Un saluto folk metal da Brezno (2010)

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Luogo: Rock Cafe / Postojna / Slovenia
Data dell’intervista: 07.01.2010

C’era una volta una band slovena che si chiamava Brezno zla, ma gli anni Ottanta sono sepolti per sempre. Per fortuna oggi ci sono i Brezno! I Brezno sono un’altra band fuori dagli schemi della scena musicale slovena. Sei persone che mescolano elementi di musica folk con approcci più duri e che già in giovanissima età entusiasmano con arrangiamenti davvero audaci, il che può essere un grande segnale e un ottimo biglietto da visita per lo sviluppo futuro del gruppo. Una particolarità della band sono anche i testi, interamente in sloveno, la voce solista femminile, il flauto,…

Dopo l’esibizione nell’ambito della terza serata del concorso Epic RockLine a Postojna, il 07.01.2010 (il report del concerto su RockLine lo trovi QUI), i Brezno si sono presi qualche minuto per cambiarsi i vestiti fradici. Insomma, la band fin dal primo passo cura un look ricercato, che conta parecchio quando si tratta di presenza scenica, carisma e capacità di convincere.

Anche se all’intervista si è seduta l’intera formazione dei Brezno, il più loquace di tutti è stato di gran lunga il batterista Matej…

RockLine: Cosa vi ha spinto a partecipare al concorso Epic RockLine?

Matej: Ci piaceva il “posto” in sé, e ci siamo iscritti già solo per quello. A Postojna non siamo venuti con l’idea di gareggiare. Per prima cosa volevamo suonare qui. Questo locale, il Rock Cafe, è davvero simpatico e accogliente.

RockLine: Unite con coraggio il succo del metal con la vecchia tradizione slava?

Inez: Olala, che descrizione! In realtà non ci siamo limitati agli slavi, e nemmeno puntiamo più di tanto alle tradizioni slave. Ma sai com’è. Dalla musica folk agli slavi, in fondo, non c’è più così tanta strada. In pratica questa tematica ci attira, ma ci confrontiamo con lei più che altro in modo indiretto, occasionale.

RockLine: Una combinazione musicale del genere, con elementi folk tradizionali, non è mica semplice. Serve una bella fantasia.

Matej: Ho sempre voluto avere una band che riprendesse il mio mondo immaginario, quello che mi sono costruito in testa. Piano piano si è messa insieme la squadra giusta. I membri cambiavano, ne arrivavano di nuovi, e adesso in questa formazione funzioniamo molto bene.

Inez: Ognuno di noi porta il suo pezzetto nella band e facciamo di tutto per non cadere in nessuno stampino, né gothic né folk. Siamo una squadra dai gusti molto misti.

RockLine: C’è qualcuno di voi che ama i Jethro Tull?

Matej: Io, per esempio.

Inez: Matej è quello che li ascolta di più tra noi.

RockLine: Stasera il suono era ottimo. È tutto impostato alla grande. Vi servono solo più date..

Mitja: Sul suono non è proprio così. Sul palco fischiava e gracchiava.

RockLine: Sotto il palco andava bene. Soprattutto dopo un paio di birre. Come vi siete messi insieme fino ad arrivare alla formazione di oggi?

Matej: Allora, la band l’abbiamo messa su io e un altro amico, che suonava la chitarra. Poi si è aggiunto un altro amico che in realtà non era nemmeno un musicista, e ha detto: “Ma facciamo una band? Okay. Allora vado a comprarmi un basso.” Poi è arrivata Inez. Cercavamo una tastierista e Inez all’inizio suonava le tastiere con noi, solo dopo è passata alla voce solista e al flauto. All’inizio non sapevamo nemmeno che Inez a scuola stesse imparando a suonare il flauto. Cantante poi lo è diventata così: abbiamo cominciato a cercare una cantante. E Inez ha provato con la voce e ci è piaciuta un sacco. Abbastanza buffo, come a volte il destino si diverte coi suoi piani.

Inez: In realtà ci serviva una cantante e ho provato io a vedere come me la cavavo…

Matej: Inez poi è andata addirittura a studiare canto. E così anche i suoi progressi sono enormi, e si sentono poi anche sulla forza della nostra squadra. Con la voce siamo stati davvero fortunati. Ma ancora non avevamo una tastierista. Così si è unita Katarina. Quella era la base. Con prove più serie, poi, i chitarristi hanno colmato le lacune…

Mitja: Sai com’è nelle telenovelas spagnole. Noi tre (Max, Domen, Mitja, nota della redazione) saltiamo fuori nel gran finale ed ecco nati i Brezno.  

RockLine: C’è un po’ di concorrenza in Slovenia nel genere che coltivate?

Matej: Non direi che si tratti di concorrenza. Andiamo molto d’accordo con tutte le band. In Slovenia elementi folk combinati col metal non li trovi proprio. Al momento. Quindi in questo senso, adesso, in Slovenia non ci sono altre band. Qui siamo gli unici. Da una parte è divertente. In realtà non vogliamo suonare per forza metal, ci piace seguire anche il suono del rock. Ma alla fine ci siamo accorti che vorremmo chitarre più forti nel suono, e così, almeno per quanto ci riguarda, si può davvero cogliere un pizzico di band metal.

RockLine: Però avete un logo fantastico.

Matej: Oh, grazie, grazie…

Inez: L’ha fatto Matej.

Matej: È buono soprattutto perché non si riesce a leggere. E così la gente si è fatta un’idea sbagliata di noi. Pensavano che fossimo black metaller. Soprattutto dopo aver visitato la nostra pagina MySpace ufficiale, con quelle montagne e tutto quel grigiore… È stato buffo anche perché alcuni spettatori sono arrivati ai concerti truccati da panda. Poi arriviamo noi, che col black metal non c’entriamo niente. D’altra parte, così ci hanno conosciuto subito quelli che si credono metallari “true”, e hanno detto: “Ma voi non siete mica così male?” Resta comunque meglio così che farsi conoscere da uno che ti dice: “Sai, io a casa gioco con le Barbie!”

Mitja: Dai, dai… Adesso stai davvero un po’ esagerando… Quello che facciamo noi non è metal col growl, io dico sempre: “Via la brutalità istantanea.” Noi vogliamo infilarci sotto la pelle di tutti gli amanti della musica, compresi ovviamente quelli dell’heavy metal in tutte le sue forme, in un modo un po’ diverso.

RockLine: Quando avete scoperto che lo sloveno era la lingua giusta per il vostro approccio musicale?

Matej: Subito all’inizio. Secondo me, nel momento in cui avessimo cominciato a mettere insieme versi in inglese, tutta la faccenda per i Brezno sarebbe risultata trendy e commerciale. Così ti condanni a una base di fan un po’ più selettiva, ma proprio per questo quella base di ascoltatori ti sta molto più vicina. È vero però che comporre versi in sloveno è molto più difficile che in inglese.

RockLine: Chi scrive i testi nei Brezno?

Matej: All’inizio li scrivevo io. Oggi li scriviamo tutti. Naturalmente c’è sempre qualcuno che porta l’idea di base. Poi, come squadra, diamo a quell’idea la sua forma finale.

RockLine: Avete già abbastanza materiale per un album di debutto? Una quarantina, quarantacinque minuti?

Matej: Sì, ormai ce n’è abbastanza, ma l’album non lo andremo a registrare così presto. Perché questi pezzi che abbiamo scritto non sono ancora rifiniti al punto da poterli incidere per un disco. Cioè, non sono ancora brani finiti. Per i concerti vanno bene, ma ci sono alcune parti in certi pezzi che dobbiamo ancora sistemare del tutto e che al momento, musicalmente, non sono ancora ben definite. Anzi, definite nel senso che somigliano troppo e rimandano a qualche altra band. Queste parti dobbiamo ancora un po’ rimodellarle e dirle nello spirito dei Brezno.

Mitja: Però possiamo promettere qualche pezzo nuovo nel prossimo futuro.

Matej: Sì. Da circa sei mesi proviamo a organizzare una vacanza di lavoro, ma non ci riesce. Salta sempre fuori qualcosa.

RockLine: E com’è andata la vostra esibizione di fine ottobre 2009 all’Orto Bar, prima dei SkyClad?

(Con l’eccezione di Matej, piovono solo elogi)

RockLine: Il pubblico vi ha accolto bene, quella volta?

Matej: Sì. Finora sotto il palco abbiamo sempre trovato reazioni molto buone e un bel po’ di approvazione da parte del pubblico che viene ai nostri concerti. Sono molto contento da questo punto di vista, perché la cosa peggiore è quando il pubblico non ti nota, non reagisce, mentre suoni… Poi cominci a chiederti: “Ma perché suono, io?! A che scopo?” Questo può cominciare a erodere la tua autostima. Devo però ammettere che la reazione di gran lunga migliore ai nostri concerti finora l’abbiamo avuta a Idrija. Già mentre camminavo tra il pubblico la sensazione era ottima, per non parlare di quando siamo saliti sul palco. Davvero fenomenale.

RockLine: Vorrei chiedere a Inez, che di recente è stata ospite in studio dei Lene kosti su uno dei loro pezzi che finirà nel prossimo album in studio, dove ha trovato il coraggio di accettare subito l’invito e cosa le è piaciuto o l’ha attirata di più in questa collaborazione, tanto da accettare la proposta.

Inez: Ogni invito in cui posso collaborare con la mia voce lo considero un grande onore. Questa è la prima cosa. La seconda è che cantare mi piace. Poi, quando mi sono informata meglio su chi fossero i Lene kosti, mi è presa un po’ d’ansia… Un certo rispetto, e prima di fare il lavoro mi chiedevo se ce l’avrei fatta come volevo io, se i Lene kosti sarebbero stati contenti eccetera… All’inizio dubitavo parecchio di me stessa, poi, quando ho conosciuto Milan (Milan Krušič, voce, Lene kosti, nota della redazione) e i due chitarristi, ho capito che sono dei grandi personaggi e che davvero non potevo dire di “No” a tutta la faccenda.

RockLine: Questa domanda forse è un “buco nell’acqua” totale, ma la faccio lo stesso. Avete mai pensato di integrare elementi sinfonici nella vostra musica? In fondo,… se band come i Dan D, che girano e rigirano sempre gli stessi tre accordi, possono esibirsi con un’orchestra sinfonica, perché un giorno non potrebbe farlo anche una band slovena molto più sottile nei messaggi come i Brezno?

Matej: Suona benissimo. Ma per cominciare saremmo molto contenti di ospiti speciali che suonassero qualche piffero, o cornamuse scozzesi e strumenti simili.

RockLine: Quindi nel creare il materiale futuro è in vista anche l’integrazione di strumenti aggiuntivi, e non resterete solo al flauto?

Matej: Assolutamente.

Inez: Certo. Soprattutto se si unisse a noi come ospite qualcuno che ha dimestichezza con questi strumenti folk, se così si può dire, più esotici.

Matej: Come complemento a livello di arrangiamenti e per arricchire l’atmosfera e il suono della nostra musica, sarebbe fantastico. Abbiamo già fatto qualche ricerca in questa direzione, per vedere se si potesse aggiungere qualche altro strumento. Se resti solo al sintetizzatore o alle tastiere, okay, c’è anche il flauto, ma capisci presto che le possibilità possono essere limitate.

Inez: Una volta abbiamo collaborato con una violinista.

Matej: Sì, è vero. Ma in qualche modo non si è calata nella nostra mentalità. Quando volevamo che il pezzo suonasse più irlandese, faceva fatica a seguire quello che volevamo. Quindi, per prima cosa, devi coinvolgere qualcuno che sappia sentire il messaggio della nostra musica.

RockLine: Se ci avviamo piano piano a chiudere l’intervista, con la domanda: quali sono i piani dei Brezno per il futuro?

Matej: Dobbiamo scrivere nuovi pezzi. E di recente abbiamo cominciato a creare una nuova canzone e abbiamo inserito voci soliste aggiuntive, come mai prima d’ora, ed è stato fantastico…

RockLine: Ohoho, ancora un po’ e arriviamo ai Finntroll…

Matej: No, no, no…

Mitja (con modestia): Ah, a me comunque viene più facile urlare e basta.

Matej: No, no… volevo far capire a quei due che dovevano cantare in modo incazzato. E così alla voce di Inez abbiamo aggiunto con successo altre voci soliste. Prima non l’avevamo mai provato e suona davvero interessante.

RockLine: Ho notato che i Brezno sono davvero una band di quelle serie, che si fa valere. Già dal via avete i vostri roadie, i tecnici, il vostro fotografo che vi segue ai concerti…

Matej: Ah no… Ah, ah, ah… Tutti quelli che sono venuti con noi stasera a Postojna sono i nostri partner, i genitori,… Certo, oggi a sostenerci a Postojna è venuto anche qualche vero amico, che crede in noi e nella nostra musica.

intervista a cura di: Aleš Podbrežnik & Rok Klemše

testo curato da: Aleš Podbrežnik

foto: Mojca Perdih

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