Wayne Shorter, vincitore di 12 Grammy, sassofonista e compositore che per oltre mezzo secolo ha dato forma a un sound unico nel jazz moderno, è morto lunedì 2 marzo a Los Angeles. Shorter aveva 89 anni.
Shorter è considerato uno dei sassofonisti più influenti di sempre. Dall’hard bop della fine degli anni ’50 al jazz impossibile da incasellare nei generi, quando negli anni ’60 suonava in varie formazioni ridotte, fino alla nascita della fusion jazz-rock negli anni ’70, i sassofoni soprano e tenore di Shorter hanno spinto di continuo verso l’innovazione.
Nato il 25 agosto 1933 a Newark, nel New Jersey, Wayne Shorter dopo gli studi di musica alla New York University si è unito a metà degli anni ’50 a una band che l’ha portato, come compositore e sassofonista, al centro della scena jazz: gli Art Blakey’s Jazz Messengers.
A metà degli anni ’60 Shorter si è fatto un nome entrando nel Miles Davis Quintet. In quella formazione con Miles suonavano il bassista Ron Carter, il batterista Tony Williams e il pianista Herbie Hancock.
Negli anni con Davis, Wayne Shorter ha registrato anche una serie di dischi solisti molto apprezzati. La collaborazione con l’etichetta Blue Note Records tra il 1964 e il 1970 ha lasciato sulla scena tantissime registrazioni che oggi sono considerate dei classici, tra cui Juju (registrato con i membri del quartetto di John Coltrane), Speak No Evil (registrato con due membri della band di Miles Davis) e The Soothsayer (registrato con Freddie Hubbard). Molti di questi album contengono composizioni di Shorter che oggi sono considerate degli standard jazz.
Dopo lo scioglimento del secondo quintetto di Miles, quando Miles ha deciso di buttarsi nella sperimentazione con l’elettronica, Shorter è rimasto al suo fianco. Insieme al tastierista Joe Zawinul, che aveva collaborato anche lui con Davis, ha fondato i Weather Report. Sono diventati una delle formazioni jazz-rock fusion più famose degli anni ’70. L’album “8:30” del 1979 ha regalato a Shorter il primo dei suoi dodici Grammy. Nel 2015 ha ricevuto il Grammy alla carriera, assegnato dalla Recording Academy.
L’ultima parte della vita di Wayne Shorter è stata segnata da quasi 50 anni di dedizione al buddismo, più precisamente alla versione giapponese di questa religione, chiamata Nichiren.
Questo ha influenzato anche la sua creatività musicale. All’inizio del nuovo millennio Shorter ha messo in pratica queste idee con il suo gruppo Wayne Shorter Quartet, in cui lo hanno affiancato giovani promesse del jazz, molto più giovani di lui. Con il ritorno sotto l’ala della Blue Note Records, questa formazione ha registrato una serie di album.
L’ultimo album, “Emotion”, che Shorter ha registrato e pubblicato nel 2018, è la prosecuzione della ricerca di un equilibrio tra spiritualità e musica.