Werefox – più di una semplice sfumatura di rosso (2012)

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Luogo: Lubiana / CUK Kino Šiška / Slovenia
Data dell’intervista: 07.01.2013

Ci sono poche band con tanto potenziale e tanta forza creativa quanto i Werefox, nuova formazione slovena. No, non è una novità campata in aria: è un’alleanza d’acciaio a quattro, unita da una fortissima voglia di creare. Dietro il nome dal pelo di volpe batte un cuore solo e brilla un unico pensiero comune. Il gruppo è fatto di vecchie conoscenze, che hanno dato vita a band un tempo potentissime come i Psycho-Path, a quelle forse un po’ meno note ma irresistibilmente assuefacenti come gli Sphericube e ai popster internazionali, ancora attivissimi, Lollobrigida. C’è un bel po’ di ottimismo solare, e i contorni apparentemente pop nascondono così tanta sostanza che molto resta avvolto in un velo di mistero. Così, con l’idea di una chiacchierata un po’ più approfondita, mi sono avviato verso il Kino Šiška. Perché volpi mannare e come sono finiti sullo stesso carro creativo con il frontman dei Girls Against Boys? Era solo un assaggio delle domande, e nessuna è rimasta senza risposta: nella penombra del primo piano del tempio della cultura lubianese ne è nata una bella conversazione rilassata, che non si è fatta frenare né dal fatto che io rincorra le parole con il registratore, né dal fatto che, dopo una giornata faticosa, la nostra chiacchierata fosse l’ennesimo impegno di lavoro, come la vivrebbero certe band. I Werefox, già a prima vista, sembrano una famiglia affiatata di quattro buoni amici, che insieme sanno anche creare qualcosa di bello.

Rockline: Sono davvero onorato di sedere a tavola con musicisti di questo calibro e di provenienze così diverse.

David Halb: E noi siamo onoratissimi di sederci a tavola con giornalisti e fotografi così in gamba.

Melée: Eh già …

Rockline: Prima di tutto vorrei far notare che fino a poco tempo fa andava di moda la stagione di lupi mannari e vampiri, mentre voi proponete le volpi mannare come qualcosa di completamente nuovo e fresco. Cosa significa questa volpe mannara nel vostro caso, a parte forse un po’ più di rosso nella tua pettinatura, Melée?

Melée: Non sono mica solo io la volpe mannara: anche Beko si tingerà più avanti, così sarà più simile a un pelo di volpe.

David: Oppure si tingerà la barba … (risate)

Melée: Il fatto è che lo siamo tutti, anche se per il colore dei capelli sono io quella che ci somiglia di più. Ma dietro a tutto c’è una leggenda davvero simpatica e sexy, che batte i lupi mannari ed è anche meno diffusa e abusata. Il nome per la band l’abbiamo cercato davvero a lungo e ci eravamo quasi disperati, perché avevamo trovato un bel po’ di nomi davvero buoni, ma erano tutti occupati. La ricerca è andata avanti, perché dovevamo trovare qualcosa che si sposasse con la formazione, con lo spirito, che avesse un bell’aspetto e un bel suono ed era libero. Dopo un anno, nel frattempo avevamo già tutti i pezzi pronti …

David: Ci siamo detti perfino che il nome l’avremmo trovato comunque, tanto l’importante era avere i pezzi …

Rockline: Il consenso è caduto sul nome di un personaggio che non è così sfruttato, e siccome sono un grande appassionato di tradizioni etnografiche, vorrei saperne qualcosa di più proprio su questo.

Melée: In realtà non ne sapevo nulla finché, tre o quattro anni fa, non ho letto il libro The Sacred Book Of The Werewolf di quell’interessantissimo scrittore russo, Viktor Pelevin, che ha rigirato a modo suo la leggenda in una perversione davvero ben riuscita dell’originale, e il personaggio era fenomenale fin dall’inizio. Poi ho approfondito la ricerca e in effetti la leggenda giapponese sulle volpi mannare rivela un animale sacro, che accompagna la dea del riso e rappresenta una creatura mitologica molto importante per i giapponesi. Se compaiono vicino alle case, non le cacciano mai via, e secondo le loro credenze le volpi portano sia fortuna che ricchezza. Spero che questo riempia un po’ anche i nostri portafogli, visto che per questo disco ci siamo svenati finanziariamente … (risate) Le volpi mannare forse hanno una funzione simile al pesciolino d’oro di certe nostre leggende: ti esaudiscono i desideri, ma poi resti in debito con loro. Le volpi hanno un numero diverso di code, fino a un massimo di nove. Per la copertina ne abbiamo scelte sei, perché non volevamo dire di essere già adesso volpi mannare a nove code: quelle con nove code sanno tutto, sentono tutto e fiutano tutto. Non siamo ancora a quel punto, ma anche con sei code hai già parecchi assi nella manica. È una leggenda così interessante e attraente che si è infilata di soppiatto nel nostro nome.

Rockline: Qualcosa di primordiale è successo qui: la sintesi tra di voi. Arrivate da mondi completamente diversi, almeno a livello musicale. Voi due, David e Manuel, vi conosco dalle acque più progressive e jazzy degli Sphericube, voi due, Melée e Beko, dalla formazione indie dei Psycho-Path, e tu, Beko, sei anche uno dei chitarristi più in vista del Prekmurje, che per conoscenza e concezione della chitarra se la gioca con Dekleva dei Srečna mladina. Al prodigio delle sei corde di Lubiana ora fa da contraltare l’antipode prekmurjano. Com’è nata questa collaborazione, come avete fatto a ritrovarvi in acque completamente nuove e a intrecciare con i Werefox un pop così sexy?

David: Grazie per la descrizione. Io non mi azzarderei a dirlo, ma proprio nell’intervista di prima ho detto che, se proprio dovessimo essere inquadrati, ci metterei nel cassetto del pop alternativo. La costellazione, comunque, è il risultato di alcune coincidenze davvero belle. Tre storie si sono chiuse in contemporanea: i Psycho-Path hanno chiuso il loro percorso, negli Sphericube abbiamo detto l’ultima parola e anch’io sono uscito dal contesto dei Lollobrigida. Sašo e Melée, subito dopo i Psycho-Path, hanno continuato con impegno a lavorare e a scrivere materiale proprio. Mio cugino Dominik, che al momento porta avanti il suo progetto solista Baladero, all’inizio li ha aiutati a co-creare, poi la formazione si è costituita in modo del tutto naturale. Io e Manuel, tanto, stavamo già a suonare i nostri bassi e le nostre batterie, ma ci serviva un sostegno, e così è nata un’unione perfetta. Sul piano privato siamo comunque ottimi amici, e con il rispetto reciproco e gli interessi in comune entrare nella strada dei Werefox è stato qualcosa di del tutto naturale e ovvio.

Rockline: Perché il pop? In fondo prima eravate in sfere completamente diverse, e sono rimasto piacevolmente sorpreso da quello che è successo in I Am Memory: è successa una cosa molto orecchiabile al primo colpo, ma che richiede ascolti multipli per poterla abbracciare tutta …

Beko: Per quanto mi riguarda, il termine pop può essere molto ampio, perché in quella cornice rientrano facilmente anche cose molto heavy e sperimentali: se in più c’è un hook che ti resta in testa, allora puoi chiamarlo anche pop. Non è tanto una questione di definizione di genere, quanto del fatto che la musica ti resta in testa.

David: Ecco, qui c’è l’elemento Memory, quello del ricordo …

Melée: In un contesto del genere posso essere d’accordo con il pop, ma il pop come genere non descrive la nostra natura. La definizione maggioritaria di pop qui non regge, perché da noi la musica continua a graffiare, è orecchiabile ma il disco ha ancora forza. Il pop in senso classico questi elementi non li ha.

Rockline: Non volevo mettervi accanto ad Adele o Pink, ma vi ho paragonato a una band che apprezzo moltissimo: i Pearl Jam. Non parlo di grunge o di rock pesante, ma i parallelismi con dischi come Binaural o Yield sono assolutamente possibili …

David: Prima che Beko iniziasse a parlare volevo portare il discorso proprio in questa direzione, e so che pensavi soprattutto alla descrizione di una sensazione, che nell’intera storia è anche fondamentale. Penso che questo contesto di orecchiabilità sexy del pop sia il risultato del fatto che, quando fai musica, ti senti sempre bene. È indispensabile. Se sai ascoltarti a vicenda e senti un calore nel petto, il risultato sarà questo.

Rockline: Il salto più grande è stato proprio nella voce principale, perché ero abituato a te, Melée, nel ruolo di oratrice potente e gutturale dei Psycho-Path. Oltre a quell’intensità, ai testi e alle parole, lì al primo posto c’era l’impatto. Non dico che ai Werefox manchi, visto che molto lo trasmettono già i testi stessi, con tanti giochi di parole intelligenti (Murder e Redrum diventano così parte di questo mosaico). Ora hai sviluppato un’interpretazione completamente diversa. Come mai?

Melée: Perché per me era qualcosa di totalmente logico. A dire la verità, tutto questo avrei voluto farlo anche prima, ma, se devo essere sincera, per una cosa del genere ti serve anche il giusto gruppo di compagni di gioco, per poter provare certe cose in modo più sciolto. Siamo onesti: i Psycho-Path erano stati cacciati a forza anche in una nicchia in cui la melodia è quasi un piccolo crimine, perché la musica dura non dovrebbe avere melodia.

David: Quindi eri davvero una gran criminale.

Melée: Già, ma nei Psycho-Path, se si infilava un hookline troppo cantabile, lo evitavo apposta. Adesso non più.

Rockline: Sul vostro debutto Jiu Jitsu in certi punti se ne sentiva parecchio …

Beko: Dezinvoltura era molto più hooky, lì …

Melée: Quella era in effetti una deviazione in un’altra direzione, ma voglio dire che certe cose ci limitavano parecchio: ci limitava un genere in cui non ci eravamo infilati noi. Certe interpretazioni e modi di cantare li sviluppavo anche prima, ma adesso per la prima volta mi sento abbastanza libera da poter realizzare tutto questo fino in fondo. Siamo così aperti, e credo che resteremo così, da seguire fedelmente il pezzo così come si presenta. Se va in acque un po’ più melodiche, come si sente in Fun On The Moon, non ci forzeremo a trasformarlo in qualcosa che non è: ci lasceremo andare al flusso di pensieri ed emozioni, senza razionalizzazioni di genere.

Rockline: Undici pezzi sul vostro debutto, undici sentimenti diversi. Vorrei dare un po’ più la parola all’altra parte del tavolo e chiedere di mettere le carte in tavola: qual è, tra i brillanti registrati, il vostro cocco e favorito?

Beko: A me piace di più il pezzo d’apertura, The Redneck Genous Story, perché è un brano su cui abbiamo lavorato tantissimo, uno dei primi che abbiamo cominciato a fare, e io e Melée l’abbiamo scritto ancora nella formazione precedente, prima di diventare i Werefox. All’inizio sembrava che non portasse da nessuna parte e che non ne sarebbe mai uscito nulla di concreto, ma col tempo è successo … Da solo … Forse bisognava solo dare tempo al tempo e lasciare che ci si formasse sopra un po’ di muffa nobile (risate).

David: In sostanza The Redneck Genious è il nuovo scweizer kässe.

Rockline: L’ouverture del disco è davvero eccezionale, perché poi segue una valanga di esplosioni emotive. Due pezzi che però si insinuano e colpiscono come due disertori in mezzo alla folla di bellezza sono, almeno per me, March Of Finest e Did I Kill The Devil In You? Come mai sul disco c’era posto per i disertori?

Melée: Tu stai dalle parti dei più duri, quindi … (risate)

Beko: Ma che ne so! Ci stanno e basta. Magari sono un po’ più duri e più riffosi, ma allo stesso tempo sono pieni di melodia e di hook, mantengono il filo rosso e costruiscono l’atmosfera. Io penso che siano piazzati bene, strategicamente …

David: In realtà stanno sul disco solo perché non avevamo nient’altro da metterci … (risate)

Melée: Ma per favore! Sono pezzi che risalgono al nostro periodo primordiale, quando è nata anche Shitload Of Love.


Rockline: Un bel calcio in testa, delicatissimo e sicuro di sé, con un testo bellissimo.

Melée: Anche questa è di stampo più crudo. Io penso che il prossimo disco avrà più di questi elementi crudi, dipende ovviamente dall’umore e dallo stato d’animo, ma credo che anche i nostri pezzi più tranquilli contengano almeno un po’ di mordente. E tornerei a Fun On The Moon, dove quel mordente lo sento, ma è diverso da quello di Did I Kill The Devil In You. Penso che per noi su questo disco fosse importante non lasciarci limitare da cosa suona duro e cosa no, ma seguire solo le sensazioni e i sentimenti, il dettato interiore dei brani.

Beko: Così certe cose che sul disco sono delicate, dal vivo suoneranno più taglienti.

Rockline: Visto che avete un’identità d’acciaio e molto autonoma, mi sorprende proprio che il primo incontro con i Werefox sia stato il vostro duetto con Scott McCloud. Perché proprio con lui avete rotto il ghiaccio e com’è nata la collaborazione?

Melée: In realtà non è stata una collaborazione pianificata. Scott si è fatto avanti in modo del tutto spontaneo al primo concerto che abbiamo suonato, il nostro primo in assoluto, proprio insieme alla sua band Paramount Styles, e la decisione è stata presa lì per lì. Dopo il soundcheck, nel backstage, abbiamo preparato un pezzo …

David: Avevamo aiutato Scott a organizzare il concerto a Murska Sobota, e dopo il soundcheck, nel backstage, abbiamo buttato lì l’idea e gli abbiamo detto: »Ehi Scott, magari ci canti qualcosa?« e in una buona mezz’ora, un’ora, abbiamo preparato il pezzo e siamo saliti sul palco tutti insieme.

Melée: All’inizio volevamo registrare con Scott il brano Urgency, ma lui aveva la sensazione, se lo cito, che il pezzo stesse in piedi così bene che lì lui avrebbe solo disturbato. Così gli abbiamo proposto il brano The Boy In Me, The Girl In You, che gli calzava a pennello e ha aggiunto al pezzo la migliore spezia possibile, che potessimo desiderare.

Rockline: Una voce alla Tom Waits …

Melée: Totale! E così ha riscritto la storia da capo per me, perché io in questo pezzo portavo avanti una mia storia scritta, mentre lui ha aperto il brano in una direzione completamente diversa, e il risultato mi è piaciuto tantissimo, quindi sono contenta che alla fine la scelta sia caduta proprio su questo pezzo. Dopo quel battesimo concertistico della nostra formazione ci ha potuti sentire dal vivo per la prima volta e si è fatto un’idea e un’opinione di dove ci siamo diretti, visto che ci conosce ormai da parecchio tempo. Quello che facciamo adesso gli piace di più ed è più vicino al suo attuale umore e alla sua affinità musicale.

https://www.youtube.com/watch?v=ZTDNEyQ3S5E

Rockline: Un anno e mezzo è bastato per scrivere il vostro debutto e metterlo sul mercato, per entrare in studio e dire che era arrivato il momento di catturare tutte le vostre bellissime farfalle di idee e ispirazione e metterle nel vostro primo barattolo di vetro. Il vostro primo calice di vino appena spremuto è in tavola. Il 2013 significa per voi un nuovo capitolo. Cosa possiamo aspettarci quest’anno? Quali sono i vostri piani? Che strada intendete scrivere e percorrere quest’anno?

Beko: La strada sarà il più varia possibile e ci saranno tanti concerti.

Melée: Decisamente.

David: Esatto, come ha detto Beko: i Werefox si mettono in cammino verso i concerti. È quello che ci terrà occupati quest’anno, perché siamo una band, una creatura dal vivo, e suoniamo. Penso che proprio in queste circostanze concertistiche e di palco ci presenteremo nel modo più concreto, e chiunque verrà a godersi il live capirà e coglierà cosa facciamo.

Melée: Come Psycho-Path abbiamo girato posti dalla Sicilia alla Scandinavia e all’Inghilterra, dove, lo posso già dire, ci stiamo dirigendo anche adesso, perché l’alleanza si rinfresca. Lì si ricordano di noi, quindi può darsi che continueremo la storia con lo stesso booker di prima, e anche in Italia abbiamo contatti di una volta, e si sta aprendo l’Austria. Non devo dimenticare l’ex Jugoslavia, dove abbiamo un legame forte e si sta preparando una promozione intensa, perché ci stiamo preparando un bel terreno. Un mercato e una scena che prima non erano disponibili in questa misura ora passano in primo piano.

David: Penso sia giusto sottolineare in concreto la risposta dalla Serbia, che trasmette un grande entusiasmo. Se sei abituato a reazioni relativamente fredde o tiepide, le interviste che hanno preparato con un’energia e un atteggiamento così positivi nei nostri confronti hanno reso davvero interessante fare tutte queste interviste telefoniche.

Rockline: Mi azzardo a dire, prima di chiudere l’intervista di oggi, visto che il tempo è oro e il vostro adesso è ancora più prezioso, e ne sono convinto, che sulle note del vostro debutto I Am Memory si scioglierà, o almeno si scalderà un po’, il cuore di molti ascoltatori sloveni. Ora lascio a voi l’ultima parola, il pensiero conclusivo e il tocco finale di questo splendido incontro di stasera, che ho goduto molto anch’io.

Melée: Questa è sempre la più difficile … (risate)

Beko: C’è così tanta musica meravigliosa che sarebbe un peccato limitarsi a una sola cosa e non scoprire mai nient’altro.

David: Io continuerei il pensiero di Sašo e direi: siate coraggiosi!

Manuel: È praticamente questo!

Rockline: Non aggiungi niente? Tu eri la parte silenziosa e di poche parole degli Sphericube, non ti ho praticamente mai sentito a parte sul palco … (risate)

David: Adesso lo senti, eccome.

Melée: È una componente importantissima della nostra musica, che prima avevamo un po’ dimenticato. Oltre a me alla voce abbiamo due voci di accompagnamento davvero attive, e lavoriamo tantissimo sugli arrangiamenti, tutti e tre insieme, perché abbiamo la fortuna che le tre voci funzionino davvero bene insieme. Non è qualcosa di automatico. Uno può avere una voce splendida, ma non andrà d’accordo con un’altra.

Rockline: Da voi il blend è quello giusto!

Melée: Sì! E ci siamo buttati, perché non era pianificato, è venuto da sé.

David: Per questo l’apertura di I Am Memory con The Redneck Genious Story è davvero riconoscibile.

Melée: Parte con tutte e tre le voci.

Rockline: Il pezzo è davvero sexy e, con il richiamo alle auto e tutto il resto, ti senti naturale e figo e pensi: »Mi serve altro olio e altro cherosene …« (risate)

Melée: Qui direi una cosa che di solito racconto malvolentieri, perché non ogni pezzo ha dietro retroscena così concreti, ma questo sì. In realtà ho scoperto che l’abbiamo finito quasi nello stesso momento in cui è morto lo scrittore che ha ispirato il brano. Verso marzo 2012, credo che fosse allora che abbiamo iniziato a chiudere il lavoro su questo pezzo, Harry Crews, che magari non è così noto …

Beko: È il fratello minore di Tom Cruise … (risate)

Melée: No … Harry Crews, che consiglio caldamente da leggere. È uno scrittore molto originale, e anche la sua vita merita una storia a sé. Nella vita ha fatto di tutto: la lotta, è stato marine e ne ha passate tante altre. Mi piace tantissimo, e questa canzone si riferisce al suo racconto lungo The Car, scritto a quanto pare su un fatto realmente accaduto. Secondo questa storia un tizio avrebbe mangiato un’intera automobile, e lo faceva come un evento, perché la gente ci va ogni giorno a un’ora ben precisa e lui mangia un altro pezzo di automobile. Alla fine, però …

Rockline: Muore?

Melée: Non lo sai, perché la scena finale è fatta in modo che non capisci se succede o no, ma internamente quello che ha fatto l’ha sicuramente danneggiato, e Crews è pieno di storie così. Le sue storie sono bizzarre, e non perché se le sia inventate, ma perché le prende da quell’ambiente strano in cui vive, o meglio in cui viveva. Sono una specie di fotografie, istantanee di vita reale, che Crews restituisce in modo molto documentaristico, tanto che ti chiedi di nuovo se non sia vero che la realtà può essere mille volte più strana di qualsiasi finzione … The Redneck Genious Story è il nostro mini omaggio a lui, e il pezzo è stato incoronato proprio dal fatto che in quel periodo lui è morto, e la fine è diventata solo un nuovo inizio, i cicli si sono chiusi … L’altro omaggio è il mio tatuaggio fresco, che si potrà vedere al concerto. Crews aveva tatuato: »How do you like your blue eyed boy now, Mr. Death?«. Io ho scritto: »How do you like your blue eyed girl now, Mr. Death?«. Questa mia scritta fresca d’inchiostro sotto la pelle ha chiuso per me il cerchio di questo primo insieme compiuto del nostro disco.

Rockline: Dirò solo che già prima dell’intervista non vedevo l’ora di sederci a tavola, e adesso ho la pelle d’oca e spero che presto potremo riprendere da dove questa nostra prima chiacchierata finisce.

Melée:Condividiamo questa sensazione.

David: Io aggiungerei solo che il disco lo pubblicheremo con il principio Pay what you want. La versione digitale sarà fatta in modo che potrete pagarla quanto vorrete. L’uscita digitale passerà per Bandcamp, e si potrà scegliere da 0 fino a »state your price«. Le copie fisiche saranno disponibili a 10 euro a testa, anche ai concerti, e qualcuna nei negozi. È il nostro contributo a crescere una nuova generazione di ascoltatori responsabili in Slovenia …

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