Victory: Gods of Tomorrow

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Etichetta: AFM Records
Data di uscita: 26/11/2021
Produzione: Herman Frank & Arne Neurand
Durata dell’album: 50.19 min
Genere: Heavy Metal
Voto: 8,5/10


Ce l’abbiamo fatta: è arrivato anche il nuovo album dei Victory. Il decimo in totale e il primo dopo dieci anni. I Victory sono una vecchia formazione tedesca. Heavy metal. Anzi, suonano una versione primordiale, ossuta e senza fronzoli dell’heavy metal, appoggiata di brutto all’hard rock, tanto che potremmo dire che fanno proprio heavy & hard rock. Tutto ruota attorno alla figura centrale, la leggenda della chitarra Herman Frank. Dopo che nel 1996 i Victory avevano lasciato la scena, al termine di una serie di lavori a dir poco impressionanti, dritti in faccia e affilati come lame, usciti nel loro primo decennio di attività, nel 2002 Herman Frank ha resuscitato la band. Da allora tutto dipende da quanto tempo ha Herman Frank da dedicare ai Victory. Sappiamo che tra il 2008 e il 2014 Frank è tornato a suonare negli Accept resuscitati, ma negli ultimi anni, più che ai Victory, si è dedicato anche agli album della sua band (l’ultimo disco di Herman Frank, “Two For A Lile”, è uscito proprio quest’anno a maggio – RockLine recensione).

Bene, dopo ben dieci anni abbiamo finalmente il nuovo album dei Victory, intitolato «Gods Of Tomorrow». Ancora una volta con una line-up parecchio rimescolata attorno a Frank rispetto a quella che aveva registrato il precedente «Don´t Talk Science» (2011). Nonostante i volti nuovi, bisogna dire subito che Frank si mantiene con grande abilità fedele alla tradizione musicale della band, fondata sugli album usciti negli anni Ottanta. Il nuovo disco tiene vivo questo legame in modo incredibilmente azzeccato. «Gods of Tomorrow» ha un sapore old school e un fraseggio molto semplice. Di complicazioni non c’è nemmeno l’ombra. Anche i pezzi durano per lo più tre minuti e mezzo, mentre i soli restano il cuore di una ricetta tosta, che solo Herman Frank sa tirare fuori così. Alcuni brani starebbero benissimo su un disco di Herman Frank, come l’opener Love & Hate, la title track e My Own Desire, mentre parecchi altri suonano come se fossero stati scritti a metà anni Ottanta.

Il contenuto di «Gods Of Tomorrow», e di conseguenza tutta la figura e l’opera della band, conquisterà anche tutti gli appassionati di gruppi come Accept e pure U.D.O., il che in fondo è quasi naturale, anche se sul piano musicale il confine tra i Victory e le due band citate è tracciato in modo chiarissimo. Il nuovo cantante Gianni Pontillo è una scelta azzeccatissima. Un profilo meno ruvido e una dominanza di esplosività espressiva vocalmente pulita richiamano perfino qualcosa di Fernando Garcia, che cantò nei Victory tra il 1988 e il 1996.

La cosa interessante è che Gods of Tomorrow non tira più di tanto verso gli album solisti di Herman Frank, come ci si sarebbe potuti aspettare: molti pezzi, invece, parlano in modo molto, molto più vecchio stile, diciamo decisamente più old school e rivolto alla tradizione degli anni Ottanta. Il primo è la ballad d’impatto Dying In Your Arms, soprattutto per il suo ritornello incredibilmente marchiato a fuoco e penetrante. Hold On To Me suona in modo particolarmente classico e nostalgico, e dal punto di vista dell’atmosfera la raggiungono poco più avanti nel disco i due mid-tempo Mad e Unconditional Love, oltre alla conclusiva Leave You Alone. Li caratterizzano riff portanti eccellenti, composti in modo classico e ossuto, e melodie nei ritornelli dal suono ancora più nostalgico. Into the Light è uno dei pezzi più veloci, se non proprio il più veloce schiacciasassi del disco, ma è di nuovo puro metal classico, dritto in faccia – quello primario, teutonico.

Tredici pezzi, a sentirlo e a leggerlo, sembrano tanti, ma niente paura. Non ci sono sbalzi di qualità tra un brano e l’altro ed è più che evidente che Frank abbia dovuto setacciare a lungo tra le idee, che hanno fermentato e si sono sviluppate per un bel pezzo, fino a raggiungere un livello con cui possono rappresentare in modo credibile la sostanza musicale su cui è scritto il nome Victory. I brani sono rifiniti con cura e dedizione, mentre gli assoli di chitarra sono, come previsto, un capitolo a parte e si ascoltano con un piacere particolarmente grande.

Un nuovo album dei Victory eccellente! Nostalgico, anche se con una formazione cambiata parecchio, riunita attorno al leggendario Herman Frank. La ricetta del metal old school prende fuoco nelle mani di Herman Frank con un’intensità purosangue. Visto che i pezzi sono ben 13, c’è però il rischio che per il prossimo album dei Victory toccherà aspettare di nuovo tanto, tantissimo tempo. Ma «Gods of Tomorrow» è un nuovo manifesto che giustifica il nome di questa band tedesca di heavy metal teutonico di culto e che, anche in pieno nuovo millennio, riporta in vita in modo incredibilmente riuscito l’energia e le vibrazioni dei tempi in cui l’heavy metal era ancora giovane e scatenato.

Autore: Aleš Podbrežnik


Tracklist:
1. Intro
2. Love & Hate
3. Gods Of Tomorrow
4. Cut To The Bone
5. Dying In Your Arms
6. Hold On To Me
7. Into The Light
8. Mad
9. Unconditional Love
10. My Own Desire
11. On Fire
12. Rising Force
13. In Rock We Trust
14. Leave You Alone

Formazione:
Gianni Pontillo – voce
Herman Frank- chitarra
Mike Pesin – chitarra
Peter Pichl – basso
Michael Wolpers – batteria

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