Vulcanus

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Autore: Rok Klemše

Artista: Fear My Thoughts
Etichetta: Century Media
Uscita: 2007

La band tedesca, formatasi nel 1998, agli inizi era solo una delle tante nell’ondata di gruppi metalcore. Il genere era in piena ascesa, si prendeva sempre più ascoltatori e i tedeschi si sono chiesti perché non provare anche loro a buttarsi nella mischia, tanto la visibilità sui media non ci sfugge… Beh, i ragazzi hanno fatto male i conti e il grande salto da un giorno all’altro non è arrivato. Magari ce la farà proprio il loro album d’esordio per Century Media, Vulcanus.
Se c’è una cosa che non si può rimproverare al quintetto, è di non far evolvere il proprio sound. In nove anni il loro suono ha fatto parecchia strada, e non può che essere un merito. Evolutivamente i Fear My Thoughts sono partiti come band hardcore, con i primi dischi si sono spostati verso un metalcore più moderno e con l’ultimo lavoro, Hell Sweet Hell, e questo nuovo tentativo, navigano sempre più in acque da melodic death metal, ovvero da metal della scuola di Göteborg.

Che i tedeschi abbiano imparato un sacco dai colleghi svedesi si sente già nell’opener, Accompanied by Death. Le armonie di chitarra e la voce di Mathias ricordano subito i giganti svedesi, tra i pionieri del melodic death metal, gli In Flames. Ma se gli In Flames ultimamente hanno lasciato sempre più spazio ai sample, i Fear My Thoughts qui tornano ai bei vecchi tempi dei classici degli In Flames, The Jester Race o Whoracle. Un inizio di disco decisamente promettente, che prosegue in modo simile col pezzo Blankness. Roba perfetta per fare headbanging fino a slogarsi il collo, anche se i ragazzi hanno usato la formula collaudata e ormai stra-masticata di growl e ritornelli cantati in clean. Ciononostante li salvano idee interessanti e pezzi scritti bene: rispetto al disco precedente, la qualità del materiale e la preparazione strumentale della band sono migliorate drasticamente, e Vulcanus è davvero una bella sorpresa. Che i tedeschi siano estremamente versatili nella scrittura lo dimostra Culture of Fear, che con la sua chord progression, i suoi assoli lenti e sognanti e un growl brutalissimo fa il verso agli svedesi Opeth. La vera sorpresa ce l’hanno riservata con la thrasheggiante Accelerate or Die, dove si uniscono a loro come ospiti Schmier (voce, basso) e Mike (chitarra) dei Destruction. Le due leggende del thrash tedesco lasciano il segno e il pezzo è un mix interessante tra death e thrash metal, con la inconfondibile voce di Schmier e i tipici assoli della scuola thrash tedesca. In Stamp of Credence la band si avvicina addirittura al black metal, soprattutto per il ritornello sorretto da tastiere atmosferiche e da un doppio growl che ricorda un po’ persino quello di Abbath dei leggendari Immortal. Survival Scars diventerà sicuramente un cavallo di battaglia dal vivo, soprattutto per il ritornello dinamico che, con il suo “Oi, oi!”, chiama a gran voce il pubblico a partecipare. Nella title track alle tastiere si aggiunge Kim Olesen degli Anubis Gates, ma con i suoi pattern di chitarra ripetitivi e l’attesa di un’esplosione che da un momento all’altro non arriva mai, mi ha lasciato freddo. Qualche brano strumentale un po’ più elaborato in futuro non guasterebbe. A rimettere le cose a posto ci pensa Soul Consumer con riff contagiosi, anche se i ragazzi ricorrono di nuovo alla formula ritornello growl/clean. Il disco si chiude con la tosta Lost in Black, dalla linea di chitarra centrale eccellente, e con l’atmosferica Wastland, che con il testo parlato e l’uso delle tastiere hammond, con cui i ragazzi fanno l’occhiolino al prog rock anni ’70, crea un’atmosfera tutta sua. Che si tratti di un pezzo estremamente dinamico lo dimostra anche il finale, in cui a livello vocale tornano ai tempi dell’hardcore.

Anche se dopo il poker iniziale il disco si annacqua un po’, Vulcanus è un prodotto di qualità altissima, a cui ha sicuramente contribuito la produzione del “wunderkind” danese Jacob Hansen (Communic, Mercenary, Maroon ecc.). Se in futuro i Fear My Thoughts abbandoneranno la formula vocale metalcore, con le combinazioni di growl e canto pulito, non faticheranno a puntare dritti alle vette del melodic death metal. Di originalità nella scrittura non ne manca.

Il vulcano dei Fear My Thoughts erutta più forte che mai, e come suonano dal vivo potremo verificarlo già la prossima settimana, il 17.01., quando i Fear My Thoughts, nell’ambito del tour The Road to Devastation, come spalla dei death metaller canadesi Kataklysm insieme ai tedeschi Neaera e ai tecnici canadesi Quo Vadis, si presenteranno al pubblico sloveno nella dvorana VPK Mediapark.

Formazione

Matthias von Ockl: voce
Markus Ruf: chitarra e cori
Patrick Hagmann: chitarra e cori
Bartosz Wojciechowski: basso
Norman Lonhard: batteria

Produzione

Jacob Hansen

Tracklist

1. Accompanied by Death
2. Blankness
3. Culture of Fear
4. Accelerate or Die
5. Stamp of Credence
6. Survival Scars
7. Vulcanus
8. Soul Consumer
9. Both Blood
10. Gates to Nowhere
11. Lost in Black
12. Wasteland

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