Yardbirds e British Blues Quintet coccolano St. Veit
Foto: Jernej Vene
Luogo: St. Veit, Austria
Data del concerto: 29.06.2007
Numero di spettatori: 200
Prezzo del biglietto: 22 euro
St. Veit, tranquilla cittadina austriaca a una ventina di chilometri dalla ben nota Klagenfurt, meta delle vecchie generazioni di jugo-nostalgici, o meglio di cacciatori di apparecchi audio-video di ogni tipo e marca, e ovviamente dei loro piccoli pionieri “fedeli al partito”, legioni di fan die hard degli ovetti Kinder e di altre cianfrusaglie amiche dei denti, in questi giorni si trasforma in un vero centro di archeologia musicale, un parco giochi per entusiasti, appassionati e tutti gli altri fanatici scatenati del boom R&B britannico degli anni Sessanta del secolo scorso. La quiete di questo paesino carinziano è stata infatti “deturpata” venerdì scorso da due formazioni britanniche, Yardbirds e British Blues Quintet, due band a dir poco interessanti che, come antipasto del weekend, hanno scaldato a dovere un pubblico stavolta soprattutto attempato (credo di essere stato l’unico sotto i quaranta in sala!), comodamente accoccolato nell’abbraccio intimo dell’ambiente di una corte principesca, come fatta apposta per questi rari ma proprio per questo graditissimi salti nel passato musicale. Stavolta anche gli anni sono un “problema” (e nel mio caso leggi: di nuovo). Chi in gioventù ha avuto la fortuna di conoscere e capire da vicino la scena culturale della cosiddetta “nuova ondata”, portata sulle coste britanniche dalla arrogante intolleranza yankee per il blues e i generi affini, ha sicuramente vissuto la serata di venerdì in tutt’altro modo rispetto al sottoscritto, che la musica di Eric Clapton, Beck e degli altri eroi del “rave-up” di quei tempi l’ha scoperta a fondo, quando va bene, una sei anni fa. Vabbè, se il mondo sta in piedi sui giovani, allora un po’ di speranza deve restare anche per me. Magari per la tentazione melodica di tutti i protagonisti, nel senso vero del termine, sono nato davvero solo una quarantina d’anni troppo tardi, ma venerdì mi si è comunque offerta l’occasione di vedere più di un’icona del mondo musicale in perenne mutamento, che in fin dei conti ha contribuito a costruire il volto musicale degli eroi della mia infanzia. E questo vorrà pur dire qualcosa, no?
Yardbirds 19:20 – 20:50
L’esibizione della leggendaria formazione inglese, che ha presentato al mondo della musica per la prima volta tre giganti della chitarra come Eric Clapton, Jeff Beck e Jimmy Page, ha regalato una prima metà di serata a dir poco divertente. E non solo. La sua versione fortemente ringiovanita dei celebri uccellacci, in cui l’onore della vecchia scuola è difeso con coraggio dagli unici due autoctoni, il batterista Jim McCarthy e il chitarrista Chris Dreja, funziona, soprattutto grazie agli altri tre giovanotti, come una macchina ben oliata, ancora capace di sciorinare con grinta e disinvoltura classici blues rock che hanno bombardato senza tregua le orecchie di duecento anime o giù di lì. Con un po’ di cattiveria si potrebbe persino dire che la presenza dei due veterani, rispetto alla determinazione e all’energia che la parte più giovane della formazione irradia dal palco, serve solo per via del nome con cui la band va in giro oggi. Comunque sia, il set degli Yardbirds di venerdì è stato segnato da una specie di divertentissima rassegna cronologica del loro vasto repertorio, aperta senza vergogna da una versione affilata di Train Kept a Rollin’. Un attacco così ha annunciato con orgoglio un seguito eccitante, pieno di passaggi improvvisati pieni di fantasia, duelli melodici, mediator e altra “roba spudoratamente sfacciata”, in cui il trio di giovani se la giocava quasi a gara per modo e intensità di partecipazione. Non glielo si può nemmeno rimproverare, perché davanti al ritmo vivace di pezzi così impregnati di blues non si può proprio restare indifferenti. La libertà che l’interpretazione di certi motivi concede, con un’esecuzione di tale qualità e professionalità, ha sempre lasciato agli Yardbirds anche tanto spazio per un servizio rilassato, a tratti persino un po’ superficiale, che vigilava attentamente a che le cose non venissero fuori troppo ingessate. Così è stato anche venerdì scorso. Pezzi come Rack My Mind, con un ottimo assolo d’armonica che nel finale, per giunta, si è infilato in un pericoloso litigio con la chitarra del giovane Ben King, e la psichedelica Happenings Ten Years Time Ago, intrecciata con la zeppeliniana Dazed And Confused, sono solo due dei vertici di questa scioccante dimostrazione di qualità musicali, davanti alla quale noi “ignoranti” giovanotti possiamo solo chiederci quanto fresco e soprattutto rivoluzionario dovesse suonare il sound degli Yardbirds all’inizio degli anni Sessanta.
Yardbirds:
Chris Dreja – chitarra
Jim McCarthy – batteria
John Idan – voce, basso
Ben King – chitarra
Billy Miskillin – voce
British Blues Quintet 21:05 – 22:40
I British Blues Quintet sono una formazione di cinque musicisti britannici che si distingue per un’ottima comunicazione sul palco, in cui si rispecchia una variegata tavolozza di influenze e generi musicali. Cosa per niente strana, visto che tutti i suoi protagonisti, negli ultimi quarant’anni, si sono temprati in un numero infinito di formazioni R&B, blues, jazz e rock. Insomma, una garanzia di escursione musicale scatenata, che ha giustificato in pieno la propria missione. Il quintetto ci ha entusiasmati con tutti gli elementi musicali che si possano immaginare. A differenza dei predecessori, che hanno le radici nel blues di Chicago degli anni Cinquanta, Maggie e compagni, per esempio, non si fanno scrupoli a flirtare apertamente con il jazz e la musica soul. Maggie Bell, la signora che si è fatta un nome come cantante degli Stone The Crows, a sessantadue anni ha ancora una voce riconoscibile e di bel carattere (penso soprattutto all’ottima As The Years Go Passing By), che però ogni tanto ha comunque avuto bisogno di cure particolari, nascoste nel riparo sicuro del backstage. Le parti vocali del quintetto le ha quindi prese per lo più un signore di nome Zoot Money, ottimo pianista, organista e, ovviamente, interprete di altissimo livello, la cui voce raffinata ha continuato a entusiasmare un pubblico austriaco a tratti fin troppo timido, che però con Wishing Well, l’energico rock & roll Houston e soprattutto la stupefacente San Francisco Bay di Colin “bomber” Hodgkinson è stato costretto a mostrare i suoi veri colori. Oltre ai pezzi dal taglio più jazzy come It Never Rains, But It Pours e alla suggestiva I Thank You Baby, per lo più usciti dalle morbide dita di Money, si sono rivelati graditi anche gli altri motivi blues, su tutti I Just Wanna Make Love To You! Fa quasi fatica a credere che a questo classico di Dixon stia così bene anche una voce femminile. Un’altra sorpresa piacevole ce l’ha riservata, insieme alla sua “ragazza” Sally, il sempre convincente Miller Anderson. Il signore con la chitarra ci sa decisamente fare, come ci ha dimostrato Sing The Blues, o meglio le acrobazie a sei corde che ci teneva nascoste in grembo. Dopo una buona ora e mezza, a chiudere questa convincente dimostrazione di un approccio vocalmente del tutto variegato all’R&B e ai generi affini ci ha pensato Respect Yourself, con cui i British Blues Quintet ci hanno salutato per sempre, concludendo un’altra indimenticabile serata di musica che mi resterà sicuramente impressa per sempre.
British Blues Quintet:
Maggie Bell: voce
Zoot Money: pianoforte, organo, voce
Miller Anderson: chitarra, armonica a bocca
Colin Hodgkinson: basso, voce
Colin Allen: batteria
Testo: Daniel Pavlica
Foto: Jernej Vene
Scaletta
Yardbirds: 1.Train Kept A Rollin’ 2.Drinkin’ Muddy Water 3.Cryin’ Out For Love 4.Heart Full Of Soul 5.Blind Eyes 6.The Nazz are Blue 7.You’re A Better Man Than I 8.Lost Woman 9.Shapes Of Things 10.Mistery Of Being 11.What Do You Want 12.Rack My Mind 13.Over Under Sideways Down 14.Blues Boogie 15.For Your Love 16.Happenings Ten Years Time ago 17.I’m A Man British Blues Quintet: 1.Promised Land 2.Falling Back Into The Blue 3.What You Got Is So Good 4.As The Years Go Passing By 5.San Francisco Bay 6.I Thank You Baby 7.Tamp ‘Em Up 8.Wishing Well 9.Penicilin Blues 10.The Way I Feel 11.It Never Rains, But It Pours 12.Walkin’ Blues 13.Fog On The Highway 14.Houston 15.I Just Wanna Make Love To You 16.Respect Yourself
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