. Però non sono poi così vecchi. Alcuni pezzi sono stati fatti completamente “da zero”. Dieci brani dell’album sono del tutto nuovi.

Fila: Questo album è in pratica il nostro “best of”. Dopo tanti anni passati ad aspettare che un’etichetta vera ci pubblicasse un disco, non c’è da stupirsi più di tanto.

Marijo: Quindi solo due pezzi sono più vecchi e riarrangiati per questo album. Sono Dok padaju glave e Moja generacija. Adesso sono fatti molto meglio. Gli altri sono un nostro prodotto collettivo, nati di recente.

Fila: Quando nel 1991 siamo arrivati alla Jugoton (storica casa discografica jugoslava, n.d.r.) con il nostro demo, ci hanno promesso che forse avrebbero potuto pubblicarci un disco. Poi più tardi Škarica (Siniša Škarica, all’epoca direttore editoriale della Jugoton, n.d.r.) ci ha detto: “Ragazzi, c’è la guerra! Mancavate solo voi!” Però in quel periodo prima della guerra il clima era fantastico. Riempivamo tutti i locali di Zagabria.

RockLine: Probabilmente vi sono rimaste un sacco di idee inutilizzate per un nuovo album. Questo seguirà presto quello attuale?

Marijo: A dire il vero nemmeno questo primo album ha ancora dato tutto quello che deve dare. Adesso siamo alla vigilia dell’uscita del secondo singolo dall’album, Kreni. Si profilano le riprese dei video. Dobbiamo promuovere l’album il meglio possibile.

RockLine: Siete soddisfatti della promozione dell’etichetta Dallas?

Marijo: Fila? C’è un po’ di gente nel locale, sotto il palco?

Fila: Sì, qualcuno c’è.

Marijo: Allora siamo molto soddisfatti.

Fila: Hai visto qualche manifesto per il concerto di stasera?

RockLine: No.

Fila: Ecco,… la Dallas si dà da fare di più per le grandi star.

RockLine: Se posso provocare un po’ e confrontare Slovenia e Croazia sul piano musicale: io noto che le band rock croate di solito hanno le idee chiare sul ritmo, mentre quelle slovene spesso no. In compenso il metal sloveno è parecchio più forte di quello croato…

Fila: Su questo non sono proprio d’accordo. Conosci i Dance Mamblita?

RockLine: No.

Marijo: Non li conosce. Gliel’ho già chiesto io.

Fila: Davvero? Non li conosci? Eppure negli ultimi due anni hanno battuto tutta la Slovenia a colpi di concerti. La band la guidano Boris e Andrej, che una volta suonavano nei Valter brani Sarajevo. Basso e batteria. A fine mese i Dance Mamblita pubblicheranno il loro secondo album con Radio Študent.

Marijo: Sono nostri buoni amici. Quando hanno suonato prima di noi al club “Jabuka” a Zagabria, è stata un’idea ottima. Erano perfetti per scaldare il pubblico. Band eccezionale. Dategli assolutamente un ascolto.

RockLine: E in Croazia, come si accende il pubblico per i Vatrene ulice?

Marijo: Sai, nella band siamo un mix. Il chitarrista Marin viene da Velika Gorica, io da Zagabria, più precisamente da Ferenščica, il bassista Daniel dalla Slavonia, Fila da Zagabria. Ma viviamo tutti a Zagabria. La prima formazione dei Vatrene ulice era tutta di zagabresi doc. Sai, dalla band è passata un sacco di gente, ora la formazione si è cristallizzata. E a molti questo non è chiaro. Fila nei suoi versi sceglie temi sociologici. Ci mette dentro le esperienze delle storie d’amore…

RockLine: I versi dei pezzi di “9 po Richteru” sono davvero ottimi.

Marijo: Ottimi, sì. E fai attenzione a questo. Tutto quello di cui canta Fila, Fila l’ha davvero vissuto. Prendi il pezzo Huligan gradskih ulica, che nei versi fa così: Amsterdam, Vukovar,… Capisci, ha vissuto tutto questo sulla sua pelle. Quel pezzo è anche il nostro primo “singolo” e ci abbiamo girato pure un video.

RockLine: La voce spacca in modo particolare nei momenti più sofisticati del disco.

Marijo: È vero. Fila arriva da noi con i testi. La melodia della voce è già pronta. La suona sugli accordi della chitarra. È tutto vissuto, tutte le storie. Di guerra, d’amore, sociologiche… Poi la roba la modelliamo insieme. Faremo così anche per il prossimo album.

Fila: Per questo album, all’inizio della storia, un ruolo importante l’hanno avuto Mars Music e l’etichetta Dallas. Ora ci aspettano le date di febbraio 2010 a Belgrado, poi a marzo dello stesso anno a Novi Sad. Insomma, al momento per i Vatrene ulice è tutto rose e fiori.

RockLine: Fila, come commenteresti tu i tuoi testi?

Fila: Beh, sai come? È la mia posizione da ribelle, che tengo ogni giorno, contro l’ingiustizia di cui, in questa società, siamo parte. Quindi anche stasera, quando suoneremo qui a Lubiana, so esattamente come, perché, quando e dove sono nati quei versi. Così mi ci identifico sempre con facilità e ne tiro fuori il massimo quando li porto sul palco.  È la nostra forza e con questo asso nella manica convinciamo sempre la gente dal vivo. Chi ci vede per la prima volta sarà di sicuro anche al prossimo concerto. Questa roba spacca e ne sono convinto. D’altronde non puoi ragionare diversamente se sei cresciuto con band come EKV e Azra. Comunque, questo è il nostro punto d’ingresso e vogliamo il nostro posto sulla scena.

RockLine: Vorrei chiedere anche a te se sono rimaste molte idee per il prossimo album.

Fila: I pezzi per il terzo album sono in pratica già pronti. Anche il terzo album sarà ribelle in tutto e carico dell’esplosività del nostro messaggio rock. Sai, da ragazzino a 14 anni sono andato al mio primo concerto. Suonavano gli Azra. Nel 1982. Quindi puoi immaginare quanto lo Yugo rock mi abbia toccato nel profondo. Partibrejkers, EKV, Zabranjeno pušenje, soprattutto i loro primi due album, e poi i New Primitives. Questi ultimi erano forti a Zagabria e a Sarajevo. Spaccavano in modo incredibile quando salivano sul palco con scarpini da calcio, cravatte e vestaglie. Oggi sono altri tempi. Questo album avrebbe dovuto uscire due anni fa, ma le cose per noi si sono tirate un po’ per le lunghe. Però per noi è stato molto bene dover aspettare ancora un po’. Lo spazio dell’ex Jugoslavia negli ultimi due anni si è aperto al massimo per quanto riguarda i posti dove suonare. Soprattutto i festival. Solo in Bosnia ed Erzegovina ce ne sono circa 15 all’anno. Su questo treno con un album fresco saltiamo anche noi, come nuova band di Zagabria che a livello musicale ha un sacco di cose concrete da dire. Si interessano molto a noi in Bosnia e in Serbia, ed è curioso, da quando la nostra musica ha ripreso a girare. Però la cosa più importante di tutte è il cuore. Se riesci a darlo, hai ottenuto il massimo. Certo, qui resto nell’ambito del “mainstream”, che poi i Vatrene ulice  in fondo sono ancora. Abbiamo l’odore di una band che oggi può tener dietro agli album più forti di gruppi come Riblja čorba o Azra.

RockLine: In pratica siete perfetti per esibirvi ai festival, nei club e ai raduni motociclistici.

Fila: Sì. Anche qui in Slovenia abbiamo già suonato un paio di volte, ma il concerto di stasera all’Orto bar ha per noi un significato speciale. E per noi non conta nemmeno se suoneremo davanti a soli dieci persone.

RockLine: Prima hai parlato della riapertura di questo spazio ex jugoslavo ai concerti. Come vedi la marea di band nuove, più giovani e talentuosissime che oggi spuntano in quella stessa zona? Esattamente un anno fa, qui all’Orto Bar, ho intervistato, come adesso i Vatrene ulice, i Morso e i Vatra…

Fila: Sì, è una storia interessante. Se ne avessimo parlato tre anni fa con i Vatra e con noi, la storia sarebbe stata tutt’altra. Ora che questo spazio si è riaperto, guardiamo avanti tutti e due con aspettative estremamente positive, soprattutto per l’esplosione di tanti posti dove suonare, in particolare i festival. Dobbiamo “battere” al meglio anche la Slovenia, lasciare una buona impressione e conquistarci più simpatie possibile. Vedremo. Con l’etichetta Dallas abbiamo firmato un contratto per tre album, quindi a Lubiana di sicuro ci rivedremo ancora. Per il resto, l’anno prossimo ci aspettano un sacco di concerti in giro per Zagabria. Si sono aperti tantissimi club, un’esplosione. Ormai contano solo i live, dove devi dimostrare quello che vali davanti al pubblico, e non c’è più spazio per i truffatori della musica che si nascondono solo in studio.

* Com’è andato il concerto dei Vatrene ulice, dopo questa intervista, all’Orto Bar di Lubiana il 09.12.2009, lo puoi leggere QUI.

* Grazie a Primož Kranjc dei Flu Flu e al bassista dei Grrizli Madams (purtroppo non sono riuscito a beccare il suo nome, visto la scarsissima promozione della band tornata in attività – spero che si decidano presto ad aprirsi un loro MySpace), che hanno fornito le foto per questa intervista.

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