Visions

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Artista: Grimes
Etichetta: Arbutus Records
Uscita: 2012
Durata: 48:04
Voto: 4.5/5

Oggi, per chi fa musica, conta più il pomp che la musica stessa. Più si riempiono le pagine dei rotocalchi, meglio vanno i loro album e i biglietti dei concerti. Le trovate sono scialbe, a buon mercato, e a un »comune mortale« garantirebbero qualche mese di vacanza a Polje, mentre ai musicisti regalano solo un’ulteriore dose di fama, ammirazione e guadagni. Questa tattica l’hanno abbracciata (purtroppo) soprattutto le donne. Colori di capelli assurdi, vestiti striminziti e scandali nella vita privata distolgono l’attenzione da melodie sempre uguali, testi superficiali e una grave carenza di originalità e qualità. Nel ventunesimo secolo la maggior parte delle musiciste è diventata fine a se stessa. Nel diluvio di autopromozione e di tette giganti, quelle che meriterebbero una menzione restano senza pubblicità sui media e senza concerti più grossi, ma a qualcuna riesce comunque di farcela – proprio perché sono così diverse dalle stelline Disney fabbricate in serie da lanciare, senza volerlo, la nuova moda dei capelli unti, dei fisici da ragazzino e degli abiti sacco. Non fraintendermi, non sono lesbica né femminista, ma amo ascoltare buona musica. E Grimes ce ne offre, nonostante non finirà mai in copertina su Cosmopolitan.

Claire Boucher, meglio nota come Grimes, è metà donna e metà robot, dice di venire dal Canada, ma a noi viene il sospetto che sia piombata sulla Terra da qualche altra galassia. Ce lo suggerisce la sua musica, che fin dagli esordi mette insieme in modo innovativo elementi di tutti i generi già sentiti, e quando lavorano insieme dà vita a una sinfonia surreale che, nonostante le componenti terrene, suona tutto fuorché terrena.

Il suo suono particolare l’ha sviluppato già nel 2010, quando sul primo album Geidi Primes ha esplorato generi, ritmi e dimensioni della propria voce. Un progetto d’esordio ben impostato, rovinato solo da una nota sperimentale eccessiva che rende il disco troppo eclettico per accontentare, come insieme, un pubblico più ampio. Grimes ha definito l’album »ingenuo« e non possiamo che darle ragione, visto che ci ha accumulato dentro così tanti suoni e idee che il filo rosso della sua estetica musicale è difficilissimo da leggere. Nonostante i difetti del disco, però, l’artista si è costruita una buona base per il lavoro successivo con pezzi come »Rosa«, dal suono alla Santigold, e »Gambang«, di ispirazione barocca. Presi uno per uno suonano benissimo, freschi e giustamente strambi, ma sullo stesso album si contraddicono e diventano un boccone troppo grosso per le nostre orecchie »terrestri«. Il cammino alla scoperta di qualcosa che la distinguesse dagli altri musicisti è proseguito con successo sul secondo album, Halfaxa, uscito lo stesso anno, a dimostrazione del fatto che di idee e ispirazione non ne manca.

Una notorietà più ampia e il plauso della critica se li è guadagnati però con l’album di quest’anno, Visions, in cui ha finalmente trovato il suo suono. Nelle interviste ha raccontato che stavolta, con l’aiuto delle anfetamine, ha lavorato anche tre giorni di fila, perché le piace spingere corpo e mente fino al limite, dato che è lì che riesce a creare i pezzi più meravigliosi. Il suo metodo di lavoro, evidentemente, ha pagato, perché è riuscita a creare uno stile fresco, che per tutte le tredici tracce non fa che aumentare di intensità. Il brano d’apertura »Infinite Love Without Fulfilment« è pervaso di positività e di un beat elettronico bello marcato, che si mescola a voci ipnotiche, con in risalto anche il falsetto, che nella musica elettronica spesso risulta forzato, ma con Grimes, con questo accompagnamento, è difficile immaginare qualsiasi altra cosa. Tutti gli elementi insieme formano qualcosa di mistico, che prima non avevamo ancora sentito. La donna che ha ridefinito l’indie e si nasconde dietro il nome tUnE-yArDs mi aveva convinto, nel 2011, con l’album Whokill, che quello fosse il massimo che un’artista alternativa potesse raggiungere (parlando di un approccio completamente nuovo e di melodie così diverse), ma Grimes con Visions mi ha convinto del contrario. C’è ancora un sacco di spazio per nuove correzioni stilistiche, che lei ha riempito mescolando generi diversi che, a differenza dei dischi precedenti, non risultano fastidiosi né incompatibili. Lo si vede già nel brano successivo, che al momento è considerato il suo più famoso – »Genesis«. Di nuovo una melodia di pianoforte carina e ottimista si mescola al falsetto e a un beat potente che ricorda Aphex Twin, da lei indicato, tra l’altro, come uno dei suoi più grandi modelli. È vero che col videoclip si avvicina all’estetica di Nicki Minaj e di altre popstar da MTV, ma per via della sensazione di autenticità e della sua adorabile stranezza non possiamo rimproverarglielo.

»Oblivion« prosegue allo stesso ritmo. La sensazione che su un’astronave si siano incontrate Björk, tUnE-yArDs, Lykke Li e Crystal Castles e abbiano deciso di registrare un album insieme non fa che crescere, mentre la Boucher mescola con abilità le caratteristiche musicali di dub, dubstep, RnB e, sì, musica barocca per pianoforte. Proprio questo mix di generi »del passato« suona così incredibilmente futuristico. Lo conferma la quarta traccia, »Eight«, che suona come la conversazione di due robot, interrotta come contrappeso da cinguettii elettronici riarrangiati del testo. Fresca e benvenuta. Insolita, senza sforzarsi di esserlo.  Lo stesso schema di ruvido e delicato lo seguono anche »Circumambient«, che ci porta negli anni Ottanta (del ventunesimo secolo?), la eclettica e psichedelica »Vowels = Space and Time« e »Visiting Statue«. Interessante da ascoltare è anche »Be a Body«, tra le sue più popolari e, di conseguenza, sognante, ma allo stesso tempo sorretta da una solida base elettronica; insomma – estremamente rappresentativa della sua musica. Anche il testo è interessante: »I close my eyes until I see, I don’t need hands to touch me… Be a body.«

La collaborazione con i Doldrums, di scuola dub (che, tra l’altro, suonano come i Caribou sotto calmanti), sfocia nel brano »Colour of Moonlight (Antiochus)« , che però, tra gli altri pezzi, non rappresenta una deviazione troppo marcata dalla sensazione stabilita finora, quella che ci pervade ascoltando le sue canzoni.  »Symphonia IX (My Wait Is U)« è qualcosa che si sentirebbe volentieri agli ultimi respiri dell’afterparty di una festa techno, cercando tra i partecipanti svenuti nel sonno un angolino dove strisciare per dormire fino a tardo pomeriggio. Ma quella sensazione di relax, testato di persona, puoi ottenerla anche con le cuffie nella tua stanza. Alla lirica strizza l’occhio il brano successivo, »Nightmusic«, che però passa subito a un synthpop ipnotico, con l’aiuto a Grimes del musicista canadese Majical Cloudz, i cui suoni insoliti sono disponibili su Soundcloud. »Skin«, il penultimo pezzo, è un altro dei vertici dell’album, che ha entusiasmato il pubblico con la sua delicatezza ultraterrena.

https://www.youtube.com/watch?v=55qcaq0ZNYg

Con l’outro »Know the Way«, che trae ispirazione dal classico di Satie »Trois Gymnopédies«, Grimes chiude un album carico di energia positiva, che sulla scena musicale alternativa ha abbattuto i confini del conosciuto e con una carica fresca ha convinto tanti che erano certi che l’indie, come genere innovativo, stesse morendo. Nonostante l’ottimo album, però, mi viene la paura che Grimes crolli sotto l’etichetta di ‘hipster’, con cui su internet la bombardano praticamente di continuo. È vero che la sua musica è diversa da qualsiasi cosa abbiamo già sentito, che la sua notorietà non ha ancora superato i confini di Youtube e che i suoi pezzi li sentiremo di rado alla radio, figuriamoci su MTV; questo però non dovrebbe significare che la sua integrità musicale sia un fuoco di paglia, destinato a sparire non appena gli occhiali senza diottrie lasceranno il posto alle lenti a contatto. La cantante ha già lanciato una nuova linea di anelli che, a sentir lei, le sono stati ispirati dalla vulva. Incrociamo le dita che la musica resti al primo posto e che la ventiquattrenne torni presto a incantarci con la sua fantasia, portando la sua carovana di concerti dalle nostre parti. Il 20 agosto si ferma a Monaco di Baviera, ma al momento non c’è mezza notizia di una qualche possibilità di comprare un biglietto. Evidentemente al Kongo si accalcheranno solo i più grandi fan sloveni di questa eccentrica musicista, mentre noi speriamo che non abbia ancora esaurito la sua fantasia e che le occasioni di vedere un suo concerto saranno di più – mi azzardo a scommettere che i festival musicali estivi del 2013 la citeranno come una delle protagoniste.

Formazione

Grimes – voce
Anna Akhmatova – testi
Jasper Baydala – basi
Sebastian Cowan – missaggio

Produzione

Grimes

Tracklist

1. Infinite Love Without Fulfilment
2. Genesis
3. Oblivion
4. Eight
5. Circumambient
6. Vowels = Space and Time
7. Visting Statue
8. Be a Body
9.  Colour of Moonlight (Antiochus) (ft. Doldrums)
10. Symphonia IX (My Wait Is U)
11. Nightmusic (ft. Majical Cloudz)
12. Skin
13. Know the Way (Outro)

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