World Record
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Van Der Graaf Generator
Etichetta: Charisma Records
Uscita: 1976
Durata: 53:01
Voto: 5/5
I Van Der Graaf Generator sono stati tra quei pionieri del progressive rock, sempre più rari, che anche nella seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso sono riusciti a mantenere un livello qualitativo invidiabile nei loro lavori in studio, e quando è arrivato il momento dello scioglimento (temporaneo, ma lungo) hanno potuto salutare tutti con un sorriso soddisfatto stampato in faccia. »World Record«, rimasto per quasi trent’anni (fino al 2005) l’ultimo album della formazione classica dei Van Der Graaf Generator, uscì proprio a ridosso dell’esplosione punk, dell’ascesa della new wave e della nascita della scena NWOBHM.
Il camaleonte della voce e compositore visionario Peter Hammill, che allora cominciava a dedicarsi sempre più attivamente a una carriera solista altrettanto prolifica, il brillante organista Hugh Banton, il fiatista David Jackson, oliato con ogni possibile trucco da virtuoso, e il potente batterista Guy Evans hanno fatto sapere al mondo (e non solo a quello musicale), con »World Record«, che le loro visioni cupe e postapocalittiche, in mezzo a degli anni Settanta sempre più cinici, quando erano cadute le ultime illusioni dei Sessanta, piuttosto ingenui, e alla vigilia degli Ottanta voraci e materialisti, quando nacque il neoliberismo, si stavano purtroppo realizzando a ritmo accelerato.
Il loro secondo disco del 1976, dopo il capolavoro »Still Life«, fu un altro classico del progressive rock nel vero senso della parola. Allo stesso tempo conteneva numerosi elementi sonori che annunciavano già la comparsa di tutte le correnti musicali appena citate, e così non fece che rafforzare ulteriormente lo status visionario di questa band di culto. Come per »Still Life«, alcune delle composizioni uscite su »World Record« erano state scritte in forma embrionale già l’anno prima, ai tempi della registrazione del classico »Godbluff« (1975), quando i membri della band, dopo il ritorno ‘tra i vivi’, si erano ritrovati in piena esplosione compositiva e creativa.
»World Record« si apre in modo relativamente nervoso e leggermente caotico, con il cinicamente condito »When She Comes«, dove il camaleonte vocale Hammill, in mezzo a scatenati assalti di organo e sax, non risparmia il suo furore infuocato contro il ‘camaleontismo’ femminile, un tema che l’anno dopo segnerà il suo ottimo album solista »Over« (1977). Qualche brillante improvvisazione di taglio jazz, insieme a bombastici cambi di ritmo nella parte centrale, prepara il terreno per un seguito tonante, che raggiunge il culmine in un ritornello appassionato, durante il quale il ‘tuono’ della voce sembra letteralmente dilaniato dalla rabbia.
La sua furia si placa per un attimo su »A Place to Survive«, dove l’atmosfera cupa e postapocalittica cresce di secondo in secondo, mentre organo, sax e batteria si buttano ben presto in una selvaggia danza di battaglia. Su tutto domina il tuonare vocale del ‘dottor lingua’, che trema di rabbia, mentre Evans non molla con i suoi infuocati crash di batteria, aumentando ancora di più il clima infernale. Anche qui i membri della band dimostrano, nei momenti giusti, un’enorme inventiva e spontaneità nell’architettare improvvisazioni piene di spirito. Qualcuno una volta ha detto che il diavolo con la sua band, esibendosi all’inferno, suonerebbe molto simile ai VDGG, e non è nemmeno così lontano dalla verità.
»Masks«, un’altra brillante composizione piena di imprevedibili colpi di scena, nel testo si riferisce alle ‘maschere’ che gli abitanti del mondo ‘sviluppato’ si mettono ogni giorno in pubblico per ‘recitare’ i propri ruoli sociali, ma anche al fenomeno molto frequente per cui proprio i vari comici, clown e buffoni, che ogni giorno ci regalano salve di risate, in privato sono in realtà le persone più infelici, quando a fine spettacolo, con le lacrime agli occhi, si tolgono le maschere.
Il posto centrale su »World Record« spetta però all’epico magnum opus di oltre 20 minuti intitolato »Meurglys III (The Songwriters Guild)«, uno dei capitoli migliori non solo di tutta la carriera dei VDGG, ma dell’intero movimento progressive rock degli anni Settanta del secolo scorso. Lo strano titolo di questo super-epic è in realtà il nome della chitarra elettrica Guild di Hammill, che nel testo definisce la sua unica amica, l’unica di cui possa fidarsi. Il personaggio del testo non è comunque autobiografico, ma racconta di un musicista immaginario che si è chiuso del tutto nel suo mondo, dopo aver provato un tale distacco verso la razza umana da parlare ormai solo con animali, piante e chitarra.
L’atmosfera postapocalittica di questa saga epica sull’alienazione comincia a crescere già dal primo secondo, con selvagge fughe di sax che si intrecciano a frasi di chitarra elettrica affilate e a sinistre variazioni d’organo. La passione e il pathos che Hammill mette nella sua prestazione vocale sono ancora una volta di un’altra categoria, mentre dalla chitarra elettrica tira fuori parecchi riff astuti e originali. Anche la lunga sezione strumentale con improvvisazioni agitate, che fa salire l’atmosfera sinistra e arriva nella parte centrale di questo super-epic, è un capitolo a parte dell’avventura musicale. Un’ulteriore svolta d’atmosfera arriva con un passaggio del tutto inatteso, ma coraggioso e spiritoso, in una lunga sezione strumentale reggae, che è senza dubbio uno dei momenti più insoliti nella storia di queste leggende visionarie del prog.
Per il gran finale i VDGG servono un evergreen epico, »Wondering«, uno dei momenti più maestosi della loro carriera e, di fatto, il perfetto addio al loro periodo creativo più prolifico. Un bellissimo arrangiamento d’organo sostiene in modo splendido l’estrosa prestazione vocale di Peter, che ci mette tutto il suo slancio poetico, mentre nel testo, con un’abile serie di metafore, annuncia chiaramente che un giorno i VDGG, nella formazione classica, torneranno di nuovo in trionfo. Il ritornello trionfale e allo stesso tempo balsamico, con le sue armonie a più voci, resta in testa per molto tempo dopo la fine di questo magnifico album.
Anche se »World Record« viene spesso guardato un po’ ‘dall’alto in basso’ rispetto al predecessore »Still Life«, in realtà non si tratta di un risultato quasi per niente peggiore: con questo disco la formazione classica dei Van Der Graaf Generator ha firmato, per parecchio tempo, il suo ultimo capolavoro in studio. Le minime innovazioni sonore e i cambi di stile hanno semmai giovato, il che vuol dire che i membri della band hanno tirato fuori ancora una volta le loro migliori doti di compositori e strumentisti. Anche parecchi critici dell’epoca accolsero bene »World Record« all’uscita, e alcuni arrivarono a prevedere che con questo disco i VDGG si sarebbero aperti anche dal punto di vista commerciale, ma poi, purtroppo (o per fortuna, dipende dai punti di vista), non andò così.
Poco dopo l’uscita di »World Record« i VDGG per la prima volta nella loro carriera attraversarono l’Atlantico e suonarono in Canada e negli USA, ma il tour fu un fallimento dal punto di vista finanziario. In quel periodo Banton era ormai saturo dei faticosi tour e voleva dedicare più tempo alla famiglia. Anche Jackson desiderava un po’ più di pausa, e questo portò al prematuro scioglimento della formazione classica dei VDGG. Hammill ed Evans decisero di proseguire l’anno seguente con il nome abbreviato ‘Van Der Graaf’, e per il successivo progetto in studio chiamarono a collaborare un ex membro, il bassista Nic Potter, e il violinista Graham Smith (ex-String Driven Thing). L’episodio con il nome abbreviato e la formazione cambiata durò solo un anno, ma abbastanza da registrare ancora un album in studio (»The Quiet Zone/The Pleasure Dome«, 1977) e un doppio dal vivo (»Vital«, 1978), a cui seguì un inatteso silenzio di oltre venticinque anni, in cui il contatto più stretto con lo stupefacente mondo dei VDGG fu offerto dagli album solisti di Hammill.
Formazione
Peter Hammill – voce, chitarra, piano
David Jackson – sax, flauto
Hugh Banton – organo, mellotron
Guy Evans – batteria, percussioni
Produzione
Van Der Graaf Generator
Tracklist
1. When She Comes (8:03)
2. A Place to Survive (10:05)
3. Masks (6:57)
4. Meurglys III (The Songwriters Guild) (20:52)
5. Wondering (6:36)