You
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Gong
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 1974
Durata: 44:38
Voto: 5/5
Con «You», terzo e ultimo capitolo della leggendaria trilogia concettuale «Radio Gnome Invisible» e successore di «Flying Teapot» e «Angel’s Egg» (usciti entrambi nel 1973), i Gong, maestri internazionali dello space rock, hanno raggiunto il loro apice artistico, almeno per quanto riguarda quello che hanno combinato con l’eccentrico e al tempo stesso carismaticissimo cantante e chitarrista australiano Daevid Allen in formazione. La line-up dei Gong, o meglio la comune musicale internazionale di ‘hippie spaziali’, non era cambiata granché rispetto a «Angel’s Egg». Alla variopinta ciurma di ‘gnomi del tè’ di Allen si sono aggiunti il percussionista Benoit Moerlen, fratello minore del batterista Pierre Moerlen, e Miquette Giraudy, la ragazza del virtuoso della chitarra Steve Hillage, con cui più tardi avrebbe fondato il gruppo psichedelico/trance System 7. Con il suo approccio più giovanile, Miquette ha dato una mano alla compagna di Allen, la ‘strega’ di turno dei Gong Gilli Smyth, nelle vocalizzazioni più o meno bizzarre, ed è stata, insieme alla percussionista Mireille Bauer, una delle tre donne nella formazione di allora: per un gruppo progressive rock era una cosa quasi incredibile.
Il cambiamento chiave nell’evoluzione sonora di questa versione classica dei Gong, per quanto riguarda la struttura di questo classico della scena di Canterbury, è stato che la prima metà del disco è occupata da composizioni più brevi, mentre la seconda è completata da pezzi più lunghi e più epici. Grazie ai due Moerlen, a Bauer e allo storico fiatista Didier Malherbe, di elementi jazz fusion ce n’erano più che mai, e dopo l’improvviso e temporaneo addio di Allen sarebbero diventati in fretta la futura direzione sonora dei Gong. Allo stesso modo, grazie al futuro tastierista degli Hawkwind Tim Blake, le texture elettroniche erano più presenti che in entrambi i precedenti dischi di «Radio Gnome Invisible».
L’indomabile buontempone psichedelico Allen, che allora rispondeva al nome di Dingo Virgin, era ovviamente ancora il cantante e compositore principale, mentre come chitarrista era spinto un po’ sullo sfondo, perché le imprese virtuosistiche di Hillage avevano un ruolo sempre più grande nel linguaggio sonoro dei Gong. Sul piano degli arrangiamenti e della scrittura, «You» è senza dubbio il capitolo più maturo di tutta la trilogia «Radio Gnome Invisible», con tanti momenti ambient sottili che in più punti prendono il posto degli elementi sonori più bizzarri del passato. Sul concept di quest’ultimo capitolo della trilogia space rock di Allen non c’è molto da dire. L’antieroe Zero the Hero, dopo un tè ‘avvelenato’ con la brava strega Yoni, interpretata da Smyth, sul pianeta Gong supera la sua condizione fisica e corporea e raggiunge un nirvana cosmico fuori dal corpo, mentre agli gnomi invisibili la sua dipartita fisica non ha tolto troppo il sonno.
«You» si apre in modo relativamente innocente con «Thoughts For Naught», che sul piano ambient ricorda una seduta druidica davanti a un cerchio di pietre. Suoni pastorali di flauto e texture elettroniche di sintetizzatore sono conditi con vocalizzazioni ‘druidiche’. «A.P.H.P.’s Advice» è una tipica composizione dei Gong classici, il che vuol dire piena delle idee strampalate di Allen, con in testa la sua prova vocale beffarda, un uso scherzoso delle percussioni e un sax suonato in modo ancora più sgangherato. «Magick Mother Invocation» è un altro breve exploit, dove a divertirsi è soprattutto Blake, che stende texture ‘spaziali’ di sintetizzatore mentre sullo sfondo si sentono lontane vocalizzazioni femminili. Tutti e tre i pezzi d’apertura erano più o meno un riscaldamento per l’orgia space rock di «Master Builder», con cui i Gong hanno sfidato seriamente gli Hawkwind per la corona di formazione space rock più innovativa. Vocalizzazioni dissonanti, onde elettroniche di texture sintetiche stranissime, possenti cambi di tempo e un sax scatenato creano il perfetto viaggio psichedelico-space rock. A un certo punto entrano anche Hillage, con un assolo di chitarra da leccarsi i baffi, e il capitano della ciurma dei Gong, Allen, con le sue sparate fuori di testa. La vera maestria dei Gong di allora brilla in tutto il suo splendore nella piccola avventura cosmica strumentale «A Sprinkling of Clouds», che spiega perché «You» sia il capitolo migliore della trilogia «Radio Gnome Invisible». Texture elettroniche di sintetizzatore, cortine ondeggianti di mellotron e misteriose improvvisazioni percussive vengono poi completate da passaggi selvaggi di chitarra e sax, che per tutto il tempo navigano da qualche parte tra lo space rock e il jazz rock fusion.
«Perfect Mystery» è un altro pezzettino sbarazzino con il tipico umorismo eccentrico di Allen, un riff di chitarra blues, percussioni scherzose e ‘sequenze’ parlate firmate dalle due cantanti di supporto. «The Isle of Everywhere» è il successivo viaggio ambient etereo, con ancora più vocalizzazioni femminili e onde di mellotron, intelligenti cambi ritmici firmati dalla fantastica sezione ritmica Moerlen/Mike Howlett e spiritosi inserti di sax, mentre sono le follie chitarristiche di Hillage a rendere questo lavoro uno degli evergreen dei Gong. L’intergalattico capolavoro di chiusura «You Never Blow Yr Trip Forever», un vero trip cosmico con Allen nel suo ‘elemento’ più psichedelico e una marea di cambi ritmici, è una sorta di apice e insieme di epilogo del viaggio space rock sulla teiera volante, dove tutte le virtù della comune musicale internazionale dei Gong si fondono in un insieme perfetto.
Con «You» i Gong hanno toccato il loro apice creativo, mettendo il punto finale sulla trilogia concettuale «Radio Gnome Invisible». L’improvviso e temporaneo addio di Allen ai Gong, quando nel 1975, poco prima di un concerto nella città inglese di Cheltenham, nel suo stile superecentrico si rifiutò di salire sul palco perché ‘un muro invisibile gli impediva il contatto con il pubblico’, ha scioccato e deluso tantissimi fan. Le redini della band nel 1975, con l’uscita del suo sostituto alla batteria poco fortunato, Brian Davison (ex-The Nice), e dopo l’addio di Hillage, sono state prese a sorpresa dal reduce Pierre Moerlen, che nel frattempo aveva già salutato la compagnia e che nei anni successivi ha portato i Gong dritti nelle acque del jazz rock fusion. Dopo il ritorno di Allen nella famiglia Gong nel 1977 sono nate diverse fazioni: i Gong ‘ufficiali’ di Allen, che per un po’ hanno lavorato sotto il nome Planet Gong, i New York Gong, di breve vita e dal taglio post-punk, che sotto la guida di Allen hanno registrato un solo album, intitolato «About Time» (1980), i Pierre Moerlen’s Gong di impronta jazz fusion, di cui oggi resta solo la Gongzilla, stilisticamente affine, e i Mother Gong guidati da Smyth.
https://www.youtube.com/watch?v=V9knIlUc5Cs
Formazione
Daevid Allen (“Dingo Virgin”) – voce, chitarra
Gilli Smyth (“Shakti Yoni”) – racconti e ‘space whisper’
Didier Malherbe (“Bloomdido Bad de Grasse”) – fiati, cori
Tim Blake (“Hi T Moonweed”) – Moog e sintetizzatore EMS, mellotron
Miquette Giraudy (“Bambaloni Yoni”) – voci
Steve Hillage – chitarra
Mike Howlett – basso
Pierre Moerlen – batteria, percussioni
Mireille Bauer – percussioni
Benoit Moerlen – percussioni
Produzione
Simon Heyworth e Gong
Tracklist
1. Thoughts For Naught (1:30)
2. A P.H.P.’s Advice (1:37)
3. Magick Mother Invocation (2:11)
4. Master Builder (6:09)
5. A Sprinkling Of Clouds (8:42)
6. Perfect Mystery (2:25)
7. The Isle Of Everywhere (10:21)
8. You Never Blow Your Trip Forever (11:24)