Weasels Ripped My Flesh

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Zappa, Frank
Etichetta: Rykodisc Records
Uscita: 1970
Voto: 4.5/5

“Weasels Ripped My Flesh” è stato, dopo “Burnt Weeny Sandwich” (1970), il secondo dei due album postumi che Frank incise ancora con la formazione originale della sua band di accompagnamento, The Mothers Of Invention, che nella mente della maggior parte dei fan di Frank gode ancora oggi della fama di line-up più amata, ma anche più “fuori di testa” fra tutte quelle che lo hanno accompagnato. Basta un’occhiata a quella che è una seria candidata al titolo di regina delle copertine bizzarre per capire che il contenuto musicale non è molto meno bizzarro e che questo non è di sicuro un disco pensato per i testoni musicalmente miopi e incasellati. Frank ebbe l’idea per questa copertina ormai quasi celebre dopo aver visto la cover di “Man’s Life”, una vecchia rivista per uomini uscita negli anni ’50. Ci si vedeva un tizio mezzo nudo, coperto di sangue, alle prese con un branco di donnole. Dopo aver mostrato al suo illustratore di allora la copertina della rivista in questione, Frank gli chiese se riusciva a tirare fuori qualcosa di ancora più grottesco.

La caratteristica principale del disco è che mescola registrazioni dal vivo e brani da studio. La maggior parte di questi ultimi è stata probabilmente incisa al primo colpo e in totale spontaneità, anche se con Frank di solito il caso non esiste, nemmeno quando si tratta delle cose più assurde, e persino il rumore più stravagante ha un posto ben preciso all’interno di ogni composizione. Mentre “Burnt Weeny Sandwich” aveva pezzi relativamente strutturati, per lo più basati sul jazz rock fusion e frutto della solita perfezione da studio di Frank, “Weasels” è uno stacco avanguardistico totale, più vicino, per esecuzione e atmosfera, ai suoi primi lavori d’avanguardia. Nella maggior parte dei brani la band è colta dal vivo mentre si lancia in improvvisazioni caotiche, per lo più legate a varie forme libere di jazz d’avanguardia. Per tutti gli amanti di questo tipo di jazz, il disco contiene qualche vera prelibatezza. Su “Weasels” si nota anche un uso tutt’altro che trascurabile di suoni grotteschi tipici della musique concrete e di effetti elettronici firmati dal tastierista Don Preston. Diciamo che, quasi per regola e in contrasto fra loro, si alternano pezzi più avanguardistici e brani decisamente più strutturati. Inutile immaginare che l’umorismo di Frank, marchio di fabbrica, un po’ da bagno pubblico e un po’ satira sociale, sia anche stavolta in abbondanza, e alcune di queste battute a quei tempi saranno state di sicuro una bella provocazione per tutti gli autoproclamati custodi della morale pubblica americana.

“Did Ya Get Any Onya?”, registrata durante un concerto a Filadelfia, è una vera e propria esplosione di improvvisazione avanguardistico-jazzistica libera, con sospiri drammatici inarticolati qua e là e la chitarra ritmica di Lowell George, che dopo essere stato messo alla porta da Frank fondò una sua band, i Little Feat. Le improvvisazioni impazzite dei fiati ricordano la marcia danzante dei dervisci turchi, e ogni tanto persino l’ululato di una proboscide d’elefante. Mentre George a un certo punto racconta un divertente aneddoto della sua infanzia, in mezzo si sentono urla impazzite quasi da operetta, di cui non si vergognerebbero nemmeno dei Magma qualsiasi. Certe improvvisazioni jazz dei fiati ricordano anche i suoni dei vecchi cartoni animati, cosa che Frank in tutta la carriera ha fatto molto volentieri. Se non avesse avuto un approccio sempre così anticonformista, di sicuro avrebbe collaborato prima o poi con qualche grande casa di produzione per scrivere musica per cartoni animati. Segue un brano “addormentato” che farà sicuramente la gioia di tutti i bluesofili incalliti: “Directly From My Heart To You”, dove brilla Don “Sugarcane” Harris con passaggi bluesy al violino, una prestazione vocale eccellente e un testo adeguato, volutamente patetico. Il ritmo sonnolento e la chitarra monotona con linee ripetute sono di sicuro una goduria per l’anima bluesy media e smarrita, ma l’ottimo assolo di violino toglierà l’appetito a questi ultimi. In compenso farà sorridere sotto i baffi tutti gli amanti del progressive. La vera particolarità è che qui si tratta di una cover, visto che l’originale è del tal R. W. Penniman, e da Frank le cover erano in generale una rarità. Come in questo caso, ne faceva di norma delle parodie spassose.

“Prelude to the Afternoon of a Sexually Aroused Gas Mask”, come dice già il suo titolo bacato, è una creatura parecchio bizzarra, anche per i soliti standard di Frank negli anni ’60. Si tratta di un miscuglio grottesco di improvvisazioni jazz libere e suoni bizzarri nel dominio della musique concrete, come le voci strillanti volutamente fastidiose, le risate impazzite, i singhiozzi e i gridi di guerra indiani del bassista e cantante Roy Estrada. Il culmine della stranezza arriva quando spunta un bel motivo al pianoforte e in mezzo si sente un ringhio di cane manipolato elettronicamente, opera di Motorhead Sherwood. Questo esperimento bizzarro fu registrato durante un concerto alla Festival Hall di Londra, e spero che il pubblico inglese, per lo più eccentrico, sia riuscito ad accoglierlo a braccia aperte, sempre che non fosse rimasto impietrito dallo shock, perché per qualcuno fu di sicuro l’esperienza musicale più bizzarra fino ad allora. “Toads Of the Short Forest”, registrata in studio, è un altro esperimento avanguardistico-jazzistico (se volete anche jazz rock fusion) con numerose variazioni ritmiche. Nonostante l’introduzione relativamente melodica con percussioni tranquille, fiati e chitarra bluesy, col tempo degenera in un assolo di batteria parecchio bizzarro, con una valanga di improvvisazioni di fiati, piano e chitarra. “Get a Little”, che si apre con un colpo di tosse di uno dei membri della band, contiene un documento della maestria chitarristica di Frank, con eccellenti improvvisazioni bluesy, urlanti, alla chitarra (se non fosse stato un musicista così multidimensionale, avrebbe potuto essere anche un ottimo chitarrista blues).

Segue “The Eric Dolphy Memorial Barbecue”, dedicata a Eric Dolphy, leggendario jazzista americano scomparso, noto come grande innovatore ed eccellente sassofonista contralto, flautista e clarinettista basso. Dolphy sarebbe stato fra i primi jazzisti a portare nel proprio linguaggio anche forme libere, d’avanguardia, e come tale è di sicuro fra le influenze importanti di Frank. Com’è giusto che sia in onore di Eric, il brano è pieno di improvvisazioni jazz d’avanguardia con un’abbondanza di percussioni di ogni tipo. Nella seconda parte Ian Underwood guida la festa dei fiati al sax contralto, mentre lo accompagnano in coro Bunk Gardner al sax tenore, Motorhead Sherwood al sax baritono e Buzz Gardner a tromba e corno. In chiusura arrivano ancora alcune improvvisazioni insolite su basso, fiati e organo. L’atmosfera di questa composizione jazz fusion d’avanguardia si potrebbe descrivere come qualcosa a metà fra un corteo funebre e una marcetta da circo. “Dwarf Nebula Processional March & Dwarf Nebula” (di nuovo un titolo che poteva venire in mente solo a Frank) suona come la melodia di un cartone animato sgangherato in cui dei nanetti da giardino partono per una gita in razzo. Qui l’ascoltatore si imbatte in un mucchio di suoni elettronici e rumori bizzarri da musique concrete, che in effetti ricordano i versi di nanetti dispettosi.

Segue il divertente pop rocker “My Guitar Wants To Kill Your Mama”, uno dei pezzi più famosi della carriera di Frank, più che altro per il testo, senza dubbio parecchio controverso per l’epoca. È una delle prime prese in giro dirette di Frank ai custodi americani della morale pubblica, contro cui lottò per gran parte della sua carriera musicale, se non della vita. Qui Frank si mette anche nel ruolo di voce principale, e il suo cantato sarcastico trova il posto giusto in mezzo a una melodia scherzosa. Nonostante l’apparente accessibilità e la semplicità ritmica (secondo me il pezzo più accessibile del disco) contiene parecchie sezioni complesse di chitarra e fiati, oltre a un interessante motivo da bar al pianoforte di Preston. Quanto lontano sia arrivata l’impronta di questo ottimo brano lo dimostra il fatto che molti anni dopo i tre virtuosi della chitarra Eric Johnson, Joe Satriani e l’allievo di Frank, Steve Vai, nella formula G3, lo suonavano durante i loro concerti. Vale la pena ricordare anche che il figlio maggiore di Frank, Dweezil, ha preso il titolo del suo primo album solista proprio da questo brano. “Oh No”, con la voce ottima ma beffarda di Ray Collins, è un altro pezzo pop breve, divertente e quasi leggero, con un ritmo jazzy e fiati e percussioni arguti, che porta ancora con sé lo spirito di quegli anni ’60 psichedelici che Frank amava tanto mettere in satira. In chiusura arrivano altri due brani registrati dal vivo. “The Orange County Luber Struck”, registrata a Londra, è addirittura uno dei pezzi migliori del disco. Dopo un’introduzione dal tempo relativamente leggero, nella seconda parte la composizione fa all’improvviso una svolta totale. Entra una sezione bluesy/hard rock con tanti passaggi arguti di chitarra e vari cambi alla batteria. Anche se in quel periodo Frank si entusiasmava soprattutto per il jazz, non dimenticò mai la sua eredità rock. A chiudere il disco c’è la title track, registrata durante un concerto a Birmingham, che non è né più né meno che il fruscio di un oscillatore. Nel finale Frank e i suoi compari gareggiano a chi fa più casino sul palco. Niente di strano, quindi, se a Frank da questi suoni da barbiere è venuta in mente quell’idea bizzarra di una donnola che, sotto forma di rasoio, squarcia la carne di chi lo usa. Il vertice del grottesco di questo disco? Neanche per sogno, quello arriva proprio alla fine. Dopo che Frank, finito il fruscio, ringrazia il pubblico di essere venuto, si sente infatti uno spettatore che urla “more”, e secondo me questo è senza dubbio il momento più bizzarro dell’intero album.

“Weasels Ripped My Flesh” è senza dubbio una vera reliquia per tutti gli ammiratori dei primi anni di Frank con la prima incarnazione delle The Mothers Of Invention, e nessuno di loro dovrebbe farne a meno. Molti, anche anni dopo, quando la prima versione dei Mothers era ormai un lontano passato, sostenevano ancora con nostalgia che quello fosse stato il periodo migliore della carriera di Frank. Io personalmente non sarei d’accordo, ma di sicuro fu il periodo più rivoluzionario, nel senso che la sua musica influenzava ancora in modo importante non solo lo sviluppo della musica popolare e del rock (progressivo), ma anche gli eventi sociali di allora, soprattutto nella moderna Babilonia, cioè gli USA, dove i suoi testi erano di continuo sulla graticola per via di congressisti sovreccitati, mentre dall’altra parte della cortina di ferro la sua musica era comunque vietata fino alla fine degli anni ’80 (buona parte del rock nell’allora URSS e nei suoi satelliti veniva chiamata semplicemente “Zappa”). “Weasels Ripped My Flesh”, come ultimo atto del primo periodo di Frank, chiude bene l’opera creativa di quegli anni e allo stesso tempo contiene alcune delle perle più belle che abbia creato con i Mothers originali. Chi in musica preferisce una struttura compiuta e la melodia, invece, faccia meglio ad avvicinarsi a questo disco solo più avanti, dopo aver esplorato gli album più accessibili di Frank, perché “Weasels” per il pubblico più ampio è di sicuro uno dei suoi dischi più “ostici”.

Formazione

Frank Zappa – chitarra, voce
Ian Underwood – sax contralto
Bunk Gardner – sax tenore
Motorhead Sherwood – sax baritono e russare
Buzz Gardner – tromba, corno inglese
Roy Estrada – basso, voce
Jimmy Carl Black – batteria
Art Tripp – batteria
Don Preston – pianoforte, organo, effetti elettronici
Ray Collins – voce su ‘Oh No’
Don “Sugar Cane” Harris – violino elettrico e voce su ‘Directly from my heart to you’
Lowell George – chitarra ritmica e voce su ‘Didja Get Any Onya?’

Produzione

Frank Zappa

Tracklist

1. Didja Get Any Onya? (6:51)
2. Directly From My Heart to You (5:16)
3. Prelude To The Afternoon of a Sexually Aroused Gas Mask (3:48)
4. Toad Of The Short Forest (4:48)
5. Get A Little (2:31)
6. The Eric Dolphy Memorial Barbecue (6:52)
7. Dwarf Nebula Processional March & Dwarf Nebula (2:12)
8. My Guitar Wants To Kill Your Mama (3:32)
9. Oh No (1:45)
10. The Orange County Lumber Truck (3:21)
11. Weasels Ripped My Flesh (2:07)

Durata dell’album: 43:03

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