Volition

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Autore: Primož Novak

Artista: Protest the Hero
Etichetta: Spinefarm Records
Uscita: 2013
Durata: 54:07
Voto: 4.3/5

I canadesi Protest The Hero scombussolano il pubblico fin dal primo album Kezia, e ancora di più da Fortress, che ancora oggi mette in crisi parecchi quando si tratta di infilarlo in un genere musicale sensato. Così sono fioccate le definizioni più disparate: una band che suona qualcosa di progressive, mescolato a metalcore, hardcore, punk-rock e perfino power metal.

Prima di registrare Volition, era stato annunciato che la band si era separata dalla sua etichetta, e i soldi per l’album sono arrivati da una campagna su Indiegogo, con cui ha raccolto oltre 200 mila dollari, più che sufficienti per registrare il disco (e anche qualcos’altro). In più, la band si è separata dal batterista Moe Carlson, che in precedenza si era dimostrato un batterista tecnicamente impeccabile, quindi per le registrazioni ha dovuto cercarsi un tizio con parecchia esperienza. Dietro i tamburi si è seduto Chris Adler (Lamb of God), oggi uno dei batteristi più rispettati della scena metal, nonostante la musica dei Protest the Hero sia parecchio lontana da quella dei Lamb of God.

Con l’opener Clarity la band mostra di essere tornata sulla retta via, visto che il precedente Scurrilous non aveva convinto granché per la mancanza di pezzi che spiccassero davvero. Nei 54 minuti del disco l’ascoltatore si ritrova davanti a una mazzata di musica bella faticosa. I Protest The Hero restano fedeli a complessità, caos, ritmiche incredibili e a una chitarra solista e una voce che saltano subito all’orecchio.

Su Scurrilous sembrava che i PTH si stessero calmando, ma Volition è tutta un’altra storia. La band è più aggressiva, ci sono più parti urlate e ringhiate, come non se ne sentivano su Fortress. Di aggressività vocale in realtà non ce n’è così tanta: in primo piano resta sempre il particolare falsetto di Rody Walker, che a molti dà così sui nervi che preferirebbero ascoltare il disco senza voce. Fastidio a parte, bisogna riconoscere a Walker una bella fantasia nel costruire le linee vocali. La dinamica vocale in alcuni pezzi è poi sottolineata dalla voce femminile di Jadea Kelly, che collabora con la band fin dal debutto. Ma la voce non è l’unica particolarità dei PTH. Sul disco ci sono riff folli e spesso nervosi, che pescano a piene mani dalla melodia e ogni tanto dall’atonalità. Non c’è da stupirsi se in tanti li hanno accusati di ispirarsi a Nintendo, vista l’esagerazione con i tapping, con cui a tratti ti bombardano proprio.  

Anche la sezione ritmica spicca. Il bassista sforna linee interessanti, ma purtroppo il mix finale lo ha spinto troppo sullo sfondo. La batteria di Chris Adler è senza dubbio una chicca. Diciamolo: con i Lamb of God Adler si è dimostrato un batterista innovativo e preciso. Ma su Volition si rivela anche un grande conoscitore di tantissimi ritmi. Anche se mancano un po’ dei suoi beat inconfondibili, Volition è un vero banchetto per qualsiasi batterista.

Su Volition la band è rimasta fedele al suo modo genuino di scrivere i pezzi, che all’inizio possono sembrare prevedibili, ma si capisce in fretta che dentro a ogni brano c’è un sacco di roba e di imprevedibilità. Su questa base arriva anche l’integrazione di generi musicali diversi. All’inizio potremmo citare gli elementi metalcore, che si vedono anche in breakdown insoliti, mentre dall’altra parte ci sono gli elementi punk-rock, che si sentono più evidenti in Mist.

Coi soldi raccolti la band ha evidentemente guadagnato anche in produzione, che suona massiccia, e pure il suono in sé è lucidato a dovere. Tra l’altro nel disco ci sono parecchi ospiti: tra gli altri, un assolo di chitarra lo firma Ron Jarzombek (WatchTower, Blotted Science). Nonostante tutto il bello, anche Volition ha qualche punto debole: certi pezzi con riff sporgenti mettono un po’ in ombra gli altri, e così il insieme non risulta proprio perfetto. Inoltre alcuni brani sono troppo lunghi, cosa che la band prima non faceva.

Alla fine non si può che confermarlo: Volition è un altro risultato eccezionale dei pazzi canadesi. Non è migliore di Fortress, ma è comunque una prova più che valida che i Protest The Hero hanno ancora un sacco di cose da dire.

Formazione

Rody Walker – voce
Tim Millar – chitarra, pianoforte
Luke Hoskin – chitarra, chitarra acustica
Arif Mirabdolbaghi – basso
Chris Adler – batteria

Produzione

Cameron McLellan

Tracklist

01. Clarity
02. Drum-Head Trial
03. Tilting Against Windmills
04. Without Prejudice
05. Yellow Teeth
06. Plato’s Tripartite
07. A Life Embossed
08. Mist
09. Underbite
10. Animal Bones
11. Skies
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