Winterstrike Festival III (2010)
Autore: Urban Bolta
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Kompleks / Ravne na Koroškem / Slovenia
Data del concerto: 29.01.2010
Pubblico: 130 persone
Prezzo del biglietto: 9,00€ / 12,00€
In Carinzia, più precisamente a Ravne, sabato scorso si è tenuto l’ormai tradizionale Winterstrike, dove per il terzo anno di fila si sono esibiti i nomi più caldi della scena metal slovena. Peccato che a dettare legge, nella bella atmosfera del club Kompleks, sia stato il meteo: la forte nevicata su mezzo paese ha fatto passare a più di un potenziale spettatore la voglia di sobbarcarsi la trasferta fin laggiù, ai piedi delle Caravanche. Una beffa, soprattutto se pensiamo che a Ravne nella seconda metà di dicembre dell’anno scorso avevano organizzato una serata a tema black metal, e anche lì l’affluenza era stata miserella proprio per le condizioni meteo estreme di quella sera. Stavolta, nonostante l’inverno, la partecipazione è stata discreta: un centinaio buono di fan dei riff pesanti si è radunato per socializzare e godersi le esibizioni di Scepsis, Gonoba, Vulvathrone e Lene kosti. Purtroppo i thrasher di Lubiana Eruption hanno dovuto dare forfait all’ultimo momento, sempre per colpa del maltempo.
SCEPSIS
La serata l’hanno aperta gli Scepsis, una formazione in cui hanno unito le forze i membri di due band di casa, Thraw e Wartune. Scepsis è un progetto pensato esclusivamente per suonare cover, ovvero classici del metal. E che show ci hanno regalato! Il gruppo è composto da quattro musicisti eccellenti: Tilen al basso e alla voce, la coppia di chitarre formata da Gašper e Domen e Bojan dietro le pelli. Nonostante le apparizioni live di questo progetto siano rare, i ragazzi si impegnano al massimo e tirano fuori tutto quello che hanno. Si dedicano a ogni brano con cura e lo eseguono con precisione assoluta, come nell’originale. Il cantante Tilen oscilla così per tutto il tempo tra varie sfumature di voce aggressiva e growl, ottimo anche il lavoro di Bojan, nonostante la giovane età uno dei batteristi più in vista della nostra scena. Prende a mazzate la sua batteria come se niente fosse, i passaggi non gli pongono la minima sfida, il pezzo che sta suonando ce l’ha scritto nel mignolo. Gli Scepsis hanno sorpreso con la cover della strumentale Transylvania (Iron Maiden), che si discosta parecchio dalle sonorità metal che di solito frequentano. I ragazzi hanno fatto un figurone anche con i pezzi death più tecnici (Spirit Crusher, Zombie Ritual), e hanno avuto pane per i loro denti pure i fan di Testament, Slayer e Sepultura. A favore della band va il fatto che gli Scepsis hanno in parte cambiato la scaletta rispetto al concerto dell’agosto scorso a Metelkova, a Lubiana, dove li avevo visti per la prima volta. Senza dubbio un’esibizione su misura per tutti gli amanti del metal più estremo, che nella sala del Kompleks ha raccolto, come si sarebbe visto più tardi, forse addirittura il maggior numero di anime.
GONOBA
Poi sul palco sono saliti i Gonoba, band della zona di Domžale che ha pubblicato da poco il suo album di debutto, “Chains of Ignorance”, ed è arrivata in Carinzia proprio per presentarlo. In un’ora scarsa di concerto i ragazzi hanno mostrato perché sono tra le migliori formazioni metal che abbiamo in questo momento. I Gonoba sono una macchina ben oliata, capace di far ribollire il pavimento sotto i piedi del pubblico! Hanno proposto la loro visione death/thrash del metal: il loro sound è impreziosito da elementi di entrambi i generi, strettamente intrecciati tra loro. I riff thrash, il growl spesso aggressivo di Hopsi e una sezione ritmica devastante, con Koki alla batteria e Brane al basso, portano il tutto in acque death metal, mentre le due chitarre si occupano della melodia, che rende la loro musica interessante. Una specie di death metal melodico con elementi thrash, insomma. Ma a che serve etichettare? Durante il concerto non c’era tempo per farlo, perché i ragazzi di Domžale ci hanno travolto a velocità della luce e ci hanno portato attraverso l’album Chains of Ignorance, mentre la cover degli Exodus War is My Shepherd ha dimostrato le loro radici thrash. I loro pezzi si basano su tempi veloci, ma molti passaggi portano anche un pizzico di parti più lente, quando i Gonoba tirano il freno a mano e costringono il pubblico a cambiare il ritmo dell’headbanging. Una menzione speciale va al chitarrista Grega, che con le sue acrobazie sul manico ha aggiunto un elemento in più al sound dei Gonoba e ha senza dubbio portato la loro musica a un livello superiore. Un’esibizione sicura e solida, che ha convinto anche me a comprare l’album “Chains of Ignorance”.
VULVATHRONE
Terzi in scaletta i Vulvathrone, campioni della scena porn grind slovena e, senza rivali, la band più estrema della serata. I ragazzi del Prekmurje si sono presentati in Carinzia in versione trio, senza Ozy al basso. Non so perché Ozy mancasse, ma la sua assenza si è sentita eccome nella musica, perché la comunicazione tra la sezione ritmica (stavolta quindi solo Matko sullo sgabello della batteria) e il chitarrista Herman non era a un livello abbastanza alto, e di conseguenza ci sono stati qualche sbavatura e un po’ di sfasamento nei pezzi. Il frontman, il giovane Jure, grazie ai tanti live nella band ormai si è ambientato per bene, ma gli manca ancora un pizzico di sicurezza e di presenza scenica, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione band-pubblico. Sembra che i Vulvathrone puntino tutte le loro carte esclusivamente sulla musica, mentre la performance sul palco resta fin troppo in secondo piano. Il che non significa che i Vulvathrone siano gente da poco! Matko dietro le pelli ha garantito un tempo estremo e ha dato il ritmo allo sferragliare di Herman sulla chitarra, mentre a dare dinamica ai Vulvathrone ci pensa una ricca tavolozza di voci. Sia Jure sia Herman, che ogni tanto lo sostituisce, hanno come assi nella manica diverse voci, mille e una forma di growl, compresa ogni possibile variante di grugnito. I Vulvathrone hanno attraversato il nuovo album “Passion of Perversity” senza dimenticare il debutto Bukkake. A giudicare dalle prime due file del Kompleks che ballonzolavano, i Vulvathrone hanno di sicuro regalato orgasmi a tutti i fan del grind, anche se, mano sul cuore, la mentalità dei Vulvathrone è comprensibile solo a pochi eletti.
LENE KOSTI
Dopo tre band più estreme è arrivato il momento anche per chi nel metal giura sulla tradizione: è arrivato il momento dei Lene Kosti, la prima band heavy metal slovena, le cui radici affondano nel 1978. I Lene kosti sono una band dalla testa ai piedi, una band che cura la propria immagine a 360 gradi. Si prendono cura dei loro fan, hanno una visione chiara e proiettata verso il futuro, e se il trono dell’heavy metal sloveno l’hanno già conquistato, ora lentamente comincia la fase di flirt anche con l’estero. E hanno ancora qualcosa: ottimi attori, con in testa Milan Krušič e la sua performance, che trasforma novanta minuti in una rappresentazione, uno show che racconta una storia in stile Alice Cooper. Ogni volta supera la precedente, e per questo il pubblico non sa mai che cosa gli combinerà “Dr. Evil” stavolta. Ma andiamo con ordine.
I Lene kosti, in quanto headliner della serata, hanno avuto il minutaggio più lungo e in un’ora e mezza scarsa di concerto hanno dimostrato che con loro non si scherza! Hanno presentato il nucleo dei brani del prossimo album Do or Die (uscirà a fine febbraio) e col loro approccio heavy metal devastante e old school hanno mandato in orbita chiunque fosse in quel momento chiuso tra le quattro mura del Kompleks. Non hanno dimenticato di rendere omaggio a due dei loro modelli, ai quali devono l’ispirazione dei primi passi del gruppo tanto tempo fa: parlo ovviamente degli ZZ Top (Tube Snake Boogie) e dei Judas Priest (Diamonds and Rust). Il nucleo solido della band è formato dai fratelli Kavaš, chitarristi che con sguardo esperto e rilassato tengono d’occhio il concerto, ma dall’altra parte con riff di chitarra taglienti come rasoi stendono il tappeto per la storia che recita Krušič. Poi c’è il bassista Grega Benko, che dal concerto all’Orto bar del maggio scorso, la sua prima volta nei panni del bassista, ha imparato a fondo la band e il suo modo di funzionare e si è consolidato nel gruppo al punto che sul palco con i due Kavaš respira come un unico organismo. Quello che succede sul palco ruota attorno alle mosse del frontman Krušič, il cui carisma è più grande del Triglav, quindi niente di strano che gli piaccia sperimentare con sicurezza qualcosa di nuovo. Ha aperto lo show con il solito look da chirurgo psicopatico, il dottore pazzo (Dr. Evil, ovviamente!), e ha quasi scioccato a metà concerto, quando, travestito da vecchia con la falce, ha cantato il brano “Uninvited Guest”. Krušič ha fiuto per la scelta della scenografia, in questo non ha limiti, ed è proprio la carta su cui i Lene kosti puntano e che li può portare maledettamente lontano. Ad ogni modo i Lene kosti non sono solo Krušič: sono una combinazione di esperienza e raffinatezza nei corpi dei fratelli Kavaš e di Krušič da una parte, e di gioventù, giocosità e voglia di dimostrare del batterista Miha Nedoh e del già citato bassista Brenko dall’altra. Insomma, i Lene kosti sono una squadra affiatata, in cui ciascuno conosce il proprio ruolo e lo interpreta fino all’ultimo dettaglio.
Verso la fine del concerto la stanchezza si è fatta un po’ sentire, si sono sentite alcune piccole sbavature di chitarra, e anche la voce di Krušič dopo un set così lungo tradisce il fatto che non è Rob Halford a venticinque anni, ma nel complesso anche quella sera i Lene kosti hanno dimostrato perché sono i padrini dell’heavy metal sloveno. Lene kosti, io non vedo l’ora di sentire il disco! Chissà fin dove potranno arrivare con quello!
Ognuno ha i suoi gusti e ogni opinione è soggettiva, quindi è difficile parlare di un vincitore della serata. Resta il fatto che i Lene kosti, almeno per me, hanno lasciato l’impressione più profonda e che la loro esibizione non è proprio uguale a quella di molte altre band. La serata è stata una bella esperienza, e la scelta stessa delle band testimonia la grande popolarità attuale di thrash e death nelle acque del metal, e di conseguenza anche la scena si sta sviluppando in questa direzione. Basta dare un’occhiata alle nuove uscite metal dell’anno scorso in Slovenia per accorgersi senza fatica che a farla da padroni sono proprio questi due sottogeneri. Un peccato per gli Eruption saltati, ma la serata è stata comunque senza ombra di dubbio spettacolare. Fa piacere anche che nella lontana Ravne si siano visti più o meno noti volti del metal da tutta la Slovenia, sia dalla zona centrale sia dall’Alta Carniola e dalla Bassa Carniola. Finché saremo così uniti, ci divertiremo di sicuro “da dio”!
foto (Scepsis, Gonoba): Aleš Podbrežnik
foto (Vulvathrone, Lene kosti): Urban Bolta
foto (Lene kosti): Andreja Krušič
Scaletta
SCEPSIS 1. Redneck Stomp 2. Territory 3. Refuse/Resist 4. Into the Pit 5. A New Level 6. Criminally Insane 7. Transylvania 8. Zombie Ritual 10. Spirit Crusher 11. The Philosopher GONOBA 1. Procreation 2. Violent Solutions 3. Sickness 4. Constucting Deconstruction 5. In Vain 6. War Is My Shepherd 7. Chains of Ignorance 8. Wictim Of Myself VULVATHRONE 1. The Allure Of Domination 2. Psychopathia Sexualis 3. Bleed For Me 4. Kurbovje 5. Cum Socket 6. Toilet Slut 7. Reduced To a Sexual Object 8. Kurva 9. Metaphysic Of Torture 10. The Cult Of Vulva 11. Bitch Hunt 12. Maxxed Out LENE KOSTI: 1. I Got The… 2. Stones Of Death 3. Diamonds And Rust 4. Nightmare 5. Sunrise 6. Tube Snake Boogie 7. Iron Dragon 8. Play With Fire 9. The Sting 10. Uninvited Guest 11. Time For Love 12. Warrior 13. Russian Girl 14. Rock Power 15. Do Or Die ———————— 16. Russian Girl
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