40° compleanno di Val 202: Dan 202 e Keane

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Luogo: Hala Tivoli (mala dvorana) / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 29.10.2012
Numero di spettatori: 3.700
Prezzo del biglietto: 34€

Val 202 è l’ultimo baluardo radiofonico-musicale della Slovenia contro le radio commerciali, scatenate e fameliche, che con la musica e con il vero mestiere della radio hanno sempre meno a che fare. Il secondo programma di Radio Slovenija (come si chiama anche ufficialmente) è ancorato da qualche parte tra l’avanguardistica e underground Radio Študent e la putrefazione radiofonica di fascia alta. Da quarant’anni costruisce, coltiva e veglia sul gusto musicale sloveno. Naviga alla grande tra le delizie e le trappole della popolarità e ogni giorno ci rifornisce di correnti e nomi musicali freschi. La linea editoriale intelligente, guidata da anni da Andrej Karoli, con le sue scelte pensa tanto agli ascoltatori esigenti quanto alle anime semplici. Proprio questo intreccio tra qualità e forme musicali accettabili da un pubblico più largo è il marchio di fabbrica di Val 202 fin dagli esordi. Il “centro” musicale, che spesso è sinonimo di fiacchezza, mediocrità e atteggiamento da profitto, nel contesto del programma di Val 202 brilla di un’altra luce, quella positiva. Questo centro musicale è fatto soprattutto di artisti di qualità che con la loro musica orecchiabile, melodica e interessante arrivano anche alle orecchie degli analfabeti musicali. Per lo più si tratta di artisti o gruppi usciti da ambienti musicali alternativi, che con la loro impronta d’autore riconoscibile hanno toccato il cuore e conquistato le orecchie di un pubblico che non ama le sperimentazioni. Ma Val 202 si distingue dalle altre radio slovene (con l’eccezione della preziosa Radio Študent) per un altro criterio: è un fedele sostenitore dei creatori musicali sloveni (e della lingua). La produzione straniera e quella di casa nostra hanno nell’etere più o meno lo stesso spazio, e non solo nelle ore notturne, ma anche la mattina e a metà mattinata, quando la radio è più ascoltata. Tutto questo non fa che consolidare Val 202 al primo posto tra le frequenze radiofoniche slovene. È un buon esempio di come dovrebbero funzionare anche le altre istituzioni nazionali.  

Per i quarant’anni di attività c’era quindi da aspettarsi un grande evento (concertistico) che segnasse questo venerabile traguardo.  Già verso l’inizio dell’anno hanno cominciato a circolare varie informazioni sui festeggiamenti, si parlava addirittura di un concerto dei Franz Ferdinand. Dopo le prime ipotesi è calato il silenzio mediatico sul tema, poi all’improvviso è arrivata la notizia che si preparava un evento speciale, caratterizzato da un concept in due parti (il paragone con lo spazio radiofonico è qui d’obbligo): la prima parte sarebbe stata una specie di omaggio alla produzione slovena degli ultimi quarant’anni, guidata dagli Elevators, la seconda, a tinte straniere, con una popolare band mondiale, i Keane. Già l’idea di partenza ha suscitato grande attenzione e, dopo la conferenza stampa (il resoconto della conferenza stampa lo trovi qui), non vedevamo l’ora di scoprire come sarebbe andato l’evento dal vivo. Soprattutto la parte slovena alimentava ipotesi e sospetti di ogni tipo. Già la scelta degli artisti (e dei brani) sloveni avrebbe richiesto una spiegazione a parte (i criteri!!); e anche se gli organizzatori hanno detto che non si trattava di una selezione rappresentativa, annunciata in questo modo la parte slovena dell’evento ha finito per sembrarlo. Naturalmente molte circostanze oggettive e concettuali hanno costretto a scendere a compromessi (e sui gusti è difficile discutere, ma almeno in modo “divulgativo”, se non teorico, la scelta si sarebbe potuta motivare), però la risposta “sono tutti artisti che da anni sono parte (popolare) o addirittura sinonimo del programma di Val 202” non basta.  Certo, la grande maggioranza degli artisti era al posto giusto in questo evento, in fin dei conti si trattava di musica popolare slovena, e quindi non c’erano molti nomi dell’area più alternativa, anche se molti dei picchi della musica popolare slovena si nascondono proprio lì (limitandomi agli ultimi anni: Katalena, Terrafolk, Demolition Group, Srečna Mladina, Moveknowledgement… tra i cantautori ad esempio Iztok Mlakar o il più anziano Tomaž Pengov). Tutta roba che, nonostante il tono più alternativo, rientra nella sfera della musica popolare – ed è molto presente anche sulle onde di Val 202. D’altra parte sarebbe interessante sentire perché katarina Mala o Billy dei Bomb meritino la precedenza su, che so, Gušti, Gal Gjurin, Bilbi, Panda, Elvis Jackson o magari Jan Plestenjak. Sarebbe interessante anche capire perché tra i rapper non ci fosse N’toko, che è evidentemente il miglior rapper sloveno.  Resta anche da chiedersi se tutti questi artisti fossero davvero disposti a esibirsi (in questo contesto), quindi non voglio condannare nessuno, ma comunque:  le domande non sono poche, le zone d’ombra parecchie, e sarebbe stato auspicabile che gli organizzatori la scelta almeno la spiegassero. Anche allargare il numero di artisti probabilmente non avrebbe risolto granché, senza qualche informazione pubblica sui criteri. Ma forse è solo la mia indole curiosa e un’illusione da ragazzino. Dall’altra parte, però, mi fa piacere che in questo cast non abbiano trovato posto tante “schifezze” patinate, generiche e banali del lato cafone del popolo sloveno (i vari Atomik, Ray, i plagiatori, mille e una miss cantante, i vari (multi)talenti sloveni e le quasi-star istantanee ecc. – questo rimprovero non vale in alcun modo per la musica popolare-folk). In ogni caso va elogiata questa interessante trovata di Karoli del medley, ovvero collage musicale, di un’ora. Innovativo, ben organizzato e per di più molto divertente.

E dal vivo è andata proprio così. I timori erano superflui. Un’ora è volata via in un lampo. Tutti quei cambi, quel retrogusto nostalgico, le esibizioni energiche e anche gli incidenti comici hanno regalato un vero piacere per gli occhi e per le orecchie. Tutte le esibizioni erano segnate soprattutto da una grande scioltezza. A questo punto vanno elogiati gli Elevators, che hanno suonato un’ora filata (con qualche pausa durante il beatbox di Murat) offrendo ai cantanti una base sonora eccellente. Mettere insieme in un’ora tanti ritmi e caratteri diversi è un piccolo capolavoro. Hanno fatto la loro parte con sicurezza, senza errori, e sono stati una vera ispirazione per tutti gli altri. Il battito di un’ora intera l’hanno dato quindi gli Elevators, mentre gli altri quaranta musicisti e cantanti avevano a disposizione per la loro esibizione circa settanta secondi. I cambi sul palco erano al volo, per usare un gergo sportivo. Nessuno si è “addormentato”, anche se io personalmente mi aspettavo ancora l’esibizione di Magnifico e Severa Gjurin (che erano stati annunciati: Severa avrebbe dovuto cantare Poletno Noč). Io, per maggiore chiarezza, dividerei i partecipanti in cinque gruppi, quelli più marcati. Il massimo di applausi e simpatia l’hanno raccolto le leggende dei palchi sloveni, come Janez Bončina Benč, Aleksander Mežek, Adi Smolar, Andrej Šifrer, Neca Falk, Oto Pestner, Jani Kovačič, Pero Lovšin e Vlado Kreslin. Un’esibizione particolarmente memorabile l’ha confezionata con la sola presenza Neca Falk, meritano un applauso anche Mežek con la commovente Julija e Jani Kovačič, che è marciato sul palco con un’intera squadra di sostenitori (tra loro anche Oto Pestner) che lo hanno aiutato nell’esecuzione ‘a cappella’ della sua Delam, ormai diventata un classico popolare. Prima dell’ultimo giro di rocker, il ritmo collaudato da canzonette è stato scosso a fondo dagli artisti hip hop, anche se (almeno per me) i più interessanti sul palco non c’erano: N’toko e Alien (è stato però passato l’inserto strumentale del suo pezzo Sirni in Mesni). Al beatbox di Murat si è unito Nikolovski, poi Zlatko ha spiegato quanto è bello il mondo, a seguire la pacifista Od ljudi za ljudi di Murat e Jose, Klemen Klemen non ha cantato di keš pičke, ma del suo primo amore, e Kosta con Bombnar ha chiuso tutto con successo. L’hip hop, ovvero il rap sloveno, negli ultimi quindici anni ha lasciato un segno forte in Slovenia, quindi era giusto che si guadagnasse tanto spazio e tempo tra i partecipanti. La parte maggiore, e anche quella conclusiva, è toccata ai cantanti dei gruppi pop sloveni. L’elenco comprendeva tutti i gruppi sloveni più importanti e i loro cantanti che hanno lasciato un’impronta nel nostro paese, da Tokac (Dan D), che ha chiuso questa ora riuscitissima (sul palco lo hanno raggiunto tutti gli altri musicisti e insieme hanno cantato i versi finali del brano Čas), a Tomi (Siddharta), il cantante dei Niet, ormai non più tanto nuovo, Borut Marolt, poi la fatalmente provocante Mina Špiler (Melodrom), Grega di Skočir dei Big Foot Mama, Billy dei Bomb, i due simpaticoni Jernej e Tone dei Mi2, Dejan Došlo e Damir Jazbec dei quasi dimenticati Leteči Potepuhi, fino a Lara Love dei LeeLoojamais. Naturalmente non dobbiamo dimenticare nemmeno un momento speciale, perché è tornata sul palco dopo anni di assenza anche Nina, ex cantante dei Tabu, che in duetto con Tina Marinšek ha eseguito il brano Divje. Le voci femminili le hanno rappresentate anche Neisha con Planet za zadet, Alenka Godec, che ha cantato Danes bo srečen dan di Domicelj (lui era assente, perché è negli USA), katarina Mala con Ciao, Ciao, mentre Tinkara Kovač, incinta, ha aggiunto la voce al brano originale degli Elevators Na krilih ljubezni (Pikl tra l’altro ha suonato e cantato anche Ke si lubi, creazione della sua altra band – i Manouche). Come ultimo, quinto “gruppo” citerò ancora qualche strumentale. Nonostante l’assenza di Magnifico, si sono sentite le note della sua Silvija, mentre gli Elevators hanno pensato anche a Praslovan di Predin (Lačni Franz) (Zoran Predin si sta riprendendo dopo un’operazione al cuore), a Novo Vrijeme dei Buldožer (omaggio a Marko Brecelj) e all'”inno” della canzonetta slovena Poletne noči, frutto del lavoro di Mojmir Sepe e Elza Budau. Nella sua immortale veste vocale si è sentita, in playback, Marjana Deržaj (momento quasi unico dell’evento: tutta la sala cantava a una sola voce, e cantava e cantava e con ogni probabilità avrebbe continuato per un bel po’). Subito dopo il finale corale “alla Live Aid”, con tutti i partecipanti a cantare insieme gli ultimi versi del brano Čas dei Dan D, sono iniziati i preparativi per il secondo culmine della serata. I Keane.

Šià prima del medley di brani sloveni a scaldare il palco ci aveva pensato la band britannica Zulu Winter, che accompagna i Keane in tutta Europa e funziona come una sorta di versione indie adolescenziale dei Coldplay. Esibizione corretta, vedremo come si evolverà la band in futuro. I futuri Keane? Speriamo di no. L’esibizione di questi ultimi non ha sorpreso in nulla, il che non significa però che si possa bollarla a priori come fallita. I Keane sono in attività da quindici anni e in tutto questo tempo hanno costruito uno show calibratissimo per il pubblico e per le PR. Tim Rice-Oxley (tastierista, testa e cuore della squadra), Tom Chaplin (cantante), Richard Hughes (batterista) e Jesse Quin (bassista) oggi sono noti soprattutto come i ragazzi d’oro e dolci d’Inghilterra. Le scalette sono sempre le stesse, i discorsi al pubblico identici da una città all’altra (cambia solo il nome della città),…perfino la mimica del corpo è probabilmente sincronizzata con le parti dei brani. Qui non c’è spazio per le sorprese. Forse è proprio questo (anche questo) a farne una band di serie B. E in questa linea un po’ noiosa è nato anche l’ultimo album (la recensione e più informazioni sulla band le trovi qui). Nonostante molta gente (soprattutto i più anziani) se ne sia andata dopo il medley sloveno di un’ora, in sala è rimasta una buona energia, un buon viatico per i Keane, che l’hanno sfruttata al massimo. Il loro “drive new age” dal vivo si basa infatti sul cercare di tirare fuori da noi soprattutto le sensazioni e i lati positivi della vita. Che uno si senta bene e vada al concerto per sfogarsi emotivamente. Leggero, sognante, un po’ nostalgico, ma comunque rassicurante e gioioso. Ideale per le mamme sopra i quaranta, i padri rimasti vedovi e le adolescenti urlanti. A Chaplin il sorriso perenne non cala nemmeno quando canta testi malinconici o depressivi. Una band “artificiale”? Sono cresciuti in modo organico, dal garage. È vero però che il vento del mercato li ha portati su strade strane e sospette.

Il concerto è filato via a ritmo serrato, i brani si sono susseguiti senza respiro uno dopo l’altro e anche se molti poggiano su una base sentimentale, di tempo per romanticherie e accendini ce n’è stato poco (eccezione: un paio di splendidi momenti da ballad, che i ragazzi sanno davvero padroneggiare – ad esempio il brano d’apertura dei bis Sea Fog). In primo piano, per la maggior parte del tempo, spiccavano le figure di pianoforte fantasiose, melodiche ma levigate di Rice-Oxley e la voce perfettamente vellutata di Chaplin (che è incredibilmente dimagrito, sembrava in salute e molto vivace e si è arrampicato per tutto il tempo sulle casse preparate apposta sul bordo del palco – dell’aspetto da “drogato” non si parla più). La scenografia era quasi tutta in tinte bianche, mentre il fondale del palco era decorato da un grande emblema, ispirato alla bandiera di ‘Strangeland’. La gente ha cantato parecchio e sapeva a memoria soprattutto i numerosi hit del primo (‘Hopes and Fears’) e del secondo disco (‘Under The Iron Sea’). Il nuovo album si è rivelato un vero valore aggiunto; i pezzi si inseriscono alla grande nel sistema dei brani più vecchi (ad esempio Somewhere Only We Know e Is It Any Wonder) e stavolta dal nuovo disco ne abbiamo sentiti ben otto (in tutto hanno suonato ventuno pezzi, di cui tre nei bis – la gente ha accolto particolarmente bene Sovereign Light Café, Disconnected, Silenced By The Night e l’iniziale You Are Young). Se i lati buoni del concerto sono soprattutto la dinamica e un’atmosfera relativamente positiva, bisogna elencare anche qualche lato negativo tra i più evidenti: troppa sdolcinatezza, troppa somiglianza tra i brani (come se avessi ascoltato un’unica canzone per tutto il concerto), una performance scenica priva di creatività e discorsi al pubblico banali (che però forse nascondono un pizzico di sincerità). Hanno suonato circa un’ora e mezza, con momenti davvero brillanti. Ma purtroppo ogni volta si fermano un attimo prima di una vera scoperta e di una svolta musicale. Ad esempio il brano Crystal Ball nella seconda parte sviluppa un suono cosmico eccellente, accattivante, profondo, ma si fermano nell’interpretazione proprio dove dovrebbero svilupparlo e portare così anche il pubblico più esigente alla purificazione, alla catarsi. Il massimo entusiasmo, per i più, l’ha scatenato il noto successo radiofonico Everybody’s Changing. Un brano davvero riuscito e dispettoso, che fa ballare anche i più seriosi e non ti lascia in pace almeno fino al giorno dopo – a canticchiare senza accorgertene per strada…Il concerto resterà un bel ricordo per molti, ma siamo ben lontani dal poter parlare di un’esperienza unica o irripetibile (anche se scendere sul piano individuale e delle sensazioni è sempre delicato – di questo e dei gusti magari un’altra volta). Il concerto conteneva troppa genericità, troppo mestiere e troppe frasi fatte da palco già viste per lasciare davvero un segno profondo (ad esempio negli annali giornalistici). Peccato che alla fine non abbiano suonato Under Pressure dei Queen, prevista in scaletta; l’interpretazione di Chaplin è, almeno a giudicare dai video su YouTube, geniale). Una scelta concertistica corretta (soprattutto trattandosi di un evento di natura musicale “centrista”), ma se pensiamo a tutti gli altri nomi affermati a livello mondiale che si sarebbero potuti portare per questo anniversario, ci viene un po’ il singhiozzo.

Per chiudere aggiungo ancora qualche frecciata sull’organizzazione (il problema della scelta della location in sé è minore (flusso del pubblico, estetica….), su questo ha scherzato perfino il cantante dei Keane, Tom Chaplin, prima della fine del concerto – devo però lodare l’impianto audio, che per le condizioni date era sorprendentemente buono). Anche se Val 202 ha realizzato l’evento in modo concettualmente adatto all’anniversario, in grande stile e memorabile (prima parte: festa per la musica slovena, seconda parte: corretta, ma forse la scelta della band poteva essere migliore), mi si stringe proprio il cuore quando ripenso ai pasticci con gli accrediti e ai problemi con i fotografi prima del concerto dei Keane. Rockline in tutta la sua storia non ha mai avuto un problema così grosso a ottenere un accredito foto. All’estero abbiamo fotografato già tutte le più grandi leggende e star della musica (U2, Red Hot Chili Peppers, Radiohead, Bruce Springsteen…), nel nostro paese invece, pur essendo uno dei principali portali musicali, non riusciamo a ottenere nemmeno un singolo accredito foto (anche se l’evento l’abbiamo coperto “al cento per cento”: io stesso ho scritto un lungo resoconto dalla conferenza stampa e la recensione dell’album ‘Strangeland’, per non parlare del banner che è girato per quattro mesi). Stavolta sono passate davanti a noi perfino persone che non hanno mai fotografato un concerto in vita loro e sono fotografi amatoriali di bellezze naturali. Incomprensibile. L’accredito l’abbiamo ottenuto all’ultimo minuto, sul posto, e anche quello poi ce lo siamo ritrovati sospeso prima del concerto dei Keane. Mi chiedo in base a cosa il loro manager abbia deciso quale media sia abbastanza importante da poter fotografare “la sua” band. Quali sono stati i criteri di scelta? Evidentemente il loro manager è un vero guru dei media (un esperto del panorama mediatico sloveno!!). Argomenti così trasparenti sono semplicemente ridicoli. Lui stesso avrebbe potuto scegliere solo in base al numero di lettori, e anche per quello i dati glieli avrebbe molto probabilmente mandati l’organizzatore sloveno. E se è questo l’unico criterio di scelta (magari più la copertura geografica), allora è davvero triste vedere dove siamo arrivati. Ecco perché mancano le foto del concerto dei Keane. Spero che la prossima volta una situazione simile non si ripeta.

 

Scaletta

Dan 202 (in ordine cronologico):
 – V aorto (Elevators)
– Ta noč je moja – Janez Bončina Benč
– Silvija (instrumental)
– Ljubezen v avtu (instrumental, Robi Pikl)
– Samo ljubezen (Sestre)
– Na krilih ljubezni (Tinkara Kovač in Elevators)
– 42/Divje (Tina in Nina, Tabu)
– Ciao, Ciao (katarina Mala)
– Planet za zadet (Neisha)
– Kje si lubi (Manouche)
– Ne zameri mi (Lara Love, LeeLooJamais)
– Julija (Aleksander Mežek)
– To se govori (med ljudmi) (Andrej Šifrer)
– Daleč je za naju pomlad (Adi Smolar)
– Vsi ljudje hitijo (Neca Falk)
– Danes bo srečen dan (Alenka Godec)
– September (Mina Špiler, Melodrom)
– Poletna noč (instrumental)
– Trideset let (Oto Pestner)
– Srečen (Billy, Bombe)
– Še je čas (Vlado Kreslin)
– Praslovan (instrumental)
– Delam (Jani Kovačič, Oto Pestner in akapela zbor)
– Bicikl (Dejan Došlo in Damir Jazbec, Leteči potepuhi)
– Murat (beatbox)
– Niki Niko (Nikolovski)
– Svet je lep (Zlatko)
– Od ljudi za ljudi (Murat & Jose)
– Still love her (Klemen Klemen)
– Sirni in mesni (instrumental)
– Bombnar (Kosta)
– Vse, kar imam (Trkaj)
– Pojdi z menoj v toplice (Jernej in Tone, Mi2)
– Črn tulipan (Grega Skočir, BFM)
– Totalna revolucija (Peter Lovšin)
– Novo vrijeme (instrumental)
– Moja Mama (Anja Rupel)
– Na soncu (Tomi M., Siddharta)
– Lep dan za smrt (Borut Marolt, Niet)
– Čas (Tokac, Dan D)

Keane:
1.) You Are Young
2.) Bend and Break
3.) On the Road
4.) The Starting Line
5.) Nothing in My Way
6.) Silenced by the Night
7.) Everybody’s Changing
8.) You Haven’t Told Me Anything
9.) We Might as Well Be Strangers
10.) Day Will Come
11.) Spiralling
12.) A Bad Dream
13.) Hamburg Song
14.) Disconnected
15.) Is It Any Wonder?
16.) This Is the Last Time
17.) Somewhere Only We Know
18.) Bedshaped

bis:
19.) Sea Fog
20.) Sovereign Light Café
21.) Crystal Ball

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