98′ Live Meltdown

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Judas Priest
Etichetta: SPV Records
Uscita: 1998
Durata: 122:31
Voto: 4.5/5

Ci siamo. Quello che ci era mancato per ben 8 anni dall’uscita di Painkiller l’abbiamo ottenuto, e in porzione tripla. I Judas Priest sono tornati sui palchi come la bestia più assetata di sangue, e il risultato è un doppio live che non oso più definire, per sbaglio, troppo corto. Parliamo di due ore piene di mazzate, botte e mitragliate metal assolute, ovvero “Priest…Live!” (1987) al cubo!

Quello che solleva questo album sopra “Priest…Live!” e “Unleashed In The East” (1979) è, oltre a una durata decisamente più lunga, la sua vitalità incandescente. “’98 Live Meltdown” ha subito pochissima lucidatura, quella a cui i Judas Priest ricorrevano così volentieri negli anni Settanta e Ottanta. Per questo può vantare, e senza fatica, il suono dal vivo di gran lunga più pesante della band in carriera. L’album è attraversato da cima a fondo da una magnifica atmosfera live e dalla magia del palco, che nel processo di produzione i Judas Priest hanno lasciato praticamente intatta. Fenomenale l’interazione del pubblico fanatico con la band, che regge uno dei pilastri principali di questa atmosfera pazzesca. Nel disco ci sono cinque pezzi dell’allora attuale album in studio “Jugulator” (1997), che i Judas Priest portavano in giro dal vivo nel tour mondiale. Nelle versioni in studio li accompagna sempre un’incredibile aria di visioni apocalittiche e nero assoluto, mentre dal vivo i Judas Priest ne avvicinano il suono ai loro classici, e così crepitano ancora di più di acciaio metal tagliente. Burn In Hell, Blood Stained, Bullet Train, Death Row e Abductors portano nel disco un contrasto dinamico straordinario, e sono tutti, uno dopo l’altro, vette di aggressività da palco. Il materiale più eccitante i Judas Priest lo offrono con i classici di “Painkiller” (1990), come la title track, i momenti di altissima atmosfera Night Crawler e A Touch Of Evil e la fantastica ultra-shrapnel Metal Meltdown, che apre il secondo disco.

I Judas Priest sanno creare l’atmosfera, non c’è che dire. Per questo hanno piazzato in apertura della scaletta i classici Hellion/Electric Eye e la tripletta da “British Steel” Metal Gods, Rapid Fire e Grinder. Poi cominciano a frustare il pubblico con la estrema Blood Stained, per scaricare presto la tensione con una botta di melodia al 100% in una delle canzoni meglio composte di sempre, The Sentinel. Insomma, l’atmosfera fluttua di continuo. L’aria drammaticamente carica di classici irrinunciabili come Victim Of Changes o Beyond The Realms Of Death si trasforma di colpo nella brutalizzazione dei pezzi di “Jugulator”, oppure al siluro Painkiller succede la bomba rock più leggera You’ve Got Another Thing Comin’, che scioglie di nuovo la tensione accumulata. In breve, i contrasti lungo il disco sono eccezionali, sia per le deviazioni di stile tra un pezzo e l’altro, sia per la scaletta scelta.

Con “Ripper” i Judas Priest sono una storia nuova, e la loro presenza sul palco irradia una chimica di lavoro completamente nuova. Ripper è un cantante molto più aggressivo di Halford. In compenso è anche tecnicamente più completo. Anche Ripper si prende senza problemi gli “scream” ammazza-timpani e, in estensione altissima, riesce a tenerli per diversi secondi con una potenza che non cala. Ad esempio in Victim Of Changes o nella fantastica cover Diamond And Rust, che suonano in una veste nuova, da ballad a tempo medio, e che anche Joan Baez potrebbe tranquillamente accompagnare con la chitarra classica, se si unisse ai ragazzi sul palco. D’altra parte “Ripper” si identifica senza fatica con Halford. Ad esempio nell’iniziale Electric Eye e nelle strofe prima del ritornello canta con un timbro che ricorda incredibilmente Rob. Proprio grazie a “Ripper” i Judas Priest suonano ancora più pericolosi e distruttivi che mai. A questa nuova, generale fama sul palco dà una mano anche Scott Travis, con una tattica molto più aggressiva e una tecnica batteristica varia. Lo si nota soprattutto nell’uso eccellente della doppia cassa dentro i pezzi di “Painkiller” e “Jugulator”. Entrambi i chitarristi, K.K. Downing e Glenn Tipton, respirano aria fresca e scatenata, come se i Priest non fossero dei gentiluomini di mezza età ma una band di ragazzini pieni di entusiasmo e voglia di dimostrare qualcosa. Con le palle e sempre a tutto gas!

Questo è di gran lunga il miglior live dei Judas Priest. Oggettivamente parlando. Per chi non riesce a dimenticare Halford non sarà mai abbastanza buono, ma è un problema loro. La carogna rinata è assetata di sangue e folle come mai prima!

Formazione

Tim “Ripper” Owens – voce
Glenn Tipton – chitarra
K.K. Downing – chitarra
Ian Hill – basso
Scott Travis – batteria

Produzione

Judas Priest & John Lynch

Tracklist

CD 1.:
1. Hellion (1:08)
2. Electric Eye (3:47)
3. Metal Gods (4:09)
4. Grinder (4:26)
5. Rapid Fire (4:24)
6. Blood Stained (5:09)
7. The Sentinel (5:47)
8. Touch of Evil (5:51)
9. Burn in Hell (5:35)
10. The Ripper (3:52)
11. Bullet Train (5:59)
12. Beyond the Realms of Death (7:14)
13. Death Row (4:22)

CD 2.:
1. Metal Meltdown (5:02)
2. Night Crawler (6:11)
3. Abductors (5:55)
4. Victim of Changes (8:31)
5. Diamonds and Rust (3:55)
6. Breaking the Law (2:36)
7. The Green Manalishi (With the Two-Pronged Crown) (4:53)
8. Painkiller (6:28)
9. You’ve Got Another Thing Comin’ (8:35)
10. Hell Bent for Leather (3:49)
11. Living After Midnight (6:01)

Durata dell’album: 123:30

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