Wintersmith

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Steeleye Span
Etichetta: Park Records
Uscita: 2013
Durata: 63:44
Voto: 4.5/5

»Wintersmith« è il titolo dell’ultima fatica in studio, un concept, dei leggendari folk rocker inglesi Steeleye Span, che insieme ai Fairport Convention sono il gruppo pioniere più importante del loro genere e che hanno sfornato la maggior parte dei loro album migliori a metà degli anni Settanta del secolo scorso, pur restando più o meno attivi fino a oggi. Se i Fairport Convention sono sempre stati l’incarnazione più genuina del folk rock britannico delle origini, chiamato in principio ‘folk elettrico’, gli Steeleye Span rispetto a loro hanno sempre ‘complicato’ un po’ di più le cose e sperimentato col proprio sound, aprendo così la strada al folk rock progressivo. Su »Wintersmith« i membri degli Steeleye Span hanno collaborato col celebre scrittore fantasy britannico sir Terry Pratchett, prima dell’arrivo di J. K. Rowling e della sua saga di Harry Potter, l’autore britannico di opere fantasy di maggior successo in termini di vendite.

Pratchett, fan degli Steeleye Span e amico dei membri della band, è noto agli appassionati del genere soprattutto come l’inventore di un mondo fantasy assolutamente unico e un po’ comico, chiamato Discworld, dove si svolge la maggior parte delle sue storie fuori dagli schemi, che oltre ai classici elementi fantasy si distinguono per il tipico umorismo inglese. Quest’ultimo, in effetti, non è proprio frequente in questo tipo di letteratura, ed è proprio una delle ragioni principali per cui i libri di Pratchett hanno fatto così presa su lettori di ogni tipo in tutto il mondo. I testi di »Wintersmith« si ispirano all’omonimo libro di Pratchett, che per una volta era destinato a un pubblico più giovane, visto che il celebre scrittore ama adattare le sue storie a fasce d’età diverse, dai bambini ai ragazzi fino agli adulti.

Gli Steeleye Span sono sempre stati maestri nel costruire un’autentica atmosfera pastorale e quella malinconia celtica così tipica della Gran Bretagna e dell’Irlanda. »Wintersmith« è imbottito fino all’orlo di arrangiamenti orchestrali sontuosi, e lo senti già dal drammatico brano d’apertura »Overture«, pieno di misticismo celtico e di suoni d’archi tradizionali. »The Dark Morris Song« è un folk rocker temperamentale con solenni arrangiamenti acustico-sinfonici, dove a farti impazzire di più è la leggendaria cantante Maddy Pryor con la sua performance vocale giovanile: sembra che la voce della signora, ormai di rispettabile età, non sia invecchiata di un giorno dalla fine degli anni Settanta. La title track epica, in cui l’iniziativa vocale passa al bassista Rick Kemp, ex marito della Pryor, è uno degli esperimenti più strani, ma anche più riusciti e interessanti, di »Wintersmith«. Se Chris Tsangarides in produzione avesse spinto un po’ più in primo piano le chitarre elettriche, gli Steeleye Span qui suonerebbero come dei power metaller epici, tanto sono insolitamente incisivi stavolta. Anche le possenti armonie vocali suonano ‘metalliche’, mentre la sezione ritmica, tra i passaggi frusciati degli organi Hammond, lavora a pieno regime dall’inizio alla fine.

»You« contiene un motivo folk celtico del tutto tradizionale, dove gli arrangiamenti d’archi fluidi suonano particolarmente bene. In »The Good Witch«, dove la Pryor torna a brillare col suo inconfondibile stile di canto, la band conquista costruendo un ambiente accogliente e caldo, mentre nel pezzo ‘si infila’ anche una breve narrazione di Pratchett, con un brano tratto dal libro. »Band of Teachers« è al livello dei migliori risultati passati degli Steeleye Span: lo contraddistinguono sfumature ritmiche temperamentali, arrangiamenti celtici bravurosi e splendide armonie vocali uomo-donna, che messi insieme creano un’atmosfera indimenticabile.

»The Wee Free Men«, che suona come un antico canto da taverna uscito da qualche pub scozzese o irlandese, è un altro pezzetto scatenato, con vezzi d’archi giocosi e un testo scherzoso. »Hiver« è un brano straordinariamente dolce e piacevole, con arrangiamenti acustici melodici e un ritornello bellissimo, la vera essenza dell’innocenza e della spensieratezza giovanili. »Fire & Ice«, dove si alternano la voce ‘angelica’ della Pryor e l’approccio vocale più ruvido di Kemp, è di nuovo una creazione un po’ più complessa, con ritmi galoppanti e possenti armonie vocali. »The Making of a Man« contiene un arrangiamento d’archi tradizionale e melodie vocali armoniose, che in combinazione spingono ancora oltre l’atmosfera d’altri tempi. »Crown of Ice«, dove a fare il cantante principale è di nuovo il bassista Kemp, è un altro pezzo un po’ più rock, con cui gli Steeleye Span mantengono sempre un bel equilibrio tra tradizione popolare e modernità più ‘elettrificata’.  La ballata eterea »First Dance«, con i suoi eleganti arrangiamenti sinfonici e il canto incantevole della Pryor, è un’altra splendida dimostrazione di quieta sottigliezza in tutta la sua grandezza.

Nello strumentale »The Dark Morris Tune« tornano a dominare i motivi celtici tradizionali, che troverebbero senza problemi posto anche in qualche marcia da battaglia irlandese. »The Summer Lady« è un altro pezzetto allegrotto, dove le armonie vocali maschili e femminili si completano alla perfezione, mentre la sezione strumentale convince ancora una volta costruendo arrangiamenti tradizionali incantevoli. La ballata »Ancient Eyes«, nel cui testo viene citato anche il mondo di Pratchett, Discworld, è una delle poche cose di »Wintersmith« con un’atmosfera decisamente malinconica. »We Shall Wear Midnight«, il brano di chiusura di »Wintersmith«, è l’unica creazione in cui, tra il canto un po’ ‘stanco’ del violinista e tastierista Peter Knight e il testo stesso, si sente che gli Steeleye Span da un pezzo non sono più giovani. A proposito, il signor Knight ha annunciato che alla fine del 2013, subito dopo il tour di dicembre, lascerà il gruppo.

»Wintersmith« è la prova lampante che gli Steeleye Span sono uno dei pochissimi gruppi leggendari di oggi che invecchiano come il vino buono: più vanno avanti con gli anni, meglio suonano. Certo, anche loro hanno avuto i loro alti e bassi nel corso di una lunga carriera, eppure negli ultimi anni sono in qualche modo tornati al livello qualitativo dei loro lavori migliori degli anni Settanta. La collaborazione concettuale e lirica con Terry Pratchett ha dunque dato frutti ricchi, e di sicuro contribuirà almeno un po’ a far guadagnare qualche nuovo seguace a questi campioni del folk rock, di cui purtroppo oggi molti non sanno nemmeno che sono ancora in attività, anche se negli ultimi anni pubblicano regolarmente nuovi lavori in studio.

Formazione

Maddy Prior – voce
Rick Kemp – basso, voce
Peter Knight – archi, cori
Liam Genockey – batteria
Peter Zorn – chitarra
Julian Littman – chitarra

OSPITE:
Terry Pratchett – voce narrante in “The Good Witch”

Produzione

Chris Tsangarides

Tracklist

1. Overture (2:09)
2. The Dark Morris Song (4:01)
3. Wintersmith (4:37)
4. You (3:24)
5. The Good Witch (3:49)
6. Band of Teachers (3:46)
7. The Wee Free Men (2:17)
8. Hiver (3:25)
9. Fire & Ice (5:13)
10. The Making of a Man (4:03)
11. Crown of Ice (4:05)
12. First Dance (4:44)
13. The Dark Morris Tune (5:30)
14. The Summer Lady (3:54)
15. Ancient Eyes (4:38)
16. We Shall Wear Midnight (4:09)

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