10.000 Days
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: Tool
Etichetta: Sony BMG
Uscita: 2006
Voto: 5/5
Dopo l’ennesima lunga pausa, di quelle a cui coi Tool ormai ci siamo abituati, quest’anno è finalmente uscito l’album intitolato 10.000 Days. L’ultimo della serie, ma non per questo meno avvolto da nebbioline di mistica segretezza: anche stavolta le storie lo accompagnano. Dopo le speculazioni sul titolo (tra quelli ventilati c’era pure Teleincision), cinque anni dopo Lateralus ci si spalanca davanti una nuova vignetta del mondo in salsa Tool, dove cielo e terra sono di nuovo tesi tra riff di chitarra cristallini, mentre la voce di Maynard suona un po’ diversa, ma non per questo meno seducente. La prima impressione la fa già la copertina del disco, uno strumento ottico fatto apposta, con cui puoi guardare la cover in modo un po’ diverso. Non ti dico altro, se non che vale la pena provarlo. Dal punto di vista musicale, invece, la prima impressione per molti ascoltatori non è così affascinante, ma poi già al secondo o terzo ascolto veniamo trascinati come da una forza della natura dagli strumentali dal suono epico (e di lunghezza adeguata), la cui veste sonora i Tool hanno stabilito in totale autonomia. Il disco non rappresenta solo un passo avanti nello sviluppo dell’idea Tool, ma, nello sforzo di mantenere lo status epico, si permette anche di pescare nel tesoro del primissimo heavy metal.
https://www.youtube.com/watch?v=yQRS1Ryh9HU
L’opener ‘Viscarious’ ci serve testi diretti, chiari come non lo erano più dai tempi di ‘Hooker With A Penis’ dal disco Ænima. In sostanza Maynard condensa una critica diretta ai reality show, mette il dito sul problema dell’inondazione di informazioni a cui siamo esposti ogni giorno e sugli stimoli visivi che ci rendono schiavi, mentre rinunciamo alla nostra vita per poter vivere quella dall’altra parte dello schermo. È solo un lampo fugace, e sul disco se ne susseguono parecchi. Scossi da una sincerità che sui dischi raramente ci tocca, veniamo portati del tutto inaspettatamente a ‘Wings For Marie/ 10.000 Days’, un’ode, una dedica alla madre defunta di Maynard. È morta nel periodo di pausa tra Lateralus e il nuovo disco, stroncata dalle conseguenze della lotta con la paralisi seguita a un ictus di ventisette anni prima. A ben vedere è voyeurismo, ascoltare su un disco traumi familiari, ma Maynard ci ci porta lì con un sentimento e una sincerità in cui poco gli importa dove stia il confine tra melodramma e onestà. La maggior parte dei pezzi, per i criteri del metal moderno, per molti è troppo lunga, perfino dilatata, ma ricordiamoci: i Tool non sono solo l’ennesimo derivato di questo tipo di scena musicale. La preparazione musicale e i giochi di ritmo e melodia, quando si scontrano le spinte di Carey e Jones verso il predominio sonoro, ci guidano in modo così naturale, senza che ce ne accorgiamo, che i circa sei minuti di media dei singoli brani sono del tutto comprensibili, e qualsiasi forma più breve sarebbe una mutilazione dell’insieme. Le scelte sono così curate che i Tool, nel disegnare il quadro finale, non possono praticamente imboccare la strada sbagliata. Si tratta di una meditazione sottile. Un rito sciamanico di commiato da chi se n’è andato e l’annuncio di una nuova epoca di rinascita.
https://www.youtube.com/watch?v=R2F_hGwD26g
La rabbia, che faceva da carburante ad alcune delle loro opere più grandi, è stata sostituita da momenti più pacati e introspettivi, in cui tessono il filo tra un passaggio e l’altro, tra una parte e l’altra. Questo non vuol dire che la rabbia non si senta più. Esplode in alcuni pezzi, ma rispetto ai lavori precedenti hanno superato quella fase. Si sono scelti nuovi concetti che, secondo loro, vale la pena e serve esplorare. Per i fan della prima fase evolutiva dei Tool è arrivata una nuova condizione di scissione, delusione e schizofrenia. Il disco 10.000 Days o lo ami all’istante oppure, per l’approccio troppo pacato, alla Perfect Circle, non riesci ad accettarlo come un vero prodotto Tool. Insomma, o lo ami o lo odi. Di sicuro non puoi restare indifferente o intatto. Magari, se ti rassegni al fatto che basta ascoltare la musica in modo superficiale, puoi anche usarlo come semplice sottofondo mentre prepari panini caldi e ti scoli una birra. Se prima i Tool erano un gruppo dal suono duro e un surrogato grezzo, frutto di rabbia esistenziale, ora semplicemente – l’hanno scambiato con altre tinte pastello. I vecchi Tool non ci sono più. Ma se aneli a dei Tool la cui passione e introspezione siano completate fino in fondo da emozioni intense, una brutale onestà e una maturità musicale, allora farai fatica a trovare un album metal migliore di quelli che offre il 2006.
https://www.youtube.com/watch?v=KC9-b9m8s68
Formazione
Danny Carey – batteria
Justin Chancellor – basso
Maynard James Keenan – voce
Adam Jones – chitarra
Produzione
Tool
Tracklist
1.Vicarious
2.Jambi
3.Wings For Marie (Pt. I)
4.10.000 Days (Wings Pt 2)
5.The Pot
6.Lipan Conjuring
7.Lost Keys (Blame Hoffmann)
8.Rosetta Stoned
9.Intension
10.Right In Two
11.Viginti Tres
DURATA DELL’ALBUM: 75:50