Wings Of Heaven

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Magnum
Etichetta: Polydor Records
Uscita: 1988
Voto: 5/5

“Wings Of Heaven” rappresenta un altro capitolo d’oro nella saga dei fuoriclasse del rock melodico Magnum. Con questo disco hanno creato uno dei loro gioielli più splendenti, un album che negli annali dell’AOR occupa ancora oggi, a pieno titolo, una posizione altissima. “Wings Of Heaven” ha proseguito la serie di album eccellenti e la direzione stilistica del magnifico predecessore “Vigilante” (1986). La band ha limato qui quasi alla perfezione il suo raffinato fiuto nel creare e mettere insieme arrangiamenti melodici di prima classe, armonie strumentali a più livelli e ritornelli da inno. Allo stesso tempo è stato il loro più grande successo commerciale e anche sotto questo aspetto passa per uno degli album di rock melodico britannico più amati della seconda metà degli anni ’80.

Tony Clarkin, chitarrista e mente guida del gruppo, ha sfruttato alla grande la sua enorme spinta creativa e ha scritto alcuni dei pezzi migliori della loro storia. Gli è riuscito il colpo di fondere in modo magistrale gli elementi sonori art rock dei primi album con quelli più radiofonici dei due dischi precedenti. “Wings Of Heaven” è pieno dei suoi riff fantasiosi e caratteristici, che con la loro grinta portano spesso i Magnum a un passo dalle acque dell’hard rock. Anche stavolta nei testi non ha risparmiato le sue visioni critiche verso la società e pacifiste, e non lo hanno abbandonato nemmeno le metafore fantasy ogni tanto, che nella loro musica non sono mai sparite, anche se leggende e mondi fantastici nell’AOR non sono mai stati popolari.

Se Clarkin è sempre stato il cervello e la spina dorsale del gruppo, il leggendario cantante Bob Catley con le sue interpretazioni cariche di emozione si è senz’altro meritato il titolo di cuore della band. È difficile indicare i momenti migliori della sua carriera magnifica, ma “Wings Of Heaven” nel suo insieme è senza dubbio uno di quelli. Il fattore chiave per le texture melodiche e succose dei sintetizzatori, che in produzione stanno sempre nel giusto equilibrio con la chitarra, è stato il tastierista Mark Stanway, un tipo che, nonostante il suo stile poco complicato, era capace di parecchie sorprese. Mickey Barker con il suo drumming dinamico ha dimostrato perché, fra tutti i loro batteristi, è quello che è durato più a lungo, mentre le linee di basso di Lowe, pur senza troppi fuochi d’artificio, garantivano una base solida. Anche stavolta la produzione è stata eccellente. Dato che Roger Taylor (Queen) e Dave Richards per altri impegni non erano disponibili, è accorso in aiuto Albert Boekholt, che ha fatto un lavoro d’oro. La differenza di produzione rispetto a “Vigilante” è evidente: le tastiere qui non stanno più in primo piano rispetto alla chitarra per tutto l’album, ma occupano una posizione paritaria.

L’album si apre con un classico dei Magnum e grande singolo di successo, “Days Of No Trust”, che mette subito sul piatto tutte le migliori caratteristiche del loro marchio di fabbrica, un AOR di prima qualità. Possenti armonie melodiche e un ritornello da inno sono stesi in modo eccezionale su raffinate linee di sintetizzatore, riff succosi e decisi stacchi di batteria. L’eccellente e ben più drammatica “Wild Swan” mostra nel frattempo anche le loro radici art rock, più complesse. In primo piano ci sono un riffing di chitarra incisivo, cambi di tema improvvisi e un sacco di spazio per sottili inserti di tastiera, mentre Catley si occupa per tutto il tempo di una prova vocale intensissima. Da non trascurare nemmeno le due delizie AOR romantiche, i singoli di successo “Start Talking Love” e “It Must Be Love”. Entrambe si distinguono per due ritornelli melodici incredibilmente contagiosi e per testi sulle peripezie amorose, che mettono sempre la prospettiva femminile degli eventi sullo stesso piano di quella maschile. Non sorprende che nei loro testi d’amore i Magnum abbiano sempre evitato i soliti cliché machisti del glam metal dell’epoca e le frequenti esagerazioni sulle fantasie sessuali irrealizzate.

“One Step Away” è un ottimo mix tra i Magnum dei primi tempi, art rock, e quelli più tardi, orientati all’AOR, dove complessità e immediatezza stanno in perfetta armonia. C’è anche un testo mistico al punto giusto e un’ottima interpretazione di Catley. “Different Worlds” per struttura si potrebbe definire il successore meno drammatico del classico “How Far Jerusalem”, ed è accompagnata anche da un testo socialmente consapevole sui problemi sociali del nostro mondo. “Pray For The Day” è un altro splendido risveglio AOR in chiave epica, dove si può ammirare lo straordinario modo in cui passano da un motivo più calmo a uno più incisivo e viceversa. L’intesa fra le armonie di chitarra e i grandiosi passaggi di sintetizzatore è di nuovo da leccarsi i baffi, mentre la voce di Catley porta il tutto fino alla cima del Parnaso. La conclusiva “Don’t Wake The Lion (Too Old To Die Young)”, oltre i 10 minuti, è l’ennesimo mix eccellente di passato art rock con numerosi elementi da operetta e soluzioni acustiche, insieme a una drammaticità da arena rock e a un continuo cambio di atmosfere.

Non sorprende che “Wings Of Heaven” venga citato spesso subito dopo “On A Storyteller’s Night” (1985) come il loro miglior album e che con esso i Magnum siano diventati (anche se per poco) tra le principali star della scena musicale popolare della seconda metà degli anni ’80. Al momento dell’uscita erano davvero all’apice delle loro forze creative e commerciali e riempivano senza fatica le arene di tutto il mondo. Più in alto semplicemente non si poteva andare, perciò da lì la strada ha preso lentamente a scendere, ma senza cadute né scossoni. I Magnum sono rimasti comunque una forza del rock melodico/art rock da prendere sul serio, ma non sono mai più riusciti a ripetere la spinta creativa e il successo commerciale dei loro album degli anni ’80. Quanto sia importante questo album per il gruppo lo dimostra anche il fatto che per il ventesimo anniversario dell’uscita lo hanno suonato per intero, nel tour pensato apposta per l’occasione, a cui è seguito anche l’album dal vivo “Wings Of Heaven Live”.

Formazione

Bob Catley – voce
Tony Clarkin – chitarra
Wally Lowe – basso
Mark Stanway – tastiere
Mickey Barker – batteria

Produzione

Albert Boekholt

Tracklist

1. Days Of No Trust (5:23)
2. Wild Swan (6:15)
3. Start Talking Love (3:36)
4. One Step Away (4:39)
5. It Must Have Been Love (5:16)
6. Different Worlds (4:39)
7. Pray For The Day (3:45)
8. Don’t Wake The Lion (10:34)

Durata dell’album: 44:07

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