HammerFall: sold out a Graz, in Austria! (2015)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Graz / PPC / Austria
Data del concerto: 09.02.2015
Presenze: 600
Prezzo del biglietto: 27,30€

Gli HammerFall sono di nuovo in pieno galoppo live! Dopo quasi due decenni vissuti a velocità tempestosa dal 1997, anno in cui la band nasce a Göteborg, in Svezia, per poi crescere piano piano fino a diventare uno dei nomi di punta del power metal europeo e mondiale, con l’uscita del celebre esordio in studio “Glory to the Brave”. Quando sono sbucati fuori, in pochi avrebbero pensato che quel quintetto, deciso a tornare con la sua visione musicale alle note ossificate dei elementi old school del classico heavy metal, dosato con una bella manciata di melodia, sarebbe diventato così amato. Ma il loro debutto »Glory To The Brave« (1997) è considerato, da questo punto di vista, uno degli album più importanti che hanno riportato in auge il classico heavy metal e, con esso, l’esplosione del power metal, finito sotto i riflettori delle masse. Ha ridato vita a certe formazioni classiche degli anni Ottanta che, spinte ai margini della scena, sono tornate al centro del metal e hanno ripreso a incidere ottimi album, mentre un mucchio di band nuove ha seguito, musicalmente parlando, il successo degli HammerFall.

Nel nuovo millennio, fino a oggi, l’heavy metal in tutte le sue varianti di sottogenere si è ramificato così tanto, e i riflettori si sono puntati soprattutto sulle forme estreme del metal, dove oltre a una gran dose di brutalità spiccano soprattutto la velocità di esecuzione estrema e una grande precisione tecnica, che il confine del power metal come genere è diventato sottilissimo.  Ma le band che appartengono a questo genere sono sopravvissute e continuano a creare. Così lo scorso agosto gli HammerFall hanno pubblicato il nuovo album in studio »(r)Evolution« e sono partiti per un nuovo tour in questo inverno. Per la parte europea della promozione live del loro nono album in studio in tutto, gli HammerFall, che prima avevano già portato a termine con successo un tour in America Latina in compagnia di Gotthard ed Edguy, hanno chiamato come gruppi di supporto i Serious Black (una nuova formazione di veterani della musica) e i tedeschi Orden Ogan, heavy metaller temprati in attività dal 1996.

»I fan di Harry Potter« Serious Black sono rappresentati, in origine, dal chitarrista Roland Grapow (Masterplan, Roland Grapow – solo, ex-Helloween, ex-Rampage), dal batterista Tomen Stauch (Savage Circus, ex-Coldseed, ex-Blind Guardian, ex-Heavenward, ex-Iron Savior, ex-Stormrider, ex-Lucifer’s Heritage, ex-Stranded Guns), dal bassista Mario Lochert (Emergency Gate, ex-Visions of Atlantis), dal tastierista Jan Vacik (D-Vision, ex-D-Lusion, ex-Dreamscape, ex-Persiflage, ex-Schnupn), dal chitarrista austriaco Dominik Sebastian (Edenbridge, Shadows’ Grey, Thirdmoon) e dal cantante svedese dall’interessante pseudonimo artistico Urban Breed (Project Arcadia, Trail of Murder, ex-Bloodbound, ex-Pyramaze, ex-Tad Morose, ex-Dark Empire).

Almeno due dei nomi citati sono in qualche modo corresponsabili della popolarizzazione del power metal, che anche grazie a loro è esploso nella seconda metà degli anni Novanta. Si tratta senza dubbio di Roland  Grapow e Tomen Stauch. Forse sono proprio gli anni da veterani a mostrare i primi denti. Entrambi hanno dovuto rinunciare al tour. Grapow si lamenta infatti fin dai tempi della registrazione dell’ultimo album dei Masterplan di avere la tendinite, così al suo posto per questo tour è subentrato il rodato chitarrista dei Firewind Bob Katsionis. Tomen Stauch, dall’altra parte, è condannato ai problemi di schiena, perché uno dei suoi dischi intervertebrali gli fa i dispetti. Al suo posto, per il tour, è quindi subentrato il batterista dei Freedom Call Rami Ali. Gli altri nomi in formazione sono gli stessi. I Serious Black hanno attaccato addirittura qualche minuto prima delle otto di sera. La figura centrale è decisamente il cantante svedese Urban Breed. Se qualcuno aveva visto a Maribor il concerto degli HammerFall anni fa, aveva visto Urban Breed nel ruolo di cantante dei Bloodbound, che erano la band di supporto di allora e che si esibiranno nello stesso ruolo nel cuore di Lubiana il 23.03.2015 (prima dei Majesty). Urban Breed in questi anni ha messo su qualche chilo, ma la sua voce resta fenomenale. Straordinariamente conservata, potente, pulita, melodica ad altissimo livello ed esplosiva. E così è stata non solo la sua performance, ma anche tutto il set dei Serious Black. Una valanga di inni power metal è passata come un temporale. In una delle pause estremamente brevi tra un brano e l’altro, il chitarrista Dominik Sebastian non ha ovviamente dimenticato di aggiungere che è contentissimo di potersi finalmente esibire, per una volta, anche in Austria. La battuta era riferita al fatto che Sebastian è cittadino austriaco e che il pubblico lo conosce benissimo dagli Edenbridge. Il palco era ridotto all’osso e il quintetto, incredibilmente, è riuscito comunque a sviluppare bene tutta la cinetica e il movimento on stage. Anche a livello sonoro i Serious Black hanno avuto condizioni piuttosto buone nella saletta e hanno sfoderato un’esibizione sicura, compatta e cesellata, frutto di routine e grande esperienza. I Serious Black hanno quindi presentato i brani del debutto in studio »As Daylight Breaks«, uscito a metà gennaio di quest’anno.

Dopo una pausa di un quarto d’ora, poco prima delle nove di sera sono saliti sul palco gli Orden Ogan. Il quartetto ha presentato il nuovo album in studio »Ravenhead«, uscito a gennaio di quest’anno per AFM Records. Gli Orden Ogan hanno avuto a disposizione tre quarti d’ora. La band, caratterizzata da una bella dose di arrangiamenti orchestrali e anche di cori, ha usato incredibilmente poche basi registrate, il che è assolutamente lodevole. Solo ogni tanto. Per l’accompagnamento vocale. La band ha proposto una scaletta mista, pescata da tutti e cinque gli album in studio usciti fino a oggi. Look di scena curato e uniforme, linee di basso rumorosissime. Gli assoli di chitarra non si distinguevano quasi, mentre i riff rimbombavano forti come per il giudizio universale. Per fortuna la voce di Seeb è riuscita a uscire dalla »cappa« dentro l’immagine sonora. La band ha acceso la folla un paio di volte con mestiere, e il pubblico ha collaborato in modo corretto offrendo un bel supporto. Curioso che i Serious Black abbiano tirato fuori dal pubblico quasi più adrenalina degli Orden Ogan. La band, che a tratti sa pescare in modo velenoso dai Running Wild, ha messo in piedi un’esibizione professionale. La voce di Seeb non rientra certo nella top dei cantanti power metal, però il suo timbro tagliente e gutturale calza a pennello con la strada musicale della band, perché le aggiunge una patina di oscurità e occulto!

Alle dieci in punto sono saliti sul palco gli HammerFall. La band si è presentata in versione rinnovata. Dopo quindici anni di collaborazione, infatti, il batterista Anders Johansson ha salutato gli HammerFall, e al suo posto nel gruppo c’è ora David Wallin (Pain). Il tour ha dovuto saltarlo anche il bassista Fredrik Larsson, per impegni familiari. Al suo posto, al basso, è arrivato nientemeno che Stefan Elmgren. Era stato infatti parte degli HammerFall tra il 1997 e il 2008, quando suonava per loro la chitarra solista.  L’apertura è toccata alla parte strumentale della band, con Stefan Elmgren, Pontus Norgren, Oscar Dronjak e David Wallin che si sono lanciati nell’introduttiva Hector’s Hymn, seguita dall’ottimo singolo dell’album »No Sacrifice, No Victory« intitolato Any Means Necessary. Il locale era completamente sold out. E quando Joakim Cans è entrato nel primo ritornello del pezzo, tutta la sala si è risvegliata. La stragrande maggioranza del pubblico aspettava impaziente gli HammerFall ed è arrivata al PPC esclusivamente per loro. Visto che i tempi non sono proprio rosei e che le presenze ai concerti calano, certe date puntano a esibirsi in sale più piccole o addirittura nei club. La sala del PPC raccoglie circa 500 persone, il che significa che riempirla non era difficile, e a Graz gli HammerFall avevano suonato l’ultima volta all’inizio del 2004 (tour di »Crimson Thunder«). La band ha costruito un’ottima scaletta, ovviamente con l’accento sui brani del nuovo album »(r)Evolution«, ma senza trascurare nemmeno un album in studio.

Il quintetto ha servito un suono eccellente e ha di nuovo incantato con il suo rigido professionalismo. Cans si è difeso benissimo alla voce; la band, per via del palco più piccolo, non ha potuto sviluppare quella massima attività on stage a cui gli HammerFall ci hanno abituato. Eppure. Spalla a spalla nelle armonie a tre voci di Oscar, Stefan e Pontus, gli sketch studiati di Cans nelle pause tra i brani, con cui teneva il pubblico ben stretto a sé, e in generale una grande sensazione di rilassatezza, dosata con una messinscena teatrale in cui Oscar ha cambiato una serie di chitarre dalle forme interessanti, tra cui spiccava soprattutto quella a forma di martello di Hector, e non solo, hanno accontentato un pubblico che, in modo sorprendentemente sentito, ha cantato a squarciagola i ritornelli. La band ha fatto un gesto splendido anche offrendo a Elmgren un momento solista alla chitarra elettrica: nel proseguimento del pezzo strumentale, che ha messo in fila un filo di frasi guida di Hero’s Return, Where Dragon Lies Bleeding e Riders on the Storm, sul palco a fargli compagnia sono arrivati Pontus (al basso!!!), Oscar e David.

La band ha servito qualche dolce parentesi, come l’ottima Last Man Standing, e in chiusura della parte regolare un brano straordinario dell’esordio in studio degli HammerFall (ovviamente non è mancata nemmeno l’epica Glory to the Brave), mentre il concerto la squadra l’ha chiuso come da copione. Con l’inno diventato »popolare« Hearts on Fire. Un’ora e tre quarti di power metal firmato HammerFall, in un’esecuzione brillante di svedesi esperti e carismatici a cui la dinamite on stage non manca di certo, ha regalato un’esperienza live dolcissima, che ha più che benvenuto scosso la calma piatta concertistica di questo febbraio. 

Scaletta

SEROIUS BLACK:
1. Temple of the Sun
2. Akhenaton
3. Setting Fire to the Earth
4. High and Low
5. Older and Wiser
6. Sealing My Fate
7. I Seek No Other Life

ORDEN OGAN:
1. Orden Ogan
2. F.E.V.E.R.
3. To New Shores of Sadness
4. The Lords of the Flies
5. To the End
6. Ravenhead
7. We Are Pirates
8. Deaf Among the Blind
9. The Things We Believe In

HAMMERFALL:
1. Hector’s Hymn
2. Any Means Necessary
3. Renegade
4. B.Y.H.
5. Blood Bound
6. Heeding the Call
7. Let the Hammer Fall
8. Live Life Loud
9. 400 Meter Medley (medley di estratti dei brani: Hero’s Return, Where Dragon Lies Bleeding, Riders on the Storm)
10. Threshold
11. Last Man Standing
12. Glory to the Brave
13. We Won’t Back Down
14. HammerFall
—bis—
15. Templars of Steel
16. Bushido
16. Hearts on Fire
17. Dreams Come True (outro registrato)

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