Žanil Tataj – Žak: Al Fine…

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Etichetta: One Records
Data di uscita: 30. 12. 2022
Produttore esecutivo: Žanil Tataj – Žak
Mix e mastering: Piknik studio Novi Sad
Durata dell’album: 51.06 min
Genere: Hard Rock / Heavy Metal / Melodic Metal
Voto: 9.0/10


Žanil Tataj – Žak è una presenza fissa della scena musicale slovena a base di distorsioni pesanti. E se allarghiamo lo sguardo oltre confine, alla regione dell’ex Jugoslavia, Žak è letteralmente una leggenda. Una leggenda del metal e dell’hard rock. Che si parli di Divlje Jagode, di Jersey o delle nostre Mary Rose di Postumia, ma anche delle avventure di Žak nelle viscere del metal purista di Turbo e Black Diamond, vale sempre lo stesso discorso. Chi conosce queste band sa benissimo che Žak non è solo una delle voci più riconoscibili quando si parla di heavy metal e hard rock nello spazio della defunta ex Jugoslavia, ma anche una delle migliori. Tra i pochissimi migliori, più apprezzati e più straordinari. I dischi incisi da queste formazioni, con a bordo il carisma vocale di Žak, dalla carica e dalla forza espressiva insospettabili, non avrebbero mai raggiunto un simile trionfo finale, una simile “ciliegina sulla torta”, o diciamo un tale “calcio finale” nell’ottimizzare in fase di produzione pompa e magniloquenza.

Žak ha lavorato a lungo e nei minimi dettagli al materiale originale per il suo album d’esordio. Il disco, di sicuro, fa saltare gli schemi delle mosse ortodosse dell’heavy metal e dell’hard rock classici. Dal punto di vista musicale è un prodotto vorace e pomposissimo. Considerati il timbro, l’approccio, il carisma e naturalmente l’estensione che raggiunge questo grande vocalist, è l’unica scelta giusta dare a una voce così il massimo spazio per aprirsi e arrivare dove vuole. Ed è proprio così che funziona l’album «Al Fine…». È un disco cucito addosso agli estimatori della tradizione hard rock e heavy metal classica degli anni Ottanta dell’ex Jugoslavia, e naturalmente di tutto ciò che Žak ha registrato e pubblicato insieme alle band citate sopra.

Žak si è avvicinato alla creazione di «Al Fine…» con un orecchio raffinatissimo. Per chi suona nel disco ha scelto tra i migliori. Su questo album si è radunata attorno a Žak una vera combriccola di musicisti che possono vantare non solo straordinarie doti esecutive e talento, ma che stanno anche sulla stessa lunghezza d’onda rispetto alla visione di Žak per il disco. E si sente. L’album morde con una passione incredibile e con una carica che risucchia subito nel mondo di queste vibrazioni l’appassionato doc degli elementi del metal e dell’hard rock classici, con un eccesso di pompa musicale seducente e bombastica. In «Al Fine…» troviamo una compagnia variopinta di musicisti e fonici eccellenti. Ci si ritrova una vera “Jugoslavia in miniatura”. La squadra è pazzesca. Basta scorrere solo i nomi di alcuni assi della chitarra che hanno contribuito con gli assoli al disco: Igor Paspalj (Brkovi), Alen Šenkovski, Eki Alilovski (Mary Rose), Nejc Vidmar (Black Diamond),…. Sulla produzione non vale la pena cercare il pelo nell’uovo, anche se a tratti si sente la mancanza di più volume sulle frequenze basse, cosa che si nota già nell’opener Hologram, dove nel quadro sonoro dell’album si desidera un maggiore pulsare delle linee di basso (il vortice incondizionato di Markelj sul rullante “buca” un po’ il mix).  

I tre brani iniziali ti colpiscono con un massimo di esplosività. L’album parte a razzo in un’ondata di adrenalina! Pulsante sulle ali di una combustione ad altissimo numero di ottani, il terzetto Hologram, Dali ti je dosta? (in coda c’è, come bonus, lo stesso pezzo in inglese – ma in croato spacca molto di più) e Buđenje. Il primo vero cambio di marcia nelle oscillazioni d’atmosfera arriva con il quarto brano, Novi svijet, impreziosito da un ottimo contrasto atmosferico tra strofa e ritornello orecchiabile – basato su una classica linea musicale (La minore-Sol maggiore-Fa maggiore). Con la sua natura “iper-musicale” questo pezzo potrebbe finire senza esitazioni dritto in heavy rotation radiofonica. Niente filosofie complicate qui. Ma proprio questa ricerca di semplicità e immediatezza è a volte parecchio più difficile da trovare. Parliamo di un approccio alla composizione che porta con sé un potenziale hit. Negli anni Ottanta Žak con questo pezzo avrebbe incendiato le classifiche. Moda danas è un altro brano con un’incredibile combinazione di esplosività e fascino musicale, che ci aspetta a metà album. Un altro candidato che, con la sua natura infuocata, potrebbe benissimo aprire il disco.

L’album ha anche una nota di critica sociale chiara e forte, e la poesia dei messaggi non lesina inviti al risveglio collettivo e alla ricerca di una strada più bella verso un “nuovo domani”. Nei testi si coglie una bella dose di acidità rivoluzionaria, che va a braccetto con la natura purosangue del rock, governata dai due eterni postulati del divertimento e della ribellione.

L’esecuzione vocale è impeccabile. Žak regna sull’espressività ed è un piacere ascoltarlo. Ogni singolo secondo. Stavolta ha preso in mano la bacchetta del direttore e ha deciso lui stesso “forbici e stoffa”. Per questo «Al Fine…» porta ancora più varietà vocale (Žak mostra ancora più lati dei suoi talenti vocali) rispetto a quella a cui siamo abituati nelle sue interpretazioni nelle band in cui ha cantato o canta ancora.  Tutta la varietà del suo fascino vocale, il raddoppio delle linee vocali con cui intensifica lo sviluppo del dramma teatrale (soprattutto nei ritornelli micidiali dei pezzi più duri e più incalzanti del disco), conquistano in questo lavoro, con largo margine, una posizione centrale.

Nell’album ci sono tre cover. Le prime due sono Pustite da živim e Duga zima, che nell’originale appartengono alla band di Žak degli anni Ottanta, i Jersey. Sono prese dall’album “Pustite da živim”, uscito nel lontano 1988. Aggiornate, rinfrescate e inserite con criterio nel cuore (la parte centrale) di questo lavoro. Sempreverdi infiammabili. Soprattutto Pustite da živim. Fantastica. La loro compatibilità con il resto del carisma dell’album “Al Fine…” non è solo eccezionale, è scontata. La terza cover è particolarmente interessante. Soprattutto per i nostalgici dell’heavy metal sloveno. Si tratta del classico dei Turbo Falling Angel, reinventato con fantasia. La nuova versione è felicemente dotata di arrangiamenti orchestrali. Così rinfrescato, il brano ora sembra quasi un “piccolo EP metal-sinfonico dai toni cupi e drammatici”, che piano piano fa l’occhiolino alla retorica del power metal. Le teatrali orchestrazioni iniziali potrebbero essere un’ottima scelta per aprire il disco, ma trattandosi dell’album solista di Žak, ovviamente non se ne parla. Questo pezzo dei Turbo viene comunque originariamente dal disco «A Glimpse Of Home» (1995) – così non state a rovistare inutilmente in rete.

Un album che non cala di intensità espressiva nemmeno davanti al manifesto vocale sentito della ballata Laku noć, e che ha una dinamica altissima con cui si sviluppa e parla all’ascoltatore. Anche grazie alla successione dei brani. Dopo un pezzo veloce ne arriva uno a medio tempo, e questo contribuisce al piacevole contrasto tra le svolte d’umore del disco.  Ovviamente il presupposto è la qualità. Di composizione e di espressività. E «Al Fine…» ne offre in abbondanza, con lusso. Ad ogni passo.  

Mentre i coetanei di Žak “dormono”, o si godono gli allori dei fasti degli anni Ottanta, il leggendario vocalist all’alba del 2023 ha già scosso per bene il mondo dell’hard rock e dell’heavy metal nella regione dell’ex Jugoslavia! Con un affascinante album solista che parla al classico e che funziona così anche a ben quarant’anni dall’età d’oro del genere a cui appartiene, raro, speciale, perso nel tempo e nello spazio, e che, nonostante maneggi con abilità i trucchi della tradizione dei giorni classici di metal e hard rock, resta comunque, in modo molto riuscito, personalissimo. Album come «Al Fine…» oggi sono sempre più rari. Il loro dossier musicale appartiene infatti alla generazione che nelle nostre terre e in quelle della più ampia regione dell’ex Jugoslavia negli anni Ottanta ha rimesso in piedi l’hard rock e l’heavy metal. A questa generazione appartiene anche Žak, che nel 2023 mostra una vitalità eccezionale e una potenza decisa. La scattosità di uno stallone ventenne. «Al Fine…» è un prodotto rifinito. Limato. Curato nei dettagli. Un album che cavalca con raffinatezza la sottile linea invisibile di confine tra gli elementi dell’hard rock classico e dell’heavy metal. Un album che, con tutte le qualità da studio mostrate, deve anche al più presto prendere vita sui palchi dei concerti.

Autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
1. Hologram
2. Da li ti je dosta?
3. Buđenje
4. Novi svijet
5. Možda danas
6. Pustite da živim
7. Duga zima
8. Grom u koprive
9. Kišni dan
10. Laku noć
11. Falling Angel
12. Have You Had Enough?

Formazione:
Žanil Tataj – Žak – voce, cori, basso (1, 2, 3, 4, 9, 10, 12), chitarra acustica (4, 7, 9), tastiere (6)

Musicisti ospiti:
Nejc Vidmar – chitarra (1, 2, 3, 4, 6, 11, 12), basso (11)
Pavel Denisjuk – chitarra (5)
Ivan Pop – primo assolo di chitarra (6)
Emir Hot – secondo assolo di chitarra (6)
Imran Duraj – chitarra (7, 9), primo assolo di chitarra (7)
Muris Varajić – secondo assolo di chitarra (7)
Dragan Đurakovič – ‘Englez’ – chitarra (8), primo assolo di chitarra (8)
Igor Paspalj – secondo assolo di chitarra (8)
Stefan Šegulja – chitarra elettrica (10), chitarra acustica (10)
Alen Šenkovski – primo assolo di chitarra (11)
Eki Alilovski – secondo assolo di chitarra (11)
Zoran Saulig – tastiere (1, 2, 3, 4, 5, 10, 11), programmazione (10)
Olja Dešić – tastiere, orchestrazioni (6)
Nikola Celić – tastiere (7), orchestrazioni (7)
Matko Basara – tastiere (9)
Damjan Deurić – tastiere (11), orchestrazioni (11)
Sven Marenković – basso (6, 7)
Klemen Markelj – batteria (1, 6, 7, 9, 11)
Miroslav Majkić Bandar – batteria (8)
Neon – programmazione della batteria (2, 3, 4, 12)
Eva Rac – cori (2, 4, 9, 10)
Lea Rac – cori (2, 4, 9, 10)
Nataša Tonković – cori (8)


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