Viva la Vida – Prospekt`s March
Artista: Coldplay
Etichetta: Parlophone Records
Uscita: 2008
Durata: 00:45:07
Voto: 3/5
Dopo aver chiuso la cosiddetta trilogia con i primi tre album, “Parachutes” (2000), “A Rush of Blood to the Head” (2002) e “X&Y” (2005), i rocker d’oltremanica Coldplay con il quarto, “Viva la Vida or Death and All His Friends”, hanno preso una strada un po’ diversa. La produzione l’hanno affidata a due volponi del mestiere: Brian Eno, famoso per aver lavorato con musicisti di primo piano come U2, Genesis e Massive Attack, e Markus Dravs (Björk, Arcade Fire). Il falzét “mancante” di Martin è stato sostituito da sperimentazioni chitarristiche, ovvero dalla “distorsione”, e da qualche spruzzata di blues. Nonostante tutto, il disco suona ancora inconfondibilmente “coldplayano”. Il tema dei testi è più o meno quello che ti aspetti: amore, politica, guerra, pace, religione, Dio, morte. Roba tipica di Martin e compagni. Come al solito, anche in questo album si sente l’influenza di altri musicisti. Citiamone solo alcuni: U2 (soprattutto nella chitarra di Buckland), My Bloody Valentine, Arcade Fire, Blur. Il paragone che salta di più all’orecchio è quello con il virtuoso della chitarra Joe Satriani, a cui i Coldplay avrebbero “rubato” la linea di “If I Could Fly”, dall’album “Is There Love in Space?”, ma i ragazzi negano con decisione. Comunque sia, l’album è tra i più venduti dello scorso anno in Gran Bretagna. È arrivato nei negozi a metà giugno, mentre a novembre è seguita l’edizione “deluxe” del doppio album, “Viva la Vida – Prospekt`s March Edition”, che contiene otto brani inediti nati durante le registrazioni.
È più che evidente che stavolta i Coldplay sono andati a cercare ispirazione nelle arti figurative, come dimostrano il titolo, la copertina e persino il booklet. Il titolo “Viva la Vida”, una frase spagnola che significa “lunga vita alla vita”, i signori se lo sono fatto prestare da un quadro della pittrice messicana Frida Kahlo. In copertina c’è “La Libertà che guida il popolo” (“Liberty Leading the People”) di Eugène Delacroix, del 1830. Per fare le cose in grande, hanno decorato anche il booklet, che oltre ai loro “scarabocchi” contiene solo una foto di gruppo. Niente testi, niente altre informazioni. Sobrio.
Il viaggio di quarantacinque minuti in uno dei dischi più maturi, e forse tra i migliori, dei Coldplay parte con il brano strumentale più corto, “Life in Technicolor”, la cui particolarità è che a farsi largo nell’orecchio non è la chitarra ma il tradizionale “santur” persiano (uno strumento simile al clavicembalo). Ma qui compare già il primo “difetto”: il pezzo somiglia in modo incredibile al singolo “Kids” degli MGMT (“Time to Pretend EP”, 2005). Fregandosene del fatto, la BBC ha usato il brano come sottofondo per i servizi dalle Olimpiadi di Pechino, per le previsioni del tempo e per le notizie sulla Premier League inglese. “Cemeteries of London” fa rivivere la ballata della campagna inglese e i viaggi di epoca vittoriana. Prati sconfinati, fiumi e colline ti si materializzano davanti agli occhi. Non c’è da stupirsi più di tanto, visto che già prima dell’uscita dell’album i Coldplay avevano annunciato che stavolta avrebbero puntato di più sulla “visualizzazione”. La voce di Martin è sostenuta da una batteria appena accennata, dall’acustica sincopata, da battiti di mani e, per chiudere, dal pianoforte. L’atmosfera simile, un po’ cupa, prosegue in “Lost!”, solo che qui i battiti di mani sono rinforzati da un organo da chiesa. D’altronde, con un testo spirituale non poteva andare diversamente. E quando ormai ti aspetti che al quarto pezzo, “42”, partano finalmente le chitarre, non succede niente. O almeno non all’inizio. Il “lamento” di Martin va avanti fino a metà brano, poi il ritmo accelera ed entra finalmente anche la chitarra elettrica. “Lovers in Japan/Reign of Love” sono due canzoni in una. Anche se il titolo non lo farebbe pensare, la prima ha un tema rigorosamente militare. Nella seconda il ritmo si calma un po’, si fa più beato. Alle chitarre subentra Martin al pianoforte. Il pezzo più lungo del disco è “Yes”, che ha l’attacco più romantico di tutto l’album, merito soprattutto dei violini. Il brano contiene anche una traccia “nascosta”, “Chinese Sleep Chant”, che non è riportata sulla copertina e che sentirai solo dopo circa quattro minuti di “Yes”. Sarà difficile non accorgersene, perché le chitarre finalmente graffiano in un disco rimasto fin lì quasi immacolato. E anche il tema del “desiderio” fino a quel momento non era ancora stato toccato. Alleluia. Le chitarre, molto in primo piano, stavolta coprono quasi del tutto la voce di Martin. Probabilmente uno degli attacchi più pomposi è quello della title track, “Viva la Vida”. Archi e campane si sposano bene con il tema della rock-religione che i Coldplay si sono inventati da soli. È anche uno dei pochi brani dell’album con un ritornello da “cantare a squarciagola”. Tra i punti luminosi si può contare anche il primo singolo, “Violet Hill”. La distorsione dei riff di chitarra e la voce di Martin che a tratti si fa stridula sono quello che nel nuovo album un po’ ci manca. In “Strawberry Swing” risentiamo il suono, un po’ insolito per un disco rock, degli strumenti a pizzico africani, che riempiono bene lo “spazio” tra le tastiere di Martin. Decimo e ultimo brano è “Death and All His Friends”. Una canzone piuttosto tranquilla, che già dal titolo ti dice tutto, e che contiene ancora una traccia “nascosta”, basata su dolci suoni di percussioni: “The Escapist”. Di più non ci si poteva nemmeno aspettare, visto che in tutto l’album ci sono solo due pezzi un po’ più veloci: “Viva la Vida” e “Violet Hill”.
L’album “deluxe” uscito a novembre, “Viva la Vida – Prospekt`s March Editon”, contiene, oltre al solito disco “Viva la Vida or Death and All His Friends”, anche un EP con otto brani. “Life in Technicolor” stavolta non è solo strumentale, ed è più lunga di quasi la metà. Si potrebbe dire che i Coldplay abbiano fatto cilecca a non mettere questa versione nell’album. Al pianoforte di “Postcards from Far Away”, che dura poco meno di un minuto, segue “Glass of Water”, in cui Buckland torna a giocare con la “distorsione”. Se “Rainy Day” all’inizio sembra uno dei pezzi più saltellanti, i violini la riportano presto con i piedi per terra. “Prospekt`s March/Poppyfields” è una canzone che si regge soprattutto sul canto di Martin e molto meno sugli strumenti, che si fanno sentire giusto il necessario per abbellire un po’ il tutto. In “Lost+” ai Coldplay si unisce anche Jay-Z, la cui voce eclissa un po’ tutto il resto, per poi essere “tagliata” in chiusura dalla chitarra di Buckland. Anche in questo disco c’è “Lovers in Japan”, ma qui si tratta della versione Osaka Sun Mix, in cui si “sente” qualche tocco di elettronica in più. L’EP si chiude con la ballata “Now My Feet Won`t Touch The Ground”. Quasi come ascoltare Jack Johnson.
L’ultimo album in studio dei britannici Coldplay, dall’uscita dell’estate scorsa, va a ruba come il pane caldo. Merito dell’approccio diverso e del cambio di produttori? Oppure è soprattutto perché i Coldplay hanno dimostrato come vivere e sopravvivere al limite delle proprie possibilità? Il rischio, evidentemente, ha pagato, e il Grammy non gli scappa di certo.
Formazione
Chris Martin – voce
Jonny Buckland – chitarra
Guy Berryman – basso
Will Champion – batteria
Produzione
Brian Eno, Markus Dravs
Tracklist
»Viva la Vida or Death and All His Friends«
1. Life in Technicolor
2. Cemeteries of London
3. Lost!
4. 42
5. Lovers in Japan/Reign of Love
6. Yes
7. Viva la Vida
8. Violet Hill
9. Strawberry Swing
10. Death and All His Friends
»Prospekt`s March EP«
1. Life in Technicolor ii
2. Postcards From Far Away
3. Glass of Water
4. Rainy Day
5. Prospekt`s March/Poppyfields
6. Lost+
7. Lovers in Japan (Osaka Sun Mix)
8. Now My Feet Won`t Touch The Ground