You Are What You Is
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Zappa, Frank
Etichetta: Rykodisc Records
Uscita: 1981
Durata: 67:11
Voto: 5/5
“You Are What You Is” è un leggendario concept album firmato dall’immortale compositore, chitarrista, produttore, regista e satirico sociale americano Frank Zappa. Come il suo fenomenale predecessore “Joe’s Garage” (1979), è un disco a concetto e rientra senza fatica tra i migliori lavori della carriera incredibilmente ricca di Frank. Uscì in origine come doppio vinile, ma per la versione in CD è bastato un solo disco, con esattamente venti brani. Ognuno è una satira a modo suo di un certo modello sociale nato da uno stile di vita che definiremmo, per farla breve, il tipico american way of life. A descriverlo meglio di tutti, nelle note di copertina, è stato lo stesso Zappa: un processo continuo di declino della salute mentale che produce la società dei più grandi bugiardi sul globo terrestre.
Probabilmente quasi tutti concordano che è difficile trovare gente più ignorante e più ripiegata su se stessa della maggior parte degli abitanti dell’autoproclamata “terra scelta da Dio” al di là dell’Atlantico, dove in nome del mantenimento e della diffusione della democrazia succedono un sacco di cose inconcepibili. Parliamo, ovviamente, del profilo dell’americano medio: quello che ogni giorno inquina l’aria con i gas di scarico, guarda con zelo ogni genere di telepredicatore, si ingozza di quantità insopportabili di fast food spazzatura, spende una fetta consistente dello stipendio in chirurgia plastica, non si separa mai dalla sua pistola preferita e vota il candidato “giusto”, piazzato in nome di lobby e corporation intrecciate tra loro dal partito dei due specchi, il tutto mentre pensa che Elvis sia ancora vivo e che le specie animali di oggi, uomo compreso, siano nate secondo un “intelligente” piano divino di un paio di millenni fa. Se per caso confonde Slovenia e Slovacchia e crede che da noi infuri ancora la guerra, non si può nemmeno dargliene troppa colpa, perché l’ignoranza e la presunzione americane sono leggendarie da un pezzo.
Nella sua carriera fino ad allora Frank ne aveva già combinate parecchie, di satire musicali allegre ma crudelmente veritiere, a spese della sua patria (in molti sensi matrigna), per esempio l’indimenticabile “We’re Only In It For The Money” (1968). Ma questo album, sotto ogni punto di vista, è il vertice assoluto del suo regolamento di conti con l’autocompiacimento, l’ignoranza, l’apatia e la corruzione generalizzati, su cui regna la voracità senza limiti di potenti lobby politico-economiche: un problema che purtroppo oggi è diventato anche tutto sloveno. I testi satirici di “You Are What You Is” sono più attuali che mai, il che significa che il disco ha superato egregiamente la prova del tempo. Lo stesso vale per i contenuti musicali e per la fenomenale produzione di Frank.
Per gli standard di Zappa, la struttura della gran parte dei brani punta sulla melodia, su arrangiamenti giocosi e su una compattezza notevole, quasi senza improvvisazioni jazz o esperimenti d’avanguardia, che di solito sono così tipici del linguaggio compositivo di Frank. La varietà stilistica, come sempre, è enorme. Anche se quasi tutti i pezzi, grazie a ritornelli melodici e arrangiamenti giocosi, vengono facilmente conquistati da un fascino pop rock, che senza dubbio lo piazza tra i suoi dischi più “amichevoli” per il grande pubblico, anche stavolta non mancano sfumature jazz, blues, hard rock, funk e perfino country, mentre i numeri solisti dei singoli strumentisti sono, come sempre, una vera leccornia per i palati fini. Zappa ha ripreso anche stavolta la tecnica, a lui così cara e complicata, delle sovraincisioni sonore.
Tra gli strumentisti spicca su tutti Steve Vai, allora ancora relativamente sconosciuto, il “piccolo virtuoso italiano”, che proprio in quel periodo era riuscito in qualche modo a scrollarsi di dosso il ruolo da apprendista di trascrittore personale di tablature per chitarra di Frank e aveva cominciato, piano piano, a farsi strada verso la “serie A”. Nonostante la grande freschezza, Steve era già allora un virtuoso fantastico, come dimostra chiaramente con i suoi assoli “spaziali” e riconoscibilissimi. Colpisce anche la ricca lista di cantanti ospiti. Oltre ai vecchi compagni di merende dei The Mothers Of Invention, il batterista originale Jimmy Carl Black e il sassofonista tenore Motorhead Sherwood, e al chitarrista di lungo corso Ike Willis, Frank ha arruolato come voci anche il secondo figlio Ahmet e la figlia Moon “Valley Girl” Unit, che sarebbe diventata la principale “stella” del suo successivo progetto in studio, “Ship Arriving Too Late To Save A Drowning Witch” (1982).
Il disco è sì un concept, ma tra i singoli brani non c’è una rigida continuità narrativa , anche se la maggior parte dei pezzi sfocia l’uno nell’altro senza pause. L’amara minestra sarcastica “Teen-Age Wind” canta il tipico venerdì sera nella vita di un “geek” adolescente, che se ne sta da solo in camera sua a farsi pena mentre i suoi coetanei se la spassano a un concerto dei Grateful Dead. Una tematica che i fan delle stupide commedie americane per teenager riconosceranno al volo. Mentre piagnucola, deve pure sorbirsi le battutacce taglienti di suo padre. La punta della satira (soprattutto il ritornello) è diretta contro l’impotenza generalizzata della ribellione giovanile. “Harder Than Your Husband”, condita da una melodia country da monello, tocca senza pietà l’eterno e bruciante problema americano della falsa morale e dei tradimenti tra (coniugi) partner che ne derivano. È un pezzo che, con quella frizzante melodia country d’armonica, potrebbe tranquillamente girare in un saloon texano da cowboy, sempre che prima si tagli via il testo intriso di umorismo da gabinetto, che attacca senza pietà l’ipocrisia della bellezza all’americana.
L’hard rock incendiario di “Doreen”, dove un appassionato Ike Willis, aiutato dai cori, dimostra in modo eccellente il suo talento vocale, e la sciarada pop rock-reggae “Goblin Girl”, con un testo ottimo sulle ragazze che la sera si travestono volentieri da “goblin e hobgoblin”, sono satire sulla mentalità dominante delle adolescenti promiscue, che usano trucco esagerato e chirurgia estetica come arma più potente per ogni sorta di manipolazione sessuale: in poche parole, satireggiano l’amore di plastica. Lo strumentale “Theme from the Third Movement of Sinister Footwear” è un ottimo intermezzo jazz rock fusion, dove il maestro e i suoi compari mostrano l’incredibile senso per le improvvisazioni jazz argute e fresche. È anche l’unico momento del disco in cui Frank, per poco, torna a uno dei suoi amori originari: il jazz fusion. Gli appassionati di chitarra possono godersi soprattutto l’ottimo botta e risposta solistico tra Frank e Steve Vai, con un uso abbondante di ogni sorta di divertenti effetti per chitarra e di percussioni varie. “Society Pages” è un regolamento di conti burlesco con il nepotismo, conficcato in tutti i pori della società. In primo piano spingono soprattutto il ritmo da ballo e il ritornello da monello.
“I’m a Beautiful Guy” prende in giro il classico narcisismo americano, la competitività e la mania di mettersi davanti agli altri, sia con il proprio aspetto sia con i beni materiali. Qui il bersaglio è soprattutto lo sciovinismo maschile. La melodia nonchalante è piena di tanti spiritosi ornamenti ritmici, mentre tutto è accompagnato dal canto sarcastico di Ike. “Beauty Knows No Pain” fa i conti in modo eccellente con la famigerata pratica americana della chirurgia plastica, stavolta soprattutto dal lato femminile. Il ritornello beffardo è leggendario, mentre il testo citato e le smorfie vocali in più aumentano l’atmosfera tragicomica. Anche “Charlie’s Enormous Mouth” prende in giro la chirurgia plastica delle donne, in particolare l’uso eccessivo del botox per gonfiare le labbra e la conseguente produzione di bimbo di plastica e ossigenate senza cervello. Sullo sfondo si sente una serie di effetti buffi di sintetizzatori e chitarra, di cui Frank, del resto, non è affatto avaro lungo tutto il disco.
“Any Downers”, grazie alle frasi di chitarra nervose, è un altro momento un po’ più hard rock del disco, mentre il testo satireggia l’apatia generalizzata, con i parenti del defunto che subito dopo il funerale vanno a guardarsi la loro telenovela preferita. “Conehead” è un’altra “lode” alla stupidità americana. Il titolo del brano viene dalla serie tv “Jajčjeglavci”, popolarissima negli USA e così idiota che Frank non poteva proprio non usarla per le sue manovre satiriche. L’ottimo assolo di chitarra del giovane maestro Steve Vai e il canto mordace di Frank, con metafore prese da tutta la cultura pop americana, sono i due grandi pregi di questo spiritoso esperimento. La title track, soprattutto per ritornello, ritmo e testo, è probabilmente anche la più famosa del disco. In sostanza è una frecciata pop rock con un testo ottimo, che Michael Jackson avrebbe dovuto ascoltare finché era in vita, perché parla di complessi, soprattutto dell’insoddisfazione per il colore della propria pelle e del desiderio di entrare nell'”élite” cambiando aspetto e stile di vita, per piacere alle “richieste” della società. “The Mudd Club” tocca la tipica decadenza americana che di solito regna in tanti club “esclusivi”, dove di nascosto succedono spesso eccentricità e perversioni di ogni genere.
“The Meek Shall Inherit Nothing”, incoronata da una maliziosa melodia country, è una satira brutale ma ottima sui calcolatori capi religiosi, che si prendono gioco di un popolo ignorante, e insieme tocca l’effeminatezza e la docilità che ne derivano, che trasformano uomini adulti in smidollati senza denti. “Dumb All Over”, come dice già il titolo, è un regolamento di conti generale con la rozzezza americana, una specie di riassunto dell’intero album, dove Frank sputa fuori tutto ciò che (ancora) non va nella società americana. Come al solito, è particolarmente tagliente con politici e preti. La stoccata satirica più velenosa, quella che ha colpito al cuore tutti i conservatori americani, è senz’altro il verso secondo cui “se Dio ci ha fatti davvero a sua immagine, allora anche lui è completamente stupido e probabilmente pure un po’ brutto”.
“Heavenly Bank Account” è probabilmente il brano più attuale di tutti per i nostri tempi, perché parla dell’indebitamento americano e del credito immaginario preso in prestito per poter poi costruire “castelli in aria”, cioè di ciò che quasi trent’anni dopo ha causato la crisi economica che ancora oggi non finisce. Il testo beffardo è accompagnato da spiritosi ornamenti da salotto di organo Hammond e pianoforte, che creano un’atmosfera volutamente pomposa. Il blues rock “Suicide Chump” è una satira sulle abitudini e i pensieri suicidi che nascono dal fallimento sociale, ovvero dal non rispettare le norme sociali. Le succose frasi blues di chitarra sono accompagnate dalla voce più mordace possibile: quella di Frank. “Jumbo Go Away”, satira sui bambini viziati, nonostante le frasi di chitarra affilate è un altro momento spiccatamente comico, con ottime armonie vocali e il giovane Ahmet che si fa sentire sullo sfondo, mentre per un attimo si colgono anche degli ornamenti fusion, quasi d’avanguardia.
“If Only She Woulda” tocca la patetica romanticheria tipica dell’amorazzo adolescenziale all’americana, condannato fin dall’inizio al fallimento, perché il giovane “Romeo” viene reclutato all’improvviso dall’onnipotente esercito. Qui Frank e la sua squadra si concedono un po’ più di spazio per le improvvisazioni soliste, soprattutto di chitarra, mentre sullo sfondo li accompagna quasi sempre un ritmo funk. Per il gran finale, con “Drafted Again”, Frank se la prende anche con l’esercito più costoso e più armato del mondo e con il reclutamento dei futuri soldati. La frase del “Generale” sul piccolo comunista che se l’è fatta sotto è leggendaria, mentre alla voce brillano soprattutto i piccoli Ahmet e Moon Unit. Sullo sfondo si sentono anche alcuni arrangiamenti di fiati, mentre le smorfie vocali e gli effetti speciali (in testa i suoni di un russare nervoso, interrotto di colpo (TM)) condiscono abbondantemente la follia generale di questa fenomenale satira sull’esercito.
“You Are What You Is” è un altro capolavoro senza tempo di Zappa, in cui il leggendario compositore e satirico supera se stesso, picchiando senza pietà il martello su ogni poro della società americana moderna. Nel suo regolamento di conti lungo una vita con alcune delle abitudini (o meglio, vizi) americane più famigerate, qui ha toccato il vertice assoluto della carriera, perché ha lasciato perfino la maggior parte dei suoi testi migliori, che possono dare parecchio da pensare anche alla maggioranza degli sloveni, i quali negli ultimi anni, purtroppo, si sforzano sempre più di somigliare agli americani (dei recenti esempi delle nostre deviazioni sociali non ha senso nemmeno fare l’elenco, perché sono troppi e fin troppo noti). Allo stesso tempo ha irritato di nuovo a morte i deputati conservatori, che piano piano hanno iniziato a preparare il contrattacco con un’udienza davanti al Congresso, arrivata tre anni dopo, perché ascoltando i testi si sono sentiti completamente messi a nudo. Oltre all’attualità lirica quasi brutale, il disco è, con una certa ironia, molto amichevole verso il pubblico più largo, perché lo contraddistinguono una melodicità diffusa e una compattezza con sperimentazioni minime. Frank ha suonato così radiofonico solo di rado nella sua carriera come su “You Are What You Is”, che per i suoi standard è quasi un disco pop rock, ma che al tempo stesso picchia senza pietà sull’ipocrisia sociale generalizzata, sull’autocompiacimento e sull’ignoranza, che oggi purtroppo non affliggono più solo la società americana, perché nel frattempo ne è rimasta contagiata anche gran parte del resto del mondo capitalista.
Formazione
Frank Zappa – voce, chitarra, compositore, arrangiatore
Arthur Barrow – basso
Jimmy Carl Black – voce
Bob Harris – tromba
David Logeman – batteria
Ed Mann – percussioni
Tommy Mars – tastiere, voce
David Ocker – clarinetto basso, clarinetto
Mark Pinske – voce
Motorhead Sherwood – sax tenore, voce
Craig “Twister” Stewart – armonica
Steve Vai – chitarra
Denny Walley – voce, slide guitar
Ray White – chitarra ritmica, voce
Ike Willis – chitarra ritmica, voce
Ahmet Zappa – voce
Moon Unit Zappa – voce
Produzione
Frank Zappa
Tracklist
1. Teenage Wind
2. Harder Than Your Husband
3. Doreen
4. Goblin Girl
5. Third Movement Of Sinister Footwear
6. Society Pages
7. I’m A Beautiful Guy
8. Beauty Knows No Pain
9. Charlie’s Enormous Mouth
10. Any Downers
11. Conehead
12. You Are What You Is
13. Mudd Club
14. Meek Shall Inherit Nothing
15. Dumb All Over
16. Heavenly Bank Account
17. Suicide Chump
18. Jumbo Go Away
19. If Only She Woulda
20. Drafter Again