Uriah Heep: Chaos & Colour
Etichetta: Silver Lininig Music
Data di uscita: 27/1/2023
Produzione: Jay Ruston
Durata dell’album: 59.24 min
Genere: Art Rock
Voto: 9.0/10
Gli Uriah Heep sono tra i pochissimi fossili del rock’n’roll ancora in vita di cui si può dire che prendono a calci a tutta forza! E questo nonostante abbiano ampiamente superato Abramo. Non mi azzarderei a dirlo se la band non registrasse materiale nuovo e si limitasse invece a ‘campare’ di rendita sulla vecchia gloria, come fa una bella fetta dei coetanei ancora in attività di questo iconico quintetto rock. Il nuovo album »Chaos & Colour« è, tondo tondo, il venticinquesimo (vero) album in studio della band. Il predecessore, »Living The Dream« (recensione su RockLine), è uscito a metà settembre 2018, e con quel disco gli Uriah Heep, dopo il poco convincente “Outsider” (2014) si sono riscattati in pieno: su “Living The Dream” si sono presentati con una freschezza di idee e una potenza creativa pazzesche, tanto che possiamo dichiararlo tranquillamente almeno alla pari di »Wake The Sleeper« (2008). Per certi aspetti lo supera perfino. Ho messo sullo stesso piano soltanto quattro album degli Uriah Heep di epoca post-millennio.
Il nuovo album »Chaos & Colour« è stato registrato nel corso del 2021 e chiuso già a novembre dello stesso anno. La band, o meglio la nuova etichetta Silver Lining Music, ha aspettato che la situazione legata alle manovre imposte, che per due anni hanno fermato il pianeta, si calmasse e che la scena dei concerti ripartisse. L’anno scorso gli Uriah Heep sono così riusciti a portare a termine il loro tour celebrativo, durante il quale i ragazzi (come tanti altri al loro posto, con un po’ di ritardo) hanno festeggiato 50 anni di attività.
Ed ecco che è arrivato il momento di far uscire il nuovo album, che aspettava da più di un anno. In un’intervista Box ha lasciato intendere che la band non ha mai avuto voce in capitolo su quando esce un determinato disco degli Uriah Heep, quindi la scelta della data è esclusivamente roba della nuova etichetta Silver Lining Music. Sono passati quattro anni belli pieni dal predecessore. È cambiato qualcosa? No. »Chaos & Colour« è esattamente l’album che ci aspettiamo e desideriamo dagli Uriah Heep (nella formazione in azione dal 2013 in poi). La band ci mette dentro, a sangue pieno, il proprio carattere artistico inconfondibile. Però. Il suono degli Uriah Heep di oggi è in realtà una combinazione della vecchia era dei Settanta e di ciò che la band ha iniziato a introdurre nel proprio vocabolario a partire dall’album »Raging Silence« (1989). Con una serie di tre dischi ottimi ma ingiustamente ignorati, usciti negli anni Novanta, ha ‘sfocato’ brillantemente i Settanta sul piano artistico, per poi riavvicinarsi decisamente alle radici con “Wake The Sleeper” (2008). Gli ultimi due album sono così l’essenza di un’arte tutta particolare nel fondere le vecchie sfumature sonore con gli approcci moderni. Possiamo definirli due traguardi in cui gli Uriah Heep hanno portato la collisione tra i due mondi musicali della loro carriera (quello passato e quello attuale) alla perfezione assoluta. I nuovi Uriah Heep restano (nonostante tutto quel che ho detto) diabolicamente carichi in fase di produzione.
»Chaos & Colour« si muove con astuzia tra elementi di rock progressivo e un gergo da fraseggio metal ardente e ossessionato, in cui Box alla chitarra e Lanzon all’Hammond fanno affari in una nuova, brillante simbiosi con una potenza in ottani da vendere, il tutto condito con una manciata di melodie splendide e rapaci! Gilbrook e Rimmer sono diventati due mattoni ben visibili del suono. Lo si era sentito già su “Living The Dream”, ma su “Chaos & Colour” i due membri più giovani della band si fanno notare ancora di più in tutto ciò che fanno. La sezione ritmica è dunque ‘devastante’ senza pietà. Linee di basso e batteria hanno una dedizione eccezionale. Gilbrook non era mai suonato così vario e allo stesso tempo ‘demolitore’. Violento. Anche stavolta la sezione ritmica crea un contrasto eccezionale nel completare il quadro produttivo del suono. La ciliegina sulla torta è la voce di Bernie Shaw, immancabilmente corredata dalle armonie di accompagnamento che contribuiscono a quel pompa e quella magniloquenza tipici della band. Da questo punto di vista gli Uriah Heep sono grandi pionieri di questo elemento, da cui hanno imparato The Sweet e Queen. Anche su questo album gli Uriah Heep restano maestri nell’evocare misteri e creare magia.
Una produzione brillante! Qui i mattoni del suono comunicano con l’ascoltatore in modo vivo al 100%. Organico. Okay, c’è qualche trucchetto in studio a posteriori (per esempio più linee vocali sovraincise), ma in generale quello che senti sul disco è quello che ti becchi a un concerto (in studio). La band registra ancora oggi gli album come ai vecchi tempi. Dal vivo. Dentro lo studio. Come un concerto. Bernie Shaw ha perso un po’ di altezza, ma il suo timbro inconfondibile, senza il quale non si può immaginare la storia musicale degli Uriah Heep dal 1986 (l’arrivo di Bernie nella band) in poi, è diventato ‘vellutato e più corposo’, rispondendo sempre in modo vivace ed esplosivo.
Oltre ai ritornelli rapaci e alla brillante gradazione atmosferica (lungo il percorso dalla strofa, attraverso il pre-ritornello, fino al crescendo emotivo del ritornello), una storia a sé restano i passaggi mid-eight, dove stavolta possono prendere fiato tutti e tre: Box, Lanzon e Rimmer. Rimmer non è mai stato così in evidenza nel suono come nell’album precedente e in questo, l’ultimo. Inoltre stavolta Rimmer ha partecipato molto di più alla composizione del nuovo materiale. La natura ‘iper-musicale’ del suo basso ‘pulsa e scava’ lungo tutto l’album in modo infuocatissimo. In questo suono sontuoso e vivo suona almeno alla pari degli altri mattoni, e a tratti li supera addirittura.
Del resto »Chaos & Colour« si apre in modo molto carico. Save Me Tonight è una scheggia d’apertura velenosa. Gilbrook si scatena alla batteria. Il pezzo porta con sé un assalto contagioso! Qui c’è la fretta dell’adrenalina! Segue la roccioso e sonoramente massiccia Silver Sunlight, e dopo di lei una ‘preghiera al sole’, Hail the Sunrise, dai testi spiritualmente colorati, che nel fraseggio porta con sé qualche parallelo rustico, paragonabile al classico Gypsy. Hurricane, uscita come secondo singolo dell’album, è considerata uno dei brani più cupi del nuovo disco.
Per chi ha il gusto più raffinato, le cose più interessanti le portano le tre canzoni più lunghe del disco. Per loro, il primo vero picco sarà One Nation, One Soul. Con una parte iniziale in cui, accanto all’esposizione vocale sensuale di Bernie, il ruolo centrale lo prende il pianoforte di Phil Lanzon, che si apre timido e fragile (sul modello della ballata Rain). Ma questo inizio da ballata inganna. Si tratta infatti della prima avventura progressiva della band sul disco. Il pezzo parla da ballata solo per i primi tre minuti, poi si sgranchisce in un mini ep, dove non mancano i cambi di stato d’animo attraverso una sfilza di motivi, che però mantengono la natura compatta del brano. Ma il pezzo acquista un carattere progressivo. Paragonabile alle mosse del predecessore »Living The Dream« e alle sue Dreams Of Yesterday e Rocks On The Road. Solo che i ragazzi hanno di nuovo girato gli arrangiamenti a modo loro. Freedom To Be Free è il brano più lungo dell’album e un’altra ode della band alla libertà e alla liberazione. Sta nella parte finale del disco. Il suono possente dell’Hammond qui è particolarmente rustico. La gradazione sorprende soprattutto nello sviluppo delle melodie vocali mosse e nei cambi giocosi della cinetica ritmica. Il pezzo ha due inserti strumentali. Nel primo si ‘scatena’ alla grande Rimmer al basso con tutte le sue qualità. Il secondo appartiene ovviamente a Box! La montagna di trucchi che i maestri hanno infilato in questa composizione regala al disco un altro dei momenti più elettrizzanti quanto a ammiccamenti agli elementi progressivi.
La particolarmente splendida You’ll Never Be Alone è un altro punto del disco che gravita chiaramente verso le sfere del rock progressivo. Paragonabile a una mini sinfonia epica del tipo July Morning, solo ‘aggiornata’ e uscita nel 2023. Senza colpa. Di scatti atmosferici basati su una sfilza di motivi mossi non ce ne sono mai pochi, mentre la band crea un dramma teatrale pomposo. In questo punto non manca nemmeno la parte in cui Russell Gilbrook si impossessa di un selvaggio siluramento di doppia cassa. Dal punto di vista della composizione e della magia specifica che sa creare solo questo quintetto, è uno dei vertici dell’album, incoronato da un nuovo ritornello rapace. Il ribaltamento d’atmosfera tra la strofa fragile e misurata (pianoforte) e l’attacco di fraseggio demolitore e massiccio (ritornello) scuote letteralmente l’ascoltatore, perché funziona in modo imprevedibile.
Golden Light è candidata a terzo singolo dell’album e una delle composizioni più seducenti sottopelle di tutto il disco, soprattutto quando gli Uriah Heep saltano dal pre-ritornello a uno dei ritornelli più musicali e seducenti sottopelle dell’album. Un pezzo dalle vibrazioni paragonabili alla natura spiccatamente musicale di Take Away My Soul dal predecessore »Living The Dream« (2018).
Bisogna avvertire che l’etichetta Silver Lining Music ha usato un trucco non proprio onesto. Il materiale del CD è diverso da quello del vinile. Il vinile ha avuto la peggio, con nove pezzi contro gli undici del CD. Al vinile sono state tolte le canzoni Age Of Changes e Closer To Your Dreams. La prima porta con sé qualche parallelo compositivo con gli Uriah Heep dell’era in cui componevano gli album »Sea Of Light« (1995) e »Sonic Origami« (1998), nello stile di brani come Between Two Worlds e/o Against The Odds, mentre Closer To Your Dreams, piazzata proprio in coda al CD, si è ‘permessa di prendere in prestito’ il galoppo ritmico dell’hit sempreverde Easy Livin’. Quindi? Entrambi i brani sono splendidi e se per caso siete fan del vinile, stavolta dovrete arrangiarvi in qualche altro modo per arrivare anche a questi due punti della versione CD dell’album. La colpa è dell’etichetta. Age Of Changes in particolare è un pezzo fantastico, quindi i fan più incalliti della band e soprattutto del vinile stavolta dovranno comprare sia il CD che il vinile.
Già che ci perdiamo nei dettagli, vale la pena citare anche la versione CD ‘de-luxe’ dell’album. La faccenda riguarda il singolo Save Me Tonight. Anche sul nuovo album ha collaborato di nuovo con la band Jeff Scott Soto. Sul disco precedente si era iscritto come coautore del brano Grazed By Heaven, su quello nuovo, cioè “Chaos & Colour”, di Save Me Tonight. Nella versione regolare del brano sull’album la sua voce è ‘affondata’ nel mix, sullo sfondo, perché il suo ruolo è soprattutto quello di fare da contrasto alle melodie principali di Bernie Shaw con armonie vocali aggiuntive di sottofondo. L’ascoltatore non se ne accorge nemmeno, finché non legge i fatti. Ebbene, sulla versione ‘de-luxe’ dell’album in coda troviamo la registrazione demo del brano Save Me Tonight. Questa demo l’hanno infatti registrata insieme (sul modello di un’esibizione in studio): Jeff Scott Soto, il bassista degli Uriah Heep Dave Rimmer, il chitarrista dei Judas Priest Richie Faulkner e l’ottimo batterista brasiliano Bruno Agra (ex-Aquaria, Revolution Renaissance, We Are The Harlot), per poi mandarla in formato mp3 agli altri membri degli Uriah Heep per le ulteriori rifiniture (esiste anche una simile versione demo del singolo Hurricane) .
L’album »Chaos & Colour« è terribilmente carico di decibel. Rumoroso. Ma allo stesso tempo possiede l’arte inconfondibile della band. Al tempo stesso è stracarico di melodia e trucchi progressivi. Gli ammiccamenti agli elementi progressivi negli Uriah Heep non erano in una simile abbondanza da un pezzo, come proprio su »Chaos & Colour«. Su questo terreno era impostato anche il predecessore “Living The Dream”, ma “Chaos & Colour” non solo parla in modo più progressivo, suona anche un filo più cupo, e gli Uriah Heep a tratti sviluppano ancora più botta e mordente. È un album più carico e dallo sguardo metallaro. Ma in tutto e per tutto un successore alla pari. Almeno alla pari. Sulle sfumature, su quale dei due album preferite, decidete voi.
Mick Box resta il chitarrista più rumoroso della galassia della sua generazione. Questo è indiscutibile. E finché brillerà e irradierà una potenza come quella che manifesta il suo modo di suonare, pieno di trovate scintillanti e (sue) birichinate sull’album »Chaos & Colour«, e alla soglia dei suoi quasi 76 anni (li compirà il 9/6/2023), possiamo dire che gli Uriah Heep stanno vivendo, nella loro età matura, una lunghissima era di tarda primavera. Di rinascimento. Di rinascita. Quello che dimostra il nuovo album è una fascinosa freschezza creativa portata avanti dal predecessore, che con il suo sfarzo di idee vizia l’ascoltatore a ogni passo. »Chaos & Colour« è un album degli Uriah Heep nuovo, puro come una lacrima, che annuncia che la storia unica e straordinariamente affascinante di una delle band più interessanti, e anche più influenti, nella storia del rock è ben lontana dalla fine. Uno non riesce a crederci, quando dopo più di 50 anni di attività di una band può scrivere una cosa del genere. Ma le eccezioni esistono. Gli Uriah Heep continuano dunque a vivere i loro sogni! Con una grinta e un ardore immutati.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Save Me Tonight
2. Silver Sunlight
3. Hail The Sunrise
4. Age Of Changes*
5. Hurricane
6. One Nation, One Sun
7. Golden Light
8. You’ll Never Be Alone
9. Fly Like An Eagle
10. Freedom To Be Free
11. Closer To Your Dreams*
12. Save Me Tonight (Demo)**
* solo nella versione CD e digitale
** solo nella versione CD ‘de-luxe’
Formazione:
Mick Box – chitarra, cori
Phil Lanzon – tastiere, cori
Bernie Shaw – voce
Russell Gilbrook – batteria, cori
Dave Rimmer – basso, cori
Musicisti ospiti:
Jeff Scott Soto – cori (1, 5), voce (12)
Richie Faulkner – chitarra (12)
Bruno Agra – batteria (12)
