On The Road 1982
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Camel
Etichetta: Camel Productions
Uscita: 1994
Voto: 2.5/5
Questa registrazione arriva dal concerto all’Aia in cui i Camel festeggiarono i dieci anni di carriera, e più di così non si poteva sbagliare: scaletta più infelice e interpretazione più fiacca non si potevano proprio immaginare. Chi sa in che stato fosse il loro sound dell’epoca, soprattutto dopo l’uscita del loro album peggiore, il sintetico e fin troppo ruffiano verso le mode del momento “The Single Factor” (1982), da questo live non può aspettarsi granché di buono. Come innovatori e visionari del prog rock sinfonico, i Camel erano ormai roba del passato. Al loro posto era subentrata questa strana incarnazione sintetica e votata all’AOR, che ricordava molto più The Alan Parsons Project (cosa per nulla sorprendente, visto che all’epoca in formazione avevano ben due membri di quella band) che i Camel che di solito ci avevano sempre viziati e fatti felici con una dose altissima di innovazione artistica e melodie intelligenti. La musica che proponevano allora era tutto fuorché questo, pensata solo per far soldi in fretta e per inseguire le mode. Con un approccio simile i Camel si sono bruciati del tutto, sia in studio che dal vivo, e più avanti hanno dovuto sudare parecchio per riconquistare il cuore di tutti gli amanti del rock progressivo. Della svendita commerciale totale del suono e della disintegrazione artistica parla chiaro anche la scelta disastrosa dei brani, pescati per la maggior parte solo da “I Can See Your House From Here” (1979), “Nude” (1981) e “The Single Factor” e che, a parte “Never Let Go” (Camel, 1973), non contengono nemmeno un classico o un pezzo anni ’70. E anche quando suonano roba dei dischi appena citati, si aggrappano con le unghie e con i denti ai pezzi più intrisi di AOR (perlopiù semi-ballad), che per una festa di compleanno tonda tonda è davvero una presa in giro. E come se non bastasse, per completare la negazione artistica e in barba alla loro fama di straordinari maestri della tecnica, suonano il tutto con metà del cuore, perché spesso sembrano spenti e svogliati. Lo si sente soprattutto nella pallida prova vocale di tutti e tre i cantanti (Andy Latimer, Chris Rainbow e David Paton). Persino Latimer, a cui di solito non si poteva mai rimproverare mancanza di impegno, stavolta al microfono è spesso del tutto stonato. L’unico punto luminoso di questa registrazione sono le sue magiche chitarre, come sempre, che però devono lottare più volte con il suono fin troppo sintetico delle tastiere. Un po’ a sorpresa, stavolta alla chitarra gli tiene compagnia Andy Delby, l’unico chitarrista aggiuntivo (live) della loro storia, che suona gli assoli in due brani mentre Latimer si dedica alla 12 corde e alla voce.
Ogni esecuzione resta indietro rispetto all’originale, e alcune sono davvero deboli. La registrazione si apre in modo abbastanza incoraggiante con lo strumentale allegro “Sasquatch”, la migliore scelta possibile da “The Single Factor”, dove Andy tira su l’atmosfera con passaggi di chitarra spiritosi. Ma nelle orecchie comincia a pungere il suono un filo troppo alto e scordato delle tastiere di Kit Watkins (ex-Happy The Man), di solito ottimo. Quando arrivano i pezzi con la voce, i Camel stavolta si schiantano su tutta la linea. La disperata e totalmente inadatta interpretazione vocale di Chris Rainbow su “Highways Of The Sun” (Rain Dances, 1977) è la prima a mostrare il grande punto debole di questa registrazione. Anche a livello strumentale, questa versione del singolo commerciale di “Rain Dances” zoppica pesantemente rispetto a un originale discreto, che pure era stato il loro primo passo verso la commercializzazione del suono. E fa male alle orecchie anche il suono sintetico dei synth, usato soprattutto in tutti questi hit mancati. Seguono due esecuzioni fiacche di pezzi pensati per la radio: la semi-ballad “Hymn To Her”, di nuovo trascinata a fondo dalla voce di Rainbow, e “Neon Magic” (entrambe da “I Can See Your House From Here”), che ha qualche bel riff di chitarra ma dal punto di vista vocale è ancora una volta un colpo a vuoto. “You Are The One” (The Single Factor) è l’ennesima power ballad AOR disperata, e nel disco ce ne sono a vagonate. L’atmosfera si risolleva un po’ con tre brani (“Drafted”, “Lies” e “Captured”) dal capolavoro concettuale “Nude” (1981), stavolta graditissimi. Peccato che, a parte “Captured”, vengano rovinati da interpretazioni scadenti. Sono rimasto particolarmente deluso dalla prova vocale di Andy su “Lies”, che nell’originale è molto buona. Segue ancora qualche pezzo più o meno interessante da “The Single Factor” e “I Can See Your House From Here”, eseguito in modo a dir poco pigro. Davanti all’interpretazione senza anima della ballad “A Hearts Desire/End Peace” ci si addormenta quasi, mentre “Heroes” è un tentativo disperato di stare a metà tra pop e pomp rock e un ulteriore documento della totale negazione del loro linguaggio musicale. “Who We Are”, per la quale dichiarano addirittura che si impegneranno in modo speciale per via della registrazione, e stavolta per cambiare ci riescono davvero, è una delle poche buone esecuzioni del disco, anche se di nuovo rovinata dalla voce di Rainbow. Ma poi butta giù tutto con un’esecuzione catastrofica di “Manic”, che già nell’originale è un horror AOR/pomp completo, e stavolta ci si mette pure la voce totalmente stonata di Latimer a farla a pezzi. Non si sono dimenticati nemmeno di “Wait”, il primo e probabilmente il migliore dei loro primi tentativi AOR, che stavolta suonano in modo dignitoso e le armonie vocali a due voci, per cambiare, funzionano. È ironico che il pezzo migliore del disco, “Never Let Go”, arrivi proprio in fondo, dopo che Latimer, alla Ponzio Pilato, constata che non sarebbe un vero anniversario se non suonassero almeno uno dei pezzi dei primi tempi. Stavolta ci mettono davvero impegno e, nonostante l’assenza delle tastiere originali, tirano fuori una versione eccellente di questo classico, che almeno un po’ attenua il retrogusto amaro lasciato da questo pallido live.
Ogni volta che ascolto “On The Road 1982”, senza dubbio il loro peggior live ufficiale (uscito peraltro in autoproduzione, e quindi piuttosto difficile da trovare), mi viene da pensare che forse sarebbe stato meglio non pubblicarlo mai, anche se è un documento eloquente di un periodo meno affascinante della loro storia. Per questo, tranne che ai fan più sfegatati, a tutti gli altri consiglio caldamente di girargli alla larga, perché in giro ci sono tantissimi live molto migliori che raccontano a chiare lettere le straordinarie capacità artistiche di queste leggende del rock progressivo. Questa registrazione serva dunque soprattutto da testimonianza di quanto in profondità i Camel siano finiti a un certo punto con la loro caccia ai successi radiofonici, che alla fine li ha quasi seppelliti.
Formazione
Andy Latimer – voce, chitarra
David Paton – basso, voce
Chris Rainbow – voce, tastiere
Kit Watkins – tastiere
Stuart Tosh – batteria
Andy Dalby – chitarra aggiuntiva
Produzione
Andrew Latimer & Chris Now
Tracklist
1. Sasquatch (4:30)
2. Higways Of The Sun (4:38)
3. Hymn To Her (5:23)
4. Neon Magic (4:04)
5. You Are The One (5:21)
6. Drafted (4:01)
7. Lies (5:10)
8. Captured (3:19)
9. A Heart’s Desire – End Peace (4:34)
10. Heroes (5:36)
11. Who We Are (6:21)
12. Manic (4:11)
13. Wait (4:49)
14. Never Let Go (6:44)
Durata dell’album: 68:41