Inside

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Artista: Last Embrace, The
Etichetta: Longfellow Deeds Records
Uscita: year
Durata: 45:30
Voto: 3/5

I The Last Embrace sono una band francese attiva dal 1998, ma solo nel 2006 è riuscita a pubblicare il suo debutto in studio, “Inside”. Non si può certo negare la presenza dell’elemento metal nei riff, che però in fase di produzione resta comunque subordinato alla forte presenza delle tastiere, con cui la band movimenta la struttura degli arrangiamenti. Frequente è l’inserimento di passaggi più “morbidi”, dove il gruppo si rifugia nella costruzione di atmosfere con un dialogo fra tastiere e chitarra, che puntano su un suono organico (arrangiamenti acustici). Questi saliscendi tra parti accelerate (più incisive) e parti calme sono una costante dell’album. Per questo il disco oscilla nella dinamica, ovvero nel susseguirsi degli stati d’animo. Sì. Il carattere è progressive.

La band non nasconde doti e talento. Particolarmente interessante e molto piacevole è la voce femminile della cantante Sandy, che si muove con flessibilità nell’adattarsi alla situazione data, quando c’è da mettere in risalto una certa sensazione. Il timbro naturale della cantante e il suo approccio vocale non risultano fastidiosi né invadenti, anzi, si può dire che la voce femminile sia uno dei punti più attraenti dell’album.

Le fughe occasionali nell’acustica sono benvenute, anche se non offrono nulla di rivoluzionario. Ci sono dentro ogni tanto elementi di musica neoclassica, e non mancano soluzioni sperimentali che avvicinano questi momenti a certe sfumature jazz. Né le tastiere né la chitarra restano ferme su una sola dimensione. Presto al motivo di base si aggiungono altri collage sonori (linee di synth, ulteriori pattern e ornamenti di chitarra), che infittiscono il quadro complessivo del suono dell’album. Il fatto è decisamente gradito, perché alimenta e approfondisce l’elemento dell’imprevedibile e dell’affascinante, frutto della fantasia e dell’esplorazione coraggiosa della band.

Questo contrasto tra il principio distorto e quello acustico (dal suono naturale) non è più una novità. È una mossa prevedibile con cui la band, ogni tanto e con successo, ravviva la sensazione di vagare sognante, che durante l’ascolto ti spinge a mollare la presa della logica cosciente. Certo, non si arriva agli estremi da poter parlare di post rock ascoltando “Inside”, ma già che ci siamo, il lungo e ripetitivo intreccio iniziale di chitarra e tastiere in Eclipse non nasconde quel tocco di genere. Questo brano strumentale è una scelta decisamente azzeccata per il disco, perché rafforza la dinamica dell’oscillazione d’umore dell’album.

Nella title track la band raggiunge il massimo della tolleranza nella convivenza del trio “voce – chitarra – tastiere”, ottenendo anche la forma più alta di funzionamento compatto, quando veste la voce femminile, fragile e impeccabile, con un accompagnamento fatto di dialogo tra collage di tastiere e chitarra dal suono naturale.

Si può dire che i passaggi calmi e dal suono naturale siano parecchio più interessanti dei riff generici del lamento distorto. Si sente infatti che la band sta ancora cercando la strada giusta, visto che fatica a distillare una definizione di motivi portanti compatti e ben delineati. Questo significa che “Inside” è un album che si insinua lentamente sotto la pelle e piacerà ai consumatori più esigenti del principio progressive nel rock e nel metal. Eppure, all’orecchio pizzica suo malgrado l’eccessiva ripetizione nel provare certe soluzioni di motivo, per cui i brani suonano perfino troppo simili tra loro, e il disco finisce per avere un effetto contrario di rigidità e unidimensionalità. Per questo anche “Inside” non riesce a lasciare un’impressione particolare. Nemmeno dopo svariati ascolti. Lo stile sviluppato dalla band non porta rivoluzioni, e lo stesso vale per l’aspetto produttivo del suono, dove nei momenti più carichi il formicolio di riff solo a fatica prende il sopravvento, ammesso che ci riesca. Con il suo debutto la band si è aperta qualche spunto con cui in futuro potrà raccogliere una serie di utili (e utilizzabili) direzioni di sviluppo per rafforzare la definizione di suono e stile.

In futuro sarà utile mantenere il contrasto tracciato delle fughe occasionali di raffinatezza sonora presenti su “Inside”, ma al tempo stesso bisogna dare più risalto ai motivi portanti, che dovrebbero agganciarsi saldamente all’orecchio di chi ascolta, portando così coerenza espressiva alla band e, di conseguenza, un prodotto musicale ancora più corretto. Insomma, un pizzico di sperimentazione in meno e, dall’altra parte, più botta rock e metal diretta. Però qualcosa c’è. Nonostante alcune forme musicali già collaudate, “Inside” segnala che i The Last Embrace possono evolversi in una band con una chiara riconoscibilità d’autore. Vedremo cosa porterà il futuro alla band.

Formazione

Sandy – voce
Coco – tastiere
Olivier – chitarra
Laurent – chitarra
Vik – basso
Alexis – batteria

Produzione

The Last Embrace & Stephan May

Tracklist

1. Introspection
2. Mother
3. Somewhere In The Dark Rain
4. Inside
5. Can You?
6. Broken
7. It Says
8. Eclipse
9. To Dispel Inner Fears

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