Rain Dances
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Camel
Etichetta: Decca Records
Uscita: 1977
Voto: 4.5/5
Dopo il capolavoro “Moonmadness (1976) i Camel, per la prima volta nella loro storia, hanno fatto due cambiamenti importanti: prima nella formazione e poi nella direzione stilistica. Il bassista Doug Ferguson, scontento e già prima poco convinto della svolta un po’ più jazzata del sound della band, sostenuta soprattutto dal batterista Andy Ward, è stato sostituito, per cominciare, dal chitarrista/cantante e flautista occasionale Andrew Latimer in persona. Per fortuna la cosa non è durata a lungo e nella band è arrivato presto il già leggendario bassista e cantante Richard Sinclair, un nome grosso della scuola di Canterbury del progressive rock come ex bassista e cantante di Caravan e Hatfield And the North. Il suo arrivo ha significato senza dubbio un grande rinforzo per la sezione ritmica e un ottimo viatico per i piani di svolta jazz. E l’arrivo di Sinclair ha sicuramente fatto salire l’interesse di tutti quelli che già in passato si divertivano ad accostare le somiglianze stilistiche tra la musica dei Camel e quella dei Caravan, anche se, a dirla tutta, di somiglianze ce ne sono poche, a parte il fatto che una carovana nel deserto senza cammelli proprio non te la immagini. Già prima dell’arrivo di Sinclair, poi, si era unito alla band come membro ufficiale (nel tour precedente li accompagnava solo come musicista dal vivo) anche uno dei migliori flautisti e sassofonisti dell’epoca, Mel Collins (ex-King Crimson e un po’ di altra roba come musicista di passaggio), che col suo sax ha dato un ulteriore contributo alla nuova direzione. Almeno sulla carta i Camel ora sembravano ancora più forti, e questo ha portato parecchi bei risultati in una manciata di ottimi pezzi su questo album eccellente. Eppure su “Rain Dances” i Camel non sono riusciti a sfruttare del tutto le potenzialità di questa formazione eccezionale, che univa con successo elementi del prog sinfonico (gli elementi tradizionali della band) e di Canterbury. Pur essendo un album unico e il loro più sperimentale in assoluto, nonché un’altra conferma del loro straordinario talento musicale, “Rain Dances” in qualche modo non riesce a conquistarsi il titolo di capolavoro, come invece, ai miei occhi, tutti i loro album precedenti. Ma è più colpa di un eccesso di idee nuove che della loro mancanza.
L’arrivo di Sinclair, con il suo ottimo basso, non ha portato alla band solo una svolta molto più jazz: come cantante eccellente, con una voce nata per gli hit, in certi punti ha cominciato ad avvicinare i Camel alle sonorità AOR, cosa che era anche una delle conseguenze logiche del clima musicale di allora. Inoltre le composizioni sinfonico-epiche a più strati, per cui la band era sempre stata più riconoscibile, hanno cominciato piano piano a lasciare spazio a pezzi più compatti e più “radiofonici”. Che però restavano abbastanza complessi e contenevano abbastanza elementi tradizionali della band da contribuire a risultati davvero ottimi, senza che i Camel perdessero il loro suono inconfondibile. Per la prima volta, poi, nella loro musica hanno cominciato a pesare di più anche le nuove tecnologie, soprattutto per quanto riguarda le tastiere. D’altra parte, sono proprio le tastiere di Bardens e i sottili, inconfondibili assoli di chitarra di Latimer a mantenere quel suono sinfonico tradizionale della band, che ancora una volta crea un’atmosfera indescrivibile e fa sì che molti esperimenti stilistici dell’album funzionino. “Rain Dances” ha anche una produzione eccezionale per l’epoca, lucidata quasi a cristallo.
“First Light” svela subito due aspetti nuovi nella musica dei Camel, che stavolta si è avvicinata al jazz fusion più di quanto abbia mai fatto prima o dopo. Il primo è che Bardens ha allargato il suo arsenale di tastiere e che, con l’arrivo di Sinclair, la sezione ritmica è diventata molto più precisa e raffinata di prima. Il pezzo si distingue soprattutto per la splendida combinazione tra il sax di Collins e i sintetizzatori di Bardens, oltre ai tradizionalmente ottimi assoli di chitarra di Latimer. Soprattutto gli assoli di sax di Collins regalano al brano un fascino del tutto nuovo, portato da questo nuovo elemento nella loro musica. L’atipica “Metrognome” poggia di nuovo su una linea ritmica dal sapore jazz ed è piena di intrecci di ottimi assoli di chitarra, sax e tastiere. In qualche punto tira addirittura verso acque neo-prog, o meglio verso il suono che ha plasmato quel genere. Anche “Tell Me” porta a buon fine qualcosa che la band non aveva ancora mai provato. Alla base è una ballata sognante con la voce malinconica di Sinclair, che però contiene già qualche elemento AOR. Dopo l’intro di sax si possono ammirare melodie meravigliose, estratte dai maestri Latimer e Bardens, che arricchiscono il pezzo con un intreccio di flauto e sintetizzatore ambient. Al clima splendido contribuisce anche l’inserimento del clarinetto basso di Collins. “Highways Of The Sun”, uscita anche come singolo, è il primo spostamento più evidente della band verso il sound AOR e la commercializzazione, tanto che ricorda persino un po’ qualche lavoro di The Alan Parsons Project. Resta comunque un brano estremamente gradevole, che conquista proprio con il suo approccio diretto, un ottimo ritornello e gli eccellenti assoli di sintetizzatore di Bardens. È bellissimo scoprire che i Camel riescono a creare un potenziale hit radiofonico senza vendere il loro suono progressive inconfondibile. “Unevensong” è un ottimo jazz rocker, che suona molto più simile ai loro lavori dei dischi precedenti. Con i tanti rapidi cambi di ritmo alla batteria di Ward, la voce eterea di Sinclair, i riff affilati di Latimer e gli assoli spaziali supersonici sui sintetizzatori di Bardens, è uno dei pezzi migliori dell’album. Con “One Of These Days I’ll Get an Early Night” i Camel, nella loro veste più jazz possibile, ammiccano anche al funk, con un largo uso di sottili passaggi di tastiere e sassofono. Il brillante assolo di Bardens al piano elettrico è una vera delizia. Lo stesso vale per il capolavoro di Latimer alla chitarra, che arriva sul finale del brano. Il pezzo è così spinto verso acque jazz che il suo suono somiglia più a quello delle band jazz della costa occidentale americana che a Canterbury. Tra i tanti elementi jazz, però, la band mantiene per tutto il brano il motivo di base, piuttosto semplice. Il risultato è un’altra composizione eccellente e originale. L’ospite speciale Brian Eno (ex-Roxy Music, solista) con le sue tende sonore su “Elke” crea un’atmosfera splendida, quasi spaziale, accompagnata dal flauto meravigliosamente sognante di Latimer. Il maestro della musica ambient ha così aiutato i Camel a creare uno dei loro strumentali più belli. La spiccatamente jazzata “Skylines” è un altro dei vertici del disco, con ottimi assoli di chitarra e sintetizzatori e il ritmo complesso del basso di Sinclair e della batteria di Ward. La title track “Rain Daces” è in sostanza una versione orchestrale dell’iniziale “First Light”, con assoli di tastiera di prima qualità, e chiude l’album nel modo giusto, esattamente come era cominciato. L’ultima edizione dell’album ha in coda come bonus la versione singolo di “Highways Of The Sun”, che si distingue da quella dell’album solo perché ha l’assolo di sintetizzatore di Bardens tagliato.
“Rain Dances” è per i Camel un album di svolta che, oltre a sperimentare con spezie jazz/AOR, riesce a fondere i loro elementi progressive sinfonici inconfondibili, quelli che avevano segnato i dischi precedenti. In sostanza “Rain Dances” è un album eccellente, in cui i Camel esplorano con successo e in modo progressivo nuovi territori musicali, e che porta al loro disco più sperimentale in assoluto. Anche se non raggiunge il livello, e soprattutto l’atmosfera, dei loro album precedenti, ciascuno dei quali era a modo suo un passo evolutivo in avanti, resta comunque un disco che l’appassionato di prog rock sinfonico non può assolutamente ignorare.
Formazione
Andrew Latimer – chitarra, flauto, voce nei brani 3, 4 & 5, un po’ di piano, basso
Richard Sinclair – basso, voce nei brani 3, 5
Peter Bardens – tastiere
Andy Ward – batteria, percussioni
Mel Collins – sassofono
MUSICISTI OSPITI:
Martin Drover – tromba nel brano 6, flicorno nel brano 8
Malcolm Griffiths – trombone nei brani 6, 8
Brian Eno – piano acustico ed elettrico, mini moog, campanelli in “Elke”
Fionna Hibbert – arpa in “Elke”
Produzione
Camel
Tracklist
1. First light (5:00)
2. Metrognome (4:19)
3. Tell me (4:07)
4. Highways of the Sun (4:32)
5. Unevensong (5:34)
6. One of these Days I’ll get an early night (5:59)
7. Elke (4:31)
8. Skylines (4:26)
9. Rain Dances (2:59)
Durata dell’album: 41:27