Wearewhoweare
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Pallas
Etichetta: Autoprodotto
Uscita: 2014
Durata: 54:28
Voto: 4/5
I veterani scozzesi del neo-prog rock Pallas hanno realizzato con »Wearewhoweare« il loro primo album in studio dopo il 2011, l’anno di »XXV«, capolavoro concettuale e seguito del classico »The Sentinel« (1984), per cui era davvero dura trovare abbastanza superlativi. I fan dei Pallas sono ormai abituati: questa band di culto si prende sempre un sacco di tempo per scrivere nuovi pezzi, ma la pazienza, quasi sempre ripagata a caldo, lo è anche stavolta. »Wearewhoweare« non è ambizioso come il suo ottimo predecessore concettuale, d’accordo, ma questo non vuol dire proprio che manchino creazioni affascinanti con cui i ‘vecchi gatti’ dimostrano di aver accumulato, negli anni tra un disco e l’altro, una bella scorta di idee fresche.
Il cantante Paul Mackie, terzo vocalist nella storia dei Pallas, si era già inserito alla grande in »XXV« nella visione creativa dei tre membri originali, cioè il chitarrista Niall Mathewson, il bassista Graeme Murray e il tastierista Ronnie Brown, mentre il batterista Colin Fraser non è certo più una matricola, per cui negli ultimi tre anni la band ha sviluppato un’alchimia creativa invidiabile. Mackie, persona solare di natura e con un profondo senso dell’umorismo, durante la lavorazione di questo album ha lottato con una depressione cronica, e così i suoi stati d’animo di allora hanno influenzato parecchio la struttura dei singoli testi di »Wearewhoweare«, perlopiù cinici e fatalisti e in perfetta sintonia con l’atmosfera piuttosto cupa della maggior parte dei brani. La rabbia verso la società moderna, che nella corsa al profitto ha perso ogni capacità di empatia verso il prossimo, è presente a ogni passo.
I testi sono quindi, come in »XXV«, pieni di critica pungente alla società contemporanea, solo che stavolta non sono mimetizzati in una storia di fantascienza sulla marcia vendicativa del ‘flagello di Dio’ dall’Atlantide, ma si riferiscono a fatti e sensazioni concreti del mondo di oggi. Come al solito, nella stesura della maggior parte degli arrangiamenti sinfonici la parola decisiva è spettata al tastierista Brown, mentre a dare le vibrazioni più incisive ci ha pensato la rodata coppia ritmica, con il supporto dei virtuosismi di Mathewson alla chitarra elettrica. I Pallas, da sempre considerati una delle formazioni neo-prog più luminose, in »Wearewhoweare« suonano cupi quasi quanto, per dire, Arena o IQ. I rarissimi momenti di ottimismo, però, riportano subito alla mente di chi segue la band da una vita i capitoli più luminosi e ambientali del passato dei Pallas.
L’opener »Shadows Of The Sun«, che in origine si chiamava »Big City«, parla di un angolo nascosto dove l’individuo socialmente risvegliato può ogni tanto scappare dalla follia quotidiana e dalle varie manipolazioni delle corporation. Mathewson non risparmia frasi di chitarra incisive, mentre tra chitarra e tastiere si formano subito sfumature armoniche nella migliore tradizione epica dei Pallas. Non ci sono dubbi: questa splendida introduzione all’album diventerà presto un classico per i fan della band. »New Life« è un brano estremamente contemplativo, con un assolo di chitarra da brividi che sorprenderà solo chi non conosce l’opera strumentale di Niall fin qui, mentre Mackie canta il tutto con un trasporto enorme.
»Harvest Moon« ha un’atmosfera cupissima, quasi gotica, e un testo che può parlare di vampiri da romanzo fantasy oppure ‘solo’ del disagio personale di chi è circondato dai ‘veri vampiri’ del mondo aziendale o della politica. Non si esagera affatto dicendo che »And I Wonder Why« è uno dei brani più belli e profondi della carriera dei Pallas. Tante struggenti parti di chitarra si fondono con sottigliezza alle texture malinconiche dei sintetizzatori, mentre il canto di Mackie, emotivamente devastante, si unisce in modo efficacissimo alle armonie vocali.
»Dominion« è un’altra creazione dal fatalismo marcatamente ambientale, che si sposa benissimo con la copertina dell’album, tra il comico e l’inquietante, che sembra uscita dalla mano del mitico grafico Gerald Scarfe, noto soprattutto per la collaborazione con i Pink Floyd. La band costruisce passaggi raffinati verso armonie condite di sinfonismo, con un ritornello maestoso che arriva proprio nei momenti giusti, quando le sezioni strumentali più cupe cercano di farsi quasi troppo dominanti. »Wake Up Call«, uno dei momenti più sperimentali dell’intero album, si apre con linee di basso furiose e freddi campioni digitali dei sintetizzatori, a cui segue un’ottima transizione verso una sezione epica che strizza un po’ l’occhio ad alcuni loro classici degli anni Ottanta.
»In Cold Blood« è una ballata parecchio depressiva, con arrangiamenti di pianoforte funerei e Mackie che canta con tanto sentimento da sembrare che gli si sia appena spezzato il cuore dal dolore. La rabbia della band tocca il picco nel lungo pezzo conclusivo, la cupa soffocante »Winter Is Coming«, un altro quasi-classico, dove l’arrivo dell’inverno e del gelo non annuncia le gioie invernali e l’atmosfera delle feste, ma il trionfo del buio, della depressione e dell’apatia, cioè i normali stati d’animo del cittadino medio della Repubblica di Slovenia. Qui i Pallas, in mezzo a tanti complessi cambi di atmosfera e armonie a più voci, tirano fuori ancora una volta un magistrale ritornello epico che farà impazzire soprattutto i fan di vecchia data, perché è uno dei momenti emotivamente più forti dell’intero disco.
Con »Wearewhoweare« i Pallas hanno creato l’album più cupo della loro lunga e complessa carriera, che in mezzo a tanti arrangiamenti struggenti e momenti commoventi serve anche un bel po’ di ‘cibo per la mente’ in un mondo dove pensare troppo con la propria testa è indesiderato, se non addirittura punito. Gli appassionati scozzesi di neo-prog sono sempre stati tra le band più acute a livello intellettuale, e stavolta hanno intrecciato bene alcune storie personali con temi sociali attualissimi e scottanti, così l’assenza di un nuovo concept fantascientifico non la rimpiangerà proprio nessuno. Per ora »Wearewhoweare« si può ordinare solo sul sito dei Pallas.
Formazione
Paul Mackie – voce
Graeme Murray – basso, voce di accompagnamento
Niall Mathewson – chitarra
Ronnie Brown – tastiere, voce di accompagnamento
Colin Fraser – batteria, voce di accompagnamento
Produzione
Niall Mathewson e Graeme Murray
Tracklist
1. Shadow of the Sun (7:39)
2. New Life (4:51)
3. Harvest Moon (7:19)
4. And I Wonder Why (7:05)
5. Dominion (9:09)
6. Wake Up Call (6:33)
7. In Cold Blood (3:52)
8. Winter Is Coming (8:00)