Yes: Open Your Eyes
Etichetta: Eagle Records
Data di uscita: 25. 11. 1997
Produzione: Yes
Durata dell’album: 72.02 min
Genere: Progressive Rock
Voto: 7.5/10
Gli Yes hanno pubblicato »Open Your Eyes«, il loro diciassettesimo album in studio, dopo il nuovo scioglimento della formazione classica e più amata (il cantante Jon Anderson, il bassista Chris Squire, il chitarrista Steve Howe, il tastierista Rick Wakeman e il batterista Alan White). Lo strappo è arrivato poco dopo l’uscita dell’ibrido live-studio »Keys to Ascension 2« (1997), quando Wakeman non ce l’ha più fatta a stare nella band e, per un motivo (ufficialmente) banale (il disaccordo sulla scelta della copertina di »Keys to Ascension 2«), se n’è andato di nuovo per la sua strada, cosa che ai fan di lunga data non ha fatto la minima sorpresa.
Al suo posto è arrivato Billy Sherwood (World Trade, Conspiracy), amico americano di Chris, che in realtà si sentiva più a suo agio come bassista, ma che oltre a una chitarra in più ha suonato la maggior parte delle tastiere su »Open Your Eyes«. Le altre tastiere le hanno suonate, come ospiti, il giovane tastierista russo Igor Khoroshev, che poco dopo l’uscita di questo album sarebbe diventato il nuovo membro degli Yes, e Steve Porcaro, tastierista fondatore dei Toto.
»Open Your Eyes« ha vissuto le sue doglie del parto come futuro album del progetto Conspiracy, formato da Squire e dal suo «allievo» Sherwood. Quest’ultimo, col tempo, ha sviluppato una tecnica quasi identica a quella di Chris con il basso Rickenbacker e dopo la morte di Squire ne ha preso il posto al basso. Dopo essere stati convinti dal nuovo management degli Yes di allora, i due hanno deciso di usare due brani nuovi, »Open Your Eyes« e »Man in the Moon«, per il prossimo album degli Yes. Poco dopo al processo creativo si sono uniti anche Anderson, Howe e White, e hanno cominciato a nascere nuovi pezzi. A spingere parecchio per la realizzazione di questo album è stato quindi il nuovo management, convinto che i brani dei Conspiracy sarebbero venuti molto meglio dei pezzi degli Yes.
Di questi tre membri storici degli Yes, solo Howe aveva dei dubbi sulla direzione di »Open Your Eyes«: gli sembrava che troppi brani dell’album tendessero al pop rock e, peggio ancora, a un taglio commerciale, mancando allo stesso tempo il classico approccio degli Yes alla composizione e all’arrangiamento. L’eccentrico maestro della chitarra non si è sbagliato nel valutare il sound di »Open Your Eyes«, perché per scrittura e produzione l’album è ingrato da mettere a confronto con i classici degli Yes.
Rispetto ai loro album classici si tratta di un lavoro con arrangiamenti perlopiù molto più semplici e leggeri e con una complessità ritmica ridotta rispetto al solito. Nel complesso »Open Your Eyes« era un album più che solido, ma ha avuto la sfortuna di uscire nello stesso anno, anzi subito dopo i due album »Keys to Ascension«, che contenevano brani live e in studio nel classico stile Yes. Nel confronto ha ovviamente avuto la peggio, nonostante contenesse alcuni pezzi di grande qualità.
La parte iniziale di »Open Your Eyes« ti serve tre brani azzeccati che lasciano una buona impressione e di cui ancora oggi si può andare fieri. »New State of Mind«, il primo dei due singoli estratti dall’album, era per gli standard degli Yes un pezzo relativamente incisivo, con un forte accento sulle ricche armonie vocali, che con l’arrivo di Sherwood sono diventate ancora migliori del solito. Sherwood ha un timbro simile a quello di Squire, un motivo in più per cui dopo la morte del leggendario bassista è diventato il suo successore «perfetto».
La title track, secondo singolo dell’album, vanta un ottimo ritornello a più voci, pervaso da quella tipica energia ambientale, spiccatamente positiva, e quindi non sorprende che sia tra i momenti migliori di »Open Your Eyes«. Questo brano, che in origine si chiamava »Wish I Knew«, doveva uscire inizialmente sull’album solista di Squire. Segue l’ottima »Universal Garden«, un pezzo un po’ più complesso che ha anch’esso un ritornello molto melodico e «risvegliante», con armonie vocali briose, arrangiamenti orchestrali e sottili passaggi di chitarra. Di tutti i brani di »Open Your Eyes« questa composizione è quella che più si avvicina alla classica magia atmosferica degli Yes, e per questo è tra i vertici dell’album.
Dopo un avvio così azzeccato arrivano alcuni pezzi più deboli, che come progetto Conspiracy sarebbero venuti benissimo, mentre come brani degli Yes finiscono in una specie di «serie B» rispetto ai loro classici. »No Way We Can Lose« è una cosina allegra a impronta acustica, con un altro ritornello «risvegliante» firmato dall’eterno «guru meditativo» Jon Anderson, caratterizzata soprattutto dagli assoli di chitarra, inconfondibili, di Howe. Ogni tanto spunta l’armonica di Squire, che però non è un’aggiunta granché riuscita.
»Fortune Seller«, una composizione relativamente interessante, contiene armonie vocali drammatiche e un po’ frenetiche nello stile di quelle del classico »I’ve Seen All Good People«, armonie chitarra-tastiere dal sapore nostalgico e tanti cambi di tempo ben riusciti. »Man In The Moon«, spiccatamente melodica e anch’essa nata per diventare parte del progetto solista di Squire, per i suoi elementi pop rock rappresenta una bella deviazione stilistica dal sound classico degli Yes. Detto questo, vanno sottolineati gli arrangiamenti orchestrali drammatici e il ritornello melodico a più voci, in cui la voce di Anderson è armonizzata benissimo con quella degli altri cantanti.
»Wonderlove« è un altro brano più leggero che, come pezzo solista di Jon o di Chris, avrebbe fatto un figurone. Dentro gli Yes è al massimo un pezzo solido, un po’ ripetitivo, che dura almeno un minuto di troppo. »From The Balcony«, frutto del sodalizio Anderson-Howe, è una ballata d’amore breve e bella, a impronta acustica, che però non lascia un’impressione particolarmente profonda. »Love Shine«, per gli standard degli Yes, è ormai quasi un pezzo pop rock e con una produzione diversa starebbe bene anche sugli album con l’ex chitarrista Trevor Rabin. »Somewhere, Someday« è un altro brano allegro e incoraggiante, con un’impostazione di arrangiamento e testi semplicissima, che in un progetto solista di Squire o di Anderson non avrebbe sfigurato, ma come pezzo degli Yes è tutto tranne che emozionante.
Il brano di chiusura, »The Solution«, un po’ troppo stonato a livello vocale, nonostante l’apparente durata di quasi 24 minuti non è il pezzo più lungo della storia degli Yes, perché in realtà dura meno di cinque minuti. Dopo due minuti di silenzio parte »The Source«, un brano di 16 minuti a impronta ambient, che ha più a che fare con la musica ambient che con il prog rock sinfonico dei classici Yes. Nonostante la durata impressionante contiene poca musica vera, quindi ovviamente non è l’ennesimo dei tanti super-epic degli Yes. Questa mossa ha fatto arrabbiare parecchio molti fan, che si sono sentiti presi in giro, e così c’è chi considera »The Solution/The Source« la più grande truffa compositiva nella storia degli Yes.
»Open Your Eyes« rientra a buon diritto nella «serie B» della discografia degli Yes fino a quel momento, anche se sarebbe ingiusto bollarlo come un lavoro scadente. Come detto, ha avuto la doppia sfortuna di uscire dopo due classici lavori live-studio degli Yes e di non essere nato, in origine, come nuovo album degli Yes. Se fosse uscito come parte del progetto Conspiracy, proprio come l’avevano immaginato in origine Squire e Sherwood, »Open Your Eyes«, che ovviamente avrebbe suonato parecchio diverso, sarebbe stato di sicuro accolto molto meglio dai fan degli Yes. Detto questo, rispetto agli altri album degli Yes usciti negli anni Novanta, che, a parte i due »Keys to Ascension«, non erano certo segnati dal classico stile Yes, »Open Your Eyes« è stato un lavoro più che solido.
Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik
Tracklist:
1. New State of Mind (6:00)
2. Open Your Eyes (5:14)
3. Universal Garden (6:16)
4. No Way We Can Lose (4:56)
5. Fortune Seller (5:00)
6. Man In The Moon (4:41)
7. Wonderlove (6:06)
8. From The Balcony (2:43)
9. Love Shine (4:37)
10. Somehow, Someday (4:47)
11a. The Solution (5:25)
11b. The Source (16:22) – traccia nascosta, dopo una pausa di 2.00 minuti
Formazione:
Jon Anderson – voce
Steve Howe – steel, chitarre elettriche & acustiche, mandolino, banjo, cori
Billy Sherwood – chitarre acustiche & elettriche, tastiere, cori
Chris Squire – basso, armonica, cori
Alan White – batteria, percussioni, cori
Musicisti ospiti:
Igor Khoroshev – tastiere nei brani n. 1., 4. e 5.
Steve Porcaro – tastiere nel brano n. 2
